IL PUNTO DI VISTA (PARTE DUE): QUALE SCEGLIERE?

Punto di vista

OVVERO TRE MODI DI RACCONTARE UNA STORIA

Quando prendiamo a scrivere il nostro libro, la prima cosa da scegliere, è il punto di vista con cui farlo.

Già, ma quale?

Ne esistono ben tre, e tutti con le proprie regole e caratteristiche:

  • La prima persona singolare.
  • La terza persona singolare.
  • Il narratore onnisciente.

Cerchiamo di capire con quali occhi mostrare la storia al lettore, in chi farlo immedesimare, e puntiamo dritti al punto di vista che fa al caso nostro.

LA PRIMA PERSONA

Tra le tre opzioni, è quella migliore per quanto riguarda l’immedesimazione.

Il lettore non faticherà troppo a ritrovarsi nei panni del protagonista (o voce narrante), che raccontando in prima persona, lo trascinerà all’interno del libro senza grosse difficoltà.

Di solito si usa la prima persona quando autore e narratore coincidono, ovvero è la stessa mente che ci parla di quello che è accaduto.

Ma anche qui dobbiamo fare una piccola distinzione:

se raccontiamo, ad esempio, un episodio a cui abbiamo realmente assistito (un incidente, un salvataggio, un soccorso), ecco che autore, narratore e punto di vista vestiranno gli stessi panni.

ESEMPIO

Non crederete mai a quello che ho visto ieri! Una donna stava annegando in mare, e il bagnino si è tuffato per salvarla! Ha rischiato grosso, ma alla fine ce l’ha fatta. Io ero lì! Poi è arrivata l’ambulanza per i soccorsi. 

In questo caso siamo noi, autori, che narriamo un fatto accaduto, e lo facciamo attraverso il nostro punto di vista.

Quindi, tre in uno.

Diversamente sarebbe, quando inventiamo una storia fingendo di averla vissuta in prima persona.

ESEMPIO

Avevo proprio voglia di vederlo risolvere quell’inconveniente. Sapevo quanto si vantasse dei suoi superpoteri, ma ero più che convinto che stavolta avrebbe fallito. Tuttavia, mi sbagliavo. L’osservai sollevare di peso, e senza il minimo sforzo, lo scooter, e rimetterlo in carreggiata, come fosse la cosa più semplice del mondo.

In questo caso autore e narratore non sono più la stessa persona, ma è il primo che si cala nei panni del secondo, fingendo di essere lui

Punto di vista e narratore, invece, coincideranno.

Comunque sia, in entrambi i casi avremo adottato la prima persona singolare per raccontare la nostra storia.

“La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto”.

Sulla strada, di Jack Kerouac

LA TERZA PERSONA

E’ solitamente la forma più usata.

Consente all’autore di aggirarsi con maggior agilità dentro la storia, prendendo diversi personaggi e portandoli di volta in volta in primo piano o alternandoli attorno alla figura cardine del protagonista.

In questo caso l’autore resta nell’ombra, e si limita solo a scrivere. Compare come voce esterna, come un’eco lontana, all’oscuro della storia, dei destini e delle conoscenze dei personaggi. Solamente con il procedere della vicenda, ci sarà dato conoscere i fatti principali.

In sostanza, sono i personaggi a fare la storia.

Chi narra non descrive più sé stesso o ciò che ha vissuto, ma ciò che è accaduto a loro.

E per farlo sceglierà un punto di vista, una prospettiva adatta da cui guardare.

ESEMPIO

Aveva proprio voglia di vederlo risolvere quell’inconveniente. Sapeva quanto si vantasse dei suoi superpoteri, ma era più che convinto che stavolta avrebbe fallito. Tuttavia, si sbagliava. L’osservò sollevare di peso, e senza il minimo sforzo, lo scooter, e rimetterlo in carreggiata, come fosse la cosa più semplice del mondo.

In questo caso l’autore si limita a descrivere ciò che ha vissuto il suo protagonista.

E il punto di vista sarà quello.

“Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato nel suo letto in un enorme insetto immondo”.

La metamorfosi, di Franz Kafka.

IL NARRATORE ONNISCENTE

In quest’ultima forma, autore, narratore e punto di vista diventano una cosa sola.

Il termine tecnico sarebbe focalizzazione zero.

Ma sarà una fusione diversa da quella che abbiamo incontrato nella forma della prima persona.

Questo perché in quel caso, la narrazione aveva l’obbligo di svilupparsi in un solo modo (la prima persona, naturalmente), mentre adesso può avvenire anche in terza.

Il narratore onnisciente é disgiunto dalla sorte e dalle azioni dei protagonisti.

E’ come un Dio per i suoi fedeli:

un’entità astratta ma tangibile, che non si vede ma si sente, e che lascia segni in giro per la storia.

Usando questa forma, sarà possibile esprimere pareri che riguardano più personaggi contemporaneamente, descrivere azioni o avvenimenti che gli stessi altrimenti avrebbero ignorato.

Tutte caratteristiche che non sarebbe possibile mettere in campo con la prima o la terza persona singolare.

ESEMPIO

Aveva proprio voglia di vederlo risolvere quell’inconveniente. Sapeva quanto si vantasse dei suoi superpoteri, ereditati a sua insaputa dalla Dea madre, ma era più che convinto che stavolta avrebbe fallito. Tuttavia, si sbagliava. L’osservò sollevare di peso, e senza il minimo sforzo, lo scooter (che di lì a poco lo avrebbe di nuovo lasciato a piedi), e rimetterlo in carreggiata, come fosse la cosa più semplice del mondo.

In questo caso il punto di vista è quello dell’autore stesso.

Che conosce cose che i protagonisti invece ignorano:

i superpoteri ereditati dalla Dea madre, e lo scooter che si sarebbe fermato di nuovo.

Come un Dio, appunto, conosce i destini dei suoi credenti.

La moglie di un ricco si ammalò e, quando sentì avvicinarsi la fine, chiamò al capezzale la sua unica figlioletta e le disse: “Sii sempre docile e buona, così il buon Dio ti aiuterà e io ti guarderò dal cielo e ti sarò vicina.” Poi chiuse gli occhi e morì. La fanciulla andava ogni giorno alla tomba della madre, piangeva ed era sempre docile e buona. La neve ricoprì la tomba di un bianco drappo, e quando il sole l’ebbe tolto, l’uomo prese moglie di nuovo.

Cenerentola, dei fratelli Grimm

UNA CURIOSITA’

Restando in tema di fiabe:

C’era una volta, tanto tempo fa…

La tipica introduzione che da sempre caratterizza il mondo fiabesco, introduce (pensate un po’), in sole sei parole, l’autore onnisciente.

Non trovate?

Eppure è così. Pensiamoci bene:

chi è che parla? Il protagonista? No davvero, non è stato neppure presentato.

Allora il narratore?

E chi sarebbe in questo caso? Boh.

Dunque non resta che lui: l’autore stesso.

L’unico che può sapere che la storia inizia nel passato, tanto tempo fa.

UN CONSIGLIO, PRIMA DI CONCLUDERE

E’ errore comune e frequente di molti autori emergenti, confondere i punti di vista durante la narrazione.

Mi riferisco al fatto di iniziare con uno, per poi saltare all’altro senza una regola, fino alla fine.

Questo errore, non solo provoca confusione nel lettore, ma ha anche il potere di indispettire gli editori, che non ci metteranno molto ad abbandonare il nostro manoscritto per passare al successivo.

Quindi, una volta agganciato il punto di visto ideale, non dobbiamo mollarlo più.

E soprattutto dobbiamo stare molto attenti a tenere a bada l’autore onnisciente che è in noi.

Farlo emergere, anche solo per sbaglio, è considerato dagli editori un errore fatale. Il più classico è quello di inciampare nell’infodump.

Credetemi: accade spessissimo.

La voglia di raccontare cose ancora non dette, a volte, è forte, e ci induce a sbagliare.

Quindi: attenzione!

CONCLUSIONI

Scegliamo bene il punto di vista più consono e portiamolo fino in fondo.

Come abbiamo visto, ne abbiamo tre a disposizione:

la prima persona, la terza e il narratore onnisciente.

L’importante è lavorare bene, e avere chiaro in testa che se iniziamo un romanzo con la prima persona, dobbiamo anche finirlo allo stesso modo.

E voi?

Che cosa ne pensate?

Qual è la forma che preferite di più?

 

7 thoughts on “IL PUNTO DI VISTA (PARTE DUE): QUALE SCEGLIERE?

  1. Ottima e sintetica riflessione. Io non amo il narratore onnisciente, quindi, a seconda della storia, preferisco l’immedesimazione o la terza persona. In una coinvolgente storia “de paura” uso la prima, se racconto una storia de passato, allora vado sulla terza.

    • Io ho spesso usato la terza persona ma mi rendo conto che la “potenza” della prima persona, in quanto a immedesimazione, non ha rivali.

  2. Bell’articolo.
    Dipende da cosa io abbia scritto. Ho usato la prima persona nel mio primo romanzo e in alcuni racconti, la terza persona nel secondo e terzo libro.
    Con la prima persona, certamente, si entra subito in empatia con il personaggio, ma non è detto che anche la terza non conduca al medesimo effetto. Dipende molto dall’abilità dell’autore nel voler far entrare il lettore nelle proprie parole.

    • Certamente la prima cosa che conta è la bravura dell’autore, senza dubbio. Poi, che si usi la prima o la terza persona, fa poca differenza. La forma usata meno resta comunque il narratore onnisciente, a mio avviso, che non favorisce l’immedesimazione.

  3. Pingback: LE TECNICHE NARRATIVE < Filippo Semplici

  4. Pingback: COME GESTIRE IL PUNTO DI VISTA (PARTE UNO) < Filippo Semplici

  5. Pingback: COME GESTIRE IL PUNTO DI VISTA – Cultureggiando

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *