FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: ROBERTO OTTONELLI

  • Roberto Ottonelli

LARGO AGLI ESORDIENTI

Il sesto scrittore di Faccia a faccia con l’autore, è Roberto Ottonelli.

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Roberto, è un piacere averti qui, oggi. Vuoi cominciare parlando un po’ di te?

Ciao Filippo, il piacere é mio!

Dunque, sono Roberto, ho quasi 40 anni e vivo a Milano. Una carta da qualche parte dice che sono ragioniere programmatore, anche se non è che mi ci senta tanto. Lavoro in un’azienda di telecomunicazioni come network engineer, ma un momento saliente nella mia vita è stato il servizio civile, che ho svolto presso la Lega Tumori. E’ stato lì che mi sono “accorto” dell’esistenza degli altri, intesi come persone in un momento di difficoltà, che non finivano mai di ringraziarmi, mentre mi rendevo conto di essere io a ricevere più di quanto dessi. E’ così che, finito il periodo d’obbligo, mi sono dedicato, per oltre una decina d’anni, a varie forme di volontariato a contatto con minori in difficoltà, presso comunità residenziali di diverso tipo, e collaborando a diversi progetti educativi, tra i quali l’insegnamento di italiano ai bambini stranieri. Da lì, il passo è stato breve, per la decisione mia e della mia (presto) moglie di diventare genitori affidatari di un bimbo speciale che ci ha rivoluzionato la vita!

Be’, Roberto, che dire? Ho il tuo romanzo, ma devo ancora leggerlo e recensirlo (te l’ho promesso), quindi non so valutarti come scrittore; ma come uomo, hai tutta la mia ammirazione. A cosa ti sei ispirato per il libro?

Ho preso spunto dalla vicenda delle “Bestie di Satana”. Ho iniziato a scrivere ormai una decina d’anni fa, durante un periodo personale piuttosto difficile, perché Paolo “Ozzy” Leoni, indicato quale leader di una delle sette sataniche più cruente della storia, abitava a due isolati da casa mia, nonostante non lo avessi mai conosciuto. Lo contattai, all’epoca, per chiedergli se gli andasse di scrivere una prefazione, ma lui rifiutò, sostenendo di proclamarsi innocente. Mi rimandò al suo avvocato, grazie al quale ho letto migliaia di pagine di atti e mi sono fatto la mia idea. Ho conosciuto Paolo in carcere, e mi è parso doveroso dedicare ciò che ho scritto a lui.

Accidenti. Un’esperienza davvero singolare. Fa venire i brividi. Parlami del libro.

Si intitola “Il Diavolo dentro”, e uno degli scopi che mi sono prefisso è indurre a riflettere su quanto alcuni avvenimenti di cui si sente parlare in TV, siano molto più vicini a noi di quanto si pensi. Ho scritto in prima persona, dal punto di vista dei diversi protagonisti. E’ un libro piuttosto forte, violento, il sesso è rappresentato nella sua forma più estrema; ci sono le droghe, la musica veloce e il “satanismo”, da cui tutti partono ma che poi, a mio parere, con questa storia ha davvero poco a che vedere.

Credo che non faticherai a raggiungere il tuo scopo. Quindi il libro si riferisce a episodi della tua vita.

Sì, Paolo Leoni lavorava in un grande centro commerciale dove andavo sempre da bambino con mio padre. Non so se ci siamo anche incrociati senza sapere niente l’uno dell’altro, ma è uno degli aspetti che mi hanno portato ad avvicinarmi alla sua storia.

Hai ragione: sono domande che non passano inosservate. Sarò banale, ma… perché hai scelto questo titolo?

Il titolo mi è parso azzeccato per la tematica, ma è anche una citazione da uno dei miei film cult di ragazzino, “Il Corvo”: “Ognuno di noi ha il diavolo dentro e non ha pace finché non lo trova”

Bene, abbiamo gli stessi gusti anche in fatto di cinema. Per scrivere il libro hai avuto bisogno di approfondimenti particolari?

Sì, mi piace parlare solo di ciò che conosco. Penso che la tematica del satanismo, ad esempio, per molte ragioni non sia nota ai più. Io pensavo si limitasse alla profanazione di luoghi sacri, alla blasfemia e poco altro, mentre ci sono varie correnti filosofiche e filoni. E’ chiaro che non è una mia adesione personale a un culto o a un altro, ma ritengo fondamentale l’approfondimento, lo studio e ricerca.

“Se vuoi combattere il tuo nemico, devi conoscerlo”, o qualcosa di simile. Rammento la citazione, ma non il padre. Quindi per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno di reale?

Mi sono ispirato a una storia vera, e ci sono personaggi per i quali ho preso spunto dai vari protagonisti della vicenda, pur avendo sempre romanzato il tutto. Altri sono del tutto frutto di fantasia.

Attenzione, domanda pericolosa: quanto c’è, di te, nel tuo libro?

Se rispondessi “tanto”, penso che chi mi conosce comincerebbe a preoccuparsi! A parte gli scherzi, credo che ci sia sicuramente qualcosa di mio, soprattutto nel personaggio di Andrea, ma direi non più di tanto.

Be’, non potrei biasimare i tuoi conoscenti. Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Sempre più spesso si sente dire che siamo un popolo di scrittori, ma sempre meno di lettori. Ritengo che le due cose debbano andare, per forza, quanto meno di pari passo, nel senso che chi si vuole cimentare nella scrittura, non può non essere un avido lettore. Non mi sono mai avvicinato al self-publishing, che vedo molto in voga, perché volevo misurarmi con l’editoria “dei grandi”, volevo capire se potevo avere qualche chance col giudizio di un esperto. In questo senso, per me, Franco Forte ha rappresentato una svolta. Poi ognuno fa come crede, ma per me è stato così.

Allora siamo “allievi” dello stesso maestro. Anch’io ho avuto un’ottima esperienza con Forte, che mi ha aperto un mondo. E restando in tema “esperienze”, quali sono le tue, con l’editoria?

Nel corso degli anni ho bussato a tante porte e partecipato ad alcuni concorsi. Mi sono reso conto, però, di quanto avessi bisogno davvero di un editing professionale, cosa per la quale non smetterò mai di ringraziare Franco, ma anche Paolo Grugni, autore che mi ha dedicato il suo tempo e fatto capire che prima si deve partire da solide basi, senza lasciarsi travolgere dall’euforia di “aver scritto un libro”, che piace senza “se” e senza “ma” solo a parenti e amici.

Ho scritto un post apposito sull’importanza dell’editing, e la tua esperienza è provvidenziale per rafforzare la mia tesi. Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo ad acquistare il tuo libro?

Un salto all’inferno, fin nelle sue viscere, al ritmo veloce e assordante del metallo pesante. Vi sentirete smarriti, ma non potrete fare a meno di arrivare fino all’uscita… sempre che esista. Una storia molto più vera di quanto possa sembrare.

Direi adeguato. Vuoi lasciare un messaggio agli utenti del blog?

Continuate a seguire i consigli di Filippo e leggete con attenzione i suoi post. Sviscerano sempre a fondo diverse tematiche che spesso non sono così chiare per chi si avvicina al fantastico mondo dell’editoria, prendendo in considerazione pro e contro senza condizionamenti. Non è cosa da poco!

Cavolo. Questa domanda sembra combinata. Ricordami di pagarti, più tardi. Dove possiamo contattarti?

Sono sempre presente sulla mia pagina personale di Facebook. Se non rispondo subito è perché il mio telefono ogni tanto decide di non darmi le notifiche!

Per concludere tengo molto a ringraziarti dell’opportunità e dello spazio che mi hai riservato.

Sono cose che non si dimenticano.

Sono io che ringrazio te per aver rilasciato questa interessantissima intervista.

E con questo, salutiamo Roberto Ottonelli, augurandogli di proseguire nella sua fresca carriera artistica.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a Faccia a faccia con l’autore, può contattarmi direttamente ciccando QUI.

 

 

3 pensieri riguardo “FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: ROBERTO OTTONELLI

  1. Beh. Questo Roberto Ottonelli sa decisamente il fatto suo.
    Filippo sa che non è il mio genere, ma resta il fatto che il fascino che crea il mistero è pur sempre eccitante. Complimenti all’autore Roberto.
    L’augurio che gli porgo anch’io e decisamente che abbia la fortuna e forza di continuare nel suo percorso… bellissima cosa quella dell’adozione.

    1. Grazie Marco! Io ci sto mettendo tutta la passione e l’energia, anche se alle volte mi rendo conto di farmi un po’ troppo prendere dall’entusiasmo di voler far conoscere un lavoro in cui davvero credo molto.
      L’aspetto che più mi emoziona è il riscontro che ho ottenuto da perfetti sconosciuti che hanno colto esattamente il senso di ciò che volevo comunicare. Non so, trovo che sia una sorta di magia. Poi ovvio sono contento anche dei complimenti di amici e parenti, ma da parte di chi non conosco è diverso.
      Sì, l’affido è qualcosa di davvero unico, che ti stravolge la vita, te la ribalta proprio, ma di cui non potrei fare a meno!

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