QUANDO TI SCRIVE L’EDITORE

Editore scrive

COSA ASPETTARSI?

Quando ti scrive l’editore è sempre una bella emozione.

Ricevere una mail o una lettera (se ancora esistono) da parte di una casa editrice, scatena una tempesta di sensazioni, accompagnata da mille interrogativi.

Ci sono svariati motivi per cui l’editore può scriverci.

Può farlo per:

  • Proporci una pubblicazione (in questo caso occhio, ne ho già parlato in un precedente post).
  • Condividere aggiornamenti o informazioni, nel caso fossimo già autori della sua scuderia.
  • Comunicarci il resoconto semestrale (o annuale) delle royalties.
  • Invitarci a revisionare per l’ultima volta il file del romanzo che sta per essere pubblicato.

La settimana scorsa, guarda un po’, mi ha scritto proprio per coinvolgermi in quest’ultima attività.

Quando ho visto lampeggiare la mail firmata Delos Digital sono entrato un po’ in fibrillazione, lo ammetto, e mi sono precipitato a leggerla.

Oltre al file del libro, che ho potuto sfogliare in anteprima come una madre carezza il piccolo appena nato, c’era l’invito all’ultima rilettura del testo, prima del “Visto si stampi”, che in questo caso non esiste, trattandosi di un ebook.

Ma il senso non cambia.

Prima di buttarmi anima e corpo nella missione, mi sono preso un paio di giorni di riflessione, pensando innanzitutto al blog. 

Avrei dovuto sospendere l’attività per un breve periodo, oppure cambiarne il programma, perché la rilettura finale mi avrebbe succhiato via tempo e energie, ma era la priorità. L’editore non mi avrebbe aspettato per una vita.

Così ho deciso di saltare il consueto post del sabato, sostituendolo con un’intervista straordinaria, e questo ha calmato i miei primi tormenti.

Poi ho finalmente iniziato la rilettura.

Ed è stato tremendo.

TUTTO DA RIFARE?

No, ma quasi.

Non so se a voi è mai capitato, ma stavolta è stata dura. Molto dura.

Sarà che a questo romanzo tengo particolarmente, sarà per colpa dei quaranta gradi di Lucifero o come cavolo hanno soprannominato quest’anomala ondata di calore (un tempo la chiamavano semplicemente estate), fatto sta che ho sudato sette camice e rischiato un ricovero alla Neuro.

Il pensiero, come le altre volte, era lo stesso:

il libro che avevo in mano, stava per finire in pasto a un pubblico.

Sapere che ciò che stai leggendo è quello che (speri) leggeranno i tuoi lettori, ti porta alla ricerca spasmodica di una perfezione che non esiste, ti porta a vedere errori, refusi, banalità anche là dove non ce ne sono, gettandoti in uno stato confusionale, pari a una sbronza.

Ma come, mi dicevo, quando l’ho consegnato filava tutto liscio, com’è cha adesso è da riscrivere?

Dietro ogni parola scorgevo errori grammaticali inammissibili, dietro ogni frase storcevo il naso per la pessima punteggiatura, dietro ogni pagina mi domandavo che cosa mi avesse spinto a scrivere una tale stupidaggine.

Ho riletto più volte la mail dell’editore, ma quel passaggio, maledizione, proprio non cambiava:

Rileggilo e segnalami gli eventuali errori o refusi sparsi nel testo.

Eventuali.

Nel senso che avrebbero potuto anche non esserci.

Io invece non ero ancora alla decima pagina (su quasi trecento), e già avevo individuato più di venti errori, soprattuto frasi che non mi piacevano più, altro che sviste.

L’immagine dei (pochi) lettori che sbuffavano e chiudevano l’e-Reader annoiati o delusi, mi ballava nella testa continuamente.

Dovevo trovare una soluzione.

E subito, anche.

AIUTO!

Ho contattato due autori Delos che ho avuto la fortuna di conoscere su Facebook e intervistare sul blog: Alessandro Furlano e Roberto Ottonelli.

Li ho interpellati separatamente, facendo a entrambi la stessa domanda, ovvero:

quanti refusi avete segnalato, voi, durante la rilettura finale?

La risposta è stata rapida e pressoché identica per tutti e due:

poca roba, al massimo una dozzina. 

Una dozzina?

Ma se ero già a quota trentotto senza aver nemmeno raggiunto la metà del libro.

Mi sono sentito perduto, lo ammetto.

Ho iniziato a chiedermi un sacco di cose, inevitabili, a quel punto:

sono io, che mi ci fisso troppo?

Non sarò un dannato perfezionista, visto che il segno della Vergine, tra le tante antipatiche caratteristiche, ha proprio la pignoleria come maledizione?

Oppure l’ho davvero scritto da cani, nonostante un editing ben riuscito e una proposta di pubblicazione seria?

Ho iniziato a chiedermi tutte queste cose, continuamente, come un disco rotto.

Per fortuna, direi adesso.

DOBBIAMO SAPER DIRE BASTA

Questo è il trucco, se così lo vogliamo chiamare.

E’ naturale pretendere il massimo da noi stessi, soprattuto quando stiamo realizzando qualcosa che gli altri andranno a giudicare, ma allo stesso tempo non possiamo logorarci la vita dietro a fantasmi che forse non ci sono.

Arrivati a un certo punto, dobbiamo saper dire Basta.

Basta.

Non raggiungeremo mai la perfezione che cerchiamo, mettiamocelo bene in testa, perché quand’anche ci sembrerà di aver svolto un buon lavoro, il migliore possibile, rileggendolo tra un mese, ci apparirà ancora migliorabile, e ci chiederemo come abbiamo potuto non notarlo prima.

E la stessa cosa succederà dopo altri sei mesi, o un anno.

Quindi, accontentiamoci della realtà che ci circonda, e dei riscontri positivi che abbiamo collezionato.

Alla fine, io ho fatto così.

Mi sono reso conto che il testo era, sì, perfezionabile, ma lo sarebbe stato all’infinito, mentre il mio editor l’aveva già valutato buono così com’era.

Affannarsi a migliorarlo allo spasimo, avrebbe inevitabilmente finito per peggiorarlo.

E questo no, che non potevo permetterlo.

Chi troppo vuole, nulla stringe.

Citare proverbi è da persone senza fantasia, è vero, ma ogni tanto fa bene ricordarli.

CINQUANTA SFUM… ERRORI 

Ovvero il numero finale delle correzioni che ho ritenuto indispensabili.

Ho fatto del mio meglio per rileggere il tutto con occhio più sereno e leggero, e credo di aver ridotto al minimo la pignoleria da perfezionismo, lasciando emergere solo i difetti reali.

Ho preparato così la mail riassuntiva, e l’ho inviata all’editore, aspettandomi una bella tirata d’orecchie, che ancora non è arrivata.

E chissà… forse non arriverà.

Resta il timore (quello sì), di ritrovare il libro in vendita senza che siano state effettuate le correzioni evidenziate.

Ma poi penso:

perché devo proprio rovinarmi la vita?

CONCLUSIONI

Riassumendo, quando ci scrive l’editore, niente panico.

Se si tratta, come è successo a me, della rilettura finale del romanzo, prendetela con serenità.

Pensate che nulla potrà cambiare le cose:

se il testo era buono al momento della proposta di pubblicazione, vuol dire che lo è anche adesso, e non ha senso tormentarsi alla ricerca di perfezionamenti inutili.

Se il nostro editore è serio, e il contratto che abbiamo firmato è serio, allora lo sarà anche il nostro libro.

Risparmiamo quindi i nostri sospiri per sopravvivere a questa torrida estate e ricordiamo, d’ora in poi, la nuova parola magica appena scoperta, in grado di fare miracoli:

BASTA.

 

 

 

4 thoughts on “QUANDO TI SCRIVE L’EDITORE

  1. E’ un vero tormento. Mi è piaciuta la metafora dell’ubriaco, perchè, sia maledetto, è proprio così!! O_o
    Il mio primo racconto pubblicato sottoforma di ebook l’avrò riletto almeno 60 volte e accolto i consigli di tutte le persone che invitato a leggerlo (gratuitamente) prima di “darlo al pubblico”. Eppure, anche dopo averlo pubblicato, mi sono accorto di “errori” e “refusi” (e questo l’ho pagato, perchè ho subito ricevuto una recensione negativa su Amazon per tale motivo).
    Quindi, ne ho dato un’ultima revisione. Adesso MI PIACE, e, come te, ho detto BASTA. Adesso, piaccia o meno, il racconto E’ COSì! E’ tempo di pensare agli altri.
    Adesso, per eccesso di zelo, è al vaglio di importanti editori, perchè voglio avere per una volta un parere “professionista” (sebbene sia già stato premiato da 2 giurie di concorsi). Anche io, quindi, riceverò email da un “editore” ^_^ Ti farò sapere come è andata!

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