LE SETTE PAURE DELLO SCRITTORE (EMERGENTE)

Paure

OVVERO… COME METTERCI ANCHE DEL NOSTRO

Il problema di uno scrittore non é solo scrivere il suo libro.

Ogni volta arrivati alla parola FINE, si chiude una porta e se ne apre un’altra. A fianco dell’emozione per la conclusione del romanzo, nasceranno i timori, i dubbi, le preoccupazioni.

Le paure.

E se prima avevamo passato notti insonni a scrivere, adesso le passeremo a pensare e rimuginare.

Qui di seguito ho elencate le sette paure più frequenti di uno scrittore emergente.

INCOMPRENSIONE DEL TESTO

Credo sia quella più comune.

E’ il terrore atavico e primordiale di non essere stati sufficientemente chiari, di non aver saputo descrivere a dovere una scena o un’immagine, e che quindi il lettore non ci abbia capito niente.

Questa paura accompagna un po’ tutti gli scrittori.

Spesso si tratta di un timore incondizionato, che nel peggiore dei casi ci porterà a mettere mano al testo per la decima volta, modificandolo in funzione di una migliore comprensibilità (che già c’era). Tutto ciò aumenterà il rischio di commettere errori che avremmo davvero potuto evitare, come l’infodump, per esempio. Il più classico.

Per liberarci di questa paura, è sufficiente mettersi in testa che il lettore non è uno stupido. Capisce perfettamente ciò che gli stiamo raccontando.

Noi li capiamo i libri che leggiamo, no? Anche quelli di autori non famosi.

Oppure intendiamo fischi per fiaschi?

Domandiamoci e rispondiamoci.

Non siamo solo scrittori, siamo anche e soprattuto lettori, e questo dovrebbe aiutarci a comprendere che la paura è più che altro nella nostra testa.

Dobbiamo solo abbandonare l’insicurezza.

ORTOGRAFIA E GRAMMATICA

Una gran bella rogna.

Sì, perché uno scrittore che commette errori ortografici non fa proprio una bella figura, diciamolo.

E’ come un cuoco che non sa dosare il sale.

Se a scuola i libri di grammatica non sono mai stati il nostro forte, prima di chiederci se davvero non abbiamo sbagliato mestiere, proviamo a farci aiutare dalla tecnologia. I correttori automatici di testi, già integrati nei sistemi operativi più diffusi (Windows, IoS, Android) sono giù un buon punto di partenza senza che ce ne rendiamo conto. Svolgono metà del lavoro in silenzio, sia durante, che a fine scrittura.

Al termine del romanzo, consiglio sempre di “lanciarli” un’ultima volta, per un ripasso generale e conclusivo.

Se invece siamo tipi esigenti, o più semplicemente paranoici, possiamo provare Spellcheck. E’ in inglese, ma facilissimo da usare e molto comodo.

Al di là delle battute, tutti, anche gli autori di best seller, commettono errori ortografici, il più delle volte per distrazione, quindi non facciamone un cruccio.

Se sbagliano perfino i migliori, a noi è concesso tutto.

Be’, quasi tutto.

E naturalmente, finché il manoscritto resta nel cassetto.

SCRIVERE TROPPO O TROPPO POCO

La lunghezza del nostro libro talvolta può creare uno stato d’ansia insospettabile.

Questo perché ci viene naturale paragonarlo a quelli di successo nelle librerie, e fare un confronto sul numero di pagine, che saranno sempre più o meno delle nostre. Da qui, le domande asfissianti:

avrò scritto troppo? Chi lo leggerà mai, un mattone così?

oppure

sarà troppo corto? Basta un’ora per leggerlo tutto!

La verità è che noi dobbiamo pensare alla nostra storia e basta. Concentriamoci su quella, il resto verrà da sé. Ogni libro è diverso dall’altro e non possiamo pretendere di eguagliarlo.

Tuttavia, la lunghezza ottimale stimata per un “romanzo modello” è stabilita in circa 350 pagine.

Per quietare la nostra paura, possiamo quindi usare questo metro di paragone.

Mantenersi entro e non oltre questo numero, vuol dire garantire alla nostra storia la lunghezza giusta per il romanzo giusto.

IL PRIMO GIUDIZIO

Eh sì, arriverà anche il momento del primo lettore.

Colui che esprimerà il primo giudizio su ciò che abbiamo scritto, e che sarà capace di cancellarci il sorriso dalle labbra, se lo vorrà.

Il mio consiglio, arrivati a questo punto, è uno solo: prepariamoci al peggio.

Esatto.

Non dimentichiamo che ogni autore è innamorato della storia che ha creato, ed é giusto che sia così, ma questo non vuol dire che sia perfetta. Tutt’altro. Nella maggioranza dei casi, dovremo lavorarci sù per ancora molto tempo, se vorremo presentarla fresca e profumata a un editore.

Quindi, rechiamoci all’appuntamento col nostro lettore, pieni di fiducia, speranza e serenità.

Consapevoli di poter ricevere un brutto giudizio, certo, ma sulla base del quale avremo la possibilità di migliorare la nostra storia, e renderla perfetta per una pubblicazione.

AVRO’ SCRITTO QUALCHE STRAFALCIONE? 

Probabile. Nessuno è perfetto.

Se il nostro romanzo è infarcito di tecnicismi o tratta specifici argomenti che richiedono una certa competenza, allora faremo bene a porci questa domanda più di una volta.

Dare al lettore informazioni scorrette o non veritiere, significherebbe mancargli di rispetto. Tradirlo.

E se noi tradiamo lui, lui tradirà noi.

“Perché leggere un autore che inventa cose false?” si chiederà. E avrà ragione a richiudere il nostro libro e passare ad altro.

Quindi verifichiamo sempre di non aver scritto scorrettezze, anche se siamo degli esperti. Gli errori capitano, soprattuto quelli involontari.

Meglio terminare il nostro romanzo un mese più tardi, se quei trenta giorni li passeremo a controllare e correggere le eventuali inesattezze che, volutamente o no, avremo disseminato lungo le pagine.

Anche in questo caso, facciamo aiutare dalla tecnologia: Wikipedia, è un ottimo contenitore di informazioni, un’enciclopedia virtuale ricchissima, in cui ognuno di noi potrà verificare l’esattezza di ciò che ha scritto.

CHE IDEA BANALE!

Come ho già detto all’inizio, spesso capita che una volta concluso il romanzo, ci assalga un tremendo dubbio:

la mia storia non sarà un tantino banale?

Di colpo il mondo ci sembrerà composto da lettori-giudici, pronti a ridere di noi e delle stupidaggini che abbiamo scritto.

Niente di tutto questo.

Rassicuriamoci.

Le idee non sono mai banali.

Possono esserci idee più forti delle altre, questo sì, ma nulla che non meriti di essere scritto.

Pensiamo per un attimo ai nostri libri preferiti, quelli che abbiamo letto, e che ci sono piaciuti un sacco. Uno dei miei autori prediletti è Stephen King, per esempio, e una delle sue opere migliori é Cujo.

Ma di cosa parla? Be’, di un cane.

Un cane che impedisce a una donna di scendere di macchina. Solo questo.

Vi sembra un’idea forte? Sconvolgente? Unica?

Niente affatto.

Ma Cujo è stato un best seller, e questo perché King ha saputo raccontare un’idea semplice in modo grandioso, tutto qui.

Questo è il trucco.

Esistono tecniche narrative che, se applicate nel modo giusto, ci aiuteranno a trasformare l’idea più sfruttata e scontata, in qualcosa di nuovo e apprezzabile.

Come sempre, é tutto in mano nostra.

PLAGIO

Il timore che qualcuno ci freghi l’idea del libro, o al contrario, che qualcuno ci accusi di averlo fatto, è una cosa che solitamente riguarda i grandi autori.

Tuttavia, chi fosse ossessionato da questo rischio (che comunque esiste), può sempre tutelare la paternità della propria opera in un modo alquanto semplice:

basta stamparla, imbustarla, recarsi al più vicino ufficio postale e spedirla nientemeno che a noi stessi.

In questo modo avremo una data, un timbro e una firma da parte di un ufficio statale, che segnerà in modo indelebile un quando, un tempo, regolarmente registrato.

Non dovremo far altro che riprenderci il pacco dalla cassetta delle poste e, senza aprirlo, metterlo al sicuro da qualche parte. Conservarlo.

Per sempre.

O finché ne avremo voglia.

Se un bel giorno le nostre paure si concretizzassero in qualcuno che ci accusa di plagio (o viceversa), la spunterà solo chi riuscirà a dimostrare di aver scritto l’opera per primo.

E noi ci faremo trovare belli e preparati.

CONCLUSIONI

Riassumendo:

  • Incomprensione del testo.
  • Ortografia e grammatica.
  • Scrivere troppo o troppo poco.
  • Il primo giudizio.
  • Scrivere strafalcioni.
  • Idee banali.
  • Plagio.

Queste sono le paure più frequenti e incondizionate che assillano la gran parte degli scrittori emergenti.

Naturalmente ce ne sono molte, molte di più, ma se mi mettessi a elencarle tutte, davvero qualcuno di noi potrebbe preferire cambiar mestiere.

E questo non deve succedere.

Quindi, vi giro la domanda: quali sono le vostre paure?

Vi riconoscete in queste?

 

3 pensieri riguardo “LE SETTE PAURE DELLO SCRITTORE (EMERGENTE)

  1. Bellissimo articolo. Mi sono riconosciuta in ogni singola paura da te elencata e devo dire che è stata una vera consolazione, per me, poter leggere queste righe e scoprire di non essere sola!

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