COME SCEGLIERE IL TITOLO GIUSTO

Titolo

OVVERO IL BIGLIETTO DA VISITA DEL NOSTRO LIBRO

Scegliere il titolo giusto è di strategica importanza.

Siccome sarà la prima cosa che un lettore noterà, e sulla base della quale deciderà se interessarsi o meno al nostro testo, il titolo dovrà essere il più semplice e accattivante possibile.

«Quando una persona non riesce a pronunciare il titolo o il nome dell’autore, si intimidisce e non osa più entrare in libreria per chiedere quel libro. Capita più spesso di quanto si creda». 

Queste sono le parole di Alfred Knopf, l’editore di Dashiell Hammett, scrittore statunitense di gialli e polizieschi.

Ecco quindi cosa deve sapere fare il nostro titolo:

  • Raccontare qualcosa del libro.
  • Far capire di che genere tratta.
  • Suscitare curiosità, o meglio ancora, domande.
  • Accendere un’emozione.

QUALCHE ESEMPIO

Che ne dite de La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano?

Questo titolo, a mio parere, ha il potere di stimolare due reazioni essenziali: le emozioni e le domande.

Quando leggiamo la parola solitudine, non pensiamo a qualcosa di desolato e triste? O nel migliore dei casi, di malinconico? Non si accende in noi un’emozione, positiva o negativa che sia?

Se poi mettiamo insieme tutto il titolo, ecco che avviene il miracolo.

Chi di noi non si è chiesto, almeno una volta, il significato di una frase del genere, che in cinque parole è capace di mischiare poesia e amarezza?

Non a caso, quando un libro raggiunge una pubblicazione di livello, è sempre l’editore a sceglierne il titolo e non l’autore, perché quest’ultimo non saprebbe (ma sarà vero?) costruirne uno con un richiamo davvero efficace.

Ma andiamo avanti con un esempio al contrario, stavolta: Io uccido di Giorgio Faletti.

A differenza dell’altro, questo titolo è più secco, conciso, duro.

Non lascia alternative di interpretazione e ci anticipa già quello che troveremo tra le sue pagine.

E’ un titolo chiaro e limpido, che non stimola domande in queso caso, ma solo emozioni (paura) e sensazioni (minaccia), e va a rivolgersi esplicitamente agli amanti di un certo genere di narrativa, senza possibilità di errore.

In qualche modo ci sta dicendo: “Se ami le emozioni forti, qui troverai quello che fa per te”.

E contemporaneamente: “Se cerchi la tua bella storia d’amore a lieto fine, è meglio che te ne stai alla larga”.

Avete visto, quindi, come un titolo riesce a parlarci?

Senza rendercene conto, è lui che ci indirizza verso le nostre scelte.

Se detestiamo i thriller, non acquisteremo mai il libro di Faletti; al contrario, se preferiamo storie con drammi interiori inespressi e malinconici, quello di Giordano farà al caso nostro.

E viceversa.

E tutto questo, leggendo solo un titolo.

MA COME SCEGLIERE QUELLO GIUSTO?

A mio parere, esistono cinque sistemi formidabili per selezionare il titolo giusto.

  • Sfruttare la scia lasciata da altri best seller.
  • “Costruire” un titolo su misura, partendo da quelli più famosi e già in uso.
  • Pescare dalle frasi del libro.
  • Il metodo Hemingway.
  • Il gioco del romanzo in bianco.

SFRUTTARE LA SCIA

Questo metodo è abbastanza efficace per chi volesse inserirsi nel filone più abusato e gettonato del momento, e sperare di ottenere la giusta visibilità.

Tornando al buon vecchio Faletti:

dopo Io uccido sono seguiti, ad esempio, Chiara Palazzolo con Non mi uccidere, Mario Mazzanti con Non uccidere, fino al più recente E’ così che si uccide di Mirko Zilahy.

Tanto per citarne alcuni, tra i tanti. Ma la lista potrebbe essere molto più lunga.

Tutti romanzi, tutti thriller, che non a caso hanno deciso di inserire una parola chiave all’interno dei titoli, tutt’altro che casuale.

Un’esca capace di esercitare un richiamo assoluto e inequivocabile ad altri best seller in vetta alle classifiche.

“COSTRUIRE” UN TITOLO 

Questo espediente può essere paragonato a una vera e propria strategia di marketing.

Ma come si fa a costruire un titolo?

E’ facile, e alla portata di tutti.

Prendiamo le classifiche dei bestseller degli ultimi anni. Se siamo tipi pazienti, possiamo provare anche a restringere il campo, ovvero selezionare solo quei titoli che hanno qualcosa in comune con il nostro romanzo.

Una volta fatto questo, armiamoci di carta e penna e trascriviamo tutto su un foglio.

A questo punto, attingendo di nuovo al contenitore della pazienza (che spero non sia in esaurimento), evidenziamo le parole che ricorrono con maggior frequenza, scegliendo tra quei termini che a nostro avviso hanno più attinenza con il nostro libro.

Una volta intercettati, combiniamoli insieme.

Occorreranno più tentativi, ma se saremo fortunati (e abili) otterremo un titolo che punterà dritto ai vertici delle classifiche.

PESCARE DALLE FRASI DEL LIBRO

Spesso capita che i titoli migliori siano quelli che nascono in maniera spontanea, casuale, proprio là dove non ci saremmo mai immaginati.

In mezzo alle parole del libro.

Tra le sue pagine.

Cerchiamo allora di rileggerlo con occhio diverso, stavolta, senza spirito critico, alla ricerca di una frase, un modo dire, una parola, una descrizione, un soprannome, che sappia colpire e accendere l’entusiasmo.

Tanto per raccontarvi un esempio, nel romanzo che sto pubblicando, e che vedrà la luce in estate, ho fatto propri così.

Non sapendo da che parte cominciare, ho preso a ripassarmi tutte le pagine, guardando non tanto a forma e contenuto, quanto a frasi speciali e incisive. E alla fine ho trovato quella giusta.

Ad oggi, devo dire che non avrei saputo fare di meglio.

Se sarete tra i miei futuri lettori, sarei curioso di conoscere il vostro parere al riguardo.

IL METODO HEMINGWAY

Il grande romanziere era solito appuntarsi su un foglio di carta una miriade di scelte possibili, più o meno aderenti alla storia.

Successivamente, prendeva a depennare i titoli uno a uno, lasciando sopravvivere alla furia dell’inchiostro solo quelli veramente buoni.

In questo modo era sicuro, se non di trovare quello giusto, di scartare almeno quelli veramente inutili.

Niente ci vieta di provare a fare lo stesso.

IL ROMANZO IN BIANCO

Questa tecnica potrebbe diventare, oltre a un’attività utile a risolvere il nostro problema, anche un gioco divertente tra amici.

In cosa consiste?

Nel far leggere la nostra storia a qualcuno di fidato (in questo caso freghiamocene del primo lettore), dopo averne cancellato il titolo o non averlo inserito affatto.

E di chiedere, a fine lettura, quale titolo consiglierebbe per il nostro libro.

Il parere di una persona diversa dall’autore, che vive la storia in maniera soggettiva e personale, può essere molto utile a mettere in evidenza quelle sfaccettature che noi avremmo ignorato; a mostrare la nostra creatura sotto un’ottica nuova, capace di stimolare la nascita di un titolo al quale non avremmo mai pensato prima.

CONCLUSIONI

Riepilogando:

il titolo che stiamo cercando per il nostro romanzo pieno di speranze, dovrà saper emozionare, raccontare, spingere a chiedersi, suscitare reazioni e emozioni.

Non dico tutti (sarebbe impossibile), ma almeno un paio di questi elementi devono trovare spazio tra le sue parole.

Come abbiamo visto, esistono vari metodi per costruire quello giusto, ma se vogliamo toglierci un dubbio, proviamo a usare Titlescorer, un software che Lulu mette a disposizione proprio per “misurare” la potenza di un titolo.

Non so quanto possa essere attendibile, ma vale la pena farci un passaggio. E’ gratis.

E voi?

Siete di quelli che trovano subito il titolo giusto, oppure no?

4 pensieri riguardo “COME SCEGLIERE IL TITOLO GIUSTO

  1. articolo utilissimo e completo. spesso anch’io fatico a trovare il titolo giusto, ma adesso ho almeno qualche punto di partenza nuova da provare.
    grazie!

  2. Ho sempre avuto difficoltà a trovare titoli.
    La prossima voltà che dovrò crearne uno, tornerò a leggere questo articolo, sperando mi dia la giusta ispirazione ^___^

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