FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: GIANPIERO PISSO

26 luglio 2017

Gianpiero Pisso

LARGO AGLI ESORDIENTI

Ospite di Faccia a faccia con l’autore, questa settimana è Gianpiero Pisso.

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Gianpiero e benvenuto nel mio blog. Vorrei che mi parlassi un po’ di te, intanto. 

Ma certo, è un piacere.

Prima di tutto mi considero un lettore accanito, arrivato alla scrittura in tarda età, quando la mia carriera lavorativa era terminata. Prima non avevo tempo da dedicare a quella che da alcuni anni è diventata una forte passione, che assorbe buona parte del mio tempo libero.

Per me scrivere è comunicare, trasferire sentimenti e poterli condividere con altre persone, i lettori appunto; stabilire con loro un ponte da percorrere nei due sensi, perché chi non sa confrontarsi con i fruitori delle proprie opere è come un eremita avulso dal tempo. Confrontarsi significa anche ricevere ed accettare critiche, perché aiutano lo scrittore a crescere e a migliorare il prossimo romanzo. Il tutto con molta umiltà e naturalezza.

Caro Gianpiero, la penso proprio come te: le lodi fanno bene, ma le critiche fanno crescere. Ora parlami un po’ dei tuoi libri.

Poiché amo la Storia, i romanzi storici sono il mio genere primario. Non scelgo mai storie, eventi o personaggi noti al grande pubblico, ma argomenti poco trattati, che possano suscitare stupore e meraviglia.

Nella “Profezia del Cristo Pagano” identifico, con questo appellativo, Apollonio di Tiana, messia capace di miracoli, dotato del dono della bilocazione per i pagani, ciarlatano per i cristiani.

Nella “Tela del Maligno” invece, ho cercato di dare una spiegazione al mistero italiano più sconvolgente degli ultimi 500 anni: una tela con un’effigie demoniaca di 96 metri quadri, conservata nella basilica di San Pietro a Perugia. Ancora più sorprendente, se si pensa che la tela è stata dipinta nel 1597 da un pittore di scuola veneziana, in un’epoca dove la Santa Inquisizione la faceva da padrona, e che è rimasta lì (lo è tuttora) per tutto questo tempo. Questo romanzo, attualmente, è al terzo posto su 770 libri come visualizzazioni (più di 800) nel Writer’s Dream, un riferimento importante per gli scrittori emergenti.

Poiché a me piacciono le cose difficili, l’ultimo romanzo che ho scritto è umoristico: “Pieve Cipolla”, edito da Le Mezzelane, un racconto alla Andrea Vitali o se preferite alla Guareschi, l’ideatore di Peppone e Don Camillo.

A fine anno tornerò al mio primo amore con un romanzo storico, edito anch’esso da Le Mezzelane, che racconta le imprese di un personaggio del 1800 che, se non fosse esistito veramente, come in effetti è, sarebbe potuto nascere solo dalla fantasia di uno scrittore dotato di grande inventiva. Nel corso di tutta la sua vita, la morte gli è passata accanto più volte, lambendolo senza ghermirlo. Infatti morirà nel proprio letto.

Sei riuscito a incuriosirmi, e sai che ti dico? “La tela del Maligno” sarà uno dei miei prossimi acquisti. Piuttosto, so che hai vinto dei premi importanti. Vuoi parlarcene?

Volentieri.

Sono stato vincitore del Premio Nazionale “Le Porte del Tempo” 2012, categoria Saggistica, con “La profezia del Cristo Pagano”. 
Con “Pieve Cipolla” invece, mi sono classificato al secondo posto al Premio Nazionale (editi e inediti) “Parole di Terra” 2016/17.

A cosa ti sei ispirato, per i tuoi libri?

Alla Storia per quel che riguarda i romanzi storici.  

Alla fantasia per quelli umoristici.

I tuoi libri traggono spunto da fatti o episodi della tua vita, che magari ti hanno colpito?

No, mai, anche se in taluni casi, i ricordi della mia vita sono affiorati e mi hanno portato a illustrare, in alcuni passi, qualcosa che è rimasto nella mia mente o nel mio cuore.

E’ successo con “Pieve Cipolla”, un paesino immaginario della Val Seriana, nelle alpi bergamasche, che potrebbe idealmente rappresentare quelle piccole comunità alpine, o appenniniche, dove la vita ruota attorno tre riferimenti: il parroco, pastore delle anime, il sindaco, riferimento politico e sociale, il maresciallo della stazione dei carabinieri, impegnato a garantire l’ordine e la sicurezza.

Nel mio romanzo vi è, inoltre, una compagnia di buontemponi che trascorrono le loro giornate al Circolo raccontandosi le loro avventure, aspirazioni e amori, davanti a un buon bicchiere di rosso; vi è Erminia, la mangiauomini del paese, Giovanna, che gestisce un botteghino del lotto e dà a tutti i clienti i numeri della smorfia, Addolorata, ipocondriaca, che si sente addosso tutti i malanni del mondo, Uganda, con un passato in Africa e molti altri.
In questo caso alcuni personaggi sono ricordi della mia infanzia, quando d’estate mi recavo in Val di Scalve, dove risiedeva mio nonno, e trascorrevo con lui, in compagnia dei miei genitori, il mese di agosto.

Ti farà piacere sapere che hai appena descritto il paese in cui abito io. Non sarà mica Pieve Cipolla? Ma no, io sono toscano. A proposito, perché hai scelto questo titolo?

L’ho scelto come contrapposizione: le cipolle, notoriamente, fanno piangere, mentre il romanzo invece, mi auguro possa far sorridere.

Per scrivere i tuoi libri hai avuto bisogno di approfondimenti?

Nel caso di “Pieve Cipolla” certamente no, ma per tutti i romanzi storici sì, e anche tanto.
A meno di non essere Pico della Mirandola, la ricerca, l’approfondimento, la verifica, la documentazione, per uno scrittore di romanzi storici, sono tappe necessarie per acquisire informazioni, inquadrandole nel contesto politico, sociale, geografico dell’epoca trattata. Guai a non fare questo. Si potrebbe incorrere in qualche errore fatale.

Per quel che riguarda “La tela del Maligno” questa fase per me è durata circa tre mesi, nel corso dei quali ho solo immagazzinato informazioni, senza scrivere una sola parola; in questo caso, oltre alla Storia, ho dovuto misurarmi anche con l’arte (il romanzo parla di un dipinto), e con la vita del pittore Antonio Vassilacchi, sul quale si sa molto poco. Poi ho dovuto anche elaborare la spiegazione del mistero. Uno sforzo certosino che mi ha portato a reperire scritti perduti nel tempo e a frugare in biblioteche e in internet.

Ecco il motivo per cui i romanzi storici preferisco leggerli, che scriverli. I personaggi sono frutto di fantasia?

Dipende.

Per “Pieve Cipolla” vale quanto detto. E’ un romanzo di fantasia, mentre tutti gli altri trattano personaggi realmente esistiti.

Quanto c’è, di te, nei tuoi libri?

Credo che ogni libro, anche se non autobiografico, possa risentire, a volte, del modo di pensare, di intendere la vita, e delle esperienze vissute dall’autore.

Parlando però di romanzi storici, i relativi personaggi non devono essere contaminati dai sentimenti dello scrittore. Essi non possono che essere rappresentati per quello che veramente sono stati. Tocca all’autore calarsi nei loro panni, e fare del proprio meglio per dipingerli in modo credibile e accurato.

E’ vero, è un aspetto a cui non avevo mai pensato, non trattando storici. Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Le case editoriali medio-piccole lottano per sopravvivere.

Non sempre possono permettersi di avere una catena distributiva, o partecipare a fiere e saloni importanti, come quelli di Milano e Torino. Queste difficoltà si aggravano per l’editoria NO EAP, quella con la quale io ho sempre avuto a che fare, cioè quegli editori che non chiedono alcun compenso per editare e pubblicare un’opera, nemmeno sottoforma di obbligo di acquisto di un certo numero di copie. Per questo io li ho sempre ammirati e cerco di sostenerli per quel poco che posso fare.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo ad acquistare i tuoi libri?

Sulla prima pagina del romanzo umoristico “Pieve Cipolla” ho scritto:
“Ridi e il mondo riderà con te, piangi e piangerai da solo”, una frase della scrittrice Ella Wheeler, americana, vissuta nel secolo scorso.

Pensa un po’: è la stessa citazione che apre il mio thriller, in uscita il 5 settembre, anche se io mi sono rifatto alla frase di un film. Vuoi lasciare un messaggio agli utenti del blog?

Leggete e scrivete, se vi piace, seguite i blog letterari, come questo, che cercano di portare dentro le vostre case nomi di scrittori che altrimenti resterebbero nell’ombra, e soprattutto non crediate che i grandi libri debbano necessariamente nascere da grandi case editrici.

Parole sante, Gianpiero, che approvo in pieno. Dove possiamo contattarti?

La mia email è gianpieropisso@hotmail.it
Su twitter mi potete trovare a @evvivailibri1.
Chiedetemi l’amicizia e l’avrete, così potrete anche entrare sulla mia pagina relativa all’ultimo romanzo “Pieve Cipolla”.
Se volete saperne di più sui miei libri interpellatemi, e avrete sempre una mia risposta.

E con questo, salutiamo Gianpiero Pisso, augurandogli di proseguire floridamente nella sua carriera letteraria.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a Faccia a faccia con l’autore, può contattarmi direttamente da QUI.

 

 

4 Comments

  • Andrea Torti 26 luglio 2017 at 12:26

    Trovo che il romanzo storico possa essere una grande occasione per avvicinare le persone ad una materia spesso ritenuta noiosa, e che molti ricordano poco volentieri.

    • Gianpiero Pisso 26 luglio 2017 at 14:31

      Andrea Torti hai perfettamente ragione. I romanzi storici possono aiutare a ricordare, non con affanno ma spensieratamente, in pieno relax, avvenimenti o personaggi che la scuola ci ha propinato talvolta con troppa formalità e insistenza.

  • Marco 30 luglio 2017 at 16:30

    Vorrei complimentarmi sentitamente con Gianpiero per l’impegno certosino che affronta ogni qualvolta che gli necessita.

    • Gianpiero Pisso 30 luglio 2017 at 20:41

      Intendi dire durante la fase di documentazione prima di iniziare a scrivere il romanzo? Guarda che tutti gli scrittori lo dovrebbero fare. Sicuramente tutti quelli di romanzi storici perché gli errori possibili sono sempre dietro l’angolo. Qualche anno fa ho ambientato un romanzo ai tempi dell’imperatore romano Settimio Severo. Mi ero studiato attentamente la lunga lista di papi che terminava con l’attuale papa Francesco. Ho inserito nel racconto il papa di quell’epoca. L’editor della casa editrice mi ha rampognato duramente dicendomi che a quei tempi i papi non si chiamavano papi ma avevano un altro nome. Per quanta attenzione si ponga,
      non è raro incorrere in bucce di banane. L’importante è che, se si deve scivolare, si scivoli prima della pubblicazione del libro.

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