COME PRESENTARSI A UN EDITORE

Editore

E CONVINCERLO A DARE UN’OCCHIATA AL NOSTRO MANOSCRITTO

Sembra che ogni editore sia sommerso da considerevoli moli di manoscritti da valutare.

Centinaia, migliaia, stando alle sue parole, e probabilmente è anche vero.

Ma se da una parte la cosa dovrebbe rassicurarci sulla buona salute dell’editoria italiana, dall’altra deve farci riflettere: tra quelle migliaia, c’è anche il nostro.

L’ingolfamento sarebbe dovuto, stando alle dichiarazioni di editori autorevoli, alla massa di opere che settimanalmente investono le loro scrivanie, e che spesso sono immeritevoli.

Tra le molte, prevalgono quelle di autori che giocano a fare gli scrittori e si buttano a capo fitto nell’impresa, senza una logica, sfornando racconti o romanzi privi di sostanza (colpa del primo lettore?).

Tutto questo non fa che rallentare la “macchina” editoriale e costringerla a trovare sempre meno tempo da dedicare a quegli autori che sarebbero invece meritevoli.

“L’autore potenziale spedisce ovunque e comunque, giocando sulla legge dei grandi numeri. (…) inonda lo scibile editoriale creando un intasamento anche nei tempi di risposta”.

(Daniela De Rosa, Sperling & Kupfer – Frassinelli).

“E’ un flusso di corrispondenza inarrestabile e, talvolta può rappresentare anche una seccatura (…). Molti autori accompagnano il dattiloscritto con la richiesta  “Datemi comunque un giudizio, anche se sono consapevole che è difficile pubblicare”. Io non ho purtroppo il tempo di motivare i rifiuti”.

(Antonio Franchini, Mondadori).

“Ogni mese giungono circa 250 dattiloscritti, una quantità tale che non ci consente di investire tempo per dettagliare, per esempio, una risposta negativa che, quindi, ha una forma alquanto stereotipata”

(Giorgio Boatti, Baldini & Castoldi).

Ma come fare, allora, per distinguersi dalla massa?

Facile.

Dobbiamo far capire all’editore che non siamo professionisti, ma neppure sprovveduti.

Tralasciando per un attimo la formattazione del testo, cerchiamo di essere bravi a preparare tre cose:

  • Una buona lettera di presentazione.
  • Una sinossi convincente.
  • Un buon curriculum (e per buono non intendo ricco di premi o meriti, ma scritto nel modo giusto).

LA LETTERA DI PRESENTAZIONE

E’ essenziale per presentarsi all’editore.

Deve servire a spiegargli chi siamo, cosa facciamo, se abbiamo già pubblicazioni alle spalle, e soprattutto deve introdurre la questione più importante: che noi siamo qui per porre alla sua attenzione il progetto di un romanzo.

Esatto, avete capito bene: il progetto, non il romanzo.

Guai a inviare direttamente l’opera, potrebbe essere controproducente, e rischierebbe di farci passare per inesperti. Se invece vogliamo apparire competenti e sicuri di noi, dobbiamo proporre il progetto e restare disponibili all’invio dell’intero manoscritto, qualora l’editore ne fosse interessato.

 UN ESEMPIO

Gentile dottor Pinco Pallino,

   mi chiamo Luca Bianchi, sono nato a Firenze e ho 29 anni. Laureato in Scienze della formazione, mi interesso da sempre di letteratura. Ho pubblicato numerosi articoli su riviste come “Società & Cultura”, ho ottenuto buoni risultati a un paio di premi letterari. Di seguito a questa lettera troverà la sinossi del mio primo romanzo, su cui non mi dilungo adesso, e a cui spero potrà dare un’occhiata. Si tratta di un thriller ben costruito e ritmato, che ritengo interessante, ma ovviamente lascio a lei il giudizio finale. Se lo ritenesse di suo piacimento, me lo faccia sapere: le invierò subito i primi capitoli o, se preferisce, l’intero dattiloscritto.

Cordiali saluti,

Luca Bianchi

Tutto chiaro?

LA SINOSSI 

Una buona sinossi è importante per presentarsi a un editore.

Dev’essere la miscela calibrata di alcuni ingredienti che serviranno a mettere in chiaro il progetto del nostro libro. Da subito.

Teniamo a mente che la sua lunghezza complessiva non dovrà superare le due, tre pagine, per non scoraggiare immediatamente l’editore che, si sa, è sommerso di manoscritti che non vede l’ora di sfoltire.

Poche pagine, dunque, agili e ben scritte, che sappiano trasmettere l’essenza della storia, evidenziarne i punti di forza, e creare curiosità in chi leggerà.

Questa sarà la nostra esca.

Se saremo bravi a lasciar abboccare il pesce, avremo guadagnato un punto in più, e ci saremo distinti dalla massa.

IL CURRICULUM

Anche se un editore non ne fa espressamente richiesta, allegare a una lettera di presentazione un curriculum organizzato a dovere, può servire a migliorare la nostra immagine.

Se riusciamo a compilarlo nella maniera giusta, avremo messo a segno un altro punto decisivo.

Anche in questo caso, il trucco è la sintesi.

Non abbiamo bisogno di raccontare la storia della nostra vita, in quale ospedale siamo nati, chi erano i nostri amici d’infanzia o in che anno abbiamo preso la patente. Spesso infatti, succede che l’autore inesperto si dilunghi in racconti e dettagli del tutto superflui e che il suo curriculum diventi un documento di tre, quattro pagine, zeppe di notizie insignificanti e senza senso.

Che non contengono le vere e poche informazioni che davvero interessano l’editore:

  • Chi siamo.
  • Quanti anni abbiamo.
  • Cosa facciamo nella vita.
  • La nostra carriera letteraria (se ne abbiamo una).

Molti di questi punti li avremo già chiariti nella lettera di presentazione, ma qui dovremo ripeterli. Ed è importante, assolutamente importante, giocare bene le nostre carte soprattuto sulla carriera letteraria.

Se siamo arrivati primi al “Premio letterario della Sagra della mozzarella”, all’editore non importerà un fico secco. Anzi, servirà solo a infastidirlo. Se abbiamo delle pubblicazioni con editori di scarsa rilevanza o peggio, con case editrici a pagamento, omettiamole. Meglio tacere ciò che un editore serio interpreterà solo come un fatto di cui non vantarsi.

Dobbiamo segnalare solo ciò che davvero ci ha procurato un merito reale.

CONCLUSIONI

Abbiamo visto dunque quali sono le regole da seguire per presentarsi in maniera degna e corretta a un editore, e portarlo a interessarsi al nostro manoscritto.

Quindi, ricordiamoci sempre di essere:

  • Sintetici e incisivi.
  • Umili realisti.
  • Accattivanti e rispettosi.

E i risultati, prima o poi, arriveranno.

Certo, ci vuole pazienza.

Molta pazienza.

E voi? Quanta ne avete?

5 pensieri riguardo “COME PRESENTARSI A UN EDITORE

  1. …Mi sono messo per pochi minuti nei panni di un editore…
    Bravo Filippo. Sono informazioni che risaltano. Personalmente ritengo che sia molto vera la pazienza che ci vuole (io ne ho tanta) per poter essere minimamente considerati da un editore. Farò tesoro di tutti gli aspetti da te descritti, anche se la mia strada è la stessa. Ne aggiungo uno di aspetto (per me predominante) : Non ho quella cultura che mi permette di essere visto nelle righe. Ed io vado oltre…
    Grazie.
    Marco

  2. Una esperienza umiliante subita, causa il mio Coautore non a caso scelto, per una esperienza decennale presso una Casa Editrice di Prestigio come la GIUNTI di Firenze.
    Collaboratori di un Progetto per imparare a disegnare, da sviluppare su un compendio scritto dal titolare, su una memoria che avevano precostituito 20’anni di scuola in ogni ordine e grado di istruzione , la cui esperienza porta alla scoperta di un Codice di apprendimento, mai prima fattosi luce.
    Il Codice parla la stessa lingua di ciò che precostituisce l’apprendimento delle lettere, dei numeri, della musica, ma per la disciplina del disegnare soltanto ipotesi e teorie, ma il suo Codice?
    Da qui dopo, dopo 24 anni dalla sua stesura in cui credetti chiudere in un cassetto, lasciare la scuola per pensionamento anticipato ed essermi dedicato in toto fra le cose dell’arte, da cui ricavare un mestiere da fare fruttare nei modi degni di un autore di immagini, e nel rispetto di un percorso da cui salire i gradini dei luoghi deputati e delle firme autorevoli di storici dell’arte, da cui raccolsi consensi- prestigio e luoghi deputati all’esposizione di avvenimenti noti fra i quali il MOMA di New York, ma anche economia da permettere ai miei figli il proseguimento in studi Universitari- cosa impossibile per un Insegnante con stipendio fisso che ha inteso onorare solo la scuola, finalmente si concludono altri 20’anni di attività e l’alloro sul capo dei mie figli. Riapro il cassetto chiuso, e mi imbatto alla ricerca di un Coautore, al quale mi affido.
    Il Coautore è bravo ansi bravissimo e figlio del computer, accetta di farsi interprete sotto dettatura del manuale chiuso nel cassetto, si fa autore di immagni, di scrittura senza alcun obbligo di creatività, in quanto i contenuti che determinavano l’ossatura de testo erano condizionati dal Codice, dal quale tutto era stato ricavato e assecondato dalle risposte dei discenti, che dai fanciulli in età scolare agli adulti senza condizione di età e di estrazione culturale, avevano dato le risposte al codice.
    Autore e Coautore arrivano alla meta, grazie ad un promo di progetto la cui SINOSSI era perfetta, grazie anche al codice che non ha permesso parole di contorno inutili, grazie alle immagini, chiare e limpide di significati tecnici da cui emergeva il fare del discente, difronte alla realtà da copiare, posta come modello di verifica e di confronto, oltre al curricolo ricco dei protagonisti in erba alla loro prima esperienza editoriale.
    La risposta al progetto dell’editore fu entusiasmante concluso con l’invito di presentare nei modi immediati il testo definito e completo.
    Dopo un paio di mesi la risposta:……”Bocciato in scrittura e non solo, ma anche dispiaciuti per la rinuncia all’argomento-Codice- in causa di tutto rispetto, delle illustrazioni e impaginatura l’impossibilitò dei costi elevati per sottoporre il testo ad una revisione da parte della casa Editrice.
    L’Autore ringrazia l’Editore e ne è grato in quanto l’appunto non è stato rivolto al CODICE ed al suo fine ma alla riscrittura da parte di chi, se fosse stato più umile avrebbe dovuto sottoporre all’attenzione di un laureato in Lettere, delle quali sia Autore che Coautore causa studi ad indirizzo artistico, non sanno ne leggere ne scrivere, e per quanto a riguardo del testo elaborato in precedenza dall’autore nei modi dettati dal Codice e corretti da Una Prof.ssa di lettere, ha avuto successo, e grazie al quale, L’editore ne fu conquistato.
    Quindi un caso emblematico di Sinossi,……..ma poi distrutto da un collaboratore che ha distrutto tutto, causa la sua ambizione di protagonismo e di traduttore fallito, del quale sono rimasto vittima inconsapevole., sarebbe bastato attenersi al manuale di Inizio, e avremmo avuto credito. Manuale perfettamente trascritto a conferma di quella dialettica Platonica in cui si conduce il molteplice sotto un’unica idea……Il Coautore è andato contro.

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