COME FORMATTARE UN TESTO NEL MODO GIUSTO

10 giugno 2017

 Formattare

QUANDO L’ABITO FA IL MONACO

Se pensiamo che terminare il nostro manoscritto sia la cosa più faticosa, ci sbagliamo alla grande.

E’ solo l’inizio.

Ci sono un sacco di dettagli ancora da sistemare, dopo la revisione, tra cui imparare a formattare il testo nel modo giusto.

Se vogliamo presentarlo all’editore, sperando di attirare la sua attenzione, la formattazione diventa un passaggio obbligato che non dobbiamo assolutamente trascurare.

Cerchiamo allora di saperne di più su:

  • Impaginazione & varie.
  • Spaziature.
  • Dialoghi.
  • Corsivi.
  • Punteggiatura.

IMPAGINAZIONE & VARIE

Innanzitutto, guai a scrivere a mano.

Sono convinto che questa raccomandazione sia praticamente inutile, ma se tra noi ci fosse ancora qualche nostalgico della posta tradizionale, che non possiede un PC o una semplice macchina da scrivere (un cavernicolo?), allora quest’avvertimento diventa doveroso:

nessuna casa editrice si prenderà mai la briga di mettersi a leggere un manoscritto che non sia stampato.

Potremmo anche vantare una bella calligrafia, ma nel novanta per cento dei casi l’editore accantonerà il testo, prima di rischiare ad addentrarsi tra le evoluzioni incomprensibili di una Bic.

Se proprio siamo impossibilitati a stampare il manoscritto, rivolgiamoci a una copisteria, che svolge anche servizi di battitura testo.

Ma andiamo avanti con le cose importanti:

  • Usiamo sempre un inchiostro nero. Evitiamo altri colori, a meno che non siano necessari per evidenziare qualcosa di specifico. In questi casi andranno bene sia il rosso che il blu, ma non altri. 
  • Scriviamo sempre usando una pagina formato A4, ovvero quella comunemente proposta da qualunque software di scrittura su PC.
  • Evitiamo font strani o eccentrici. L’editore non li gradirà e soprattutto, non ne capirà il motivo. Un buon Courier New o il classico Times New Roman, saranno più semplici, ma ci faranno fare più bella figura rispetto a un Comic Sans.
  • Lasciamo spazio ai lati, in modo da poter sia fascicolare il manoscritto per presentarlo in una forma più professionale, che permettere correzioni o osservazioni da parte dell’editore.
  • Siccome l’occhiata più critica (nonché la principale) cadrà sulla prima pagina, facciamo in modo che sia più completa e ordinata possibile. Dovrà innanzitutto presentare il titolo in bella mostra, in grassetto o comunque con un carattere di grandezza superiore al testo. Sotto, il nostro nome, e una decina di spazi più giù, l’indicazione del genere dell’opera (racconto, romanzo, silloge, etc.). Sarebbe buona regola porre anche le nostre generalità al completo, così che l’editore abbia tutto quello che gli serve riassunto nella stessa pagina.
  • Inserire sempre il numero di pagina, che non va al centro, ma allineato in basso, a destra.
  • L’allineamento dei paragrafi dev’essere giustificato.
  • Il titolo e i numeri dei paragrafi, invece, devono trovarsi sempre al centro.

La cartella editoriale standard, approvata più o meno da tutti gli editori, è formata da trenta righe di sessantacinque battute (spazi e punteggiatura inclusi), per un totale di duemila battute circa. 

Possiamo ottenere questo risultato impostando la nostra pagina più o meno così:

  • Font: Times New Roman, dimensione 12.
  • Interlinea: 1,5.
  • Margini: sinistro 4,5 – destro 4 – superiore 3,5 – inferiore 4.

Naturalmente non tutti i software di scrittura hanno le stesse impostazioni, quindi può capitare che questa regola, che considero di default, non sia perfettamente adattabile a tutto.

Tuttavia, anche nel peggiore dei casi, la cartella che otterremo sarà molto vicina a quella giusta, e potremo accontentarci.

Nessun editore sarà mai così pignolo da mettersi a conteggiare tutti i caratteri.

E se lo sarà, be’, peggio per lui.

SPAZIATURE

Non è una regola fissa, ma è buona norma iniziare il capoverso di ogni periodo con una spaziatura fissa, che dovrebbe attenersi nell’ordine delle tre battute singole.

ESEMPIO UNO:

   Marco scese di macchina.

Si domandò cosa ci facesse lì fuori, ad ascoltare il vento ululare, ma evitò di rispondersi

perché sarebbe stato troppo pericoloso, e lui non aveva certo voglia di spaventarsi. 

   Si guardò intorno due volte, prima di incamminarsi nel folto della boscaglia,

alla ricerca delle tracce di quell’animale misterioso. 

In questo caso, ogni capoverso ha uno spazio di manovra di tre battute, come detto prima, anche se molte case editrici fanno iniziare il primo capoverso di ogni capitolo senza spazi, per poi proseguire secondo la regola:

ESEMPIO DUE:

Marco scese di macchina.

Si domandò cosa ci facesse lì fuori, ad ascoltare il vento ululare, ma evitò di rispondersi

perché sarebbe stato troppo pericoloso, e lui non avare certo voglia di spaventarsi. 

   Si guardò intorno due volte, prima di incamminarsi nel folto della boscaglia,

alla ricerca delle tracce di quell’animale misterioso. 

Quindi, decidiamo da che parte stare.

In fondo è solo una questione di gusto personale.

DIALOGHI

Abbiamo due modi di condurre i nostri dialoghi:

  • Con il trattino lungo:
  • Con le virgolette alte:

Nel primo caso, al termine di una frase, non sarà più necessario il trattino in chiusura, a meno che non ci sia un inciso, o non segua un commento. Per le virgolette invece, la chiusura è sempre obbligatoria.

ESEMPIO UNO:

– Marco, dove sei stato? – chiese Aurora.

– Mah. In giro – rispose lui. – Perchè?

– Tanto per sapere.

– Non è che mi stai seguendo? – le chiese avvicinandosi di un passo. 

E con le virgolette:

ESEMPIO DUE:

“Marco, dove sei stato?” chiese Aurora.

“Mah. In giro” rispose lui. “Perché?”.

“Tanto per sapere”.

“Non è che mi stai seguendo?”  le chiese avvicinandosi di un passo. 

Al termine di una frase racchiusa tra due trattini (o virgolette), non va mai la punteggiatura, tranne punto di domanda e punto esclamativo.

E il resto della frase dovrà cominciare in minuscolo, se si tratta di un periodo consequenziale.

ESEMPIO (SBAGLIATO):

– Marco, dove sei stato? – chiese Aurora.

– Mah. In giro, – rispose lui. – Perchè?

Diversamente, se il periodo non è consequenziale, la punteggiatura diventa indispensabile, e il resto della frase comincerà con la maiuscola.

ESEMPIO:

– Questa non ci voleva. – Marco si abbassò per controllare la ferita al polpaccio. Non avrebbe più potuto camminare. – E ora che faccio?

Sono poche, semplici regole che però dobbiamo imparare e tenere bene a mente, perché se ci sembrano cose da poco conto, così non sarà per l’editore.

CORSIVI 

Servono a mettere in risalto una parte del testo e vanno usati principalmente a questo scopo.

Soprattuto quando si tratta di descrivere pensieri, specificazioni, incisi.

Brani particolari che devono emergere dal contesto.

Il corsivo, per esempio, può essere usato (e spesso è così), per evidenziare i pensieri del protagonista:

ESEMPIO:

Marco capì immediatamente che avrebbe dovuto arrestare l’emorragia.

Se non faccio in fretta, per me è finita, pensò con un groppo in gola.

Oppure, per evidenziare il titolo di un libro:

ESEMPIO:

Marco si guardò intorno, tra mille e più volumi, e alla fine scelse La Divina commedia.

Quindi il corsivo non va messo a caso, o solo perché ci piace da matti usarlo, ma va dosato con parsimonia.

Se utilizzato nei punti giusti, diverrà un nostro stretto alleato.

PUNTEGGIATURA

Occhio anche a questo particolare importante.

La punteggiatura deve essere sempre agganciata alla parola che la precede, e seguita da uno spazio dalla parola che la segue.

ESEMPIO (SBAGLIATO):

Marco , ansimante ,riuscì a raggiungere l’ospedale più vicino senza sapere neppure come.L’infermiere che lo vide arrivare ,sembrò quasi non credere ai suoi occhi. 

In questo caso, la punteggiatura è completamente sballata, e se non l’abbiamo notato, forse è il caso di iniziare a porci delle domande.

ESEMPIO (CORRETTO):

Marco, ansimante, riuscì a raggiungere l’ospedale più vicino senza sapere neppure come. L’infermiere che lo vide arrivare, sembrò quasi non credere ai suoi occhi.

Ecco fatto.

Adesso sì che siamo promossi.

E aggiungerei anche una piccola nota riguardo i puntini di sospensione:

Quelli che avete appena contato, sono il numero giusto.

Tre, non uno di più.

E non devono mai essere seguiti da alcuna punteggiatura.

ESEMPIO:

Marco non poté fare a meno di chiedersi cosa sarebbe accaduto se…

Se cosa?

Non lo sapeva neppure lui, ma… qualcosa gli suggeriva una riposta diversa. 

Comunque, se nutriamo ancora dubbi, niente di meglio che un bel ripasso di  grammatica italiana.

Male non farà di certo.

LA PAROLA ALL’ESPERTA

Ascoltiamo cos’ha da insegnarci Sara Boero, blogger e scrittrice per Piemme e Salani.

I suoi consigli sono davvero utili e ne sa infinitamente più di me.

 

CONCLUSIONI

Abbiamo imparato come formattare il nostro testo nel modo giusto, e così facendo abbiamo acquistato dei punti in più con l’editore.

Naturalmente è inutile mettere in atto un’impaginazione perfetta, se il nostro testo è scadente.

Sarebbe come presentarsi a una gara di pasticceri con una torta ricca e bellissima, farcita di ogni prelibatezza, e al primo morso scoprirla acida o insapore.

Verremmo comunque bocciati.

Quindi, il trucco sta nell’equilibrio tra tutte le cose.

Pensiamo innanzitutto a scrivere bene, e solo a lavoro ultimato, dedichiamoci alla forma.

Non il contrario.

 

4 Comments

  • Marco 11 giugno 2017 at 17:33

    …c’è sempre da imparare. Anche se sono cose che fai automaticamente. Devo dire che io ho molto da imparare… questo mi piace: è futuro per le mie parole.

    • Nero su Bianco 11 giugno 2017 at 21:41

      Ciao Marco, sì, è vero, tante cose le facciamo automaticamente, e altre le sbagliamo allo stesso modo. Parlo, naturalmente, per esperienza personale. All’inizio, per esempio, a me piaceva inserire il numero di pagina al centro, prima di scoprire che gli editori si mettono a gridare allo scandalo, quando lo vedono!

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