SEI CONSIGLI DA SEGUIRE

29 marzo 2017

Consigli

TANTO PER COMINCIARE…

Qui di seguito ho elencato sei consigli utili che ci aiuteranno a scrivere il nostro romanzo come si deve.

O almeno secondo alcuni canoni molto apprezzati dagli editori.

EVITARE AVVERBI

L’uso degli avverbi spesso appesantisce il testo e ne rallenta inevitabilmente la lettura. E’ come guidare su una strada lunga e dritta, e ogni tanto beccare qualche buca che ci fa sussultare e frenare.

Come ho già detto in altri post, non dobbiamo creare alcun pretesto che spinga il lettore ad annoiarsi e rischiare di abbandonare ill libro la lettura.

Quindi, perché dire

Franco riparò la macchina maldestramente. 

quando possiamo dire

Franco riparò la macchina in modo maldestro.

Non si perde l’effetto della frase, il senso resta lo stesso, ma la lettura è più morbida, più accompagnante, non vi sembra? L’uso di troppi avverbi quindi è sconsigliato, ma non è una regola, intendiamoci.

E’ solo un consiglio, appunto.

EVITARE FORME PASSIVE

Anche in questo caso, si gioca sul risultato della leggibilità, ma non solo.

Le frasi che presentano verbi in forma attiva sono le più comprensibili e semplici, questo è il succo. La forma attiva è più diretta e chiara di quella passiva e, aggiungerei, anche impersonale, perché costringe l’autore a indicare sempre il soggetto dell’azione e il complemento oggetto.

La forma passiva non è che il capovolgimento di quella attiva. E’ naturale, quindi, che una frase attiva risulti più spontanea di una passiva.

Di nuovo, perché dire

L’auto fu trasportata da Franco in officina.

quando possiamo dire

Franco trasportò l’auto in officina.

Dopotutto il soggetto della frase è Franco, è lui che compie l’azione, la macchina la subisce soltanto.

Risultato: la lettura ne risente. Di nuovo.

Si viene a creare un debole scombussolamento tra soggetti e complementi oggetto, che inevitabilmente disorienterà chi legge.

Tra i sei consigli, questo lo ritengo uno dei più importanti.

SCRIVERE SEMPRE LA VERITA’

I nostri lettori non sono degli idioti, questo ce lo dobbiamo mettere bene in testa.

Peggio.

Sono i nostri giudici.

Ecco perché non possiamo tradire la loro fiducia, andando a raccontare storie su argomenti che magari non conosciamo, o sui quali siamo malamente informati. E’ compito di ogni scrittore che si rispetti, raccontare verità e non barzellette, tanto per scrivere qualcosa.

Quindi, se sappiamo poco o nulla sulla storia dell’antica Roma, evitiamo di scrivere un romanzo storico o fare citazioni pretenziose. Appariremmo solo ridicoli o peggio, non credibili.

Se cade la credibilità, cade lo scrittore. Cadiamo noi.

Questo non vuol dire rinunciare a scrivere di argomenti che ci interessano. Tutt’altro. Vuol dire informarsi bene prima di farlo, sondare le notizie al riguardo, approfondire le nostre conoscenze, imparare, in modo da regalare al lettore informazioni utili e veritieire su quello che ci appassiona.

Scrivere, vuol dire anche documentarsi.

EVITARE CLICHE’ O FRASI FATTE

Tra i sei consigli, questo è uno dei più spassionati.

In altre parole: mettiamoci del nostro.

Facciamo lavorare la fantasia. Siamo scrittori, dopotutto, no?

Perché dobbiamo usare le solite frasi fatte, banali e scontate, che conoscono tutti e che troviamo anche nei Baci Perugina?

C’è proprio bisogno di dire

Partì veloce come il vento?

Era caldo come l’inferno?

Era buio come la notte?

Pensiamoci bene, e sopratutto pensiamo alle nostre reazioni davanti a frasi come queste, quando le leggiamo. Di sicuro non ci asciugheremo gli occhi per l’entusiasmo, piuttosto penseremo a mancanza di fantasia. Nulla che ci stimoli, insomma.

Partì con una sgommata.

Era così caldo da farlo sudare.

L’oscurità avvolgeva tutto.

Et voilà.

Non abbiamo detto esattamente le stesse cose? Non abbiamo espresso gli stessi concetti? 

Non siamo risultati un tantino meno banali?

CAPITOLI AUTO CONCLUSIVI

Si torna a battere sullo stesso chiodo.

Il lettore.

Per evitare che il nostro comune amico perda d’interessa nella storia, magari troppo lunga e complessa, il consiglio è quello di strutturarla in tanti capitoli auto conclusivi, che messi insieme costituiscano la trama portante.

I capitoli non dovranno essere molto lunghi, ma dovranno presentare una situazione, dei protagonisti, un problema (anche piccolo) da risolvere, e la sua conclusione.

Nulla di più.

Questo è un trucco che, se svolto bene, riuscirà a mantenere alta la curiosità del lettore, che vorrà conoscere come ha fatto Franco ad arrivare dal meccanico nel bel mezzo di una bufera di neve, e noi glielo spiegheremo. Ma questo è solo l’inizio. Franco è un supereroe che deve ancora salvare il mondo dagli alieni, quindi la storia non é finita, ma prosegue.

E’ finito solamente il primo capitolo, che ha dato al lettore le risposte che voleva e lo ha tranquillizzato.

Ma ora si parte col secondo, e via.

Naturalmente, ogni mini situazione dovrà essere concatenata alle altre, dovrà introdurre lentamente elementi che conducano alla vicenda vera e propria, quella su cui si basa il libro.

La trama portante si costruisce un pezzo alla volta, attraverso i nostri capitoli auto conclusivi.

BUONI DIALOGHI 

Costruire dei dialoghi funzionanti, è una delle cose a cui oggi gli editori fanno più attenzione.

Ce ne sono alcuni (non tutti) che danno un’importanza infinita a questo aspetto, tanto da bocciare o ammettere un manoscritto anche solo in base a questa caratteristica.

Ma perché, direte voi?

Be’, è semplice. Non serve andare a cercare risposte tanto complicate, basta riflettere sulla nostra vita di tutti i giorni.

Non ve ne siete accorti? Viviamo di dialogo, dalla mattina alla sera.

Al lavoro, a casa, in palestra, al ristorante, al bar. Interagiamo con gli altri attraverso le parole, le frasi, ed è un’azione talmente spontanea che ci viene automatica.

Questo è quello che devono fare i protagonisti nel nostro libro.

Più i dialoghi saranno limpidi e sinceri, aderenti alla realtà, più il lettore si immedesimerà e continuerà a leggere.

Ecco perchè sconsiglio sempre di usare un linguaggio ricercato o troppo acculturato. A meno che non esistano motivi specifici per usarlo, rischierebbe di appesantire la lettura e rendere una conversazione troppo forbita o noioso, diversamente da quelle a cui è abituato un lettore comune.

CONCLUSIONI

Riassumiamo quindi i sei consigli:

  • Evitare avverbi.
  • Evitare la forma passiva.
  • Scrivere sempre la verità.
  • Evitare cliché o frasi fatte.
  • Capitoli auto conclusivi.
  • Buoni dialoghi.

Riuscire a metterli in pratica tutti, significa non solo imparare a scrivere meglio, ma iniziare a capire come strutturare la nostra storia, affinché possa piacere al nostro pubblico.

E soprattutto a un editore.

4 Comments

  • VanessaRed 10 aprile 2017 at 18:43

    Sono 6 consigli verissimi. Trovo molto utile quello sulla verità.
    Il lettore certo non ama essere preso per i fondelli e quindi non possiamo propinargli cose false.
    Condivido anche l’uso dei mini capitolini che servono a spezzare la storia e renderla più digeribile.

    • Shadow 10 aprile 2017 at 22:58

      Sono consigli che servono a migliorare il nostro romanzo. Alla base di tutto però dev’esserci sempre la stessa regola: leggere e scrivere molto. Senza questo, i consigli non hanno senso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: