COME RICONOSCERE IL CONTRATTO GIUSTO

26 marzo 2017

Contratto

Dobbiamo fare attenzione ad alcuni punti essenziali che fanno davvero la differenza tra un buon contratto e uno da evitare. Naturalmente dipenderà sempre da ciò che ognuno di noi alla fine cerca veramente.

Se ci basta la soddisfazione di vantare un libro pubblicato, allora va bene così, altrimenti, meglio conoscere alcuni aspetti che ritengo importanti.

DURATA DEL CONTRATTO

Di norma, la durata raccomandata è dai tre ai cinque anni, e molti editori per fortuna adottano già questa misura. Siamo dei perfetti sconosciti, non dimentichiamolo, non ha senso quindi vincolarsi alla stessa casa editrice per troppo tempo. Nel cinquanta per cento dei casi le nostre vendite non brilleranno, quindi perchè precludersi altre opportunità, con editori magari più seri e dinamici?

Insomma, quando la strada che porta verso casa è impraticabile, meglio sceglierne un’altra o un’altra ancora, senza restare per forza sulla stessa.

Non per colpevolizzare l’editore, intendiamoci, ma nulla deve vietarci di tentare altre vie, se la principale non risulta efficace. Quindi, se il vostro editore vi propone un contratto ventennale (non ci crederete, ma capita) io vi consiglio di declinare garbatamente, o almeno proporre una modifica.

ROYALTY  

Ovvero i diritti d’autore. 

Nei contratti editoriali standard oscillano tra il 5% e il 10% del prezzo di copertina al netto delle tasse. I migliori editori arrivano anche al 25%, ma consideratelo un lusso. Possiamo tuttavia sperare che, in caso di secondo contratto con lo stesso, la percentuale resti invariata o tuttalpiù tenda ad aumentare, non il contrario, altrimenti qualcosa non va.

Alcuni editori pongono un limite minimo di retribuzione, sotto il quale le royalty non vengono riconosciute; in altre parole, bisogna raggiungere almeno cinquanta euro di guadagno (esempio reale), per iniziare a incassare. Sotto tale soglia, non ci spetta niente.

Se accettiamo questa clausola, sarebbe utile far specifica nel contratto quando (e se) verrà riconosciuto il nostro compenso, in caso di mancato raggiungimento di soglia minima.

L’editore dovrebbe inoltre specificare il periodo in cui avverrà la rendicontazione delle nostre vendite, e i pagamenti.

Quindi, per un contratto equilibrato, assicuriamoci di percepire almeno il 1o%.

FORMATO DELL’OPERA

Un altro tema molto importante. 

Nel contratto dev’essere riportato se la nostra opera sarà pubblicata in versione cartacea, digitale o entrambe. L’editore infatti sarà libero di acquistare i diritti anche di una sola di queste versione, lasciando svincolate tutte le altre. Questo significa che il nostro romanzo potrebbe venir pubblicato in solo formato digitale con una casa editrice, e in solo formato cartaceo con un’altra, senza scatenare guerre legali.

Ma abbiamo davvero tutta questa fila di editori, fuori dalla porta?

Be’, può sempre capitare.

L’ideale quindi, è pubblicare in entrambi i formati.

COPIE OMAGGIO

Di solito vengono riconosciute all’autore da una a tre copie del proprio romanzo (in cartaceo, se previsto) oppure una copia in digitale (se previsto l’ebook), come compenso aggiuntivo alle royalty.

Può comunque succedere che il contratto non preveda nulla di tutto questo, e se desideriamo avere almeno una copia del nostro libro, saremo costretti a pagarla.

COPIE DA ACQUISTARE

Attenzione a questa voce.

Se la trovate inserita nel contratto, il mio consiglio è quello di drizzare subito le orecchie e prendere una pausa di riflessione.

Questa opzione ci avverte con chiarezza di avere a che fare con un editore a pagamento. In questo caso, ci vedremo obbligati all’acquisto di un numero minimo di copie del romanzo, di solito tra le cento e le duecento. Alcuni editori di questo tipo riconoscono uno sconto all’autore, fisso o variabile, in base al numero di copie opzionate in fase di firma. 

Inutile dire che in un contratto serio, questa clausola non deve esistere.

PROMOZIONE

Questa voce difficilmente farà capolino tra le molte del contratto.

Pochi editori si sprecheranno a spiegarci come sarà promosso il nostro romanzo, se verranno organizzate serate di presentazioni o interviste, e via dicendo.

Se dovessimo imbatterci in questa clausola dovremmo rallegrarcene, perché significherebbe aver scelto davvero l’editore giusto, che ha intenzione di guadagnare con il nostro libro, predisponendo un piano d’azione ben definito.

Ma, ripeto, non illudiamoci.

Nulla ci vieta, tuttavia, di chiedere che questo punto venga introdotto.

DISTRIBUZIONE

Altra voce che raramente troveremo.

Siccome la distribuzione dell’opera é forse la parte più difficile, l’editore si guarderà bene dal comunicare come pensa di attivarsi. La piccola e media editoria ha una forza distributiva limitata, e spesso si aggancia a quella dell’autore stesso, che attraverso passaparola di amici e parenti riesce a creare una debole rete di vendita.

Ma non basta.

Non possiamo accontentarci di vendere il nostro libro solo ai conoscenti, perché per noi non avrebbe senso.

Nulla ci vieta, di nuovo, di chiedere lumi all’editore e capire come interverrà su questo aspetto del contratto.

Possiamo anche stringere un accordo di collaborazione con lui, unendo le forze e organizzando personalmente eventi, ma con il suo supporto.

CODICE ISBN

Si tratta di un codice a barre che di norma si trova sul retro della copertina, in basso.

Esserne sprovvisti può rappresentare un vero problema, nel caso si abbia a che fare con un editore disonesto. In pratica conferisce “ufficialità” alla pubblicazione. I libri dotati di codice ISBN possono essere facilmente rintracciati, in libreria e in biblioteca, e sono inclusi nel “Giornale della Libreria”, distribuito ai librai dall’Agenzia ISBN.

In sintesi, ci permette di verificare la reale esistenza del nostro libro.

Ipoteticamente, se il nostro editore (disonesto) non prevedesse il codice ISBN, potrebbe benissimo limitarsi a stampare solo le due, tre copie omaggio che ci spettano, e fermarsi lì. Noi non avremmo strumenti in mano per accertarci della sua furbata.

Ecco perché consiglio vivamente di pretendere l’inserimento di questa clausola, nel caso in cui non ci fosse.

Se l’editore dovesse fare orecchie da mercante, meglio provare con un altro.

EDITING

Se il contratto prevede un editing sul nostro testo senza far riferimento ad alcun costo, allora siamo capitatati davvero bene.

L’editing è un servizio che non tutti applicano (nonostante ogni editore sostenga fermamente il contrario), e quando viene svolto, ha un costo non indifferente. Il fatto che l’editore abbia deciso di intervenire sul nostro testo senza nulla chiedere, non fa altro che aumentare la sua stima.

Saremo chiamati naturalmente a rispettare determinati tempi di consegna prestabiliti, ma vi assicuro che il gioco vale la candela.

TIRATURA MINIMA

Altra voce importante, che in questo caso riguarda solo la versione in cartaceo.

L’editore deve informarci sul numero minimo di copie che ha intenzione di stampare per la prima voltai. Di solito oscillano dalle duecento alle cinquecento, raramente di più.

Questo è un dato importante, perché rivela le reali aspettative di vendita e distribuzione dell’editore per il nostro libro. Più copie saranno, più avrà intravisto in lui un potenziale rilevante di vendite.

Quindi, la presenza della tiratura minima, direi che è essenziale.

CONCORSI

In alcuni contratti potremmo imbatterci in una clausola che ci obbliga a partecipare (di solito a spese nostre) ad almeno uno dei concorsi che l’editore segnalerà.

Sull’eventuale vincita in denaro, all’editore potrebbe venir riconosciuta una percentuale pari anche al 50%.

In termini di copie da inviare, (si parte da un minimo di due, fino a venti), può essere saggio contrattare la partecipazione dell’editore stesso alle spese concorsuali, oppure chiedere un rimborso degli oneri sostenuti, in caso di vincita.

Insomma, impegniamoci affinché anche lui faccia la sua parte.

PRELAZIONE E DIRITTO D’OPZIONE

Alcune case editrici introducono una clausola che vincola l’autore a presentare a loro tutte le opere successive, per un periodo di tempo che va da un minimo di tre a un massimo di sette anni.

Questa opzione può spaventare o rassicurare, dipende solo da noi.

Indipendentemente da tutto, è importante fissare i limiti di questo diritto, perché ci vincola per il futuro.

E attenzione: non sta scritto da nessuna parte che le condizioni contrattuali (magari buone) applicate la prima volta, valgano anche per la seconda.

Quindi, comunque la si pensi, è meglio chiarire questo punto e chiedere di specificare se e come, il nostro libro potrà ritenersi libero da vincoli, per poter essere presentato anche ad altre case editrici.

CONCLUSIONI

Questi sono i dodici punti che ritengo veramente salienti nella stipula di un contratto.

Visto che tra autore (esordiente) e editore, la parte debole siamo noi, meglio iniziare a giocare in anticipo e farsi trovare preparati, qualora ci fioccasse a casa una proposta di pubblicazione da valutare.

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