MA I GRANDI EDITORI PUBBLICANO ESORDIENTI?

8 luglio 2017

Esordienti

SCUSATE LO SFOGO…

Chiedersi se i grandi editori pubblicano esordienti, e un po’ come domandarsi se domani pioverà.

Il meteo in TV dice di sì, ma poi finisce per non accadere niente, o al massimo arrivano due gocce.

Eppure è una domanda che mi sono posto spesso, e alla quale non sono ancora riuscito a dare una risposta.

L’anno scorso, durante una delle mie innumerevoli scorribande sul forum del Writer’s Dream  (a proposito, vi consiglio di farci un salto, e se qualcuno ancora non lo conosce è invitato a fare immediatamente pubblica ammenda), mi imbattei in una discussione assai interessante.

Si parlava, naturalmente, di pubblicazioni e manoscritti inediti.

C’era l’editor di una grande casa editrice che sosteneva che molti autori non sanno scrivere, ed è per questo che non vengono pubblicati. A testimonianza della sua buona fede, comunicava agli utenti inferociti, che la sua casa editrice aveva da poco messo sotto contratto un ragazzo di sedici anni (sconosciuto), perché meritevole.

Quindi un esordiente.

Per giunta toscano, come me.

La mia risposta, naturalmente, non si fece attendere.

PRIMO POST DI AGOSTO 2016 (WRITER’S DREAM)

Scusa, ma sono un po’ perplesso e ti spiego subito il perché.

Se leggiamo i consigli che i grandi autori dispensano ai poveracci come me, in primis troviamo che per essere grandi scrittori, bisogna prima essere grandi lettori, e personalmente concordo in pieno con questa affermazione; leggere aiuta a sviluppare la fantasia, carpire i segreti di chi è più bravo di noi, imparare trucchetti e “rubare” (perché no?) un po’ di tecnica (…).

Poi c’è il talento, e quello è un dono di Dio:

o ce l’hai o non ce l’hai.

Non è roba da comprare su Groupon o al Supermercato (…).

E veniamo alla questione. 

Parlando per esperienza personale: vado per i quaranta, scrivo da almeno 20 anni e mi considero un accanito lettore da più di 25. Considerando gli alti e i bassi della mia vita, posso stimare di aver letto un numero di 15 libri l’anno (escludendo testi scolastici) che in totale fanno 385 (ho aggiunto anche le 10 assegnazioni del Torne Ioscrittore); non so se è il numero adatto per passare brillantemente l’esame, ma spero di essermi meritato almeno la sufficienza.

E passiamo al talento:

se fossi uno scrittore talentuoso, a quest’ora probabilmente sarei in cima alle classifiche e…

… no, pensandoci bene, forse no.

Vedendo come gira l’editoria in Italia, sarei seduto proprio dove sono adesso, e in cima alle classifiche ci sarebbe il “talentuoso” Corona.

Vabbè, andiamo avanti.

Dicevo, in 20 anni di penna in mano, qualcosa avrò pur imparato. Anche se fossi stato del tutto privo di talento, le piccole vittorie ottenute finora mi hanno dimostrato che almeno un briciolo sono riuscito a metterlo da parte. Ciò nonostante, il mio ultimo romanzo è stato rifiutato dalla tua casa editrice, e non gliene voglio. Da tempo ho smesso di credere a Babbo Natale. Però mi domando come un ragazzino di appena 16 anni abbia già tutti i requisiti per poter pubblicare con voi.

Intendiamoci:

non sto mettendomi su un piedistallo, né intendo crocifiggere questo giovane e fortunato autore (tutt’altro!), però qualche perplessità ce l’ho, e mi piacerebbe che tu mi togliessi la curiosità.

Forse l’autore ha scritto un saggio (scolastico?) molto, ma molto interessante? O forse la sua biografia, basata su una vita particolare? Mi vengono in mente altre tre opzioni:

1) E’ un genio precoce, e questo allora spiegherebbe tutto.

2) Ha azzeccato un argomento così originale e efficace, che vale la pena mettergli alle costole non uno ma DUE editor, pur di farlo arrivare alla pubblicazione.

3) E’ figlio di QUALCUNO.

Personalmente preferisco la seconda, anche se la prima mi affascina e la terza mi ripugna.

Comunque sia, scherzi a parte, faccio un grande in bocca al lupo a questo giovane talento, e l’augurio diventa doppio e ancor più sincero, visto che è toscano come me. Quasi quasi gli chiedo qualche dritta!  

A questa mia richiesta, l’editor (che ho avuto la fortuna di conoscere e apprezzare in altre e più approfondite discussioni), ha risposto spiegando che in questo giovane autore avevano intravisto qualità sopra la media che, se coltivate nel modo giusto, ne avrebbero fatto un buon scrittore in futuro.

L’editore aveva quindi deciso di investire su di lui, pur non avendo ancora nulla in mano di utile e pubblicabile.

Cos’altro aggiungere?

Se le cose stanno davvero così, mi viene solo da pensare:

cavolo.

Esistono ancora grandi editori che ricordano una delle loro funzioni principali, il talent scout.

Pensare che li credevo estinti insieme al Tyrannosaurus Rex.

Quindi pare che sì, le grandi case editrici pubblichino esordienti.

Sì, ma… tutte?

Proprio tutte?

SECONDO POST DI AGOSTO 2016 (WRITER’S DREAM)

Qualche settimana dopo, stavolta discutendo sul forum del torneo Ioscrittore al quale partecipavo come finalista, scrissi un accanito post di sfogo, che proprio non riuscii a trattenere.

Ve lo ripropongo, così come lo concepii:

Delle volte rileggo stralci del romanzo con cui sto partecipando, e mi dico:

“Però! Questo passaggio è buono, i personaggi pure, e il colpo di scena finale funziona!”.

Altre volte credo di riconoscerlo in tutti quelli che si beccano voti tra 8 e 9, così mi sembra di vivere nel miglior mondo possibile, credo ciecamente a Babbo Natale, la fata Turchina e i Puffi, credo che quella multa alla fine, non arriverà mai, credo che sì, potrei anche vincere il Torneo.

Wow!

Qualche sera fa era proprio uno di questi momenti.

Passeggiavo sul lungomare: mio figlio era miracolosamente ammutolito dalla magia di un gelato al cioccolato, mia moglie addirittura non mi aveva ancora chiesto di comprarle nulla.

Cullato dai miei dolci pensieri di fama e successo, vedo una libreria.

“Sono uno scrittore” penso, “e questo è il tempio che mi spetta”.

Con baldanza, decido di entrare, seguito da Babbo Natale, la fata Turchina e la tribù dei Puffi, ma qui commetto il primo errore: 

la copertina dell’ultimo bestseller mi investe e mi lascia di stucco.

Mi avvicino.

Non lo conosco, eppure l’autore è italiano, e dappertutto si parla di romanzo d’esordio (e ti pareva) che sta scalando le classifiche e bla bla bla.

Lo prendo in mano, lo sfoglio, corro alla biografia e, ahi, prima nota dolente: l’autore è di almeno 5 anni più giovane di me, ed è già in cima alle classifiche con questo thriller, genere in cui mi cimento anche io. 

Però!

Borbottando qualcosa, salto ai ringraziamenti, dove mi pianto subito:

tra quelli a madre, padre, figlio, gatto, topo e pesce rosso, ce n’è uno alla propria agenzia, nientemeno che la PNLA.

Cavolo, mi dico, ma non è quella di Faletti? Proprio lei.

Ma non è quella che se ti prende in carico, fai lo scrittore a vita? Sì, proprio lei.

Ma non è quella che chiede 800 euro per una scheda di lettura, per poi mandarti a quel paese perché tanto non tratta esordienti? Di nuovo: è proprio lei.

E come ha fatto questo tizio ad arrivarci? 

Intanto Babbo Natale raccoglie il sacco dei regali e con un gesto schifato mi manda al diavolo, prima di tornare nel mondo dei sogni. La fata Turchina invece mi guarda, impettita, a braccia conserte. Non sa se andare o restare.

“Fa’ come vuoi” le dico con una scrollata di spalle.

I puffi per fortuna sono gli unici che non si sono accorti di niente, e continuano il girotondo tra gli scaffali.

Ripongo il libro e, perplesso, sposto lo guardo a sinistra, dove commetto l’ultimo imperdonabile errore: un tamarro tatuato mi sfida dalla copertina del suo libro, con sguardo feroce e ebete allo stesso tempo.

“Ma quello lo conosco” mi dico, “COSA ACCIDENTI CI FA in una libreria?”.

Come trovare un pastore abituato a vacche e capre, a cena in un elegante ristorante extra lusso.

Poi abbasso lo sguardo dal vitellone abbrustolito al nome dell’editore, e tutto si fa chiaro. Mi schianto prepotentemente con la realtà.

La realtà in cui adesso ricordo perché non avrò mai alcuna pubblicazione di successo.

In cui continuerò a fare l’impiegato per vivere, e gli straordinari per arrotondare.

In cui non vincerò mai il Torneo.

La realtà in cui mia moglie adesso entra, e mi chiede di comprarle qualcosa. 

La realtà in cui Mondadori pubblica Corona.

La fata Turchina se n’è già andata (“Con te neanche la magia funziona”), mentre di Puffi ne sono rimasti giusto un paio, che mi guardano imbronciati. 

Ma che posso farci, io? Dovrei essere abituata a queste cose, ma ogni volta è più forte di me, e mi si avvelena il sangue nelle vene.

Penso a tutto il tempo dedicato a buttare giù ‘sto romanzo, ai soldi che spendo per farlo editare, alle ore rosicchiate a lavoro e famiglia pur di scrivere qualche pagina, e poi vedo Corona in libreria.

Lui non ha di questi problemi: ha il suo ghost writer e un bel contratto preconfezionato con Mondadori. Non calpesta il suolo di noi comuni mortali.

Ma mi chiedo solo una cosa, sacrosanta: come facciamo ancora a credere agli editori quando dicono: “Noi cerchiamo autori validi, solo che non ne troviamo, vorremmo pubblicare, ma non troviamo nulla di buono in giro”.

Ci hanno preso proprio per fessi, e infatti ci danno da leggere roba per fessi. Siamo sempre noi a non saper scrivere quando LORO, poverini, VORREBBERO pubblicarci, pensate un po’. 

Ma che iella!

Sì, lo so, l’ho presa male, ma Corona se ne deve stare nel suo yacht, con la solita oca di turno (ma sempre bona, accidenti a lui), non in una libreria, perché sappiamo tutti che là c’è finito solo grazie al nome.

E rieccoci con la retorica, ma pazienza.

Se infastidisce qualcuno, che smetta pure di leggere.

E mi rivolgo anche a quegli editori e editor seri che frequentano questo forum: pubblicazioni di questo tipo dovrebbero far indignare anche VOI perché in qualche modo screditano il vostro lavoro, rendono i vostri consigli (peraltro utilissimi) poco credibili; quando mi dite (è successo), che la mia storia è stata scartata perché poco originale, mi domando: “E se fosse stata scritta da Corona? O dal famoso di turno? Scommettiamo che diventava originale?”.

Non mi sono mai definito uno scrittore, bensì, con umiltà, uno “che ci prova a esserlo”, ma sapete che vi dico ora? Se Corona è uno scrittore, allora lo sono anch’io, e che cavolo, perché quel poco che ho ottenuto, l’ho raggiunto con il sudore della fronte, e non grazie a un nome.

Personalmente ho deciso di boicottare ogni pubblicazione Mondadori, perché mi sono rotto di pagare gli stipendi a chi lavora CONTRO di me.

Non cambierà nulla, certo, non sentiranno la mia mancanza. Poco male: io non sentirò la loro.

Scusate lo sfogo, concludo perché sono ampiamente OT.

E se qualcuno di voi incontra un puffo per strada, vi prego di contattarmi:

ce n’è uno ancora disperso.

Il finale é un po’ feroce, lo ammetto, ma era dovuto all’alta pressione (non quella meteorologica), sommata ai quasi quaranta gradi (questa volta sì, meteorologici) di temperatura estiva.

Il risultato fu un post esplosivo, appunto.

Se nel primo caso abbiamo visto grandi editori che pubblicano esordienti, nel secondo, le nostre illusioni si scontrano prepotentemente con una triste ma nota realtà:

grandi editori che pubblicano solo grandi nomi.

ESORDIENTI… POCO ESORDIENTI

Giusto due esempi:

quando lessi Il suggeritore, di Donato Carrisi, rimasi ammaliato dalla storia e osannai l’autore per talento e bravura.

Soprattutto mi affascinò l’incanto di quell’esordio letterario, immaginando un giorno come avrebbe potuto essere il mio (sì, lo so cosa pensate, ma non c’è nulla da ridere…).

Poi ho letto E’ così che si uccide, di Mirko Zilahy, altro caso indiscusso di esordio di successo, e la magia si sarebbe ripetuta se nel frattempo non avessi imparato il trucco.

Prima di leggere un libro, salto subito alla biografia dell’autore.

Così posso scoprire subito che:

  • Carrisi era già una firma del Corriere della sera, sceneggiatore di serie televisive e per il cinema.
  • Zilahy era già editor di Minimum Fax, casa editrice di un certo spessore.

Certo, si tratta comunque di romanzi d’esordio, ma il problema, in Italia, non è scrivere libri, ma farseli pubblicare.

Senza mettere in dubbio il loro talento (perché ne hanno da vendere), non riesco ad immaginarli così esordienti come me. Loro arrivano dallo stesso mondo degli editori, non prendiamoci in giro.

Come commensali diversi per sesso e età, che mangiano tutti allo stesso tavolo.

Io e loro non abbiamo nulla in comune, a parte forse il colore delle mutande e la passione per i libri.

Partiranno sempre avvantaggiati, godendo di quel privilegio che io non avrò maieditori e agenti sempre pronti e disponibili a dare un’occhiata alle loro opere.

Gli stessi che a me destineranno solo il silenzio.

Mi domando se i loro libri fossero stati scritti da un fruttivendolo in pensione di Canicattì, che cosa sarebbe successo.

Forse oggi avremmo un Suggeritore in meno, e non sapremmo che E’ così che si uccide.

VERI ESORDIENTI 

Anche in questo caso, giusto un paio di esempi, i primi che mi vengono in mente:

Lorenzo Marone, per dirne uno.

Valentina D’Urbano, per citarne un’altra.

Certo, sono due autori sfornati direttamente da Ioscittore, ma per quel che ne so, sono esordienti assoluti.

Bella forza, direte voi, ce l’hanno fatta grazie a un torneo.

Allora, se proprio vogliamo un’iniezione di fiducia, proviamo a dare un’occhiata a questo articolo del “Libraio.it”, dove vengono riportati alcuni interessanti dati riferiti al 2016.

Se avrete il tempo, la pazienza e la voglia di verificare le biografie degli autori, fatelo a vostro rischio e pericolo, io preferisco non immischiarmi.

Sto così bene, nel mondo delle favole.

CONCLUSIONI

Quali conclusioni?

Stavolta non ce ne sono.

Al termine di questo lungo post, siamo praticamente al punto di partenza.

L’editore è e resta libero di pubblicare chi vuole, secondo le proprie scelte e la propria morale:

ci sarà chi preferisce “coltivare” autori in erba per vederli, un giorno, sbocciare, chi invece preferirà puntare sui soliti nomi perché fanno cassa, invece di un Filippo Semplici, che rischierebbe di provocare un crack finanziario di dimensioni globali.

E figuriamoci se io ho voglia di prendermi una responsabilità così grossa.

Tuttavia, tutto questo a noi non deve interessare.

Pensiamo piuttosto a fare bene il nostro lavoro:

scrivere.

Più diventeremo bravi, più sarà possibile, un giorno, convincere qualcuno di importante ad avere fiducia in noi.

Personalmente, mi sforzerò di tornare a credere in questo sogno che da tempo ho abbandonato, anche se troppo forte, talvolta, è la voglia di rispolverare una massima che spesso usavo nel Writer’s Dream:

Se sei un Dio e scrivi da cani, finisci con un grande editore, ma se sei un cane e scrivi da Dio puoi finire soltanto…

… in canile.

 

 

17 Comments

  • Manola 8 luglio 2017 at 14:50

    Bravissimo Filippo,non potevi descrivere meglio la scelta di simili editori. Non ti arrendere vai avanti,credi al tuo sogno.

    • Nero su Bianco 8 luglio 2017 at 17:15

      Grazie, ci proverò!

  • Rosaria 8 luglio 2017 at 20:44

    Caro Filippo, condivido pienamente ciò che scrivi e soprattutto le tue conclusioni.
    Alla fine, se siamo maledetti da questa passione che ci fa sognare sempre e nonostante tutto, non possiamo che prendere fiato e ricordare a noi stessi che non smetteremo mai di provare e sognare e scrivere perché è contro la nostra stessa natura.
    Mi piace anche la protesta contro la montatori che hai jniziato. Anche io prediligo case editrici medie e piccole, sconosciute ai più ma che propongono tesori preziosi. Da quando ho pubblicato il primo romanzo (quasi dieci anni fa) ho scoperto un mondo che alimenta la mia testardaggine, e continuo a provarci sempre a dare spazio e voce a chi come me non pubblica con i grandi marchi… spero di poter leggere presto qualcosa di tuo e magari invitarti in una delle mie iniziative culturali. Intanto ti faccio, anzi lo faccio a tutti noi sognatori, un grosso in bocca al lupo!
    Ti abbraccio

    Ps. Il puffo mancante si è trattenuto a giocare coi miei folletti. Te lo rimando a casa presto! 😉

    • Nero su Bianco 9 luglio 2017 at 18:13

      Mi raccomando, trattalo bene! Per il resto, l’hai detto tu, e hai usato il termine giusto: siamo maledetti da questa passione. Quindi non ci resta che restarne vittime consapevoli. Mi auguro che un giorno le cose possano cambiare e che vengano premiate anche persone che non hanno già un NOME che vende. Un abbraccio anche a te, Rosaria e grazie per il tuo intervento.

  • Laura 10 luglio 2017 at 22:23

    Questo post è meglio di un racconto. L’ho letto e riletto , un commento è riduttivo, ma d’altra parte non posso mica scrivere un libro, vero?
    Leggo, ma non scrivo, o meglio, scrivo per me stessa: ho avuto una grande famiglia e una vita piena e ricca ( di cose da raccontare, non di pecunia).
    Ho notato che leggo autori stranieri e in larga misura donne e mi sono chiesta come mai. Ora, sono una “vecchia” stravagante e acida, ma mai cattiva, trovo gli scrittori italiani come i film italiani: parlano di cose circoscritte al proprio orticello, alla propria casa, dentro i confini d’Italia e così non si decolla e il pubblico è limitato.
    Non è una critica, ma una considerazione personale.
    Il tuo modo di scrivere mi piace molto, come quello di Piero: siete la mia dose quotidiana d’ ilarità e intelligenza.
    Salutami Babbo Natale, la fata Turchina e i puffi.

    • Nero su Bianco 10 luglio 2017 at 23:06

      Grazie Laura, sono contento che il post ti sia piaciuto. Forse un po’ troppo aggressivo, ma non ho potuto farci niente. Per il resto, ti mandano un abbraccio anche Gargamella e Birba. E io, naturalmente.

  • Andrea Torti 11 luglio 2017 at 10:24

    Si tratta di un mondo complesso, e come si suol dire, l’esperienza personale non fa statistica…

    Per quanto mi riguarda, ho dato una chance al self-publishing, senza rimpianti – e vediamo come va 🙂

    • Nero su Bianco 11 luglio 2017 at 11:42

      Sono molto tentato anch’io di provare il self… se non altro per capire le reali differenze con un vero editore.

      • Andrea Torti 11 luglio 2017 at 15:44

        In base alla mia esperienza, certo, ci si deve dare da fare di più, ad esempio per quanto riguarda la promozione, ma preferisco impegnarmi in prima persona che mandare manoscritti e passare le mie giornate sperando in una risposta che spesso neppure arriva…

        • Nero su Bianco 11 luglio 2017 at 20:02

          Certo, è un punto di vista più che condivisibile.

  • maurizio petrucci 14 luglio 2017 at 19:54

    Caro Filippo, quanto da te esposto è indiscutibilmente una granitica realtà. Il fatto che sia più facile pubblicare per chi vive nel settore editoriale e librario in genere è lapalissiano. Io però mi fermerei su una riflessione, glaciale se vuoi, ma irrevocabile. Questo è nella logica delle cose. Il figlio dell’attore difficilmente si metterà in coda per partecipare al bando di concorso per impiegato comunale.
    Quel che voglio dire è che se uno, non è, “figlio d’arte”, nessuno può impedirci di fare arte. Il tuo sfogo, che io condivido ASSOLUTAMENTE, rischia di intaccare l’umore e con esso la passione, che ci spinge tenacemente a continuare riga dopo riga.
    Ho letto il tuo racconto , Tom Tom, e mi è piaciuto, nonostante prediliga il giallo poliziesco. Anch’io sono un lettore forte, e aspirante autore e posso dirti che tu hai le carte in regola per trovare la tua strada d’autore.

    Maurizio

    • Nero su Bianco 14 luglio 2017 at 20:37

      Ti ringrazio, Maurizio per il tuo intervento e le tue parole. Spesso però è più forte di me, non riesco a reprimere certe emozioni che mi arrivando da dentro, quando assisto a questo spudorato “clientelismo” editoriale, perché di questo si tratta. Tuttavia, hai ragione quando dici che non dobbiamo intaccare umore e passione di aspiranti autori, perché allora sì, che sarebbe la FINE.

  • Giusy Pullara 14 luglio 2017 at 23:38

    Innanzitutto complimenti per il post, Filippo.
    Direi “aggressivo” al punto giusto, ma anche (e soprattutto!) originale.
    Giorni fa ho letto che a settembre, probabilmente, uscirà il libro autobiografico di un ex tronista di Uomini e donne. Un libro che deve ancora essere scritto, ma di cui è quasi certa la pubblicazione.
    Oggi, che piaccia o meno, l’appetibilità dello scrittore davanti alla casa editrice, dipende anche dal seguito che ha sui social (poco importa che sia la versione 2.0 di Fabio Volo e rappresenti il concorrente ideale per la sagra della banalità). E allora penso a tutte quelle storie meritevoli, scritte da chi, davvero, non riesce a farne a meno, perché la scrittura è il suo pane quotidiano, non un’entrata extra da sommare ai guadagni percepiti dopo l’ennesima ospitata in discoteca. Peccato che molte di queste rimarranno nel cassetto, per lasciare spazio a questi personaggi, la cui unica utilità è quella di dare lavoro ai ghostwriters. Che strazio, nutrire il sogno di scrivere, in quest’Italia che innalza le frasi fatte e le storie scopiazzate in serie.

    • Nero su Bianco 15 luglio 2017 at 6:17

      Ciao Giusy. Allora ho ragione, quando dico di iniziare a boicottare i grandi editori? Scommetti che se vedono le vendite calare, finiscono per cambiare rotta? Il problema è che c’è ancora tanta gente che VUOLE leggere spazzatura. E spazzatura avranno. Anzi, guarda, colgo l’occasione per un appello (im)personale: visto che a settembre uscirà anche il MIO libro, comprate quello e non quello del tronists!

      • Giusy Pullara 15 luglio 2017 at 15:07

        Hai più che ragione, dal momento che, purtroppo, non è più così ovvia l’accoppiata CE = romanzo di qualità. Che la leggano pure, la loro bella spazzatura! Per quanto mi riguarda, sarò ben lieta di prendere parte tra i tuoi lettori, invece!

        • Nero su Bianco 15 luglio 2017 at 21:50

          Se è così, ti ringrazio di cuore, Giusy!

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