FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: SILVANA MELONI

Silvana Meloni

LARGO AGLI ESORDIENTI

Ospite questa settimana di Faccia a faccia con l’autore é Silvana Meloni.

L’ho intervistata per saperne di più su di lei, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerla meglio.

Ciao Silvana e benvenuta nel mio blog. Comincia parlandomi un po’ di te.

Be’, quando ho riflettuto su cosa avrei potuto raccontare di me, la prima cosa che mi sono chiesta è: perché scrivo? Naturalmente ero convinta che la risposta mi sarebbe venuta subito in mente, chiarissima.

E invece no, mi sono bloccata: qualsiasi cosa pensassi, non andava bene, non era completa. O meglio, non riuscivo a sintetizzare il concetto in un’unica frase a effetto che racchiudesse ogni cosa e che fosse nello stesso tempo esaustiva, intrigante e accattivante.

Quindi ho dovuto cambiar registro e ho deciso che sarei partita da un altro punto di vista, dalla mia vita, anche se non la ritengo poi così interessante.

Sono nata un sacco di tempo fa, infatti non mi ricordo affatto di quando son nata, in una comunissima famiglia italiana con genitori felici di avere due figli, la lavatrice, il frigorifero e il televisore. Molto felici di poter fare il buono alla “Rinascente” ogni autunno, per poter rifare il guardaroba della famiglia, e di potersi permettere un viaggetto in continente ogni cinque o sei anni.

Ah! Avevo dimenticato: noi siamo sardi, ma della metropoli, infatti abbiamo sempre vissuto a Cagliari. La seicento no, quella non l’avevamo, non eravamo poi così ricchi. Papà andava al lavoro in treno, e poi in bicicletta, e mamma raggiungeva la scuola prima in tram e, quando li eliminarono, in autobus.

E d’estate? Al Poetto, naturalmente, una delle spiagge più belle dove c’erano le dune di sabbia bianca e finissima come il sale e l’acqua trasparente, bassa, bassa per almeno un chilometro dalla riva. Io da bambina giocavo per strada, con la bici e i pattini, ero la capopopolo di un nutrito gruppo di ragazzini del quartiere e nessuno osava contraddirmi, anche perché avevo sempre ragione.

Poi sono cresciuta e, al liceo, arringavo i miei compagni alle assemblee perché si unissero a noi, noi che avremmo fatto la rivoluzione di lì a qualche anno e avremmo cambiato il mondo. Naturalmente il mio sogno era quello di difendere i deboli, i diseredati e comunque di essere sempre dalla parte della giustizia. Quindi l’università scelta fu Giurisprudenza e la professione avvocato.

Purtroppo, nel giro di pochissimi anni, fui costretta a riconoscere che il mondo stava cambiando me, e reagii con la solita pacatezza che mi contraddistingue: dimissioni dal lavoro.

Ero diventata, mio malgrado, giovanissima vicedirettore delle imposte dirette, impegno femminista, inserimento nel mondo della scuola e azioni dirette ad ottenere il titolo di Procuratore Legale. Insomma: mai abbandonare i propri sogni e viva la precarietà!

Alla veneranda età di anni ventisei diventai dunque, a pieno titolo, avvocato e insegnante nella scuola superiore statale, dando inizio a quella che è stata per trent’anni la mia vita schizofrenica tra due impegni lavorativi diversissimi tra loro.

Pochi elementi in comune: eventi di vita problematici da affrontare e cercare di risolvere nel migliore dei modi, molte frustrazioni e scarsissime soddisfazioni, soprattutto economiche. Ma non si deve pensare che fossi una che batteva la fiacca, nel frattempo ho fatto anche altre cose: matrimoni, famiglia, figli, divorzi ecc.

Insomma, tanta fatica senza neppure riuscire a cambiare il mondo. Non poteva essere soddisfacente per me, la mia fantasia galoppava e leggevo e leggevo, e scrivevo e scrivevo…

Accidenti, Silvana, una vita intensa e direi bella carica di emozioni. Facile immaginare che diventassi anche scrittrice. Parlami un po’ del tuo libro, adesso, e delle tue esperienze con l’editoria.

Nel 2000, la titolare di una piccola casa editrice di Cagliari, legge il mio primo libro e, chissà poi perché, le piace tanto.

Non è una grande CE, si occupa soprattutto di pubblicazioni per le scuole e pubblicazioni scientifiche, nessun romanzo, fino a quel momento. Decide tuttavia di pubblicarmi e di scommettere su di me con l’inaugurazione di una nuova collana.

Esce così nel 2002 “Un caso quasi privato”, Tam Tam edizioni, collana I Cammei. È un giallo, ma anche una storia d’amore molto particolare. Ancora oggi, on line, presso Mondadori Store e Feltrinelli, se ne può acquistare una copia cartacea.

Purtroppo, a causa di vicende personali dei titolari, dopo qualche anno la casa editrice viene chiusa. Ma la mia creatività non va, per questo, in soffitta, così continuo a scrivere e completo il secondo romanzo giallo, “La valigia incartata”.

Anche questo racconto è ambientato nella mia città, Cagliari, ha la stessa protagonista del primo, un giovane avvocato che si trova a dover risolvere degli intricati enigmi delittuosi, ma racconta qualcosa di più sull’ambiente giudiziario.

Naturalmente entrambi i romanzi sono soltanto frutto della mia fantasia. Nonostante lo si potrebbe erroneamente supporre, non vi è nulla di autobiografico, se non un poco di esperienza nel settore legale e la consapevolezza delle miserie umane.

Purtroppo il mondo dell’editoria non è facile, e riuscire a trovare una casa editrice, seria e non a pagamento, è complicato; la sola ricerca diventa quasi un lavoro. E io non ho mai avuto troppo tempo, e neanche pazienza.

Quasi per caso, mi sono avvicinata al mondo delle auto pubblicazioni in e-book, dopo aver apprezzato l’esperienza della lettura nell’e-reader.

Quindi, da qualche anno, entrambi i miei libri (Un caso quasi privato e La valigia incartata) sono pubblicati e disponibili in e-book su Amazon, Kindle, e il secondo anche su Mondadori Kobo.

E avventure editoriali più recenti, ne hai?

Ho scritto altri due libri, e sto lavorando ad un terzo.

Attualmente ho sottoscritto un contratto di pubblicazione con la Casa Editrice Le Mezzelane, per un libro con il quale l’anno scorso sono stata finalista di IoScrittore di Gems.

Ci vorrà naturalmente ancora un po’ di tempo perché il libro sia disponibile alla vendita, ma sono molto felice perché sento di aver raggiunto un piccolo traguardo.

Il titolo provvisorio è “Mia cara Letizia”.

È un pochino diverso dal mio solito, mi sono voluta cimentare con uno storico: é una storia familiare ambientata in Sardegna, tra gli anni trenta e cinquanta.

In realtà, ho intenzione di completarla con altri due libri, uno dei quali è appunto quello su cui ora sto lavorando, perché l’ho pensata come una saga.

Tre libri, quindi: la ragione è che non amo i libri troppo corposi, ritengo che la giusta misura sia quella delle cento/centocinquanta cartelle.

Le mie letture preferite sono quelle in cui la storia mi cattura e coinvolge, ma non deve mai annoiare, applico questo stesso principio ai libri che scrivo.

Certo, ognuno ha le sue misure di lettura e scrittura. E si riferisce a fatti particolari della tua vita, che ti hanno colpita?

Qualche anno fa, alla morte di una mia cara zia, sono venuta in possesso di un suo diario.

Questo fatto mi ha coinvolta tanto, e mi ha suggerito l’idea di scrivere un libro ambientato nel novecento in Sardegna, che avesse per protagonista la mia dolce zia, che si chiamava Letizia, e da qui il titolo.

Poi, col tempo, la vicenda ha preso altre strade rispetto all’originale ipotesi, e ho lasciato che fatti e personaggi, frutto della mia fantasia, si intrecciassero alle vicende storiche del novecento.

Naturalmente, ogni tanto, fanno capolino persone e accadimenti coi quali ho avuto a che fare nella mia esperienza, opportunamente riadattati allo spirito delle vicende narrate.

Per scrivere il libro hai avuto bisogno di approfondimenti?

Sì, certo.

La parte storica e di costume che fa da sfondo alle vicende della famiglia è frutto di uno studio non solo contingente. In realtà ho sviluppato negli anni un’attenzione particolare verso alcuni aspetti della cultura sarda, delle zone dell’interno, ma anche, antropologicamente, verso l’adattamento dei Sardi alle vicende storiche del novecento, in particolare durante il Fascismo.

Per non parlare poi del problema dei manicomi, utilizzati dal regime per isolare i soggetti ritenuti ostili. A tutto questo si è aggiunto l’approfondimento che lo sviluppo della narrazione mi suggeriva.

In particolare ho scelto di ambientare una parte del mio racconto in una storica villa cagliaritana: Villa Laura. È uno dei rari esempi di autentica villa liberty con un discreto e, a suo tempo splendido, giardino circostante, sita in una via del centro alle pendici della grande necropoli punica di Tuvisceddu.

Oggi questo importante monumento, donato dai privati proprietari alla Regione Sardegna qualche anno fa, è in piena decadenza, compreso il giardino, nonostante siano stati da tempo stanziati i fondi per il recupero.

Tra le mie aspirazioni vi è dunque anche quella di contribuire con il mio libro al risveglio delle coscienze di alcuni assopiti amministratori locali. Ma sto dicendo troppo.

Quindi un doppio compito: emozionare e risvegliare, anche se il secondo mi sembra molto più difficile del primo. Hai parlato anche di un altro libro, se non sbaglio.

Sì, si tratta di un altro mistery/giallo, nello stile dei miei precedenti.

Ho inviato questo testo ad un concorso letterario per inediti e, per il momento, sto aspettando una risposta sull’esito, che ormai non dovrebbe tardare.

Il titolo provvisorio è “Bagadìa”, parola che in sardo vuol dire zitella, o meglio “donna sola e autonoma”, come viene precisato alla protagonista.

È una storia, quasi distopica, ove la concretezza dell’ambientazione si dirada fino a diventare surreale, per rientrare poi nei ranghi del giallo classico con la scoperta del killer.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo ad acquistare il tuo libro?

Anche se ispirata da una fervida immaginazione, nelle mie storie racconto la vita reale con le sue luci e le sue ombre, ovunque sia l’ambientazione della storia dalla quale traggo spunto.

Non sono brava con gli slogan, però posso dire che gli ultimi lavori sono sicuramente diversi dai libri già pubblicati, credo si possa parlare di maggiore maturità e consapevolezza, gli anni son trascorsi insieme a tante letture più o meno appassionanti.

Dove possiamo contattarti?

Io sono su Twitter e Facebook, non uso pseudonimi, sono quella che sono, nel bello e nel meno bello (ovviamente raro e irrilevante) di me. 🙂

E con questo, salutiamo Silvana Meloni, augurandole di proseguire floridamente nella sua carriera letteraria.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a Faccia a faccia con l’autore, può contattarmi direttamente ciccando QUI.

 

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