TORNEO “IOSCRITTORE”: TOP O FLOP?

10 maggio 2017

Ioscrittore

FACCIAMOCI UN’IDEA

Il Torneo letterario Ioscrittore è tra i più importanti a livello nazione.

Almeno così dicono.

E noi non abbiamo motivo di dubitarne.

Di certo è tra i più pubblicizzati e decantati e, di controverso, tra i più criticati e commentati.

Quante volte, navigando sul web alla ricerca di editori o premi letterari, ci siamo imbattuti in questo banner?

Almeno una ventina, non neghiamolo.

E se la memoria non m’inganna, lo slogan inizialmente recitava: “Se l’hai scritto, va pubblicato!.

Che è tutta un’altra cosa.

In certi periodi ce l’hanno sbattuto in faccia ovunque, mentre fissavamo le vacanze su Booking, o cercavamo l’indirizzo di un idraulico che lavorasse di domenica.

Il torneo è indetto dal gruppo editoriale Mauri Spagnol, che comprende nomi importanti e rassicuranti della grande editoria:

Longanesi, Editrice Nord, Tea e molti altri Big, che non starò qui ad elencare.

Chi volesse saperne di più, è libero di visitare il loro sito: Ioscittore.

Come recita il banner, il torneo è completamente gratuito e gode di un sistema di valutazione assolutamente innovativo.

Di nuovo:

così dicono.

MA IN COSA CONSISTE?

Per chi ancora non lo conoscesse, riassumerò brevemente i punti salienti di questo interessante e super sponsorizzato concorso:

  • Innanzitutto dobbiamo iscriverci al sito Ioscrittore e creare la nostra homepage personalizzata, specificando gusti e preferenze letterarie.
  • Successivamente dobbiamo scegliere uno pseudonimo con cui presentare l’opera e fare attenzione a non rivelare mai la nostra vera identità. Pena l’espulsione.
  • L’opera dovrà rispettare certi requisiti essenziali, quali lunghezza, stile e formattazione (il file dovrà essere presentato in solo formato RTF, per esempio).
  • Infine dobbiamo caricare le prime trenta (cinquanta?) pagine del libro sull’homepage, accompagnate dalla sinossi dell’intero volume. In pratica, una sorta di incipit (un po’ lungo) della nostra storia.

Poi:

  • A ogni partecipante, verranno assegnati quindici incipit di altrettanti concorrenti, da leggere e valutare nell’arco di due mesi.
  • I giudizi dovranno essere espressi sia in forma numerica (per ortografia, personaggi, dialoghi, originalità), che scritta.
  • Alla prima scadenza saranno tirate le somme e verranno premiate trecento opere, che entreranno così in finale.
  • A questo punto, ogni autore (squalificato e non) potrà conoscere i giudizi ricevuti, per prendere visione del parere complessivo sul proprio lavoro, al fine di migliorarsi.
  • Prima di accedere alla seconda a fase del torneo, saremo liberi (se ancora in gara) di rimettere mano all’opera e modificarla in base ai suggerimenti ricevuti.

Terminata la prima scrematura, si riparte:

  • Dieci opere complete, stavolta, da valutare in cinque mesi.
  • Stessa storia: leggere e giudicare secondo i medesimi criteri dell’incipit.
  • Al termine, saranno decisi i dieci vincitori, che otterranno la pubblicazione dell’opera in ebook con il marchio di Ioscrittore.
  • Tra di loro, uno soltanto otterrà la pubblicazione in cartaceo, col marchio di una delle case editrici del gruppo.
  • Verrà inoltre premiato anche il miglior lettore.

E questo è tutto.

Più o meno.

I PREGI

Indipendentemente dall’idea che ci siamo fatti, questo torneo ha dei pregi innegabili.

Innanzitutto è gratuito.

Teniamo conto che ci troviamo davanti a marchi editoriali storici, che in una pubblicazione fanno la differenza. Sul serio.

Stiamo parlando di editori capaci di cambiarci la vita.

Alcuni dei vincitori assoluti delle vecchie edizioni, oggi sono autori a tempo pieno, più o meno affermati.

E poi c’è questa novità del lettore-giudice.

Essere valutati da altri come noi e poter fare altrettanto, mi sembra un’idea che può funzionare.

Almeno teoricamente.

In questo caso siamo lontani dalla mentalità editoriale del nome famoso, della storia commerciale e di certe pretese stilistiche o di contenuto.

Siamo finalmente a contatto con gente come noi, con la stessa freschezza e voglia di mettersi in gioco.

Potenzialmente, una squadra di primi lettori al nostro servizio.

Lettori veri, genuini, anonimi, e non “ammaestrati” come talvolta sanno essere gli editori.

Per una volta, sembra davvero che il potere sia in mano al popolo.

Ma…

diamo un’occhiata anche ai difetti.

I DIFETTI

C’è chi dice che questo torneo serva solo a tenere lontano gli scocciatori.

No, non sto parlando dei venditori porta a porta (con tutto il rispetto), e nemmeno dei telefonisti asfissianti (rinnovo il rispetto).

Sto parlando di noi.

Gli esordienti.

Quegli autori noti per rompere le scatole a tutti, finché non trovano qualcuno che, disperato, acconsente a pubblicarli.

E che adesso pretendono anche  di scassare ai grandi editori, ma pensa tu.

Scherzi a parte, uno degli aspetti più contestati è proprio questo: l’idea che il torneo nasca per liberare le scrivanie delle Big, da quintali di manoscritti che non avranno mai il tempo di leggere.

Possiamo tranquillamente fare una prova:

contattiamo uno dei marchi del gruppo, e chiediamo se accettano testi in lettura.

Nel novanta per cento dei casi, ci sentiremo rispondere:

“Iscriva l’opera al torneo. Lo conosce?  E’ una buona occasione”.

E tanti saluti.

Un’altra critica riguarda i vincitori.

C’è chi sostiene che vinca solo colui che arriva al cartaceo, pubblicato con il marchio di una delle case editrice del gruppo.

I dieci restanti, dovranno accontentarsi di un ebook accompagnato solo dal logo Ioscrittore che, per chi non lo conoscesse, rappresenterebbe il nulla assoluto.

Sarà… ma io avrei pagato per essere tra quei dieci!

Infine, la questione dei lettori-giudici.

Di nuovo.

Eh, già.

Perché se nell’idilliaco immaginario collettivo

siamo finalmente a contatto con gente come noi, con la loro freschezza e voglia di mettersi in gioco.

(Filippo Semplici)

saremo anche a contatto con gente che tira solo a fregarci.

E no, non ho usato una parola a caso.

Fregarci.

MA NO! E PERCHE MAI?

Perché almeno la prima fase, è una vera e propria guerra.

Senza esclusione di colpi.

Ci troviamo nel bel mezzo di una battaglia dove possiamo solo sperare di incontrare un nemico onesto e leale, anche se combattivo, e non di quelli che ti pugnalano alle spalle.

Perché tutto può accadere, e non sto parlando a vanvera.

Si comincia da lettori-giudici che non esitano ad assegnarci un basso voto solo perché il genere non è di loro gradimento, per passare a chi ci boccia perché abbiamo dimenticato una virgola, e finire ai veri e propri troll:

Un troll, nel gergo di internet e in particolare delle comunità virtuali, è un soggetto che interagisce con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.

Wikipedia

Ovvero, ambigui personaggi che distruggono la nostra opera con commenti insensati, e voti che oscillano dallo zero all’uno.

E ti portano alla squalifica.

O quasi.

Fortunatamente, sembra che ultimamente l’algoritmo che analizza la selezione dei voti, sia stato tarato per riconoscere e arginare questo triste fenomeno, però non possiamo sapere con certezza se funzioni oppure no.

E comunque, tutto sta alla serietà dei partecipanti.

Come sempre, e ovunque, nella vita.

A proposito:

vi ho detto che ho partecipato alla scorsa edizione?

No, non ve l’ho detto.

Be’, ve lo dico adesso.

LA  MIA ESPERIENZA

Non mi sono piazzato tra i dieci vincitori, naturalmente, mi sono limato a essere tra i trecento finalisti, il che, considerato che eravamo quattromila, mi è parso comunque un ottimo risultato.

E vorrei condividere con voi i giudizi ricevuti sul mio thriller, tanto per farvi capire che cosa possiamo ottenere da questo concorso.

A onor del vero, ci tengo a specificare che i mie lettori-giudici hanno dimostrato un’onestà letteraria veramente indiscutibile.

E io non posso che ringraziarli.

Tuttavia, potremo vedere assieme come gusti, idee e commenti a volte differiscano totalmente da un lettore all’altro, lodando e criticando praticamente le stesse cose.

Sotto ogni giudizio ho riportato un mio breve commento.

GIUDIZIO UNO

Voto 7 / Ne “XXX” – titolo che personalmente rivedrei – aleggia un clima che ricorda certi romanzi schizofrenici di Tiziano Sclavi, tesi del resto confortata dallo pseudonimo scelto. Persino la toponomastica – Vallombrosa, Petrognano. Barberino val d’Elsa, Borgoladro – riecheggia, in un certo senso, lo stile del suddetto, da sempre attento a trasfigurare sotto il suo personalissimo filtro una certa provincia italiana, rassicurante e pervasa di normalità solo in apparenza.

La trama è ad ogni modo quella tipica dell’horror psicologico e allucinatorio, dove nulla è come sembra, all’inseguimento claustrofobico di uno scioglimento delle vicende, col lettore che alla fine non potrà che uscirne orrendamente spiazzato.

Come il protagonista stesso, vittima della propria mente. E l’intuizione che Sclavi c’entri parecchio in questo psicodramma, sembra essere suffragata anche dalla frase seguente, a pagina 11: «Orlando era un accanito lettore di fumetti e avrebbe sacrificato il braccio destro per la sua collezione di Dylan Dog.» Un’“orripilante” prova del nove, è innegabile.

Quanto alla scelta del nome «Johnny» per il personaggio scomparso dal paese da piccolo, ho pensato, visti anche i contesti similari, a una citazione di Johnny Favorite, l’ex cantante cercato dal detective del film “Angel Heart – Ascensore per l’inferno”, di Alan Parker, ignaro in realtà di essere proprio lui, la persona che sta cercando.

COMMENTO:

In questo caso il mio giudice ha assegnato un buon voto.

Sembra aver capito abbastanza della mia personalità (lo confesso: sono un Dylandoghiano convinto), e aver colto nel testo ogni riferimento possibile al mio fumetto preferito e ai miei gusti letterali.

Per il resto, l’analisi della storia, della trama e dei suoi personaggi, è quasi assente.

Ma con un bel sette in tasca, non ho di che lamentarmi.

GIUDIZIO DUE

Voto 6 / Molto originale la storia, ben intrecciata la trama tanto che , nonostante la lunghezza, ho letto il romanzo velocemente, perché mi ha coinvolto e incuriosito in ogni pagina .

E fin qui il giudizio è positivo. Ma… Mi sono chiesta il perché di una scrittura ricca lessicalmente, fluente che denota abilità e competenze da parte dell’autore, accanto a continui e ripetuti errori ortografici e sintattici che compaiono dalla prima pagina e che non sembrano essere dei semplici refusi, a cominciare da quell’errore/orrore di pag. 3 (qual è con l’apostrofo!) ripetuto alle pagine 166, 310 351, 367. E poi il pronome LI invece del corretto GLi (pag. 29). E ancora il pronome gli invece di le (pag. 209). E l’uso sbagliato dell’apostrofo in qualcun’altra (pag.26) e qualcun altro (pag.289), o un ‘unica (pag. 241), e un’alibi(pag. 251) e un automa(pag. 325) un ‘indagine (pag.216). Gli errori non hanno risparmiato gli accenti: qua (pag. 19 e 200) dà (pag. 53 e 335), sé (pag. 14), su (pag. 42). E vocaboli non adeguati (il promontorio è un rilevo /penisola che si protende sul mare) (e come è diverso da eccome – pag. 18 e 54) ( di fronte è meglio scriverlo staccato , pag. 192, 206,261, 296, 336, 396) , l’ausiliare di equivalere è essere non avere (pag. 296).

Il cambio dal passato prossimo al passato remoto (pag. 362) e una serie interminabile di veri e propri refusi che hanno tagliato accenti alle terze persone singolari dei passati remoti, eliminato virgole, dimenticato parole o scambiato lettere, che non sto ad elencare. Altre critiche: alcuni pensieri banali (pag. 61) e descrizioni scontate (il carattere dei personaggi (pag. 14…). Troppo lunga la descrizione dell’avvicinamento al paese , troppo didascalica la spiegazione della dottoressa ma soprattutto troppi tratti troppo truculenti e truci nella prima parte, tanto da sospettare un piacere morboso da parte dell’autore nel dilungarsi, soffermarsi in particolari violenti e sanguinolenti. (Ma probabilmente a molti lettori invece piacerebbero…).

Non sarebbe stata infatti sufficiente la violenza di gruppo sulla povera Elise -anche se immaginaria- invece di esagerare con le torture e le mutilazioni? E a proposito di mutilazioni, che fine ha fatto il dito di Orlando? E anche la sua vendetta che si è articolata in 11 omicidi uno diverso dall’altro, doveva comunque essere così particolareggiata?

Ho finito con le critiche ed ora passo agli apprezzamenti: la ricchezza di particolari crudi, (anche se a me non è piaciuta) l’intreccio complesso ma ben costruito, l’atmosfera misteriosa, il finale a sorpresa , il genere misto (noir, fanthasy, amore, horror …), l’ambientazione toscana sono i punti di forza di questo romanzo tanto da farlo diventare in futuro un possibile best seller (vuole essere un augurio!) (per certi versi mi ha ricordato “un tranquillo weekend di paura”) a patto che l’autore ripassi un po’ il suo libro di grammatica delle medie (ma solo alcune pagine!).Comunque, bravo! E scegli un altro titolo.

COMMENTO:

Be’, cavolo.

La sufficienza me la sono meritata, ma a quanto pare, solo per un pelo!

Vorrei giustificarmi con la mia attentissima lettrice, oltre che ringraziarla dei consigli:

è vero, ci sono degli errori di ortografia e grammatica, e delle banalità.

Alcuni sono stati commessi per distrazione, altri per fretta, altri per ignoranza (perché no? Non sono mica un professore di lettere).

Ma molti sono dovuti alla formattazione del testo che ha sfalsato, più di una volta, spazi, caratteri e accenti, senza che me ne fossi reso conto.

Tuttavia, un bell’applauso alla mia giudice.

Basta guardare l’esame critico che ha fatto, con tanto di note, appunti e numeri di pagina, per capire quanto si sia impegnata.

Se Ioscrittore permette di trovarsi a confronto con persone così, allora iscriviamoci senza pensarci due volte.

GIUDIZIO TRE 

Voto 6 / Congeniato bene, con i tasselli che s’incastrano (com’è fondamentale nel genere), ma non supportato da scrittura e strutturazione adeguate.

Anche soprassedendo sui numerosi errori grammaticali e sintattici (“senza la più minima idea di cosa fare” -pag 259; “su” accentato; “quando aveva rincasato” – pag 164), la narrazione appare troppo schematica: gli abitanti di Borgoladro, ad esempio, vengono descritti tutti, subito e con una sorta di scheda professional-anagrafica; il lettore, quindi, si ritrova a doverli focalizzare immediatamente; e così, nella migliore delle ipotesi, ci si ricorda della vecchia da cui tutto ha origine, dell’enorme capo e forse del barista.

Altra nota dolente è rappresentata dalla “confessione” di Brunetti: se si decide di utilizzare la prima persona, il racconto deve rispecchiare la personalità e lo stato d’animo del personaggio, non può avere i ritmi e il vocabolario del narratore.

Per quanto riguarda l’ultima parte, non si capisce perché continuare a identificare come Orlando un personaggio che, per ammissione sia del Brunetti che del carabiniere che ha ricevuto la telefonata, si sa già che è una donna: o si svela l’arcano alla fine (e quindi si omettono i due riferimenti di cui sopra) oppure non ha senso perseverare in un “inganno” che non è più tale.

COMMENTO:

In questo caso, leggendo il giudizio, mi sarei aspettato un’insufficienza, invece non è stato così.

A parte i soliti errori ortografici, il mio giudice analizza aspetti della storia che evidentemente non lo hanno convinto, e lo fa in modo serio e professionale, anche se più breve del precedente.

GIUDIZIO QUATTRO

Voto 5 / Mi scuso per la schiettezza, ma il romanzo non mi è piaciuto affatto.

In realtà ho letto la prima parte con un certo interesse per la situazione paradossale che veniva presentata, ma poi a partire dalle torture di Elise e di Orlando mi sono stancata di tutto quel sangue e del ripetersi di scene di violenza insensata.

A maggior ragione rimango delusa quando, proseguendo la lettura, scopro che quanto è stato raccontato fin qui è frutto del delirio allucinatorio di Elise a causa della sua sindrome. Il fenomeno della personalità multipla non mi affascina, ma poi qui viene descritto in modo didascalico e, per me, noiosissimo quando entra in scena la dottoressa.

Troppe ripetizioni di intere parti e troppe spiegazioni. Dall’esordio grottesco al surreale (Borgoladro, paese di spettri) al dialogo tra Laura e il Bicci, alla improbabile storia di Carlo Brunetti fino all’arresto di Elise e il suo ritorno a Borgoladro, questa storia ingarbugliatissima non mi coinvolge anche se l’autore si sforza di ricomporre il tutto, riuscendo talvolta in qualche pagina a creare alcuni effetti a sorpresa. Suggerirei una scrittura più aderente al reale nell’articolare trama e personaggi.

COMMENTO:

Ahia… ecco la prima insufficienza.

Qui possiamo iniziare a notare le prime discrepanze tra i commenti.

Secondo la mia giudice, la storia è troppo ingarbugliata, quando gli altri parevano averla apprezzata proprio per questo.

Inoltre è infastidita da alcuni dettagli che la disturbano (scene violente) e l’argomento che non la appassiona (sdoppiamento di personalità).

Al di là delle critiche, che ritengo pienamente appropriate, credo anche che la mia giudice non sia appassionata di thriller.

GIUDIZIO CINQUE

Voto 7 / Bella trama scritta bene e scorrevole. Personaggio/i principale/i molto riuscito/i.

L’idea di divider il libro in macro sezioni ( specialmente dalla prima alla seconda) non mi è molto piaciuta e all’inizio la sensazione di leggere una altra storia infastidisce, ma sono inezie che si superano dopo poche pagine, problema più grosso è lo “piegone psicologico finale”, risulta troppo specialistico e accademico.

Così come non va il rivivere così di preciso gli avvenimenti con occhi nuovi della protagonista… un po’ troppo lungo e si perde l’effetto stupore che viene spostato troppo indietro rispetto alla conclusione ( lo stupore del paranormale è leggermente meno forte di quello psicologico del protagonista, forse perché il sentore di una tale svolta “spettrale” si sente nell’aria sin da quando si legge la data del giornale nel Bar dello Sport (anche se a onor del vero si perde di vista grazie al massacro, forse un po’ troppo cruento e prolungato)).

L’idea di fondere tematiche occulte con mentali mi piace molto ed è vincente. Io avrei fatto vincere il paese rispetto al bambino ormai uomo fuggitivo, oppure avrei lasciato il finale aperto… ma sono solo gusti personali.

Forse non sembrerà dalla lunga lista di considerazioni, ma ti assicuro che il romanzo mi è piaciuto parecchio, molto… se mi sono dilungato così tanto è perché penso che con qualche modifica lieve risulterà ancor più fantastico… Complimenti

COMMENTO:

Meno male.

Una boccata d’ossigeno.

Anche qui siamo di fronte ai soliti difetti, ormai appurati: scene troppo cruente e passaggi poco credibili.

Va bene, ho capito.

La prossima volta scriverò un Harmony.

Si prosegue con altri appunti personali e qualche consiglio.

La trama e la scrittura, in questo caso, sono buone e scorrevoli.

GIUDIZIO SEI

Voto 5 / La coppietta in viaggio e destinata al massacro in un piccolo e innocente paesino di provincia (variazione sul tema di “Un tranquillo weekend di paura”) l’abbiamo tante volte vista aprire gli episodi di “Dylan Dog” e “Dampyr” (in effetti più avanti sembra richiamata esplicitamente la storyline del Dio Cannibale Thorke e la menzione ad un “equilibrio” restaurato) per morire una manciata di pagine più in là.

Prima parte. Plot, ambientazione e sviluppo assolutamente intriganti (solo l’utilizzo di Charlie Brown appare pretestuoso e per niente funzionale allo sviluppo; solo nella seconda parte acquisirà significato, ma nel delirio non ha un reale spazio narrativo). Mi permetto di consigliare il tempo Presente all’Imperfetto e al Passato Remoto (che spesso si alternano senza soluzione di continuità, e danno spazio a forme desuete come “sedé”): renderebbe più immediata e avvincente una storia così angosciante; bastano già i nomi fiabeschi (Borgoladro, Vallombrosa, Malcuori, più i nomi delle vie e delle piazze) a trascinarci in una dimensione onirica.

Spesso il soggetto dell’azione non viene nominato e genera confusione (più avanti si potrebbe rintracciare una motivazione “psichica”, ma troppo tardi per non farli sentire come errori); e le dissertazioni, per quanto brevi, utili a illuminarci sul background dei due innamorati, in realtà allentano la tensione emotiva che la caccia all’uomo ha scatenato (da “Non aprite quella porta” a “Cane di paglia” per finire con “Il corvo”).

Il momento della vendetta notturna, oltre che perdere in verosimiglianza (come fanno i vicini a non sentire le urla dell’Assunta?), risulta una sequenza veloce e frettolosa soprattutto per l’enorme numero di vittime e l’improvvisa totale padronanza del territorio acquisita magicamente dall’Orlando furioso: proprio nessun imprevisto prima della resa dei conti finale?

Seconda parte. Il montaggio alternato e la sapiente scelta delle parole (al netto di qualche ridondanza) è una sequenza da maestro del brivido che ci porta nei territori di “Shutter Island”, “The Ward” e “Sucker Punch”. La struttura si sfalda, moltiplica i punti di vista, ci immerge a 360 gradi nell’intreccio, sorprendendoci pagina dopo pagina (nonostante il tipo di risoluzione non sia appunto originale).

La verosimiglianza accusa il colpo anche qui quando scopriamo che il cadavere di Orlando, dopo giorni, è ancora lì per far “rinsavire” la colpevole. Pochi refusi (“si sistemò capotavola”, “difronte”, “quale di Elise”, “averne parlarne”, “presero ad uscirono”, “copro” anziché “corpo”, “piantata buone radici”, “il resto dei suoi giorno”), ma generalmente ben scritto e concepito.

Colpi di scena ben orchestrati consentono di trasferire in ambientazioni a noi familiari un tipo di narrativa che ha avuto più presa sull’immaginario americano, e solo per questo, appunto, manca in fondo di un’idea veramente originale.

COMMENTO:

Giudice molto attento e critico.

Ha saputo individuare certi aspetti negativi che oggi condannerei anch’io.

Leggendo il suo giudizio non verrebbe da pensare a un’insufficienza, ma invece è così.

Pazienza.

GIUDIZIO SETTE

Voto 7 / Forse tra le migliori assegnazioni che mi siano capitate, questo romanzo è stato indubbiamente scritto da una persona che ci sa fare. Ma andiamo per ordine.

Il punto di forza per me è la scrittura. Corretta e fluida, difficilmente diventa pesante. Solo alla fine ho notato un rallentamento, probabilmente dovuto alla necessità di spiegare come sono andate le cose. I dialoghi sono buoni, realistici, e i personaggi sono caratterizzati abbastanza bene. La qualità che maggiormente devo riconoscere all’autore (o autrice) è stata quella di non perdersi nella trama complicata che è andato a tessere.

Nonostante questo, è nella trama che ho trovato il punto debole del romanzo.

Mi spiego meglio. La trama è intricata e anche abbastanza originale, ma in certi tratti della lettura, soprattutto quando diventa chiaro che tutto (o quasi tutto) quello che è successo non è altro che un’immaginazione della protagonista, mi sono chiesto spesso “E questa cosa come la spiegherà?” Il merito che do’ all’autore è che non dimentica mai le cose lasciate in sospeso, e gli interrogativi che vengono al lettore vengono ripresi e sviscerati tutti.

Allo scrittore la mia ammirazione per non aver lasciato nulla al caso. Il problema è il come queste cose sono state spiegate. Mentre mi scervellavo nel pensare come certe cose potessero trovare spiegazione, non trovavo altre soluzioni oltre al soprannaturale, ed è stato infatti il soprannaturale a spiegare tutto, alla fine. Non c’era altro modo di dare risposta all’interrogativo: “se era tutto nella mente di Elise, come faceva a conoscere Johnny?”. Giusto per citare quello che più mi ha dato da pensare.

Il problema è che non a tutti può piacere questo tipo di spiegazione. Io, per esempio, l’ho trovata una forzatura. In realtà, molti eventi trovano delle spiegazioni un po’ forzate, è una cosa che appartiene un po’ a tutto il romanzo. La decisione dell’autore di incentrare la storia su un qualcosa che non è realmente accaduta, rende tutta la struttura un po’ fragile e appesa a un filo. Traballante, ma non cedevole.

Anche spostare un solo tassello di questa storia però, rischia di far crollare tutto, quindi non c’è modo di cambiare le cose e renderle più solide. Questa è la storia che l’autore ha partorito, e questa sua caratteristica la rende secondo me più esposta a pareri contrastanti. Ciò non toglie che sia stata scritta abilmente. Complimenti.

COMMENTO:

Forse uno dei giudizi più belli che ho ricevuto.

Il giudice in questo caso sembra apprezzare molto la scrittura e, di nuovo, la complessità della trama, anche se forzata in certi punti.

Sembra inoltre essersi posto molte domande durante la lettura, il che significa che ne è rimasto coinvolto.

E questo non può che farmi piacere.

GIUDIZIO OTTO

Voto 5 / Il giochino del “I’Johnny” è interessante, ma alla fine stanca.

La prima parte infatti è troppo lunga e troppo carica di avvenimenti per non chiedersi come mai Orlando ed Elise siano finiti in una simile situazione. E il fatto di non avere risposte è frustrante.

A mio parere è necessario introdurre qualche elemento che dia al lettore la sensazione di leggere qualcosa che non sia solo fine a se stesso, anche perché in tutta la prima parte lo schema narrativo si accartoccia su se stesso ripetendosi quasi all’infinito: smarrimento -> pericolo -> prigionia -> tentativo di fuga -> prigionia. E alla fine la vendetta.

Dal punto di vista tecnico ci sono da migliorare i dialoghi tra Orlando ed Elise, che allo stato attuale sono un punto molto debole: poco verosimili, suonano forzati e fasulli. La trama della prima parte, per i miei gusti, è troppo rozza e volgare. Mi aspettavo un giallo, magari con una vena di horror, e mi sono trovata in un pulp degno del peggior Tarantino.

Decisamente meglio la seconda parte, quando lo splatter lascia il posto al mystery e all’indagine, sia introspettiva sia ufficiale. Buona l’idea di introdurre la figura di Laura, questa sì verosimile e concreta, che dona un po’ di equilibrio a un testo altrimenti troppo onirico. Meno buona la terza parte, con il lungo infodump sullo sdoppiamento di personalità, di cui non si sentiva il bisogno. L’epilogo lascia molte porte aperte, ma forse in fondo va bene così.

Nel complesso è un romanzo che mi ha incuriosito, e che dopo un po’ di fatica iniziale, ho letto con piacere fino alla fine.

COMMENTO:

In questo caso, al mio giudice non è piaciuta la prima parte, ma ha apprezzato la seconda, che in altri giudizi era stata ritenuta troppo “pesante”.

Per il resto, un bel cinque.

GIUDIZIO NOVE

Voto 4 / Avendo in precedenza letto l’incipit, nutrivo grosse aspettative, ma ci sono molti punti che non mi convincono.

Innanzitutto, ho rilevato tante piccole imprecisioni. L’abuso della punteggiatura, un solo punto interrogativo e un solo punto esclamativo, meglio evitare questi simboli grafici: “?!?”. La presenza di refusi disseminati un po’ in tutto il testo. Es. “E’ comune ha ragione lei”. La “E’” con l’apostrofo invece della corretta “È”. “Un aggressione” scritto senza apostrofo. “L’aggressore se né andato” ma “né” è una negazione, qui è corretto scrivere “se n’è andato”. Molte parti del testo sono poco scorrevoli.

Spesso sembra che si riporti una “scheda dei personaggi” senza mostrarli veramente al lettore, il quale deve essere poi libero di esprimere un suo giudizio in merito. Es. “Era sempre stato un ragazzo docile, con la testa sulle spalle, che preferiva il dialogo allo scontro e non per mancanza di coraggio o prestanza. Credeva fermamente che la ragione e l’intelletto fossero tutto ciò che distingueva l’uomo dall’animale”.

In altri punti il testo soffre dell’effetto “raccontato” a discapito di “un’azione”, che dovrebbe farci desumere da soli perché un personaggio si comporta in un determinato modo. Es. “oggi è più facile scegliere di vivere in un mondo senza Dio, perché ci rende liberi dai sensi di colpa; per questo lui abbracciava la croce”. Uso di riflessioni troppo colte e non adeguate allo status dei personaggi. Es. Quando il Giuntini e il Malcuori pensano di aver trovato il nascondiglio del Johnny in mezzo ai cespugli, il punto di vista è quello dei due paesani, il narratore onniscente però ci propone una citazione troppo istruita: “Dopotutto non era stato Leopardi a scrivere che La natura é una madre crudele?”.

In alcuni punti il testo risulta confuso. Es. Qui seguiamo il punto di vista di Orlando: “Non sei più tu ma il virus stesso”, quindi lui è il virus, dopo poche pagine la considerazione muta in “Borgoladro è il virus e TU l’antidoto”. In più ho trovato un tentativo fin troppo evidente di inculcare una morale, ma questa non può essere scritta con l’intenzione di insegnarla.

Spetta al lettore comprendere il romanzo e carpirne anche i significati più profondi. Gli esempi sono tanti, ne riporto uno breve: “Siamo quello che siamo. Siamo quello che diventiamo”. Persino Esopo, che esplicitamente comunicava una morale, ci spingeva da soli a ricercare il messaggio. Viene commesso il più banale e fastidioso degli errori, i personaggi che cambiano di nome/cognome. Es. “Elise Gradon” diventa “Elise Thomas”. Infine, quando il signor Brunetti, evidentemente scosso, chiama la polizia per denunciare l’aggressione subita, incredibilmente l’uomo delle forze dell’ordine racconta quali sono le indagini in corso su Orlando, ma divulgare argomenti di carattere riservato può essere causa di sospensione dal servizio, in più, elencando tutti i capi d’accusa non ancora verificati, non tranquillizza per niente una persona già terrorizzata.

COMMENTO:

Be’, qui c’è poco da commentare.

Un quattro in pagella, significa che al mio giudice ha fatto schifo.

GIUDIZIO DIECI

Voto 7 / Stephen King in Val d’Elsa, Horror casareccio toscano.

Una giovane coppia di turisti capita in un borgo sperduto e si scatena la violenza degli orridi paesani che “riconoscono” nel giovane un certo Johnny a cui debbono farla pagare .

La sinossi parla di “aggressioni e umiliazioni”, in realtà Orlando viene fatto azzannare da un cane, gli viene amputato un dito, viene colpito da una fucilata e scaraventato in una scarpata; Elisa dopo essere stata offerta in pasto ad un maiale (che però è inappetente) subisce uno stupro di gruppo e viene uccisa a colpi d’ascia… Il massacro sadico e brutale si conclude con la feroce vendetta del “furioso” Orlando che, sopravvissuto, stermina tutti i paesani e se ne parte alla ricerca del misterioso Johnny per chiudere i conti.

Visto che non mancano lettori dallo stomaco forte e amanti del genere (direi Horror/Fantasy più che Mistery/Thriller), il loro interesse è risvegliato e non mancano alcuni indizi che affiorano per far capire che la storia non finisce là, che c’è qualcosa sotto… Quindi si vuole andare avanti per sapere come andrà a finire.

C’è un’altra donna, Laura, amante di Orlando, che non avendo notizie si rivolge ai carabinieri. Questi si muovono e, nel borgo, scoprono solo Orlando, morto. La spiegazione (che occupa la parte restante del romanzo ed è supportata dal personaggio di una giovane e sveglia psichiatra) consiste nel fatto che Elise, affetta da un grave disturbo della personalità, ha ucciso Orlando, impazzita dopo aver scoperto la sua relazione con Laura: tutto ciò che si è svolto nel borgo è un fantasia delirante sviluppatasi nella mente di Elise, la quale, assunta la personalità di Orlando, trova il Johnny, “origine” della storia, ma, invece di ucciderlo, lo grazia.

Quest’ultimo personaggio conclude il romanzo con un risvolto ulteriore: torna al borgo ed incontra i “fantasmi” dei paesani che in effetti, nella loro vita, si erano macchiati di orrendi delitti e di sacrifici satanici, ai quali il Johnny, da piccolo, era sfuggito: I fantasmi vorrebbero chiudere il rituale con la sua morte ma ecco che, letteralmente, dal cielo discende Orlando che, circonfuso dalla luce divina, li incenerisce.

L’ inserimento dell’elemento religioso (i protagonisti non fanno mistero della loro fede) in un contesto di questo tipo potrebbe essere considerato, per quanto ne so, un elemento di novità. A proposito di Elise/Orlando che viene trovata dai carabinieri davanti alla casa di Johnny, la sinossi dice:”Orlando non è altro che Elise, vittima di uno sdoppiamento di personalità, che una volta scoperto il tradimento, l’ha ucciso”. Detto così è un po’ criptico ma, purtroppo, nella scrittura (che nel complesso è corretta e scorrevole) non sono pochi i casi in cui, per lo scorretto uso dei pronomi o della punteggiatura, il senso risulta poco chiaro.

COMMENTO:

Qui il mio giudice si limita a fare un riassunto della storia, più che commentarla.

Ma il fatto che mi paragoni a uno Stephen King toscano, è il massimo a cui potevo aspirare.

Sperando che King non si offenda.

Per fortuna, il Maine è lontano.

GIUDIZIO UNDICI

Voto 6 / Lontanissimo dal genere di romanzi e fiction che possono piacermi, cercherò di valutare il tuo romanzo per gli aspetti tecnici.

Vari refusi, circa uno ogni tre pagine, certe volte di più. Scusa, non riesco a segnalarteli tutti, ma con una rilettura li troverai facilmente. Esempi: nel corsivo iniziale c’è un “qual’è”, con l’apostrofo, errore grave che poi si ripete (tale e quale non si apostrofano). A p. 53 due concordanze sbagliate: della persone, certe situazione. P. 58: averne parlarne. I nomi dei paesi: alcuni minuscoli e altri maiuscoli. A p. 192 scrivi Elise Thomas ma prima e dopo scrivi Elise Gardon.

Credo ci sia poca cura, forse lo hai finito in fretta e non lo hai riletto. Nelle spiegazioni, abuso di frasi fatte. “Ora sì che erano davvero nei guai”, “La paura, quella vera”, ripetute ogni pagina. Le scene sono ben descritte, arrivano la paura e l’inquietudine, ma paradolssalmente vengono smorzate dalle continue spiegazioni. Sono in una situazione assurda, inquietante e pericolosa. Ovvio ed evidente. Non c’è assolutamente bisogno di ribadirlo continuamente, fa perdere tutto l’effetto (oltre a essere fastidioso, sembra di sentire la voce narrante che sta lì a dirti: “Hai capito bene? No, perchè c’è proprio d’aver paura”).

Giudizi, continui giudizi che guidano il lettore. Hai un’ottima capacità di visualizzare le scene e descrivere le sensazioni fino a convolgere il lettore. La trama c’è, è ben strutturata, e i protagonisti si vedono, sono tridimensionali. A dispetto di questo, c’è tanto da tagliare secondo me. Tutti i giudizi, le ripetizioni, ti portano a vedere l’autore dietro la storia allondanandoti dalla stessa.

Ed è un peccato, visto che, appunto, la storia è forte. La storia si commenta da sola, non c’è bisogno di star lì a guidare il lettore. Basterebbe raccontare i fatti. La parte della pschiatra mi sembra fatta molto bene (non sono del mestiere, ma sembra buona). L’unico neo che vi ho riscontrato è il bisogno, anche lì, in qualche modo, di sfoggiare il sapere.

Quando la dottoressa racconta degli altri casi, per esempio. Ovviamente è una sensazione, quella dello sfoggio, che ho ricavato, ma è fastidiosa e persistente. Tra l’altro il troppo spiegato, giudicato, etc, fa perdere il ritmo alla narrazione. E anche qui è un peccato, perché hai un talento a tenere un buon ritmo e la tensione alta.

Avrei fatto finire il libro un capitolo prima, sul ristabilimento dell’equilibrio, perché mi sembra che la panoramica sui personaggi sopravvissuti nulla aggiunga alla storia. Smussato da queste piccole imperfezioni, credo che il tuo romanzo possa trovare un suo pubblico. E te lo auguro.

COMMENTO:

Una bella sufficienza.

Il mio giudice in questo caso ha notato aspetti tecnici che più meno tutti hanno segnalato, sottolineando anche l’intrusione dell’autore onnisciente.

Quel maledetto, mi segue ovunque.

Per il resto, il giudizio è limpido e schietto.

TIRIAMO LE SOMME

Che cosa abbiamo imparato da tutto questo?

Sostanzialmente, credo, che ogni lettore segue i propri gusti, opinioni e metri di giudizio.

Com’è giusto che sia.

Quello che può sembrare un testo da otto, a qualcun altro può sembrare da quattro, e viceversa.

Al di là degli errori incontenstabili, c’è chi ha trovato il mio romanzo fantastico e chi pessimo, e naturalmente stiamo parlando di un’opera imperfetta, che può tranquillamente meritarsi pareri così contrastanti.

Tuttavia ringrazio sentitamente i miei giudici per l’onestà e la lealtà con cui hanno valutato ciò che ho scritto.

Per me è stato un privilegio, e dico sul serio.

Non ho mai dubitato, neppure un istante, della loro buona fede e neppure ho cercato di difendermi con frasi banali come: “Non hanno capito il mio testo”.

Tutt’altro.

L’hanno capito e giudicato non abbastanza convincente.

Tutto qui.

TEORIE “X FILES”

Ma davvero un colosso come il gruppo Mauri-Spagnol, lascerà decidere le sue pubblicazioni a lettori/scrittori potenzialmente inesperti o poco affidabili?

Davvero metterà nelle loro mani il proprio destino e la propria reputazione?

Be’, pensiamoci un po’, ma io credo di no.

Dopotutto, per loro stessa ammissione, in un articolo apparso nel blog sul sito Ioscrittore, spiegavano che i loro editor entravano in gioco nell’analisi delle cinquanta opere con i migliori voti tra le trecento finaliste.

Quindi, che ci piaccia o no, lo zampino dell’editore, alla fine c’è.

E se vogliamo essere onesti, almeno intellettualmente, dobbiamo ammettere che è saggio, da parte sua.

PREMI DI CONSOLAZIONE

Ovvero quelli che ho vinto io.

Premi morali, s’intende, perchè il torneo non ne prevede.

Ben tre:

 

IL PRIMO

Una delle migliori opere che ho avuto in valutazione, è risultata tra i dieci vincitori finali.

Questo, oltre a rendermi felice per l’autrice (che ho conosciuto su FB), mi regala la soddisfazione di pensare che forse, di libri, un po’ me ne intendo.

Perlomeno, se non so scriverli, so leggerli!

IL SECONDO

La stessa opera con cui ho partecipato al torneo, nello stesso periodo l’ho sottoposta all’editing da parte di uno scrittore professionista famoso.

Tra gli errori (ben più gravi) che sono saltati fuori, anche quelli riscontrati con dovizia di particolare e note, dai miei lettori-giudici.

A conferma che avevano fatto un buon lavoro.

E che non mi sbagliavo sulla loro buona fede.

IL TERZO

Il mio romanzo, attentamente revisionato e modificato (praticamente irriconoscibile) ha trovato una sua collocazione editoriale e in estate vedrà la luce, pubblicato da Delos Digital.

E qui non vado oltre, per il timore di annoiarvi o apparire pedante.

Tanto, quando uscirà, vi farò una testa così.

CONCLUSIONI

La mia esperienza personale è stata positiva.

I punti di forza di questo torneo sono anche i suoi punti deboli ma, come per tutte le cose nella vita, sta a noi trasformarlo in qualcosa di utile davvero.

Come?

Con lealtà e onestà verso chi è più bravo di noi.

Aiutandolo a salire, e non cercando di abbatterlo.

E a proposito…

qualcuno di voi si è riconosciuto nei giudizi che ho riportato?

Perché sento che tra di voi potrebbero nascondersi i miei giudici!

4 Comments

  • C. Bellini Artioli (Alexander Kainz) 11 maggio 2017 at 8:20

    È stato un piacere leggere questo resoconto/recensione, mi ci sono molto ritrovato. Anche perché il “Giudizio 5” mi risulta “familiare” 🙂 . È stato un piacere leggere il tuo libro, uno dei voti più alti che ho dato.
    Il mio risultato al torneo è stato simile al tuo e come consolazione ( forse più per te che per me) sono risultato uno dei 10 migliori lettori.
    Complimenti per la pubblicazione imminente.

    • Nero su Bianco 11 maggio 2017 at 8:39

      Grazie infinite per essere intervenuto! Speravo di far emergere qualche giudice e ci sono riuscito! Ti ringrazio per il tuo giudizio sull’opera, devo dire che ti sei meritato di finire tra i migliori dieci lettori.

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