PROPOSTE… DA BUTTARE!

Proposte

SENZA NEPPURE FINIRE DI LEGGERLE

Proposte di pubblicazione.

Croce e delizia di ogni autore in cerca di editore.

Ogni volta che ne riceviamo una (se la riceviamo), il cuore prende a batterci nel petto, le mani a sudare e la bocca a impastarsi.

Se la mail ci raggiunge nel bel mezzo di una conversazione, non è raro impappinarsi, anche durante una dichiarazione d’amore.

Ma vale la pena rischiare un infarto per così poco?

Dipende.

Se la lettera arriva da Mondadori, magari sì, ma nella stragrande maggioranza dei casi, non sarà così.

Sto dicendo che ci sono proposte che è meglio prendere sul ridere.

PERCHE’ QUESTO POST

La settimana scorsa, scartabellando tra fogli e documenti, mi sono imbattuto in vecchie proposte editoriali di molto tempo fa, tutte declinate garbatamente.

In un periodo in cui le mail iniziavano appena a diffondersi, le lettere rappresentavano ancora il mezzo di comunicazione più diffuso.

Con curiosità ho preso a rileggerle e… be’.

Giudicate un po’ voi.

Senza voler condizionare nessuno, vi renderete conto di quanto certi editori siano abili a spingere i tasti giusti, per convincere noi poveri esordienti a lasciarsi spennare.

Ho pensato molto se scrivere o meno questo articolo, ma poi ho deciso che ne valeva la pena.

Oggi, con l’esperienza maturata, mi sento in grado di riconoscere un editore serio da uno furbo, ma quanti altri autori potranno vantare la stessa fortuna?

E allora, ben venga questo post.

Se potrà essere d’aiuto a qualcuno, sarò lieto di averlo condiviso.

SIETE PRONTI?

Omettendo nomi, date e certi riferimenti (questione di privacy, ovvio), riporterò testualmente stralci di lettere, per mostrare di che pasta sono fatte quelle proposte di edizione che, a mio avviso, meritano solo di finire in un cestino.

Tenete conto che il manoscritto che avevo proposto allora, era un racconto di venti pagine, tutt’altro che pubblicabile, mi sentirei di ammettere oggi.

Eppure, vedrete che risposte.

Gli estratti che leggerete, provengono da quattro proposte diverse, che potremmo classificare così:

  • Quella Seria.
  • Quella Quasi seria.
  • Quella Improbabile.
  • Quella Comica.

LA PROPOSTA “SERIA”

Questo editore ha dimostrato più serietà degli altri, devo dirlo, perché innanzitutto mi ha contattato per avvisarmi di aver ricevuto il manoscritto.

Egr. Sig. Semplici,

le confermiamo di aver ricevuto il suo racconto “XXXXX” che provvederemo a far esaminare dal nostro ufficio letterario.

Riceverà una nostra valutazione entro due mesi”.

L’editore Pinco Pallino Uno

Se non altro un tocco di classe che rende merito ai suoi sforzi, dimostrando (almeno apparentemente) di rispettare l’autore che ha davanti.

Successivamente, dopo tre mesi e non due (ma vabbè), rieccolo:

Egr. Sig. Semplici,

Le inviamo il parere della nostra commissione di lettura sulla sua opera “XXXXX”.

Pertanto, Le comunichiamo la nostra disponibilità a pubblicare la sua Opera in una delle nostre collane, anche se con il suo concorso alle spese di pubblicazione.

A disposizione per ogni ulteriore chiarimento, Le inviamo cordiali saluti.

L’editore Pinco Pallino Uno.

Stringato, conciso, diretto.

Non ci gira molto attorno. Non è affabulatore, non cerca di indorare la pillola con mille e più complimenti (vedrete più avanti!), si limita a comunicare che la mia opera è piaciuta ed è disponibile a pubblicarla. Stop.

Ah, già.

Pagando, naturalmente.

La cifra (consistente nell’acquisto di cinquanta copie del libro), si aggira intorno ai settecento euro.

Ma cosa vogliamo di più?

Ha allegato anche la scheda di valutazione, che a posteriori, devo ammetterlo, è davvero azzeccata.

Quindi, l’editore, in questo caso è serio e non cerca di prendermi in giro.

Ha una sua politica editoriale che è quella della pubblicazione con contributo (condivisibile o meno), e lascia a me la decisione, senza forzarmi in alcun modo. Inoltre, il contributo che chiede non è esorbitante, anche se impegnativo.

Quindi: serio, diplomatico ma… vuole i miei soldi.

La mia reazione?

Ho letto tutto fino in fondo, ho valutato e…

… l’ho scartato.

LA PROPOSTA “QUASI SERIA”

In questo secondo caso, l’editore si presenta così:

Gentile Filippo Semplici, 

     Le scriviamo dopo aver letto con interesse la Sua Opera, che ha inviato in esame alla nostra casa editrice e che ci ha ben impressionato. Di qui la convinzione che il Suo lavoro sia pronto ad entrare nel nostro progetto di pubblicazione e lancio di nuovi autori.

In allegato troverà il contratto di edizione che desideriamo proporLe.

Però.

Come premessa, niente male, che dite?

Ma andiamo avanti.

Come Lei ben saprà, proporre nuove realtà letterarie è una vera e propria scommessa editoriale (…) pertanto, per motivi di correttezza ci teniamo a precisare che i nostri accordi di edizione prevedono che l’autore acquisti direttamente dalla casa editrice un certo quantitativo prefissato di copie del suo libro. Questo sistema ci permette di ridurre i rischi economici derivanti dalla pubblicazione di autori meno noti e di garantirne la promozione dell’Opera tramite radio, carta stampata e internet (…).

L’editore Pinco Pallino Due

Ah, ecco.

Mi pareva.

Per un attimo ci avevo quasi creduto.

Questo tipo di proposta presenta due elementi che uno scrittore con un po’ di fiuto deve immediatamente individuare e correre ai ripari.

IL PRIMO 

Il contratto già allegato.

Ma quando mai?

Difficilmente un editore serio si comporterà così con un autore che nemmeno conosce.

Penserà prima a contattarlo per parlargli del libro, di come l’abbia colpito, e solo dopo gli proporrà l’invio del contratto da visionare.

Qui invece si salta completamente ogni accenno alla storia (che potrebbe essere di chiunque), per puntare dritti alla sostanza, ovvero:

Vuoi il tuo libro? Ok. Dammi i tuoi soldi.

Di nuovo!

IL SECONDO

L’editore che giustifica la richiesta di denaro.

L’ho sempre trovata una bassezza disarmante.

Un tempo erano loro a cercare autori, non il contrario, non dimentichiamolo.

L’editore vero aveva il compito di scovare e lanciare nuovi talenti, non puntare sempre sui soliti famosi per fare cassa, lasciando a noi esordienti le briciole.

E facendoci pagare pure quelle.

Quindi, per favore, evitiamo la commedia del “povero editore”, che stavolta chiede di acquistare centocinquanta copie, per il valore di oltre duemila euro.

E stiamo parlando di un racconto di venti pagine, non dimentichiamolo.

 

La mia reazione?

Ho letto tutto (fino a metà), ho valutato e…

… l’ho scartato.

LA PROPOSTA “IMPROBABILE”

Qui l’approccio è un po’ più lungo.

Gentile Signor Semplici,

facciamo riferimento a tutto quanto tra noi in corso.

Abbiamo “letto” anche da un punto di vista editoriale – cioè in funzione delle Collane del nostro Catalogo – la sua Opera “XXXXX”, trovandola senz’altro adatta al nostro programma.

Ci troviamo, tuttavia, nell’impossibilità di reperire direttamente una sponsorizzazione che permetta di collocare un quantitativo di copie della Sua Opera a pieno prezzo di copertina, mettendoci nella condizione di affrontare, con rischio ragionevole, l’edizione del Suo libro.

Ma cosa sta dicendo?

Perché farla lunga così?

Abbiamo capito tutti dove andrà a parare, giusto?

Ma lui continua:

Ci dispiace, poiché teniamo al Suo lavoro, ma viviamo in un Paese dove il Pubblico, in generale, non acquista libri; o acquista (e spesso non legge) solo quelli degli “scrittori di grido” del momento, la cui notorietà (…) e per noi costituisce già un grandissimo sforzo avere in programma parecchie Opere all’anno a nostri completi rischio e spese (…) anche con una collaborazione sotto forma di collocamento copie che copre soltanto una parte dei costi di edizione (…).

L’editore Pinco Pallino Tre 

E di nuovo, ecco la favola dell’editore che piange miseria.

Pensate: è addirittura dispiaciuto per me, perché tiene al mio lavoro.

Ci tiene così tanto, che elemosina l’acquisto di trecento copie per un valore di quasi cinquemila euro.

Ora sì che dovrebbe essere dispiaciuto per me.

Mi domando dove sia il grandissimo sforzo decantato nella lettera, se ogni autore contribuisce con cifre simili a coprire spese che spetterebbero a lui.

Ma l’elemento improbabile, arriva un mese dopo:

Gentile Signor Semplici,

facciamo riferimento alla nostra lettera del XXX, relativa all’invio della documentazione per la proposta di Accordo di Edizione per la sua Opera “XXXXX”.

Ad oggi, salvo errori, non ci risulterebbero pervenute Sue comunicazioni in merito.

Qualora, per un disguido postale, la nostra lettera non Le fosse giunta, o Le fosse pervenuta solo da poco, restiamo a disposizione per inviarLe la documentazione di cui sopra (…)

L’editore Pinco Pallino Tre 

Questo proprio non mi vuole mollare…

Ma almeno mi fornisce il pretesto per introdurre una regola pressoché assoluta, che mio malgrado ho imparato ad accettare:

E’ già raro un editore che ci contatta una volta. Figuriamoci due. Quando questo accade, mettiamocelo in testa, è solo perché vuole qualcosa da noi

E non è pubblicare il nostro libro.

Nero su bianco

La mia reazione?

Ho letto (appena le prime righe), non ho valutato e…

… l’ho scartato.

LA PROPOSTA “COMICA”

E’ la più bella in assoluto.

Se non altro ha il potere, ancora oggi, di farmi sorridere.

Sentite qua:

Pregiatissimo scrittore Filippo Semplici

E già qui è il caso di fermarci.

A quarant’anni suonati e con pubblicazioni all’attivo, trovo ancora difficile definirmi “scrittore”, ma evidentemente c’era già chi, quindici anni fa, era pronto a chiamarmi così. E pregiassimo, addirittura.

Che mi sia sottovalutato, per tutto questo tempo?

Mah.

Le comunichiamo che la sua Opera “XXXXX” è stata qualificata ottima dalla nostra Commissione di Lettura formata da 12 tra i maggiori Critici e Giornalisti, che hanno esaminato con particolare attenzione il testo da Lei inviatoci in lettura.

La nostra Commissione lo ha privilegiato per stile e contenuti, pertanto adatto alla pubblicazione.

Considerando che ci giungono testi da tutta Italia e che non tutto è qualitativamente pubblicabile, l’esito positivo della nostra Commissione assume un carattere di valenza che sia sprone necessario ad incoraggiarLa in questa Sua prima pubblicazione.

La tattica in questo caso è subdola e evidente:

adorare l’autore, venerarlo senza pietà, convincerlo dell’impossibile.

Addirittura che la sua opera sia stata valutata da una Commissione di lettura formata da Critici e Giornalisti (ma quando mai?).

E chi sarebbero?

Fate almeno qualche nome, magari è pure gente famosa.

Per quel che ne so, potrebbe trattarsi della Banda Bassotti o dei Tre moschettieri.

Nel Suo caso, riserviamo un trattamento favorevolissimo atto ad aiutarla nella diffusione del testo, creando tutta una serie di supporti, quale: presentazione critica, presenza nelle librerie, locandine, interviste radiofoniche e televisive (…)

L’editore Pinco Pallino Quattro

Cavolo.

Nemmeno Bruno Vespa.

Inutile proseguire oltre, direi. Il resto lo possiamo immaginare da soli.

Questa proposta è la più assurda e falsa in assoluto perché, a differenza delle altre, è veramente sleale e mira a inorgoglire il povero esordiente e convincerlo di qualità che, purtroppo, non ci sono.

La mia reazione?

Una gran bella risata, prima di mandarlo al diavolo.

LA PAROLA ALL’ESPERTO

Siccome non voglio condizionare nessuno con questo post (in altre occasione ho ribadito che non sempre l’editoria a pagamento è da scartare), ascoltiamo cosa dice Elio Pecora (poeta, scrittore, saggista) sull’argomento.

Anche se parla di poeti, il ragionamento può essere tranquillamente esteso agli scrittori.

CONCLUSIONI

Al termine di questo lungo post, spero innanzitutto di non aver annoiato nessuno, ma mi sentivo in dovere di raccontare la mia esperienza.

Solo questo.

Non esistono quindi editori migliori o peggiori, esistono contratti e scelte.

Quelle che facciamo noi.

Gli editori sono liberi di proporci quello che vogliono, e noi siamo liberi di scegliere per il nostro bene.

Tutto qua.

Abbiamo una testa con un cervello e dobbiamo farlo funzionare. Solo noi sappiamo cosa vogliamo dalle nostre storie quale percorso costruire per loro.

E adesso sarei curioso di conoscere le proposte più assurde che avete ricevuto voi.

Perché sono sicuro che ne avete ricevute, vero?

 

 

 

 

2 thoughts on “PROPOSTE… DA BUTTARE!

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