COME SCRIVERE UNA LETTERA DI PRESENTAZIONE

3 giugno 2017
  • Lettera

FACCIAMO CAPIRE CHI SIAMO 

In un precedente post, ho spiegato come presentarsi a un editore.

Gli elementi essenziali, da non trascurare mai, sono innanzitutto una sinossi adeguata, ma soprattutto una lettera di presentazione che accompagni il tutto.

Ricordiamoci sempre che il primo contatto con la casa editrice, è molto delicato: contiene equilibri che nemmeno possiamo immaginare.

Per questo dobbiamo saperlo gestire bene.

E’ pur sempre il primo assaggio che l’editore avrà di noi, della nostra capacità di scrittura.

Attenzione: la lettera non dovrà appartenere a nessuna di queste cinque categorie:

  • La Sgrammaticata.
  • L’Americanata.
  • La Dubbia.
  • La Superba.
  • La Prevenuta.

Per capire cosa intendo, citerò esempi reali di lettere pervenuta veramente a editori di cui ometterò, chiaramente, il nome.

SGRAMMATICATA

Se per caso vi riconoscete nello stile di quella che state per leggere, be’, forse è meglio cambiare subito mestiere.

Gentilissimi,

mi rivolgo a voi con la speranza che la presente venga presa in considerazione, in quanto avendo scritto un romanzo drammatico, il quale ha chi lo ha letto, trovandolo bello nel suo genere, mi sono permesso di proporvelo.

Devo ancora però controllare alcune cose, ma sono in fase ultimative.

Vi sarei molto grato di ricevere da parte vostra una risposta se mi è consentito inviarvi il manoscritto, una volta che ho terminato alcune cose. Il romanzo ha come titolo XXX, registrato alla s.i.a.e.

Ringrazio vivamente.

Proviamo per un istante a metterci nei panni dell’editore che ha appena finito di leggere, ammesso che abbia avuto la forza di cominciare.

Direte voi:

se la presentazione è questa… cosa possiamo aspettarci dal romanzo vero e proprio?

Frasi sconclusionate, punteggiatura assente o messa a caso, ripetizioni.

Di tutto e di più.

L’autore di questa terrificante lettera, non solo sembra incapace di impostare il minimo discorso ma, peggio, pare non aver neppure capito di star scrivendo a un editore.

Uno che pesa le parole e le virgole.

E quel tocco di classe finale, poi, fa quasi sorridere:

Il romanzo ha come titolo XXX, registrato alla s.i.a.e.

L’autore ha difficoltà ad articolare due frasi, ma si è premurato di registrare il titolo alla S.I.A.E.

Perché il plagio è sempre in agguato.

Così, almeno, potrà dormire sonni tranquilli.

Un po’ meno l’editore.

AMERICANATA

Questa è una cosa che mi fa riflettere spesso.

Che bisogno c’è, dico io, di ambientare sempre i nostri romanzi all’estero?

Viviamo in una terra bellissima, che non ha nulla da invidiare alle altre, dunque perché metterla da parte, per descrivere le solite piatte panoramiche a cui ormai ci hanno abituato i romanzi d’oltreoceano?

Una delle prime regole che vengono insegnate agli scrittori, è scrivere di ciò che conosciamo.

E qui, vi domando:

siamo davvero sicuri di conoscere, che so, il tocco del clima primaverile lla Virginia occidentale, per esempio?

O l’accento degli abitanti del Texas?

O ancora, le catene di abbigliamento low coast più diffuse nel Kentucky?

Io penso di no.

Certo, internet resta sempre un buon alleato per carpire informazioni di ogni tipo, ma un conto è soffiare una nota di poca importanza, un dettaglio che magari servirà a riempire una riga rimasta vuota, un altro è costruirci sopra un’intera storia.

Tutto un altro paio di maniche.

Naturalmente, se il nostro romanzo ormai l’abbiamo scritto, non possiamo certo cambiare ambientazione solo per compiacere i gusti dell’editore.

Cerchiamo perlomeno di evitare forme di questo tipo:

Gentili signori,

vi ringrazio moltissimo per l’interesse e la disponibilità mostrata nel leggere il mio romanzo, e soprattutto ringrazio per la scheda di lettura così professionale e particolareggiata (…). Il fatto di averlo ambientato in America, è solamente perché imbevuto dalle immagini dei film americani o romanzi (sono un appassionato di Stephen King…) e non riuscivo a immaginare altra ambientazione…

Sia chiaro:

se il romanzo è ottimo, non sarà certo l’ambientazione a stroncarlo.

Sarebbe da pazzi.

Ma gli editori di oggi stanno diventando sempre più campanilisti, e prediligono opere partorite in casa.

Tutto qui.

DUBBIA

Questa è la tipica lettera di quello che io chiamo dilettante allo sbaraglio.

Anche se grammaticamente corretta, ciò che emerge è la mancanza di idee chiare, e la volontà di trasmettere un pensiero altamente squalificante:

mi hanno convinto gli altri a contattarvi. 

Sentite qua:

Gentile editore,

vorrei sottoporvi il mio romanzo, con la speranza di ricevere un riscontro da parte vostra. Si tratta di un thriller ambientato durante la seconda guerra mondiale. Ci ho lavorato molto, ma devo ammettere che la decisione di provare a sottoporlo a un editore deriva più dall’insistenza di amici e parenti, piuttosto che da mia volontà.

Se un autore si presenta dubbioso, titubante, quasi traballante nella sua ingenuità, perché mai un editore dovrebbe prenderlo in considerazione?

Magari avrà pure scritto un capolavoro, ma lui per primo ammette di non essere convinto delle sue potenzialità.

Spesso, questi atteggiamenti, sono dovuti alla falsa modestia dell’autore o, diversamente, alla voglia di dimostrare di avere già un pubblico che ha letto e valutato positivamente il romanzo.

Tutte cose di cui, all’editore, non fregherà assolutamente niente.

Perché l’ultima parola sarà la sua e poco importerà dei giudizi precedenti.

E poi… giudizi di chi?

Amici? Parenti?

Qui torniamo al discorso del primo lettore.

Quindi, niente dubbi.

Dobbiamo dimostrare sicurezza, o perlomeno ostentarla.

Se non siamo noi, i primi a credere in quello che abbiamo scritto, perché dovrebbe esserlo qualcun altro?

SUPERBA

Niente dubbi, d’accordo, ma neanche altezzosità.

Anzi, tra le due opzioni, personalmente preferisco la prima.

Eppure, l’autore che ha scritto la frase che state per leggere, probabilmente pensava di discendere dal cielo per elargire, con magnanimità, un dono che la casa editrice non avrebbe potuto rifiutare.

O almeno questo è ciò che deve aver creduto.

Chissà come dev’essersi sentito l’editore che ha aperto la busta e si è trovato in mano un manoscritto, accompagnato da un foglio bianco, contenente una sola frase:

Fidatevi: è da pubblicare.

Cavolo.

Fossi in lui, non perderei neppure tempo a leggerlo, lo passerei subito al Visto, si stampi.

Con una presentazione così, diamine, il risultato è garantito.

Nel senso che, se volevamo giocarci la nostra unica possibilità di piacere a un editore, ci siamo appena riusciti.

Ricordiamoci sempre che l’umiltà è un fattore determinante in tutti i campi della vita.

La scrittura non fa eccezione.

Anche se pensiamo, o crediamo, di saperne più degli altri (e magari è anche vero), ci sarà sempre qualcuno che ne saprà più di noi.

Questo non vuol dire battere in ritirata, ma accettare la sua superiorità, e imparare da lui.

Ecco perché gli editori odiano gli autori superbi.

Perché cercano di sostituirsi agli addetti al mestiere, su giudizi e metri di paragone che francamente appartengono ad altri.

Quindi, lasciamo che a giudicare la nostra storia sia un esperto, e non il nostro ego.

Limitiamoci solo a farci gloriosamente da parte.

PREVENUTA

A forza di ritrovarci in mano solo proposte a pagamento, verrà naturale partire leggermente prevenuti.

D’accordo, siamo contrari alle richieste di soldi, ma non affanniamoci a specificarlo nella nostra lettera.

Facciamolo solo se stiamo scrivendo a un editore a doppio binario, ma non a coloro di cui non conosciamo la politica editoriale.

Ecco l’esempio pratico:

Gentile Editore,

mi chiamo XXX e la mia speranza è trovare un editore intenzionato a pubblicare il mio romanzo, ma anche un commento al riguardo sarebbe benvenuto. So che molte case editrici pubblicano con contributi parziali o totali da parte dell’autore. A rischio di sembrare presuntuoso (…), non ho mai creduto in opere autopubblicate. Credo che chiunque scriva lo faccia per se stesso in primis, ma abbiamo piacere che altri apprezzino e fruiscano del suo lavoro. La condizione necessaria è che l’opera sia valida e che ci sia qualcuno, al di là dell’autore, che creda in essa e si impegni affinché venga conosciuta. Nel caso fosse interessato a visionare il manoscritto, può contattarmi a questo indirizzo: XXX.

In questo caso, anche se l’autore ha scritto una lettera corretta e neppure tanto male, ha commesso due errori sacrileghi:

Il primo lo conosciamo:

come detto sopra, non serve mettere le mani avanti sull’editoria con contributo, perché così facendo trasmetteremo solo l’idea, magari fasulla, di avere a che fare costantemente con proposte a pagamento.

Quelle riservate un po’ a tutti, indiscriminatamente, nel bene e nel male.

E se l’editore che abbiamo di fronte non ha nulla a che fare con questa politica editoriale, potrebbe subito inquadrare il nostro libro nel modo sbagliato.

Cioè non adatto a una pubblicazione diversa.

Il secondo errore è mettersi a filosofeggiare su come e per chi scriviamo.

L’editore, tutte queste cose le sa già, e non è interessato a conoscere i nostri commenti al riguardo.

E’ interessato solo a quello che abbiamo da proporgli.

Quindi, tagliamo corto e andiamo dritti al soldo.

COPIA E INCOLLA

Ma allora, come cavolo dobbiamo scriverla, la nostra lettera di presentazione?

Be’, è facile.

Così:

Gentile Editore,

   mi chiamo Luca Bianchi, sono nato a Firenze e ho 29 anni. Laureato in Scienze della formazione, mi interesso da sempre di letteratura. Ho pubblicato numerosi articoli su riviste come “Società & Cultura”, ho ottenuto buoni risultati a un paio di premi letterari. Di seguito a questa lettera, troverà la sinossi del mio primo romanzo, su cui non mi dilungo adesso, e a cui spero potrà dare un’occhiata. Si tratta di un thriller ben costruito e ritmato, che ritengo interessante, ma ovviamente lascio a lei il giudizio finale. Se lo ritenesse di suo piacimento, me lo faccia sapere: le invierò subito i primi capitoli o, se preferisce, l’intero dattiloscritto.

Cordiali saluti,

Luca Bianchi

Breve, concisa, senza aggiungere, né omettere troppo.

Raccontando solo l’essenziale.

Questo esempio è quello che io chiamo tranquillamente Copia e incolla.

Nel senso che potete davvero farlo, e usarlo come modello per le vostre lettere, dato che è funzionante e collaudato.

Naturalmente ricordatevi, prima, di personalizzarlo.

E se il nostro testo avesse già subito anche un editing, non dimentichiamoci di specificarlo.

Può fare la differenza.

CONCLUSIONI

Abbiamo visto quindi che scrivere una buona lettera di presentazione è importante.

Attraverso di essa, l’editore inizierà a farsi un’idea dell’autore che si nasconde dietro, e comincerà a giudicarlo.

Se la lettera sarà scritta nel modo giusto, senza autocompiacimenti, fustigazioni o banalità, vedrete che presto o tardi riceveremo l’interesse della casa editrice.

Ma come dico sempre, tutto dipende da noi.

 

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