SETTE ERRORI DA EVITARE SEMPRE

Errori

OVVERO… FACCIAMOCI FURBI

Ho individuato alcuni errori, tra i più importanti, che ogni scrittore alle prime armi (e non solo), tende a commettere quando scrive:

  • Infodump.
  • Ritardo nell’immedesimazione.
  • Cattiva gestione del Punto di vista.
  • “Show, don’t tell”.
  • Linguaggio troppo ricercato.
  • Autore onnisciente.
  • Soggetto implicito.

INFODUMP

Si tratta di fornire al lettore informazioni praticamente inutili o non rilevanti ai fini del testo, che hanno il solo effetto di appesantirlo. Talvolta l’autore onnisciente che è in noi, invece di veicolare sapientemente i dettagli, tende a rivelarli in contesti che invece di arricchire la storia, la fiaccano.

E’ un errore banale, ma frequente.

Un esempio?

“Dove andiamo?” chiese Davide.

“Al mare, te l’ho detto” rispose Federico.

“Ma oggi è lunedì primo giugno, non fa ancora così caldo”.

“Staremo a vedere”.

Capito a cosa mi riferisco? 

C’è proprio bisogno di specificare giorno e data? Sarebbe bastato scrivere qualcosa come:

“Siamo ai primi di giugno, non fa ancora così caldo”,

Avremmo evitato il nostro infodump, senza omettere le informazioni che volevamo trasmettere.

RITARDO NELL’IMMEDESIMAZIONE 

Quando un lettore inizia a leggere un libro, la prima cosa che deve accadere è l’immedesimazione in un personaggio.

Se saremo stati bravi a creare un buon protagonista, avremo discrete probabilità che il nostro lettore continui a leggere.

Ma se questa immedesimazione tarda ad arrivare, se si da spazio, per esempio, a un inizio molto lento o troppo descrittivo, si rischia di perderlo per strada.

Il miglior consiglio è quello di introdurre il personaggio principale il prima possibile, senza nulla togliere allo sviluppo che abbiamo in mente.

Dobbiamo agganciare il lettore fin da subito, senza aspettare troppo, perchè basta veramente poco per far abbandonare un libro che non coinvolge.

CATTIVA GESTIONE DEL PUNTO DI VISTA

Questo errore, credetemi, è uno di quelli che pregiudica la pubblicazione di un libro da parte di un editore interessato.

Gestire in maniera scorretta il PdV, viene considerata un’ingenuità inaccettabile.

Allo stesso modo (e parlo per esperienza personale), dimostrare invece un’ottima padronanza di questa tecnica, permette di essere presi in considerazione e avere una chance.

Per questo dobbiamo stare estremamente attenti.

Dobbiamo individuare ogni volta il personaggio con cui intendiamo far “vedere” la storia, e raccontarla mantenendo la sua prospettiva.  

RACCONTARE TROPPO (SHOW, DON’T TELL)

Il libro è un’opera di fantasia, e come tale va vissuto.

Se ci impegniamo a descrivere per filo e per segno ogni dettaglio, ogni foglia su un prato, ogni colore del cielo, togliamo il sapore al libro. 

Il lettore vuole essere “accompagnato” nella storia, non forzato.

Vuole intuire come sarà vestito Adam per quell’appuntamento così importante, ma immaginare da solo la forma dell’abito. Vuole intuire la forza di quel tramonto così caldo e romantico, ma immaginare da solo il sole che scende sull’oceano.

Questo rende un testo migliore o peggiore di altri.

Un libro è un’esperienza unica, che il lettore deve vivere nella propria testa.

Se cercheremo di spiegargli tutto nel dettaglio, non diventerà altro che una noiosa lezione scolastica.

E a qualcuno verrà voglia di marinare la scuola.

LINGUAGGIO RICERCATO

A meno di non scrivere un saggio o un manuale specialistico, consiglio vivamente di evitare l’uso di parole forbite o vocaboli artificiosi.

Questo perché in parte possono causare un rallentamento nel ritmo della lettura e, nei casi più gravi, la noia più assoluta.

Noia, significa salutare il lettore.

Non dobbiamo mai dimenticare, nemmeno per un istante, che una volta “agganciato”, il lettore va mantenuto saldo al suo posto, con il libro in mano e la voglia di continuare a leggerlo.

Per cui, generalmente, è meglio evitare di scrivere forbito, solo per apparire più colti o istruiti.

Nel novanta per cento dei casi, appariremo solo più noiosi.

AUTORE ONNISCIENTE

Direi che almeno tre dei punti che ho trattato finora, possono essere ricondotti tranquillamente a questo paragrafo:

  • Infodump
  • Cattiva gestione del PdV
  • Raccontare troppo.

In fondo non sono altro che tre effetti collaterali causati dall’intrusione dell’autore onnisciente nelle nostre storie.

Cerchiamo di ricordarci sempre che il nostro compito è narrare quello che succede, svelarlo poco a poco, come somministrare un farmaco a piccole dosi. Noi sappiamo perfettamente come comincia e finisce il libro, ma non deve saperlo il lettore, e tantomeno il personaggio in cui dovremo farlo immedesimare.

La nostra abilità dovrà essere quella di raccontar il giusto, l’essenziale, ciò che davvero serve in quel preciso momento.

Non una parola di più.

Per il resto c’è tempo.

Veerrà il turno dell’innamoramento, del crimine e del colpo di scena finale, ma tutto secondo il giusto ritmo e le giuste dosi.

SOGGETTO IMPLICITO

Questa è una regola che serve a gestire i dialoghi, senza dover continuamente spiegare chi parla.

E’ molto utile, ma se non è chiara, rischia di creare confusione in chi legge (e in chi scrive).

La regola vuole che il soggetto di una frase o di un’azione, se non specificato, diventi quello dell’azione precedente.

Un esempio:

Adam indossò il suo abito migliore. Sapeva che il rosso gli donava. Sally gli si avvicinò e lo strinse in un morbido abbraccio.

“Dove vai?”.

“Lo sai”.

Adam si scostò da lei quasi scacciandola, notando appena le sue lacrime.

Questo esempio è piuttosto banale, e se non stessimo parlando di soggetto implicito, forse non avremmo neppure fatto caso a questa regola.

Eppure “questa regola” ci ha permesso di scrivere un dialogo (seppur breve), senza specificare mai chi parla. Nonostante tutto, sono sicuro che nessuno di noi ha frainteso niente. 

I protagonisti sono due, Adam e Sally, e quel “Dove vai?” viene buttato là, sospeso nel mezzo di una scena e “orfano” di soggetto.

Secondo la regola, quindi, deve acquisire quello dell’azione precedente, cioè Sally, che gli si avvicinò e lo strinse in un morbido abbraccio“.

Conoscere questo stratagemma (che sembra scontato, ma non lo è), significa acquisire una libera padronanza nella costruzione dei dialoghi.

CONCLUSIONI

Quindi, ricapitolando, se riusciremo a evitare questi sette errori, la nostra storia non solo migliorerà, ma conterrà anche le giuste caratteristiche che invogliano un editore a pubblicare un manoscritto.

Non sto dicendo che pubblicheremo senz’altro, ma sicuramente ci saremo avvicinati di un bel po’.

E voi?

Quali di questi errori siete più portati a commettere?

 

 

One thought on “SETTE ERRORI DA EVITARE SEMPRE

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