FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: SARA VALIERI

Sara Valieri

LARGO AGLI ESORDIENTI

Ospite di Faccia a faccia con l’autore, questa settimana é Sara Valieri.

L’ho intervistata per saperne di più su di lei, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerla meglio.

Ciao Sara, sei la benvenuta nel mio blog. Parlami un po’ di te.

Eccomi qua.

Sono nata nel Settantasette a Villafranca di Verona, dove vivo tuttora con marito e figlio. Ho un curriculum vitae vario, seguito a una laurea in Scienze Politiche.

Da quanto ricordo, ho sempre amato cimentarmi nella scrittura e, onestamente, non so perché non ho mai considerato questa passione nelle scelte che hanno segnato la mia formazione. Sono sempre stata “quella brava in italiano” e al liceo linguistico – scelto per assecondare il pragmatismo veneto che vuole un percorso di studi “che garantisca un lavoro” – ero diventata “quella brava solo in italiano”.

Quello che so, è che la mia formazione (soprattutto universitaria a impronta socio-politica), e le mie esperienze lavorative poliedriche, mi hanno portato a essere ciò che sono e scrivere ciò che scrivo, e per adesso mi sta bene così.

Ottimo, direi. Pensa che l’unica etichetta che ho sempre avuto io a scuola, era “E’ intelligente, ma non si applica”. Bei tempi. Ma ora parlami del tuo libro.

“Cento Lune” è il mio romanzo quotidiano.

E’ la storia di Lia, una ragazza, una donna che si accontenta di un impiego che considera anonimo e che concentra tutte le sue aspirazioni nella ricerca di un figlio che pare destinato a rimanere solo un’idea.

Il romanzo è ambientato nella provincia veneta di oggi, dove le piccole-medie industrie che ieri erano il fiore all’occhiello dell’impresa locale, sono state travolte dalla crisi economica e dalle sue conseguenze sociali. La vita di Lia si intreccia così con quelle degli altri, apparentemente diverse dalla sua, eppure accomunate dal destino di una quotidianità che, in un senso e nell’altro, si fa sopravvivenza.

Un romanzo moderno, direi, e per certi aspetti molto coraggioso. E com’è nata l’idea di questo libro? 

“Cento lune” nasce da una lunga attesa, il movente è autobiografico.

E’ il tempo sospeso nella ricerca di un figlio, dove le lune rappresentano i cicli della donna.

Tuttavia, non è mai stata mia intenzione fare di questo romanzo un diario del dolore per una vita che non si rigenera, o la cronistoria di un’infertilità. Per quanto il tema dell’attesa logorante di un figlio che tarda ad arrivare possa essere centrale nell’opera, mi interessava mettere su carta il mosaico vivo che compone la società che mi circonda. Le vicende in cui si ritrova la protagonista e gli attori con cui si confronta sono lì apposta, a riflettere e a personificare questa realtà.

E per i personaggi ti sei ispirata a qualcuno di reale, quindi?

L’uno e l’altro.

La protagonista e il suo vissuto, direi che sono reali, anche se per esigenze narrative qualche dovuta divergenza c’è.

Per quanto riguarda gli altri attori, ho “rubato” qua e là tratti di persone conosciute, qualche parola ascoltata, qualche episodio realmente accaduto, li ho mescolati con qualcosa che mi appartiene e con quello che la storia chiedeva.

Il risultato? Creature letterarie.

Questo mio lavoro tra immaginazione e realtà ha confuso qualche lettore che mi conosce personalmente; non riusciva più a capire “chi era chi” e quali erano i fatti realmente accaduti.

E’ stata una soddisfazione personale: delle persone reali avevo fatto creature letterarie, e delle creature letterarie avevo fatto persone reali.

Quanto c’è, di te, nel tuo libro?

In percentuale?

Un po’ meno del settanta per cento, credo.

Comunque abbastanza. E hai avuto bisogno di approfondimenti, per scrivere la tua storia?

A parte quello interiore che ha fatto di questo libro la mia catarsi?

Sì, anche se per poche righe: per poter citare in maniera storicamente corretta il passato partigiano di uno dei personaggi, sono andata alla ricerca di un testo che illustrasse con precisione la realtà delle brigate partigiane locali.

Domanda difficile, adesso: cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Dal punto di vista di un esordiente, è un mostro a tre teste: ci sono i grandi gruppi, che un emergente che si muove da solo vede solo col binocolo, come si dice dalle mie parti; esiste poi la cosiddetta vanity press, la EAP, editoria a pagamento o con contributo che dir si voglia, che cito ma non commento poiché come scrittrice non l’ho semplicemente e volutamente presa in considerazione.

Infine, c’è quella parte qualitativamente più rilevante dell’editoria, che sono i piccoli e i medi editori.

Lo sai? Anche dalle mie parti “si vede solo col binocolo”. E quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Anni fa avevo collaborato, come dipendente di un’organizzazione no-profit, con una casa editrice di libri illustrati. Fu una bella esperienza, avevo trovato persone interessanti con cui lavorare, confrontarmi e crescere.

Ma il mio rapporto vero con l’editoria è cominciato con l’esordio in narrativa.

Ho pubblicato con una casa editrice piccola, ma non per questo dico che i piccoli e i medi editori sono la qualità. Lo dico perché l’ho sempre pensato: la passione di questi professionisti, la dedizione per il loro lavoro, ostico, che spesso offre loro (economicamente parlando e quando va bene), la sola sopravvivenza, produce cultura plurale e movimenta un settore che rischia di diventare – se non lo è già – strettamente oligarchico, con tutto ciò che comporta culturalmente il controllo da parte di pochi.

Per quanto mi riguarda, la mia esperienza con un piccolo editore è stata più che positiva fin dall’inizio.

Avevo stilato una “rosa” di case editrici alle quali mandare il mio manoscritto, non molto ampia, a dire la verità. Ovviamente niente EAP, e niente grandi gruppi o quasi. E niente case editrici con cui, a prima vista, non mi sentivo in sintonia.

Troppa fiducia nelle mie capacità? Forse, ma non avevo niente da perdere.

L’estate dell’altro anno mi ha contattato Autodafé Edizioni; abbiamo parlato di cosa andava e cosa no nel mio scritto. Dieci giorni dopo ho scoperto di aspettare un bambino, quel figlio biologico che ormai mio marito e io non aspettavamo più. Per tutta la gravidanza, e per tutta la maternità, è comunque rimasto e continuato uno splendido e rispettoso rapporto professionale e umano con la casa editrice, e la collaborazione è stata costruttiva anche in fase di editing. Perfino in fase promozionale ho trovato supporto.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo a comprare il tuo libro?

Ahia, mi chiedi di fare marketing? E’ proprio quello che non so fare…

Potrei suggerire un link? Perché c’è una recensione video di un librario di Treviso che, tra gli altri, consiglia il mio libro per l’estate.

Lo ringrazio vivamente: considero quella recensione la mia miglior pubblicità, soprattutto nel commento finale – “quando la quotidianità diventa un grande libro” – grazie davvero Francesco Torre!

Vuoi lasciare un messaggio agli utenti del blog?

Guardate la realtà che vi sta intorno. Non accontentatevi di vederla. Potete anche scrivere benissimo, ma se non guardate davvero quello che vi circonda, secondo la vostra sensibilità e secondo gli strumenti che la vostra formazione vi ha dato, scrivere rimarrà un mero esercizio di stile.

E mi sento di sottolineare anche un monito di Filippo: imparate – impariamo – a cancellare.

Serve coraggio, nello scrittore, per cancellare, ma fa parte della maturità letteraria.

E io lo sottoscrivo. Troppo spesso ne siamo spaventati, portando avanti frasi o periodi che non servono a nulla. Dove possiamo contattarti?

Per mezzo della mia pagina facebook personale, che non avrei mai aperto se non caldeggiata dalla casa editrice. Adesso, come scrittrice, sono contenta di averla, ne riconosco l’utilità.

Senza questa, ad esempio, non so se avrei conosciuto te, Filippo, e il tuo mirabile lavoro.

Grazie per l’opportunità che mi hai concesso con questa intervista, e congratulazioni ancora per il tuo lavoro e i tuoi lavori!

Sono io che ti ringrazio, Sara, per aver dedicato un po’ del tuo tempo al mio blog.

E con questo, salutiamo Sara Valieri, augurandole di continuare floridamente la sua carriera di scrittrice.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a Faccia a faccia con l’autore, può contattarmi direttamente ciccando QUI.

 

 

2 pensieri riguardo “FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: SARA VALIERI

  1. Fantastico!!!
    Sara Valieri. Nulla da commentare. Tutto ti fila come tu desideri. Io mi permetto di porgerti un ricco e inaspettato mondo gioioso … pieno di tuo figlio.

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