SCOPRIAMO L’UTILITÀ DELL’EDITING

24 giugno 2017

 Editing

METTIAMO MANO AL TESTO

Comprendere l’utilità dell’editing, è possibile solo per chi lo ha subito veramente.

Sentir parlare di editing, senza averlo mai provato sulla propria pelle (pardon, le proprie pagine), è come parlare del vento, del nulla, delle tante notizie che girano, e sulle quali non abbiamo riscontro.

Far editare un testo significa metterlo in mani esperte, dalle quali uscirà sicuramente migliorato.

O addirittura irriconoscibile.

Ma vuol dire anche prepararsi psicologicamente a sentirsi dire che tutto è da rifare, che ci sono parti inutili da tagliare, o viceversa, che quel paragrafo così carino ma terribilmente corto, dev’essere sviluppato fino ad avere il respiro di un capitolo.

Questo, e molto altro, ci aspetterà nel coso di un editing, naturalmente svolto da un editor professionista.

Ma che cos’è l’editing?

In editoria: cura redazionale di un testo per la pubblicazione, cioè lettura attenta intesa a verificare la correttezza di ortografia, grammatica, sintassi, l’organizzazione strutturale del testo e la sua coerenza interna, l’adeguatezza dello stile, l’esattezza e la rispondenza alla realtà delle asserzioni scientifiche, storiche, ecc.

Vocabolario Treccani

Ecco.

Una descrizione breve, che in appena due righe e mezzo contiene elementi capaci di demolire il nostro romanzo di mille e più pagine.

Però, che ci crediate o no, l’editing è un passaggio obbligato, prima della pubblicazione.

Quindi, rassegniamoci:

se vogliamo pubblicare, prima o poi ci toccherà.

EDITING PER TUTTI?

Certo, e questo dovrebbe rincuorarci.

L’editing è una fase che riguarda tutti gli autori, nessuno escluso, perfino quelli di best seller.

Il grande Umberto Eco per esempio, era solito, prima di pubblicare un romanzo, farlo revisionare da ben sette editor di sua fiducia, pensate un po’.

Quindi, figuratevi quello che può succedere a noi.

Qualche esempio?

  • Il poeta, critico e saggista Thomas Stearns Eliot, nel 1921, stava redigendo quella che in futuro sarebbe divenuta l’opera poetica capitale del Novecento inglese, e durante l’ultima stesura, che a lui sembrava la migliore, si rivolse a un altro gigante della poesia: Ezra Pound. Quest’ultimo la lesse e la massacrò senza pietà, migliorandola in modo eccelso, tanto che Eliot, alla fine, dedicò The Waste Land proprio a lui, con una citazione dantesca: “al miglior fabbro”.
  • Stefano Benni invece, scrittore e saggista, dedicò il suo Elianto a Grazia Cherchi, sua editor, nonché una delle più celebri della letteratura italiana contemporanea, oggi scomparsa.
  • Luca Bianchini, scrittore e conduttore radiofonico, dedicò Siamo solo amici a Joy, editor interna di Mondadori.

Questo per farvi capire come anche i Big abbiano bisogno di editing e di come forse, senza questo servizio, non sarebbero mai diventati quello che sono.

Quindi, facciamoci coraggio.

Ma prima leggete la storia che segue.

C’ERA UNA VOLTA…

… un giovane autore che aveva scritto un romanzo, talmente bello, talmente perfetto, da puntare a una pubblicazione di alto livello.

L’unica adeguata a un’opera come la sua.

Dopo averlo inviato a editori e agenti, decise di farlo partecipare addirittura al torne Ioscrittore, certo di una sicura vittoria.

E si mise ad aspettare.

Se da una parte, sfogliandolo, si compiaceva con se stesso per la perfezione di quella storia, dall’altra non si spiegava gli ostinati silenzi da parte degli addetti al settore.

Alla fine, il giovane scrittore decise che avrebbe potuto raggiungere la grande editoria, con una mossa furba: affidare il romanzo all’editing di un esperto.

E già sapeva chi.

Trattandosi di un thriller, scelse un autore famoso che, guarda caso, scriveva thriller e svolgeva servizio di editing, solo se convinto del testo.

E fin lì, tutto andò bene.

L’autore divenne il suo editor, e si diedero appuntamento tra alcuni mesi.

Nel frattempo, il giovane scrittore fantasticava sulle opportunità che avrebbe potuto ricavarne, sogni di gloria e ricchezza che presto, ne era sicuro, lo avrebbero travolto.

Così passarono due mesi, e l’editor si fece vivo.

Con queste parole: “in questo libro pulsa un cuore di scrittore vero. Il problema è che è sepolto sotto un cumulo di MACERIE“.

E finalmente, il giovane scrittore, si svegliò dal suo sogno

LA MIA ESPERIENZA

Mi sono divertito a romanzarla un po’, ma è quello che mi è successo.

Dopo l’editing, mi sono trovato faccia a faccia con una realtà devastante:

buttare via tutto o trasformarlo radicalmente.

Vi posso assicurare che non è facile accettare un verdetto di questo tipo, soprattuto quando hai speso giorni e notti di fatica, credendo nel tuo romanzo, revisionandolo all’infinito, fino a renderlo perfetto.

Poi un bel giorno arriva un editor, e ti dice che è tutto da rifare, o quasi.

Mettetevi un po’ nei miei panni.

Oggi posso solo ringraziarlo, perché mi ha aperto un mondo che altrimenti non sarei mai stato in grado di vedere.

Il suo editing è stato curatissimo in ogni dettaglio:

dalla semplice punteggiatura, ai banali errori di ortografia, fino a raggiungere i livelli più profondi, come l’impostazione sbagliata di una frase, le cadute di tono, le parti da limare, o quelle buone da far emergere.

Tanto per fare una breve panoramica:

  • L‘incipit era da rifare: troppo precipitoso e inconsistente. Mi ha spiegato quanto sia fondamentale crearne uno d’effetto, se si vuole conquistare il lettore fin dalla prima pagina.
  • La struttura del romanzo, articolata in due fasi, non andava bene (capite cosa significa?). La prima funzionava, la seconda assolutamente no. Duecento pagine, compreso finale e colpo di scena, da buttare nel WC.
  • Gli errori nella gestione del punto di vista non si contavano. Senza il suo aiuto, non sarei mai stato in grado di percepirli, tanto che oggi mi fanno quasi arrossire.
  • Il titolo era banale, poco evocativo. Da cambiare immediatamente.

E tante altre cose.

Ma è stata una buona medicina.

Perché oggi ho imparato a non ammalarmi più, o almeno ad ammalarmi di meno. 

COSA NON CHIEDERE ALL’EDITOR

Questo è un punto che va spiegato bene:

a differenza di ciò che in molti pensano, l’editor non riscrive il romanzo, a meno che non ne sia costretto.

Si limita a sviscerarlo, segnalare errori, imperfezioni e tutto quanto, per poi restituirlo al mittente.

Cioè a noi.

E saremo sempre noi a dover rimettere mano al testo, modificandolo secondo i suggerimenti ricevuti, perché il libro è nostro, non dimentichiamolo.

Farlo riscrivere all’editor, significherebbe farlo diventare suo.

Ci resterebbe forse il merito dell’idea, o poco più, perché la struttura potrebbe cambiare drasticamente, tanto da renderlo un libro diverso.

Un buon editor invece, deve saper elargire consigli in grado di far emergere le nostre vere capacità, e poterle sfruttare al meglio in termini di rendimento e qualità.

Penetrare nel nostro stile, migliorandolo e scoprendone le potenzialità, senza però invaderne la scrittura.

Vi sembra poco?

EDITING E CASE EDITRICI

Queste due parole dovrebbero andare comunemente a braccetto.

Ma non sempre è così.

Se è vero che è buona norma sottoporre ogni opera all’editing, prima della pubblicazione, è altrettanto vero che in caso di piccoli editori e autori sconosciuti, questa prassi talvolta venga meno.

Perché l’editing ha un costo, e neppure troppo contenuto.

Pagare un professionista per svolgere il servizio, per una casa editrice minore che non tira a fine mese, potrebbe costituire il colpo di grazia.

Il problema invece non si pone nella grande editoria, dove girano più soldi e prospettive.

E mi duole riconoscere che talvolta, attraverso il servizio recensioni che svolgo, mi imbatto proprio in bravi autori, pubblicati da editori piccoli e modesti, che avrebbero bisogno di quell’editing che l’editore non ha la forza di svolgere.

Basta un’occhiata per capirlo.

Ed è un vero peccato.

MA QUANTO COSTA UN EDITING?

Dipende.

Soprattutto da chi lo svolge, e dall’interesse che ha nel compierlo.

Troppo spesso ci sono agenzie che rifiutano di rappresentare un libro, se prima non viene sottoposto a un editing da parte loro.

Questa clausola potrebbe essere utile in vista di un miglioramento del testo, certo, ma io continuo a percepirla come una sorta di speculazione ai danni del povero autore sprovveduto.

Anche perché, a editing concluso, non c’è comunque garanzia di essere rappresentati.

Quindi, che senso ha?

Meglio rivolgersi a professionisti seri, che non abbiano bisogno dei nostri soldi per arrivare a fine mese, e attraverso i quali poter davvero imparare a scrivere.

Ma ognuno è libero di scegliere secondo i proprio gusti, e soprattutto, le proprie finanze, sia chiaro.

Di solito, i prezzi di editing professionali oscillano da sei euro a cartella (i più onesti), fino anche a dodici (i più furbi).

Quindi, mettete in conto di spendere una cifra che può superare abbondantemente le mille euro.

Sono tanti soldi, è vero, ma vi assicuro che con le persone giuste, vi resterà una bella eredità da portarvi a casa.

LA PAROLA ALL’ESPERTA

Lasciamo parlare Giulia Ichino, editor Mondadori, che può raccontarci qualcosa in più su sul mestiere.

 

 

UN ULTIMO CONSIGLIO 

Capita spesso che gli editori diano molta più importanza a un testo presentato come già editato, piuttosto che a un altro che ne è privo.

Il motivo è ovvio, e questo ci avvantaggia di molto, nella corsa alla pubblicazione.

Quindi, nella lettera di presentazione, specifichiamo sempre se ci siamo già rivolti a un editor.

Può essere il dettaglio decisivo.

È pur vero, tuttavia, che esistono altri editori che invece si fidano solo dell’editing fatto in casa propria, e che quindi danno poca importanza a quello già effettuato.

Poco male:

due sono meglio di uno.

CONCLUSIONI

Abbiamo capito quindi l’importanza di un editing.

Sforziamoci quindi di vederlo nel modo giusto, come la chiave per aprire una porta dalla quale accedere ad altri mondi, e non come un’antipatica intrusione tra le pagine del nostro manoscritto, con la pretesa di buttare tutto all’aria.

Prima abbandoniamo questo concetto, prima saremo pronti ad affrontare la novità con il giusto spirito.

Parlo per esperienza personale, naturalmente, perché per me è stato così.

E volete sapere che fine ha fatto il romanzo così perfetto di quel giovane autore?

Be’, questione di tempo, e lo scoprirete da soli.

E voi?

Avete mai avuto esperienze di editing?

 

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