LA REVISIONE DEL TESTO: TRUCCHI E CONSIGLI

La revisione del testo

UN PASSAGGIO DELICATO…

La revisione del testo è qualcosa di assolutamente indispensabile.

Abbiamo passato mesi (anni?) a buttar giù il nostro romanzo, e adesso finalmente lo abbiamo terminato; possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma… senza esagerare.

Giusto uno.

Perché siamo appena a metà della strada.

E’ vero, il grosso è fatto, ma ora viene la parte più difficile e complessa, quella che solitamente mette a dura prova scrittori di ogni calibro.

Revisionare il proprio testo può sembrare un gioco da ragazzi (E che ci vuole? L’ho scritto io, saprò come correggerlo, no?), ma in realtà rappresenta una fase molto delicata della nostra corsa alla pubblicazione.

La revisione serve non solo a correggere errori puramente grammaticali o sintattici, ma a far emergere punti deboli della storia, stabilire una linearità di termini, riscrivere e modificare intere parti di brano.

E cancellare.

Mettiamoci  in testa che durante la revisione, dobbiamo cancellare senza pietà.

Come un pasticcere che confeziona una sontuosa torta di nozze; se all’inizio, per fare bella figura, la farcirà con ogni ben di Dio, alla fine procederà a togliere gli eccessi di cui ha abbondato, senza rendersene conto.

Altrimenti sarà una torta pacchiana e indigesta.

E noi, senza essere pasticceri, dobbiamo saper fare altrettanto.

QUANDO INIZIARE LA REVISIONE?

Il più tardi possibile.

Una volta completata la storia, dobbiamo metterla in un cassetto e lasciarcela per un bel po’.

Non proviamo ad avvicinarci prima di un mese abbondante, o anche di più.

Comincia così il processo più lungo e duro, quello in cui dobbiamo disinnamorarci di lei e dimenticarla.

L’ideale sarebbe buttarsi a capo fitto su un’altra, capace di catturarci e aiutarci a spezzare i rapporti con la vecchia.

Dobbiamo tradirla spudoratamente, come latin lover spietati che passano da un letto all’altro.

Il motivo è semplice:

quando torneremo a occuparci di lei, saremo in grado di guardarla con occhi nuovi, non più passionali come i primi tempi, ma critici e severi.

Gli occhi di un lettore esterno.

O quasi.

Solo così riusciremo a vedere oltre le parole e individuare quegli errori che non saremmo mai stati in grado di riconoscere alla prima stesura.

LA FORMULA “STEPHEN KING”

Chi ha letto On writing, saprà già di cosa sto parlando.

Chi invece non l’ha fatto, stia bene attento:

vi riporto la formula che lo scrittore statunitense ha sintetizzato per spiegare come si ottiene un’ottima seconda bozza dell’opera:

Seconda bozza = (Prima bozza – 10%)

Personalmente ho avuto modo di verificare questa teoria, e l’ho trovata estremamente utile e funzionale.

Per chi avesse difficoltà nel comprenderla, la spiego subito:

La seconda bozza del romanzo, si ottiene nientemeno che prendendo la prima e sottraendole il dieci per cento di pagine.

Per entrare più nel dettaglio:

abbiamo scritto un libro di cento cartelle?

Bene: dieci se ne devono andare.

Non sto dicendo che dobbiamo metterci lì, a cancellare pagine a caso.

Tutt’altro.

Dobbiamo revisionare il testo, e accumulare dieci cartelle composte da ripetizioni, eccessi, frasi inutili, aggettivi banali, incongruenze, lacune, e chi più ne ha, più ne metta.

Naturalmente la formula è puramente indicativa, nessuno pretenderà che sia osservata ovunque e da chiunque, ma il metodo suggerito da uno dei più grandi romanzieri dei nostri tempi, con me ha funzionato.

Avevo un romanzo di quasi quattrocento pagine, e alla fine, senza nemmeno rendermene conto, ho cancellato roba per quasi quaranta pagine.

E il risultato è stato più che soddisfacente, visto che il 5 settembre verrà pubblicato (ve l’ho detto… non vi mollo!).

REVISIONE  A STRATI

Sia chiaro:

non otterremo mai una revisione ottimale con una singola rilettura del testo, anche dopo due mesi di riposo nel famoso cassetto.

Dobbiamo leggere e rileggere, più volte, seguendo un criterio.

Ecco perché dobbiamo procedere a strati.

Ogni rilettura dovrà essere specifica, volta a individuare determinate caratteristiche del romanzo, e non tutte assieme, altrimenti sarà il caos.

Consiglio di procedere così:

  • Prima lettura: quadro generale. Ovvero, rendiamoci conto del potenziale effettivo della storia, se funziona oppure no.
  • Seconda lettura: trama. E’ il momento di intervenire sul testo, là dove dalla prima lettura siano emersi componenti che non ci convincono, o che sono di troppo, o semplicemente da rafforzare.
  • Terza lettura: correzioni ortografiche. Una volta che il testo è a posto, dedichiamoci alle correzioni sintattiche e alla punteggiatura.
  • Quarta lettura: giudizio generale. Valutiamo adesso l’effetto definitivo del romanzo corretto.

In questo modo, avremo dedicato il giusto tempo e la giusta attenzione ad aspetti assai importanti, senza aver trascurato niente.

SETTE ACCORGIMENTI DA PROFESSIONISTA

Oltre a individuare parti deboli del brano, dobbiamo anche delineare una guida di condotta:

forme, stili e accortezze da scegliere, e portare avanti per tutta la durata del romanzo.

Qualcosa di simile alla formattazione, ma di ben altro spessore.

Si parlerà dunque di:

DEFINIRE LA FORMA ESPRESSIVA DI UNA PAROLA

Una volta scelta la forma, dobbiamo fare attenzione che resti sempre la stessa in tutta la storia.

Esempio uno

denaro, obbedire, eguale, alcoolico.

Abbiamo scelto questi termini?

Nessun problema. Basterà mantenerli fino all’ultima pagina.

Guai a farli diventare, di punto in bianco, così:

Esempio due

danaro, ubbidire, uguale, alcolico.

Rimediare a queste ingenuità é comunque facilissimo:

basterà usare la funziona Trova e sostituisci, disponibile su ogni software Word o Pages.

L’USO DELLA VIRGOLA PRIMA DELLA CONGIUNZIONE “E

Questo dilemma non deve mandarci al manicomio.

Si può fare, nessuno ci ucciderà.

Si tratta solo di una scelta stilistica dell’autore, in quanto le due forme si equivalgono.

Se a scuola, un tempo, ci insegnavano a correggere questo tipo di errore, oggi le cose sono un po’ cambiate. E se non volete credere a me, credete almeno all’Accademia della Crusca

Esempio 

Aveva appena finito di mangiare, e mentre sparecchiava, si accorse di quell’oggetto nell’angolo.

Visto?

Non è mica morto nessuno.

L’importante, anche in questo caso, è stabilire una condotta, e mantenerla:

se vogliamo usare virgola e congiunzione assieme, dovrà essere così per il resto del libro.

PRESTARE ATTENZIONE AGLI INCISI

Se nel testo ve ne sono troppi, racchiusi tra lineette, è opportuno modificarne qualcuno.

Usiamo le virgole, per esempio, in modo da non appesantire troppo la lettura.

Esempio uno

Mario Rossi – soprannominato lumaca – stava arrivando.

Potrebbe benissimo diventare così:

Esempio due

Mario Rossi, soprannominato lumaca, stava arrivando.

Non abbiamo cambiato nulla.

Tranne il colpo d’occhio.

PRESTARE ATTENZIONE AGLI ACCENTI TONICI

Se gli accenti vengono distribuiti su parole che altrimenti, prive, avranno un diverso significato, rischieremo di generare una gran bella confusione.

Ecco perché il mio consiglio è quello di usarli solo in caso di ovvia ambiguità.

Esempio uno

princìpi, mèta, subìto, dèi, càpitano, etc…

Queste parole possono essere benissimo scritte senza accento, se attinenti alla frase.

Diversamente:

Esempio due

Il principe dei princìpi.

In questo caso invece, l’accento è indispensabile, altrimenti daremmo da intendere tutta un’altra cosa, ovvero il sovrano dei sovrani.

Basta un po’ di attenzione, e il gioco è fatto.

LIMITARE LE ABBREVIAZIONI

Usiamole il meno possibile, tranne nei casi in cui siano strettamente necessarie.

Esempio uno (sbagliato)

Marco disse che mancavano poco meno di 3 km all’arrivo.

Non è carino.

Meglio così:

Esempio due (corretto)

Marco disse che mancavano poco meno di tre chilometri all’arrivo.

Al contrario, questa forma può essere usata in contesti diversi, come in riferimento a specifiche tecniche ad esempio, che non costituiranno errore.

Esempio (corretto)

La mia moto raggiunge tranquillamente i 130 km orari.

Comunque sia, ricordiamoci sempre che le abbreviazioni di misure, non vanno mai puntate.

Scriveremo quindi:

km, cm, mm, l, etc…

Trucchi facili, ma efficaci.

GESTIRE L’USO DEI PREFISSI 

Una breve carrellata di prefissi:

pseudo, iper, super, extra, auto, retro, etc…

Se decidiamo di usarli, non dimentichiamoci di scriverli uniti alla parola a cui si riferiscono, e che precedono.

Esempio uno (corretto)

Supercattivo, extravergine, iperpolemico, etc…

e non:

Esempio due (sbagliato)

Super cattivo, extra vergine, iper polemico, etc…

L’unica eccezione riguarda il termine ex, che invece va sempre scritto staccato dalla parola che precede.

Esempio (corretto)

Ex allieva, ex calciatore, ex amante, etc…

VERIFICARE L’ESATTEZZA DEI TERMINI STRANIERI

Abbiamo fatto un sacco di strada per arrivare fin qui, non vorremo certo farci deridere per qualche involontario strafalcione, vero?

Mettiamoci calmi e comodi, e ripassiamo i termini stranieri che abbiamo sparpagliato tra le pagine (se ce ne sono).

Verifichiamone l’esattezza, e correggiamoli all’occorrenza.

Se ci facciamoci aiutare da internet, l’operazione risulterà più veloce di quanto avremmo potuto pensare.

CONCLUSIONI

Abbiamo visto quindi quanto sia importante effettuare una revisione del testo ben fatta.

Con le giuste conoscenze e gli strumenti adeguati, questo ingrato compito risulterà sicuramente più sostenibile.

Quindi, non spaventiamoci, quando arriverà il momento.

Immaginiamo la revisione come una metamorfosi necessaria alla nostra storia.

La magia che trasforma il bruco in farfalla.

E voi?

Quali trucchi usate per revisionare il vostro testo?

 

10 pensieri riguardo “LA REVISIONE DEL TESTO: TRUCCHI E CONSIGLI

  1. Bravo Filippo.
    C’è sempre da imparare.
    Poi per un casalingo come me, anche le informazioni già vissute sono sempre piacevolmente interessanti.

      1. Bravo Marco, dovremmo ringraziarti in molti per la tua prodigalità. E’ sempre bene leggere i tuoi consigli con rinnovata umiltà.

  2. Appunto! Innanzi tutto la revisione è importante per correggere errori ortografici, sintattici e refusi. La prima “urgenza” nella revisione dei miei e-book sono stati proprio questi ultimi. La seconda è stato il mettermi nei panni del lettore e quindi i punti scorrevolezza e armonia del testo. Ovviamente è impossibile accontentare tutti, perchè ciascun lettore preferirà uno stile diverso. C’è quello che ama il testo troppo ricercato e l’altro che preferisce una scrittura più scarna e più veloce.

  3. Si Filippo, infatti mi è capitato il seguente: riguardo al giallo, i miei lettori mi hanno detto che riuscivano a leggere in maniera scorrevole ed erano contenti, tranne una che preferiva uno stile diverso (ciononostante la storia in sè e per sè le era piaciuta, l’aveva apprezzata). Questa persona è un’amica e anche lei scrive, ma è abituata a generi del tutto diversi, cioè temi di strettissima attualità su argomenti politico-internazionali-umanitari. Nel mio giallo ho inserito tratti socio-politici e sanitari, ma l’argomento è diverso, è socio-finanziario. Quindi, per forza che il modo di scrivere cambia completamente. Anche il linguaggio tecnico è specifico per ogni materia, quindi è inevitabile che cambi. A seconda dell’argomento che trattiamo scriveremo immancabilmente in una certa maniera piuttosto che in un’altra. Es: il gergo giuridico è ben altro che quello medico…

  4. Osservazioni molto utili da tenere a mente.
    Io sono molto affezionata alla rilettura a strati … ma i miei strati sono molti di più.
    Generalemente rìfaccio riletture “monotematiche” per ogni singolo personaggio, in modo da controllare la sua oerenza all’interno dell’opera, il suo modo di esprimersi, atteggiarsi etc.
    Di solito scrivo romanzi molto lunghi e con moltissimi personaggi, dunque devo stare molto attenta a caratterizzarli bene e non contraddirmi

    1. Concordo, Michela. Più i romanzi sono lunghi più, ovviamente, hanno bisogno di una revisione particolareggiata. Poi ognuno crea da solo la propria tecnica.

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