FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: STEFANO RAVAGLIA

Stefano Ravaglia

LARGO AGLI ESORDIENTI

Il terzo scrittore di Faccia a faccia con l’autore, è Stefano Ravaglia.

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Innanzitutto benvenuto. Vuoi iniziare parlando un po’ di te?

Certo.

Ho 32 anni, sono di Ravenna. Sono un romagnolo verace che a un certo punto della propria vita, un paio di anni fa, ha dato sfogo a un’attitudine che forse ha sempre avuto in seno. A scuola gli insegnanti apprezzavano particolarmente i miei temi e al contrario di molti, mi sono sempre trovato bene a scrivere e non mi spaventava parlare di un argomento. Così ho deciso di iniziare a scrivere con costanza, nonostante la mia vita lavorativa abbia preso altre strade.

Ho sempre apprezzato di più le parole dei numeri.

A chi lo dici. Ho ancora gli incubi sui logaritmi. Ma ora parlami un po’ dei tuoi libri.

Quando si inizia a scrivere, credo si debba partire da ciò che si conosce meglio, mettersi su una strada sicura.

Così ho scritto il primo libro, “Il pallone con i pentagoni” che credo possa appartenere alla categoria della saggistica. Racconto la mia grande passione per il calcio e la mia esperienza di tifoso sempre presente in molti stadi, facendo emergere la parte più genuina di questo sport e della fede verso una squadra, condendo il tutto con un po’ di storia e di ironia. Ora invece sta uscendo il mio secondo libro, una raccolta di racconti, dal titolo “Chiaroscuri d’amore”. Ma c’è poco di smielato: mostro questo sentimento in tutte le sue sfaccettature (coppie, famiglia, amore per un lavoro o per una casa), con racconti di sapore sempre diverso, spesso anche rude e scabroso.

Non ti piacerà scoprire che sei finito sul blog di un convinto Non-tifoso. A cosa ti sei ispirato, per i tuoi libri?

Per “Chiaroscuri d’amore” ho fatto più che altro un lavoro di assemblaggio, poiché ho messo insieme vari racconti che mano a mano scrivevo nel tempo libero. A un certo punto ho ritenuto opportuno conservare la linea di un argomento di fondo, in modo da iniziare a pensare a un libro, e così è stato.

Si riferiscono a fatti o episodi della tua vita, che ti hanno colpito in modo particolare?

No, non direi. Ne “Il pallone con i pentagoni” c’è ovviamente molto di ciò che ho vissuto sul campo, nel verso senso della parola!

Come li hai scelti i titoli?

“Chiaroscuri” a dire il vero è stato un suggerimento di alcuni compagni del corso di scrittura che ho frequentato a Bologna, coi quali naturalmente mi piace condividere molto sull’argomento.

Avevo pensato a “Sfumature”, ma è un termine un po’ abusato, come potete immaginare… invece, per il primo libro, ho scelto di raffigurare il pallone che chi ha giocato a calcio ha utilizzato almeno una volta nella vita. Il pallone di Messico ’70, di Italia-Germania 4-3, di Holly e Benji. Credo sia il simbolo di un calcio che non c’è più, ed essendo un tradizionalista e nostalgico nato, era il riferimento migliore.

Mi sento sempre più una mosca bianca. Per scrivere i tuoi libri hai avuto bisogno di approfondimenti particolari?

No, quelli me li tengo per il primo romanzo che scriverò, e che al momento vedo come una grande montagna da scalare. Ho comunque un’idea dall’inizio alla fine, ma devo svilupparla e avrò bisogno di molte ricerche.

Per i personaggi, ti sei ispirato a qualcuno di reale o sono frutto della tua fantasia?

I personaggi di “Chiaroscuri d’amore” sono totalmente frutto della fantasia. In un racconto della raccolta, che si intitola “Giovedì sera”, mi sono ispirato a un fatto realmente accaduto, ma ho cambiato i nomi di battesimo. Per gli altri, pura ispirazione. In ogni caso la capacità di osservazione è la cosa a mio avviso più importante, che chi vuole scrivere, deve affinare.

Le storie e i personaggi sono intorno a noi, ogni giorno.

Come dico sempre, infatti, la realtà è la miglior fonte d’ispirazione. Quanto c’è di te, nei tuoi libri?

Come detto, in alcuni casi molto, in altri quasi nulla, ma credo che la cosa importante sia sempre mettersi dalla parte del lettore. Sarà una ovvietà, ma quando si scrive bisogna essere al contempo lettori, e chiedersi se al pubblico può piacere ciò che stai buttando giù. Non bisogna mai essere troppo autobiografici, annoierebbe.

Molti autori questo meccanismo non l’hanno ancora capito. Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Come tutto ciò che prevede concorrenza, la sfida si fa sempre più spietata. In Italia è difficile emergere per merito, lo sappiamo bene, e l’editoria a volte non fa eccezione. Io stimo sempre chi lavora onestamente e insegue un suo sogno, chi ha una passione che coltiva e che porta avanti, e comunque le case editrici, tra le quali quelle con cui ho avuto a che fare io, che credono negli esordienti, ci sono. Inoltre mi batto sempre contro la pubblicazione a pagamento, non perdendo occasione per segnalarla quando possibile. Scrivere una raccolta di racconti è stata poi anche una sfida: non è un genere che in Italia ha molto mercato, il che è paradossale. Abbiamo meno tempo di leggere, con la vita frenetica che facciamo, ma preferiamo comunque una storia lunga a una breve novella. A me piacciono entrambi i generi.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Per ora totalmente positive. La Urbone e la Leucotea Edizioni, le editrici dei miei due libri, hanno lavorato di concerto con me, rispondendo sempre puntualmente a ogni esigenza, e dando sempre tanta disponibilità. Sono molto selettivo e attentissimo ai dettagli. Nella giungla dell’editoria, soprattutto se si è all’inizio, occorre essere scrupolosi, secondo me. Non avere fretta di pubblicare, piuttosto perdere un po’ di tempo in più per affidarsi davvero a mani sicure.

Ho ricevuto alcune proposte di pubblicazione a pagamento, ma le ho ovviamente rimandate al mittente.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo ad acquistare i tuoi libri?

Oddio mi trovi in difficoltà. Non credo esista uno slogan, secondo me bastano i titoli. Credo siano lo strumento più diretto e immediato per incuriosire il lettore, insieme alla quarta di copertina.

Vuoi lasciare un messaggio agli utenti del blog?

Sicuro.

Appassionatevi a qualcosa, qualsiasi cosa, viaggiate, aprite la mente. Credete nei sogni e andate in capo al mondo per raggiungerli. Fate almeno il possibile, così non avrete rimpianti. Non sempre si può vincere, ma essere a posto con la coscienza e aver fatto ciò che si poteva, è impagabile.

Dove possiamo contattarti?

Su Facebook, nel mio profilo, ma anche visitando la mia pagina di scrittore, “Stefano Ravaglia Writer”. Inoltre potete visitare il mio blog traleparole.wordpress.com, dove pubblico periodicamente le recensioni dei libri che leggo. Pochi giorni fa sono entrato nella redazione del sito www.sulromanzo.it, blog e agenzia letteraria dove scriverò anche in quel caso recensioni, articoli e punti di vista sul mondo della scrittura e della lettura. Ed entro l’anno credo metterò on-line anche il mio sito personale.

E con questo, salutiamo Stefano Ravaglia con l’augurio di proseguire floridamente la sua carriera letteraria.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a Faccia a faccia con l’autore, può contattarmi direttamente ciccando QUI.

 

2 pensieri riguardo “FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: STEFANO RAVAGLIA

  1. Sono felice per lui e per tutti i giovani che hanno questa passione.li pone un gradino in su rispetto la massa. Come massa intendo anche quelle persone che si esaltano di essere scrittori. Buona fortuna.

    1. Grazie Marco, ho letto il tuo commento solo ora. L’importante è metterci passione e cuore, anche se spesso queste cose non sono ripagate. E poi divertirsi, sperando ma senza volare troppo vicini al sole come Icaro.

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