LE CATEGORIE DEGLI EDITORI

15 marzo 2017

Editori

Esistono tre categorie di editori, in generale:

  • Quelli che non richiedono contributi per la pubblicazione.
  • Quelli che richiedono contributi per la pubblicazione.
  • Quelli che adottano entrambe le opzioni (a doppio binario).

Le differenze sostanziali, come avrete già capito, riguardano i soldi da spendere, ovviamente. Tuttavia cercherò di fare un po’ più chiarezza.

EDITORI CHE NON CHIEDONO CONTRIBUTO

Sono quelli che ogni scrittore immagina e spera per il suo libro. In un certo senso rappresentano la vera editoria, quella che crede nel talento e decide di investire anche su un autore sconosciuto al pubblico. C’è poco altro da aggiungere se non che la selezione di manoscritti, in questo caso, è durissima, e non potrebbe essere altrimenti. Gli editori devono giustamente orientare le proprie forze a disposizione, solo verso quegli autori davvero meritevoli.

Tuttavia, un contratto senza contributo non significa aver raggiunto il traguardo. Certo, é un bel passo avanti, come no, ma non dobbiamo pensare solo all’aspetto finanziario. Quello che dobbiamo assolutamente vagliare e valutare è proprio il contratto, e soprattutto certe sue clausole.

Non è detto infatti che “senza contributo” si traduca automaticamente in “buon contratto”. Se, per esempio, un editore pubblica il nostro libro gratis, ma poi non lo distribuisce, allora non siamo arrivati a niente.

Allo stesso modo, c’è chi non chiede un centesimo ma pretende (e lo scrive pure tra le clausole) che l’autore provveda alla maggior parte delle vendite e alla distribuzione, talvolta applicando piccole penali in caso di inadempienza, come l’acquisto di copie del volume.

EDITORI CHE CHIEDONO UN CONTRIBUTO 

In molti oggi scelgono questo tipo di approccio. A fronte di un contributo economico da parte dell’autore (che di solito consiste nell’acquisto di determinate copie dell’opera), questi editori pubblicano, stampano e distribuiscono il libro. In parole povere, paghiamo per ottenere un servizio e stop. In questo caso non si premia il talento, ma soprattutto il portafoglio.

Molte case editrici di questo tipo giustificano il loro comportamento facendo leva sulla crisi economica italiana, e su quella ancor più nera dell’editoria in generale, ma il risultato non cambia: volete  il vostro libro? Pagate e lo avrete. Difficilmente un editore di questa categoria rifiuterà un manoscritto solo perché scritto male. Al contrario, anzi, tenderà a pubblicare di tutto.

Quindi, se sceglierete questo sistema, cercate di non montarvi troppo la testa quando stringerete il libro tra le mani, perché domani potrebbe affiancarvi anche vostro nipote di dieci anni, se babbo paga il conto.

Il rischio dell’editoria a pagamento, secondo me, è che così facendo favorisce la diffusione anche di opere immeritevoli, scritte male o senza un vero contenuto. Pessimi libri che andranno a inquinare il mare già moribondo dell’editoria.

Tuttavia, come per il primo caso, non è detto che un contratto con contributo significhi solo una brutta esperienza. Paghiamo per un servizio, d’accordo, ma se il servizio è buono, magari può valere la pena tentare. Se l’editore esegue un’ottima distribuzione, organizza eventi e serate di presentazione, segue l’autore passo per passo, be’, non è affatto scontato ottenere un buon risultato, alla fine.

Dopotutto, ognuno ha il diritto di spendere i soldi come e dove vuole.

EDITORI A DOPPIO BINARIO

Questi ultimi, come avrete già capito, preferiscono adottare entrambe le opzioni. Se il libro che hanno tra le mani è convincete al punto giusto, potranno decidere di pubblicarlo senza nulla chiedere all’autore. Diversamente, se capiscono che l’opera non possiede un buon potenziale commerciale, potranno decidere di chiedere un contributo economico per coprire parte delle spese.

CONCLUSIONI

Giusto un consiglio. 

Se decideremo di pubblicare con contributo perché la ritenete la via più facile e diretta (ma non la migliore, attenzione), accertatevi almeno che la cifra richiesta, serva a coprire non più della metà dell’investimento totale, altrimenti significa che l’editore non rischia neppure un euro, e che è tutto a carico vostro. Tanto valeva rivolgersi a una tipografia.

Se un editore ha già incassato i soldi, perché dovrebbe sbattersi per vendere il vostro libro? Il suo guadagno l’ha già avuto.

Pensateci.

Se vi ho un po’ confuso le idee, qui potrete trovare qualcosa che spero vi aiuterà.

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