COME PRESENTARSI A UN EDITORE

8 aprile 2017

Editore

E CONVINCERLO A DARE UN’OCCHIATA AL NOSTRO MANOSCRITTO

Sembra che ogni editore sia sommerso da considerevoli moli di manoscritti da valutare.

Centinaia, migliaia, stando alle sue parole, e probabilmente è anche vero.

Ma se da una parte la cosa dovrebbe rassicurarci sulla buona salute dell’editoria italiana, dall’altra deve farci riflettere: tra quelle migliaia, c’è anche il nostro.

L’ingolfamento sarebbe dovuto, stando alle dichiarazioni di editori autorevoli, alla massa di opere che settimanalmente investono le loro scrivanie, e che spesso sono immeritevoli.

Tra le molte, prevalgono quelle di autori che giocano a fare gli scrittori e si buttano a capo fitto nell’impresa, senza una logica, sfornando racconti o romanzi privi di sostanza (colpa del primo lettore?).

Tutto questo non fa che rallentare la “macchina” editoriale e costringerla a trovare sempre meno tempo da dedicare a quegli autori che sarebbero invece meritevoli.

“L’autore potenziale spedisce ovunque e comunque, giocando sulla legge dei grandi numeri. (…) inonda lo scibile editoriale creando un intasamento anche nei tempi di risposta”.

(Daniela De Rosa, Sperling & Kupfer – Frassinelli).

“E’ un flusso di corrispondenza inarrestabile e, talvolta può rappresentare anche una seccatura (…). Molti autori accompagnano il dattiloscritto con la richiesta  “Datemi comunque un giudizio, anche se sono consapevole che è difficile pubblicare”. Io non ho purtroppo il tempo di motivare i rifiuti”.

(Antonio Franchini, Mondadori).

“Ogni mese giungono circa 250 dattiloscritti, una quantità tale che non ci consente di investire tempo per dettagliare, per esempio, una risposta negativa che, quindi, ha una forma alquanto stereotipata”

(Giorgio Boatti, Baldini & Castoldi).

Ma come fare, allora, per distinguersi dalla massa?

Facile.

Dobbiamo far capire all’editore che non siamo professionisti, ma neppure sprovveduti.

Tralasciando per un attimo la formattazione del testo, cerchiamo di essere bravi a preparare tre cose:

  • Una buona lettera di presentazione.
  • Una sinossi convincente.
  • Un buon curriculum (e per buono non intendo ricco di premi o meriti, ma scritto nel modo giusto).

LA LETTERA DI PRESENTAZIONE

E’ essenziale per presentarsi all’editore.

Deve servire a spiegargli chi siamo, cosa facciamo, se abbiamo già pubblicazioni alle spalle, e soprattutto deve introdurre la questione più importante: che noi siamo qui per porre alla sua attenzione il progetto di un romanzo.

Esatto, avete capito bene: il progetto, non il romanzo.

Guai a inviare direttamente l’opera, potrebbe essere controproducente, e rischierebbe di farci passare per inesperti. Se invece vogliamo apparire competenti e sicuri di noi, dobbiamo proporre il progetto e restare disponibili all’invio dell’intero manoscritto, qualora l’editore ne fosse interessato.

 UN ESEMPIO

Gentile dottor Pinco Pallino,

   mi chiamo Luca Bianchi, sono nato a Firenze e ho 29 anni. Laureato in Scienze della formazione, mi interesso da sempre di letteratura. Ho pubblicato numerosi articoli su riviste come “Società & Cultura”, ho ottenuto buoni risultati a un paio di premi letterari. Di seguito a questa lettera troverà la sinossi del mio primo romanzo, su cui non mi dilungo adesso, e a cui spero potrà dare un’occhiata. Si tratta di un thriller ben costruito e ritmato, che ritengo interessante, ma ovviamente lascio a lei il giudizio finale. Se lo ritenesse di suo piacimento, me lo faccia sapere: le invierò subito i primi capitoli o, se preferisce, l’intero dattiloscritto.

Cordiali saluti,

Luca Bianchi

Tutto chiaro?

LA SINOSSI 

Una buona sinossi è importante per presentarsi a un editore.

Dev’essere la miscela calibrata di alcuni ingredienti che serviranno a mettere in chiaro il progetto del nostro libro. Da subito.

Teniamo a mente che la sua lunghezza complessiva non dovrà superare le due, tre pagine, per non scoraggiare immediatamente l’editore che, si sa, è sommerso di manoscritti che non vede l’ora di sfoltire.

Poche pagine, dunque, agili e ben scritte, che sappiano trasmettere l’essenza della storia, evidenziarne i punti di forza, e creare curiosità in chi leggerà.

Questa sarà la nostra esca.

Se saremo bravi a lasciar abboccare il pesce, avremo guadagnato un punto in più, e ci saremo distinti dalla massa.

IL CURRICULUM

Anche se un editore non ne fa espressamente richiesta, allegare a una lettera di presentazione un curriculum organizzato a dovere, può servire a migliorare la nostra immagine.

Se riusciamo a compilarlo nella maniera giusta, avremo messo a segno un altro punto decisivo.

Anche in questo caso, il trucco è la sintesi.

Non abbiamo bisogno di raccontare la storia della nostra vita, in quale ospedale siamo nati, chi erano i nostri amici d’infanzia o in che anno abbiamo preso la patente. Spesso infatti, succede che l’autore inesperto si dilunghi in racconti e dettagli del tutto superflui e che il suo curriculum diventi un documento di tre, quattro pagine, zeppe di notizie insignificanti e senza senso.

Che non contengono le vere e poche informazioni che davvero interessano l’editore:

  • Chi siamo.
  • Quanti anni abbiamo.
  • Cosa facciamo nella vita.
  • La nostra carriera letteraria (se ne abbiamo una).

Molti di questi punti li avremo già chiariti nella lettera di presentazione, ma qui dovremo ripeterli. Ed è importante, assolutamente importante, giocare bene le nostre carte soprattuto sulla carriera letteraria.

Se siamo arrivati primi al “Premio letterario della Sagra della mozzarella”, all’editore non importerà un fico secco. Anzi, servirà solo a infastidirlo. Se abbiamo delle pubblicazioni con editori di scarsa rilevanza o peggio, con case editrici a pagamento, omettiamole. Meglio tacere ciò che un editore serio interpreterà solo come un fatto di cui non vantarsi.

Dobbiamo segnalare solo ciò che davvero ci ha procurato un merito reale.

CONCLUSIONI

Abbiamo visto dunque quali sono le regole da seguire per presentarsi in maniera degna e corretta a un editore, e portarlo a interessarsi al nostro manoscritto.

Quindi, ricordiamoci sempre di essere:

  • Sintetici e incisivi.
  • Umili realisti.
  • Accattivanti e rispettosi.

E i risultati, prima o poi, arriveranno.

Certo, ci vuole pazienza.

Molta pazienza.

E voi? Quanta ne avete?

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