LA DURA VITA DELLO SCRITTORE (EMERGENTE)

Scrittore

Se ci chiamiamo Bruno Vespa, o Fabio Volo, o Donato Carrisi, non avrà senso leggere questo post.

Al contrario, se i nostri nomi sono sconosciuti ai più, eccetto familiari e amici, allora vorrei condividere questo ragionamento, a patto di non intristirvi troppo.

Fare lo scrittore (o tentare di farlo), è veramente un mestiere difficile.

Vivere e sopravvivere nel mondo dell’editoria, per quelli come noi, è un’impresa titanica, perché gli ostacoli da superare sembrano davvero infiniti.

SCRIVERE BENE 

Questa è la prima cosa che ci viene richiesta. 

Tra le tante che seguiranno, direi che è la più importante. Scrivere in modo corretto, sia grammaticalmente che a livello di contenuti, lo considero non solo un punto a favore per la nostra futura carriera, ma anche e sopratutto un arricchimento personale.

Così, mentre ai famosi di turno saranno concessi errori più o meno grossolani (e anche qualche strafalcione ogni tanto), a noi non sarà concesso niente. Nessuna pietà per gli emergenti. Sbagliare un paio di volte il punto di vista all’interno della storia, può essere sufficiente per convincere l’editore a riporre il nostro manoscritto, e passare a quello successivo.

Siamo chiamati a conoscere ogni singola regola narrativa in ogni sua applicazione (per non apparire dilettanti), ma anche quando forma e tecnica funzionano, rischiamo una bocciatura per colpa dell’idea banale che è alla base del libro.

Insomma, ogni pretesto è buono per stroncarci. Ci sono tagliole dappertutto, pronte a scattare.

Solo per noi, ovviamente.

Quindi, prima di tutto, dobbiamo impariamo a scrivere decentemente.

Ma se davvero vogliamo fare gli scrittori, questa mi sembra la cosa più scontata.

Giusto?

Giusto.

Ma non basta

TROVARE L’EDITORE GIUSTO

Ci siamo.

Abbiamo imparato i trucchi del mestiere, ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo perso il conto delle notti in bianco, ma finalmente il nostro manoscritto è pronto per un editore. 

Non possiamo però affidarci al primo che passa. A fronte dei molti che vedono in noi solo un allevamento di polli da spennare, senza il minimo interesse per il nostro libro (ma con il massimo interesse per il proprio portafoglio), tocca a noi essere abili a scovare quello giusto, che:

  • non dovrà chiedere soldi per la pubblicazione.
  • dovrà essere serio, o almeno testato.
  • dovrà godere di una buona distribuzione.
  • dovrà pubblicare collane dello stesso genere che trattiamo noi.

Centrati faticosamente tutti questi punti, potrà sempre capitare che il nostro editore perfetto abbia già chiuso le selezioni per raggiungimento di numero massimo di manoscritti. In questo caso, ci toccherà aspettare chissà quanto.

Tanto per togliervi un po’ le castagne dal fuoco, vi consiglio di dare un’occhiata qui. Troverete una parte del lavoro già fatta.

Una volta individuato l’editore che fa per noi, siamo pronti a cominciare.

Un altro passo avanti, non credete?

Già.

Ma non basta.

PRESENTARSI ALL’EDITORE

Abbiamo detto che l’editore è quello giusto: serio e con tutte le carte in regola per garantirci una buona pubblicazione.

Il problema è che ormai (anche i muri lo sanno), ogni editore che si rispetti, lamenta di essere sommerso da una mole di manoscritti, talmente tanti da non sapere da che parte cominciare.

Risultato?

Nel novanta per cento dei casi, si limiterà a leggere solo la sinossi e la lettera d’accompagnamento. Se questo sarà sufficiente a incuriosirlo quanto basta, allora leggerà il manoscritto, altrimenti passerà a quello successivo, e tutte le nostre notti in bianco non saranno servite a nulla.

Quindi, al lavoro! Di nuovo.

Dobbiamo scrivere una sinossi capace di spingere l’editore a dare un’occhiata alla nostra storia. Concentriamoci anche sulla lettera di presentazione e sul curriculum, dettagli che di solito non vengono mai trascurati, e attenzione a errori di grammatica o sintassi.

A volte bastano solo quelli per pregiudicare la lettura perfino della sinossi stessa. Ve l’ho detto, siamo su un campo minato, ogni passo costa paura e sacrifico, e sopratutto rischia di farci saltare in aria.

Ma una volta svolto bene anche questo compito, saremo sempre più vicini alla nostra meta.

Proprio così.

Ma non basta.

IL CONTRATTO

Finalmente i nostri sforzi sono stati ripagati. 

L’editore è rimasto colpito dal nostro romanzo, e dopo un periodo più o meno lungo di silenzio, ci ha contattati per proporci un contratto. Prima di stappare lo spumante però, dobbiamo leggerlo attentamente, perché non tutto è oro quello che luccica. Controlliamo bene almeno certe voci, quali:

  • Durata del contratto.
  • Diritti d’autore previsti.
  • Tiratura minima iniziale.
  • Attribuzione del codice ISBN.
  • Caratteristiche del libro, tra cui anche il tipo di formato, cartaceo, digitale, o entrambe le cose.
  • Promozione e distribuzione.
  • Copie omaggio all’autore.

Se questi punti ci sembreranno sufficientemente esaurienti, possiamo firmare con più tranquillità.

Bene, è fatta, direte voi.

Be’, quasi fatta.

Ma, di nuovo, non basta.

DISTRIBUZIONE E VENDITA

Altro tasto dolente.

Non ha senso arrivare a pubblicare un libro, per poi rischiare di non vederlo approdare in alcuna libreria. Ahimè, purtroppo per noi, questo è uno dei problemi più frequenti, assolutamente da non trascurare.

Ci sono editori che nonostante la buona volontà non possiedono la forza economica necessaria a distribuirlo, così che le copie finiscono in librerie sconosciute (se va bene) o peggio, in magazzino.

Ce ne sono altri che invece pretendono che l’autore si accolli il grosso del lavoro, ovvero che si occupi personalmente delle vendite, e questa la trovo una prepotenza bella e buona. Sono d’accordo che l’autore debba fare la sua parte, ma promuovere e distribuire l’opera è un compito che spetta all’editore, non dimentichiamolo mai.

Non facciamoci fregare da quelli che chiedono enormi sforzi sulle vendite, a fronte di un impegno minimo o nullo da parte loro.

E POI? C’E’ ALTRO DA SAPERE?

Be’, potremmo aggiungere quanto è difficile, a volte, riuscire a riscuotere il ricavato dei diritti d’autore, ma non vorrei apparire troppo pessimista.

Arrivati a questa fase, significa che siamo già stati abbastanza fortunati.

Quindi non lamentiamoci.

CONCLUSIONI

In sintesi, dobbiamo:

  • scrivere bene.
  • trovare l’editore giusto.
  • presentarsi in modo adeguato e accattivante.
  • incrociare le dita (questo punto l’ho saltato nel post, tanto ognuno di noi lo conosce bene).
  • non farsi fregare da contratti capestri.
  • assicurarsi che l’editore sostenga il grosso della distribuzione e della promozione.
  • sperare di riscuotere i diritti d’autore.

Tutto questo, ovviamente, nei casi migliori.

Quelli peggiori, nemmeno li cito.

MA ALLORA COSA SCRIVIAMO A FARE?

Finalmente una risposta semplice:

perché non possiamo farne a meno.

3 pensieri riguardo “LA DURA VITA DELLO SCRITTORE (EMERGENTE)

  1. Hai spiegato bene tutti i punti. Ma io volevo dirti una cosa che ho constatato personalmente. Purtroppo le difficoltà ci sono perchè c’è troppa gente che ha un libro nel cassetto ( di solito la propria storia personale) e si crede scrittore e fa di tutto per vedere il suo capolavoro edito da qualcuno e paga anche molto caro. Quindi il mio consiglio, spassionato, è di scrivere almeno 10 opere prima di poter pensare di “fare lo scrittore”. Io sono contraria alla grande editoria, ho detto di no all’Industria del Libro, che mi avevano propinato per catturami nel sistema. Io sono una outsider, che scrive perchè ha questa maledizione di cui non si può liberare. E nonostante i roghi che faccio sovente, cavolo, rimane sempre qualcosa integro, uffa!!! e mi tocca farlo leggere a qualche dannato come me che mangia carta 🙂

    1. Lo sai che ci vuole un bel coraggio, oggi, a essere un outsider? La maledizione di cui parli tu ce l’ho nel sangue anch’io ma non riuscirei mai a dire NO alla grande editoria, lo confesso. Mi piacerebbe intervistarti. Se lo desideri, vai a leggere sul blog la mia iniziativa “Faccia a faccia con l’autore”. Senza impegno, si capisce. Tanto è gratuito. Se ti piace, contattami dal modulo nel blog.

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