BRAINSTORMING: SPAZIO ALLE IDEE!

Brainstorming

QUANDO NON SAPPIAMO PIU’ CHE PESCI PRENDERE…

… allora proviamo con il Brainstorming.

Ma che cos’è?

Tradotto dall’inglese, sarebbe Assalto mentale o Tempesta di Cervelli, e nasce come tecnica creativa di gruppo, per far emergere pensieri nuovi e soluzioni.

A coniare il termine fu, alla fine degli anni Trenta, il pubblicitario Alex F. Osborne, che ne stabilì le quattro regole principali:

  • Nessuna critica alle idee altrui.
  • Ben vengano le idee e i loro capovolgimenti.
  • Prima di tutto la quantità.
  • Perfezionamento di ogni idea.

In altre parole, un team di persone si riunisce e lascia fluire idee, libere da restrizioni o censure.

Quindi sane e pulite, non inquinate da vincoli etici, morali o pregiudizi.

Spesso, proprio quelle più assurde o eccentriche si sono rivelate vincenti.

Non dobbiamo far altro che buttare fuori dalla stanza la nostra parte razionale, e lasciar sfogare quella creativa, senza timore di inciampare in stupidaggini o assurdità.

Nel brainstorming non ce ne saranno.

Tutto avrà un peso, un valore, un’importanza.

E sarà preso maledettamente sul serio.

QUINDI E’ UN LAVORO DI GRUPPO?

Non necessariamente, anche se nasce con questo scopo.

Due cervelli, o anzi tre, quattro, ragionano meglio di uno.

Questo è ovvio.

Ma noi siamo scrittori, non pubblicitari o sales manager di qualche grande azienda di cioccolatini o carne in scatola.

Noi facciamo parte di quella categoria di nottambuli che non hanno mai tempo di scrivere, così che la notte diventa la nostra unica compagna; siamo gli eletti della razza dalla profonde occhiaie, siamo i solitari, i sognatori.

I visionari.

E siamo gelosi delle nostri idee.

Viviamo nel terrore che qualcuno ce le porti via, altro che condividerle.

Ci mancherebbe pure questo.

QUANDO USARE IL BRAINSTORMING?

Quando vogliamo.

Non appena lo riterremo opportuno.

Ci sarà capitato chissà quante volte di trovarci a un punto morto della storia, giusto?

Il protagonista ha superato la prova più grande e pericolosa, ha salvato l’onore, liberato la bella dalla bestia, e adesso deve…

… che cosa?

Boh.

Tutto si ferma.

La nostra auto ha finito il carburante.

Che rabbia, vero?

E’ in questo frangente che possiamo usare il brainstorming, per spingere fuori idee o soluzioni geniali, alle quali non avremmo mai pensato.

Riflettiamo:

potremmo usarlo addirittura per creare la storia che abbiamo in mente, e che ancora non siamo riusciti ad acchiappare.

Vogliamo provare?

COSTRUIAMO LA NOSTRA STORIA 

Immaginiamo di voler scrivere un thriller (forse l’avrete capito che è il mio genere preferito):

la classica vicenda del poliziotto che da la caccia a un pericoloso serial killer.

Solo che non sappiamo da che parte cominciare.

E io dico: cominciamo dai personaggi.

Poi si vedrà.

Partiamo dal protagonista, attorno al quale dovrà ruotare l’intera narrazione.

Per prima cosa, poniamoci delle domande su di lui. Facciamolo emergere pian piano dal nostro inconscio.

Almeno cinque, le prime che ci vengono in mente, senza sforzarci troppo.

  • E’ un uomo turbato da avvenimenti passati?
  • Nonostante la divisa, è un tipo poco raccomandabile?
  • E’ un poliziotto modello?
  • Usa la violenza?
  • E’ un alcolizzato?

Badate bene che ho scritto proprio le prime che mi sono saltate per la testa, e senza un motivo.

Non chiedetemi il perché di queste domande, non saprei dirvelo.

Ora proviamo a dare delle risposte, in sequenza.

E il brainstorming ha inizio:

  • E’ turbato da una fobia che lo ossessiona fin da piccolo.
  • Da bambino ha avuto un incontro traumatico con una suora misteriosa che ha stravolto la sua vita, rendendolo un poco di buono.
  • E’ un primo della classe dotato anche di capacità extrasensoriali.
  • Il padre, militare in carriera, lo ha addestrato alla lotta e alla sopraffazione fin da adolescente, rendendolo un uomo violento.
  • E’ caduto vittima dell’alcol quando sua moglie e sua figlia sono state massacrate da un killer mascherato da clown.

Le risposte che mi sono dato, posso assicurarvelo, non sono preparate.

Mi sono venute di getto, mentre buttavo giù l’articolo.

Ma intanto, qualcosa è saltato fuori, no?

FACCIAMO LO STESSO CON L’ANTAGONISTA

Ora tocca al cattivo.

Di nuovo, cinque domande pertinenti:

  • Perché uccide?
  • E’ un feticista?
  • Soffre di allucinazioni, e vede mostri?
  • E’ un malato psichiatrico?
  • Odia le donne?

E via con le risposte.

  • Uccide per solitudine, rabbia e vendetta. E’ stato abbandonato da piccolo.
  • E’ un feticista, adora le scarpe da donna, e per questo colleziona piedi femminili mozzati.
  • Soffre di allucinazioni perché in gioventù è stato colpito da un fulmine, e da allora ha iniziato a vedere insetti nascosti tra i capelli della gente.
  •  E’ stato rinchiuso in un manicomio dalla ex moglie che voleva liberarsi di lui, e sottoposto a trattamenti di elettroshock che lentamente l’hanno fatto impazzire davvero.
  • Odia le donne perché da giovane una sua coetanea ha deriso la sua impotenza.

Fermiamoci qua.

Mi sembra che di elementi ne abbiamo a sufficienza.

Teniamo conto che possiamo raddoppiare (o triplicare) il numero di domande e risposte a nostro piacimento.

Io ne ho scelte cinque per ovvi motivi di spazio, ma nulla ci vieta di allungare la lista.

TORNIAMO AL PROTAGONISTA

Be’, accidenti, non so voi, ma a me qualcosa sta frullando per la testa.

Limitandoci alle risposte venute fuori, personalmente sceglierei questa:

e’ un uomo turbato da una fobia che lo ossessiona fin da piccolo.

Non è troppo attraente, è vero, ma così, a fiuto, mi sembra migliore delle altre. Con più spessore, e possibilità di approfondimenti.

Magari mi sbaglio, ma è la mia preferita.

Senza entrare nello specifico della fobia (per ora), proviamo ad andare ancora più giù, su questo prezioso elemento.

Altre cinque domande, stavolta (poi basta):

  • E’ ereditaria?
  • Gli impedisce di dormire?
  • Nasce da uno shock subito?
  • E’ la paura dei ragni?
  • Esiste una cura?

E di nuovo le riposte, senza pensarci troppo:

  • E’ ereditaria: suo padre è morto suicida a causa di questo problema.
  • Gli consente di dormire solo poche ore a notte e armato, per giunta.
  • Deriva da un brutto incidente d’auto con un amico, che ne è uscito deturpato.
  • Non è la paura dei ragni, anche se gli aracnidi lo ripugnano.
  • Esiste una cura, ma lui preferisce evitarla, perché affrontare i suoi terrori lo aiuta a vivere.

Pensiamoci un po’ e scegliamo quella più convincente:

Per me, è la seconda.

E ora mettiamo insieme quello che abbiamo ottenuto.

Sentite qua:

L’eroe del nostro romanzo è un poliziotto con un punto debole: una fobia che gli provoca insonnia e timori, tanto da dover dormire armato.

Proviamo ora a scegliere questa fobia, e facciamoci aiutare da internet, visto che personalmente non ne capisco un tubo su quest’argomento.

Girovagando sul web, ne ho trovata una che mi ha incuriosito:

la tafofobia.

Paura di essere sepolti vivi.

Agghiacciante, vero?

Inseriamola:

L’eroe del nostro romanzo è un poliziotto affetto da tafofobia, la paura di essere sepolto vivo. Questo problema gli provoca stati d’insonnia che lo costringono a restare sveglio e vigilare, spesso anche armato.

Non so voi, ma direi che ci siamo.

Senza neanche rendercene conto, abbiamo creato artificialmente il nostro protagonista, e gli abbiamo assegnato una caratteristica che saprà rendere la storia più originale e interessante.

A parte Edgar Allan Poe, non ricordo altri autori che abbiano usato questo espediente per caratterizzare il personaggio principale.

Se mi sbaglio (probabile), perdonate la mia ignoranza.

Comunque sia, ora abbiamo il nostro eroe.

E TORNIAMO ALL’ANTAGONISTA

Tra le risposte che ci siamo dati poche righe più sù, a me piace la quattro:

E’ stato rinchiuso in un manicomio dalla ex moglie che voleva liberarsi di lui, e sottoposto a trattamenti di elettroshock che lentamente l’hanno fatto impazzire davvero.

A questo punto tiriamo fuori altre cinque domande:

  • Lui ha tradito la moglie?
  • E’ stato tradito dalla moglie?
  • Hanno dei figli?
  • E’ una questione di soldi o c’entra di mezzo qualche eredità?
  • Sua moglie in realtà e’ un alieno?

E via alle risposte:

  • Lui non ha tradito la moglie, è sempre stato un marito devoto e fedele. Ha solo il vizio del gioco.
  • E’ stato tradito dalla consorte, che da tempo aveva un amante, e cercava il modo per sbarazzarsi di lui.
  • Non hanno figli, a causa della sua sterilità.
  • Lui è un uomo ricco, grazie a una grossa vincita al Superenalotto, che non ha mai rivelato a nessuno.
  • Sua moglie è l’ultimo Visitor rimasto vivo sulla terra.

E adesso scegliamo quella che più ci aggrada, e mettiamo tutto insieme.

Per non mancare di realismo, scelgo la numero due.

Ecco quindi cosa ne esce fuori, aggiungendo anche un pizzico di creatività:

Il cattivo della nostra storia è un uomo ingiustamente rinchiuso in manicomio dalla ex moglie. In realtà lei aveva un amante che l’ha aiutata a escogitare un piano per liberarsi di lui, e intascare i suoi soldi. L’uomo, dopo anni di cure psichiatriche e elettroshock, è impazzito per davvero, finchè una notte è riuscito a evadere.

Bene.

Anche qui, abbiamo un antagonista degno di spessore.   

Gli abbiamo costruito intorno una storia tutta sua, che racconta aspetti importanti della sua vita, e che potremo sfruttare durante la narrazione, perché un buon scrittore non deve mai buttare via niente.

Per esempio, potremo spiegare che non è sempre stato un uomo malvagio, ma che l’hanno fatto diventare così.

Tutto quello che ci verrà in mente, insomma.

Perché il brainstorming non é mica finito.

E IL RESTO DELLA STORIA?

Be’, tocca sempre a noi, ma stavolta diventa un po’ più facile.

Abbiamo già degli elementi in mano, dobbiamo solo dare il via alla fantasia e stare a vedere.

Per quel che mi riguarda, una storia che potrebbe funzionare è questa:

Jack, poliziotto modello, serio e intuitivo, è segretamente affetto da tafofobia, la paura di essere sepolto vivo. Ossessionato da questo incubo, soffre di insonnia e le poche volte che riesce a riposare, dorme armato. Si ritroverà, suo malgrado, a indagare su un caso che lo metterà duramente alla prova: 

c’è un serial killer in città, che prende di mira belle donne divorziate, e le uccide.

O meglio, non le uccide: le lascia morire.

Perché le seppellisce vive.

Questo è il suo “modus operandi”.

Jack sarà in corsa contro il tempo per salvare la vita all’ultima vittima del “Becchino” e combattere contro i propri demoni e la propria fobia.

Riuscirà alla fine a catturare il maniaco, e scoprirà il suo triste passato:  

ingiustamente rinchiuso in manicomio dalla ex moglie, dopo anni di cure psichiatriche ed elettroshock,  l’uomo è impazzito ed è riuscito a evadere.

La sua vendetta ha avuto inizo proprio dalla ex consorte, che anni prima, aiutata dalla’amnte, l’aveva incastrato per godersi i suoi soldi.

Ecco fatto.

Non è un capolavoro e pecca di numerose lacune, lo so, ma ricordiamoci che siamo partiti dal niente.

E adesso abbiamo una trama e dei personaggi abbastanza tratteggiati.

Addirittura un movente, ci pensate?

Cosa vogliamo di più?

Quasi quasi la scrivo io, questa storia…

… e guai a chi me la frega!

UNA CURIOSITA’

Giusto per fare due chiacchiere da bar, sperando di non annoiarvi troppo.

Se volessimo provare a tradurre veramente il termine brainstorming in qualcosa di italiano, non potremmo farlo.

Perché non è traducibile.

Non lo dico io:

lo dice l’Accademia della Crusca.

CONCLUSIONI

Abbiamo visto come il brainstorming può venirci incontro in momenti di carenza di idee, e risolverci il problema, almeno temporaneamente.

Può darci il via.

Poi, logicamente, toccherà a noi condurre la storia in modo ottimale e convincente.

L’esempio che ho proposto è di una banalità disarmante, lo so, e il risultato ottenuto non è certo un capolavoro, ma spero vi abbia aiutato a comprendere la forza di questa tecnica.

E a capire che talvolta le idee ci sono già, sono dentro di noi.

Dobbiamo solo trovare il sistema di farle uscire, che lo vogliano oppure no.

E il brainstorming è un sistema formidabile.

E voi?

Ne avete mai fatto uso?

 

4 pensieri riguardo “BRAINSTORMING: SPAZIO ALLE IDEE!

  1. Come sempre ottimi consigli. Questo del brainstorming, poi, è davvero geniale, non avrei mai pensato di utilizzarlo in questo modo e … da sola! Grazie 🙂

    1. Grazie a te per averlo apprezzato. Il brainstorming è una tecnica che in pochi usano, ma chi la applica non ha mai trovato di che lamentarsi. Anzi!

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