COSA NE PENSATE DEL SELF PUBLISHING?

20 maggio 2017

Self publishing

FACCIAMOCI UN’IDEA

Questa volta voglio spendere un paio di parole sul Self publishing.

In molti, oggi, scelgono questo tipo di pubblicazione, che nella maggior parte dei casi avviene in formato digitale.

I Self publisher sono in continua crescita, e il numero sembra destinato a non arrestarsi.

Eppure io non sono riuscito ancora a farmi coinvolgere del tutto da quella che sembra una vera e propria tendenza.

Prova ne è, che nonostante diversi racconti e romanzi all’attivo, ho sempre preferito rivolgermi a un editore.

Ma qual è allora la forza magnetica del Self publishing?

TUTTI SCRITTORI… OPPURE NO?

Nell’immaginario collettivo del mondo editoriale, gli scrittori di questo tipo, o Indie, sono coloro che ripiegano sull’auto-pubblicazione perché incapaci di trovare un editore disposto a pubblicarli.

Dunque chi sono veramente i Self publisher?

Gli sfigati? I reietti?

Gli emarginati?

Tutt’altro.

Sono quelli che stanno conquistando il mondo.

In un’intervista pubblicata dall’Huffington post, Mark Coker, fondatore di Smashwords, ha azzardato che tra un paio d’anni gli Indie si aggiudicheranno il cinquanta per cento del mercato.

Antonio Tombolini invece, fondatore di Narcissus, ha dichiarato che la mole di libri auto-pubblicati in Italia, supera addirittura quella dei volumi editi da Mondadori.

Ma se nel nostro paese ci sono più scrittori che lettori, come si spiega questo strano fenomeno?

Io ho una mia teoria:

la figura dello scrittore ha sempre esercitato un grande fascino e ora, grazie all’editoria digitale, quella professione riservata a pochi fortunati diviene accessibile a tutti.

Grazie a piattaforme di servizi per l’auto pubblicazione, ognuno di noi può editare e pubblicare la propria opera.

Senza l’intermezzo di un editore.

Qui di seguito, ecco le cinque piattaforme più importanti:

Siamo veramente tutti scrittori, a quanto pare.

Fantastico, no?

Ma io ho i miei dubbi.

CHE FINE HANNO FATTO GLI EDITORI?

Be’, direi che gran parte della colpa ce l’hanno proprio loro.

L’esodo di autori ha avuto inizio proprio a seguito della scarsa attenzione da parte delle case editrici.

L’editoria di oggi, troppo presa da se stessa e dai propri bilanci, punta molto su nomi che rappresentano un guadagno sicuro, trascurando opere minori di autori che meriterebbero almeno una possibilità.

Alcuni editori hanno proprio dimenticato il loro compito primario, per abbassarsi a quello di mero mercenario.

Va’ dove ti porta il portafoglio.

Davanti a case editrici che snobbano chiunque sia privo di un nome che fa vendere, la risposta più naturale e conseguente non può che essere l’auto-pubblicazione.

E in questo caso, condivido in pieno la scelta:

se tu, editore, non sei in grado di svolgere il tuo lavoro, allora lo faccio io

Dimostrandoti che non sei poi così indispensabile.

Ecco allora insorgere gruppi editoriali, a lamentarsi di un mercato intasato da opere immeritevoli perché auto-pubblicate.

La classica scusa di Pulcinella, dico io, ma…

Ma a volte hanno ragione.

SCRITTORI “INDI… GESTI”

La libertà di pubblicazione offerta dal Self publishing è pressoché illimitata e, come già detto, offre la possibilità a tutti di pubblicare e dimostrare talento.

Ma proprio a tutti:

anche a chi, di talento, non ne ha.

E qui trovano accoglimento le critiche degli editori, quando puntano il dito su libri scritti male, impaginati peggio e senza una vera sostanza.

In una parola: mancanti di qualità.

Personalmente, data l’attività di recensione opere che svolgo per diversi autori, mi sono imbattuto in vari romanzi Indie, e le mie opinioni sono contrastanti:

si va da libri che perfino un dodicenne si vergognerebbe a scrivere, ad altri che meriterebbero una grande pubblicazione.

Nulla di nuovo sotto il sole, quindi.

Sono le stesse obiezioni che talvolta possiamo muovere anche verso opere pubblicate da blasonate case editrici.

Una cosa però, la devo dire:

tollero molto di più un romanzo impaginato male e formattato peggio che arriva da un editore, piuttosto che quello che arriva da un Indie.

E sapete perché?

Perché nel primo caso, possiamo sempre incolpare la casa editrice e la sua indifferenza verso autori sconosciuti (talvolta capita, purtroppo), ma nel secondo, questa scusa non vale più.

Nel secondo, la responsabilità è solo dell’autore.

E un autore che non nutre amore verso la propria opera, ma anzi, dimostra trascuratezza, incompetenza e fretta, non è accettabile.

Quindi anche tra gli Indie, ci sono i buoni e i meno buoni.

Ma si può diventare famosi con il Self publishing?

SCRITTORI INDI…STRUTTIBILI

Be’, direi proprio di sì.

Per la nostra gioia, ecco cinque esempi che ritengo fondamentali:

  • Anna Premoli: italiana! Il suo romanzo Ti prego, lasciati odiare, dopo aver ottenuto un enorme successo con il Self, è stato notato da Newton Compton, piazzandosi finalista al Premio Bancarella 2013. L’autrice, in un’intervista, ha confessato che suo marito l’aveva iscritta alla piattaforma Narcissus, come regalo di compleanno; una mossa che lei non avrebbe mai pensato di fare. E oggi è un fenomeno nazionale.
  • John Locke: autore americano che, grazie alla serie dell’ispettore Donovan Creed (a cui si è interessata acneh Hollywood), ha sforato il milione di ebook venduti su Amazon. Questo gli ha permesso di firmare un contratto con un grande editore, Simon & Shuster, incuriosito dal quel successo personale. I suoi ebook, venduti inizialmente a novantanove centesimi l’uno, oggi sono tradotti in ventinove lingue.
  • Hugh Howey: nel 2011 ha esordito su Amazon con Wool, un racconto breve. Promuovendosi tramite i social, è diventato un caso editoriale da un milione di dollari. E’ riuscito addirittura a gestire da solo la vendita dei diritti per la realizzazione della sceneggiatura da cui Ridley Scott sta per trarre un film. Successivamente ha sottoscritto un contratto con Simon & Schuster senza però rinunciare ai diritti sugli e-book.
  • Dmitry Glukhovsky: scrittore e giornalista russo, divenuto famoso in tutto il mondo per tre romanzi bestseller: Metro 2033, It’s Getting Darker e Metro 2034. La sua folle idea iniziale fu quella di mettere online i libri gratuitamente e per tutti, volendo dimostrare che se la storia piace, avrà successo indipendentemente da tutto, anche dalla presenza di un editore.
  • Amanda Hocking: la sua fortuna ha avuto inizio il 15 aprile del 2010, quando l’autrice aveva bisogno di soldi. Per guadagnare qualche spicciolo, pubblicò i suoi libri su Amazon, dopo numerosi rifiuti da parte di case editrici. Pubblicò anche su Smashwords per renderli disponibile ai possessori di Nook, Sony, eReader e iPad. Il primo episodio della trilogia Trylle, intitolato Switched, in un solo mese le fece guadagnare più di seimila dollari. A gennaio del 2011 stava vendendo più di centomila copie al mese, e ad oggi ha venduto più di due milioni di ebook. Successivamente ha concluso alcuni importanti accordi editoriali, e i suoi libri sono ora tradotti in più di venti paesi.

Che dire?

Una bella iniezione di adrenalina, non trovate?

Certo, alla base di tutto, indubbiamente, c’è la fortuna, ma dev’esserci anche un buon libro.

Ecco il punto di partenza.

E un autore con del talento da vendere.

TRE MOTIVI PER CUI SCEGLIEREI IL SELF PUBLISHING

Basandomi su personali esperienze editoriali passate e presenti, direi:

  • Per il pagamento delle royalties: ci sono editori che pagano i diritti d’autore solo al raggiungimento di una certa soglia, al di sotto della quale non vedremo un soldo. Fino al prossimo anno. Naturalmente i guadagni sono cumulabili e prima o poi, si spera, raggiungeremo quella benedetta cifra. Ma fino ad allora, niente. Con il Self invece, questo vincolo è abolito. Se abbiamo guadagnato trenta euro, li intascheremo, se ne abbiamo guadagni duemila, idem. Soldi nostri, derivanti dalle nostre vendite, che è giusto poter incassare come e quando vogliamo.
  •  Per la libertà di impostare il libro come ci pare e piace: non saremo legati ad alcun vincolo editoriale, quindi il libro sarà partorito esattamente come lo abbiamo immaginato. Senza il “filtro” dell’editore, tutto sarà in mano nostra e in piena libertà: stile, formattazione, copertina, titolo, ogni cosa.
  • Per il pieno controllo sulle vendite: il Self ci permette di avere una panoramica diretta sul numero di vendite e sul loro andamento, cosa che, con l’editore di mezzo, non sarebbe possibile, se non in maniera parziale. Saremo noi ad avere i dati in mano, e potremo scegliere se modificare o intensificare le strategie di vendita e promozione, accertandoci in tempo reale dei risultati.

TRE MOTIVI PER CUI NON SCEGLIEREI IL SELF PUBLISHING

Direi per:

  • La mancanza di editing e correzione bozze: questo è un servizio che un editore serio deve mettere a disposizione del proprio autore. La possibilità di migliorare il testo ai fini di una buona pubblicazione, non riesco proprio a metterla al secondo posto. Per me è essenziale. E con il Self, questa possibilità ci è preclusa, a meno di non rivolgersi privatamente a editor professionisti che svolgeranno il lavoro per noi, facendosi anche pagare profumatamente.
  • La mancanza di supporto nella promozione e vendita: ovvero, se saremo liberi di impostare il libro a nostro piacimento, saremo liberi anche di dovercelo vendere e promuovere da soli. Il supporto tecnico e logistico dell’editore, in questo caso, mancherà, e se vogliamo organizzare eventi o presentazioni, dovremo cavarcela da soli. E la mia domanda è: siamo tutti in grado di farlo?
  • La mancanza di prestigio: eh sì, non possiamo negarlo. Che ci piaccia o no, pubblicare con un editore è più difficile che farlo da soli. Con il Self siamo tutti bravi, ma come ce la caviamo con una casa editrice? A parer mio, il prestigio di essere rappresentati da un editore, non è paragonabile a quello di aver fatto tutto da soli. Se abbiamo un nome in più a supportarci e a presentare il nostro lavoro, avremo solo da guadagnarci.

D’ACCORDO, MI AVETE CONVINTO

E va bene, mi sono deciso.

Dico sul serio, e non sto scherzando.

Voglio provare ad auto-pubblicare il romanzo con cui ho vinto il secondo premio al Terni Horror Festival.

Si intitola Il faro.

Faccio questa scelta innanzitutto perché (non lo nego) so di poter presentare in qualche modo un prodotto già collaudato.

Che funziona, insomma.

E poi perché la realtà editoriale la conosco già e non ci sono certo diventato ricco, anche se mi ha aiutato a saldare qualche bolletta.

E adesso ho bisogno di voi:

quale piattaforma mi consigliate?

Ci sono differenze sostanziali tra l’una e l’altra?

Attendo speranzoso i vostri consigli.

Anche in merito all’articolo e agli strafalcioni che potrei aver scritto, non essendo pratico di Self publishing.

CONCLUSIONI

Alla fine di questa riflessione, credo che il Self sia un’ottima occasione per emergere e distaccarsi da quel territorio arido che è l’editoria italiana, in cui oggi sembrano pubblicare sempre gli stessi nomi.

Quindi: al Self.

A patto di avere l’onestà intellettuale di riconoscere che la nostra opera valga qualcosa, e soprattuto che valiamo noi, in primis, come autori.

Almeno questo, ai nostri futuri lettori, glielo dobbiamo.

 

9 Comments

  • Aurora Flavia De Padova 21 maggio 2017 at 16:44

    Bellissimo articolo! Hai centrato il problema, le origini, le cause e le conseguenze…!
    Come self publisher ti consiglio la piattaforma di Youcanprint (da me sperimentata), la migliore in Italia soprattutto per distribuzione e serietà (provvede anche al deposito legale).
    Eviterei Ilmiolibro (anche questa da me sperimentata), più costosa e poco trasparente sui servizi offerti e sul pagamento delle royalties.
    Lulu, invece, è prettamente americana, quindi se il libro non è tradotto in inglese dà poche possibilità di diffusione per un autore italiano.
    Infine Kindle Direct Publishing (Amazon, che adesso offre anche la pubblicazione cartacea) è il più economico in assoluto, credo, e ti garantisce una diffusione mondiale a costo zero, ma, per mantenere i prezzi più accessibili sul mercato, definisce dei limiti “estetici” (mi riferisco al formato cartaceo) e pretende l’esclusiva per un anno, se non erro, per il formato digitale, con il quale tuttavia garantisce di raggiungere solo i lettori in possesso del lettore Kindle.
    Ti ho parlato delle piattaforme, tra quelle menzionate nell’articolo, che conosco per esperienza diretta…spero di esserti stata utile! Grazie per i tuoi articoli sempre puntuali e piacevoli e…buona fortuna nel self publishing!

    • Nero su Bianco 21 maggio 2017 at 16:52

      E io ti ringrazio tantissimo per il tuo intervento, perché mi hai dato una “panoramica” molto utile e dettagliata. Proprio quella che cercavo! Grazie a te.

      • Aurora Flavia De Padova 21 maggio 2017 at 17:07

        Prego, figurati! Dimenticavo di dirti che Amazon offre anche un servizio, Amazon Crossing, di traduzione: è possibile proporre il proprio libro per una traduzione in lingua inglese, che Amazon offre se ritiene l’opera idonea alla diffusione nel mercato americano. Ho letto che questa scelta è stata indotta dalla carenza di nuova letteratura che gli Stati Uniti lamentano in proporzione alla quantità di lettori americani…! Insomma…può essere un’opportunità…perchè non tentare di espatriare con le parole?

        • Nero su Bianco 21 maggio 2017 at 17:19

          Direi che è un’OTTIMA opportunità. Il mercato estero è senz’altro più florido di quello italiano e nulla vieta di essere dei perfetti sconosciuto in patria ma diventare delle superstar in altri paesi. Davvero un buon consiglio!

  • Francesco Nervi 21 maggio 2017 at 21:40

    In realtà il self va a picco. La media di lettori per libro è di 16, quelli che ottengono una certa visibilità sono uno su 11.000. Questi sono i dati sull’Italia. Il self conviene solo alle piattaforme. Inoltre, se vendi libri per 20€, al massimo ti metti in tasca 3 o 4€. Non certo il 100%. Invidio il tuo ottimismo…

    • Nero su Bianco 21 maggio 2017 at 21:45

      Brutte notizie, quindi… il mio ottimismo deriva da alcuni autori che conosco e che si sono trovati bene, ma come ho già detto, non l’ho mai sperimentato di persona. Ma 2o euro mi sembrano tanti per il prezzo di un libro… ho visto che alcuni ebook li vendono anche a cifre irrisorie.

      • Francesco Nervi 21 maggio 2017 at 21:56

        Vero, vendono eBook a 1€. Ma i lettori di eBook sono circa il 5% del mercato. Se non leggono Camilleri in eBook, figurati un Pinco Pallino come me. Il prezzo dei cartacei è invece alto. Ecco perché. La piattaforma di self ti offre in teoria, mettiamo, il 65% dei guadagni. Wow. Ma attenzione, dei guadagni. E chi stampa e spedisce il libro? La piattaforma stessa, al prezzo che stabilisce lei. Quindi la scelta è tra guadagnarci qualcosa e tenere alto il prezzo di copertina o non guadagnarci nulla.

        • Nero su Bianco 21 maggio 2017 at 22:08

          Che dirti? Grazie per la tua illuminante esperienza. Sei riuscito ad eclissare un po’ la mia stella! Ma va bene così. Ci penserò, mi ha fatto piacere il tuo intervento.

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