COME CREARE UN BUON PERSONAGGIO

 Buon personaggio

E FARLO FUNZIONARE

Come creare un buon personaggio è un passaggio fondamentale, che dobbiamo imparare a gestire bene.

Non possiamo pensare di scrivere una storia decente, se non sorretta da protagonisti efficaci e concreti.

Ormai dovremmo aver capito che un romanzo non deve rivolgersi direttamente ai lettori, non può essere lui a parlare, devono farlo i personaggi.

E’ attraverso di loro che il pubblico capisce la storia, la segue, e viene incoraggiato a leggerla.

Ma per far questo dobbiamo ideare, appunto, personaggi di spessore, che siano soprattutto credibili.

Ecco quindi poche regole da seguire per riuscire nell’ardua impresa, o almeno provarci.

Il nostro personaggio dovrà:

  • Evitare gli stereotipi.
  • Comportarsi come un essere umano.
  • Possedere un passato.
  • Non dire mai quello che pensa.
  • Possedere peculiarità particolari.
  • Evolversi.

EVITARE GLI STEREOTIPI

Credo sia il punto più importante di tutti.

Quando penso a un detective, la prima immagine che mi viene in mente è un tipo in impermeabile, cappello e pistola, seduto nel suo studio, con le gambe sollevate e appoggiate al tavolo.

E la sigaretta penzoloni tra le labbra, naturalmente.

A voi, no?

Questo succede perché ormai, letteratura e film, ci hanno abituati a questo tipo di detective, e col passare del tempo, la figura è diventata universale nell’immaginario collettivo della gente.

Una figura stereotipata.

Che gusto troverà quindi, un lettore, a leggere la nostra storia, l’ennesima avventura del tipo in impermeabile, personaggio ormai noto, usato e abusato da libri e televisione?

Evitare gli stereotipi vuol dire creare novità, dare un tocco unico e personale al protagonista, senza attingere dai cliché abituali.

Prima di scadere nella banalità, pensiamole tutte, e se non basta, facciamoci aiutare dal brainstorming.

A volte fa miracoli.

COMPORTARSI COME UN ESSERE UMANO

Inutile creare un personaggio che viva secondo leggi proprie o abitudini stravaganti e improbabili.

Quelli che funzionano, inutile a dirsi, sono sempre coloro che più ci somigliano, e il motivo è semplice:

più li sentiamo vicini, più ci verrà facile immedesimarsi in loro.

Al contrario, invece, più li percepiremo distanti, più ne resteremo distaccati e meno coinvolti.

Quindi il nostro protagonista dovrà provare sentimenti, paure, emozioni, dovrà conoscere la sfera affettiva e reagire come faremmo noi.

Più o meno, certo.

Inutile dire che Frank era tranquillo, davanti alla pistola puntata, che stava per far fuoco su di lui”.

Non è possibile mantenere la calma dinanzi a un’arma, perfino per un soldato abituato ai conflitti.

Quindi “Frank trasalì, davanti alla pistola puntata, che stava per far fuoco su di lui”.

La differenza, casomai, può stare nella reazione.

Se Frank è un impiegato postale, minacciato da un rapinatore, sarà normale alzare le mani e arrendersi, ma se fosse un veterano di guerra, nulla vieta che dopo la sorpresa iniziala, possa reagire e stendere il cattivo.

Quindi, inventiamo personaggi unici e nuovi, ma facciamoli somigliare a noi.

POSSEDERE UN PASSATO

Guai a trascurare la vita passata del nostro personaggio.

Raccontare le sue esperienze, i suoi amori, le sue avventure, servirà a costruirgli intorno una personalità che lentamente affinerà e metterà a fuoco la sua immagine agli occhi del lettore.

Un protagonista senza storia, non sarà mai interessante e coinvolgente.

Come nella vita reale:

il bagaglio di esperienze che ci portiamo appresso, regala agli altri una certa idea di noi.

La solita cosa dovrà succedere nel libro:

un passato interessante, magari controverso e vissuto, aiuterà a far conoscere meglio il personaggio, a conferirgli quel fascino che altrimenti non sarebbe possibile conquistare in altro modo.

Dobbiamo pensare che il nostro attore comincia prima delle pagine del libro.

NON DIRE MAI QUELLO CHE PENSA

Anche in questo caso, facciamo riferimento alla vita reale.

Siamo abituati a dire sempre quello che pensiamo?

Io credo proprio di no.

Anche i più sinceri e schietti tra di noi, non potranno rispondere affermativo, semplicemente perché abbiamo un ruolo nella società (lavorativo, familiare), e se dicessimo sempre quello che ci passa per la testa, avremmo vita breve o, nel miglior dei casi, finiremmo in psicanalisi.

La stessa cosa deve succedere ai nostri personaggi, ma attenzione:

un conto è gestire il proprio autocontrollo, un altro, quello di figure immaginarie.

Poiché l’autore conosce in anticipo l’evolversi della storia e i passaggi che stanno per arrivare, sarà spinto ad anticipare le mosse, a far parlare i personaggi secondo il proprio pensiero e rischiare, appunto, di far dire cose che in un normale contesto, avremmo tenuto per noi.

Soffermiamoci sempre a riflettere, prima di avviare una conversazione, anche se immaginaria.

Facciamoci una domanda, fondamentale:

Cosa diremmo noi, nella stessa situazione?

Questo dovrebbe bastare a farci rallentare, e porci i giusti interrogativi.

E vedrete che le risposte giuste arriveranno prima di quello che pensiamo.

POSSEDERE PECULIARITÀ PARTICOLARI

Il nostro personaggio dev’essere interessante, questo lo abbiamo capito.

E si diventa interessanti quando si hanno caratteristiche fuori dal comune (ma senza esagerare), che ci distinguano un po’ dalla massa.

Non sono necessari superpoteri, sia chiaro, bastano pochi ma azzeccati accorgimenti, che sappiano insaporirlo e renderlo più appetibile al pubblico.

Tornando al nostro detective, e ai suoi cliché:

togliamo la sigaretta di bocca, tanto per cominciare, e sostituiamola con quella elettronica, per esempio. Fa moda ed è al passo coi tempi.

Continuando:

invece che il classico duro tutto pugni, potrebbe essere un portatore di handicap, caratteristica che servirebbe a indebolirlo da una parte, ma rafforzarlo nel momento in cui avrà risolto il caso.

O ancora:

potrebbe essere un feticista, un Papa Boy, un telepate, quello che vogliamo.

L’importante è renderlo degno di essere interpretato.

EVOLVERSI

Un personaggio, per diventare maturo, deve saper evolversi.

Al pubblico piace molto questa particolarità.

Quante volte ci siamo soffermati con un sorriso, davanti al cattivo che alla fine è diventato buono?

Quando un personaggio impara dai propri errori, migliora e si rinnova, il lettore si armonizza insieme a lui.

Certo, non è detto che il cambiamento sia sempre in positivo, può avvenire anche in negativo, ma quel che conta è lasciare una traccia nel cuore del lettore, un segno che ricorderà sempre, nel bene o nel male, quel personaggio.

Facciamo in modo che il nostro protagonista vada incontro a un’evoluzione, che lo spinga a un cambiamento.

Comportamenti nuovi, pensieri nuovi, azioni nuove.

Il pubblico lo apprezzerà.

LA PAROLA ALL’ESPERTO

Ascoltiamo cos’ha da insegnarci Franco Forte, scrittore, sceneggiatore e direttore editoriale Mondadori.

CONCLUSIONI

Abbiamo visto quindi alcuni trucchi che ci aiuteranno a creare un personaggio interessante e di spessore.

Ma soprattuto credibile.

Come per tutte le cose però, non possiamo limitarci a imparare a memoria una lista di regole, dobbiamo darci da fare e metterci del nostro.

E voi?

Come li costruite i vostri personaggi?

Avete qualche suggerenti da darmi?

 

 

 

4 pensieri riguardo “COME CREARE UN BUON PERSONAGGIO

  1. Mancano un paio di cose, a mio avviso:
    La coerenza. È inutile scrivere un background della miseria se poi le azioni del personaggio non fanno scopa con la storia.

    L’equilibrio. Una storia che semidio che affronta uno scassinatore non è granché come storia: il protagonista è troppo forte. Viceversa un ragazzino che affronta l’armata delle tenebre a mani nude… o è il semidio di cui sopra sotto mentite spoglie o è meglio che abbia un OTTIMO paio di nike. Perché al secondo scheletro che abbatte l’incredulità si rialza e il libro vola fuori della finestra.

    Una tecnica per gestire questi aspetti è quella che si apprende quando viene effettuato il bilanciamento delle sessioni di gioco di ruolo. Sfruttare un regolamento generico come GURPS o ROLEMASTER per tenere traccia di tutte le caratteristiche di un personaggio, incluso cosa si porta addosso onde evitare personaggio ferramenta che volteggiano tra palazzi come fringuelli, può rivelarsi uno strumento molto utile.
    A.

    1. Giuste osservazioni, Andrea. In realtà, gli aspetti per forgiare un ottimo personaggio sarebbero ancora molti di più, ma mi è piaciuta l’idea di “attingere” dall’esperienza dei giochi di ruolo, che personalmente, non ho mai provato.

  2. Genaralmente, preparo schede “tecniche” sui personaggi, almeno i principali, elencando oltre ai dati anagrafici anche i tratti del carattere, cosa apprezzano e cosa detestono, capacità, punti deboli, mentalità e breve background. Poi può capitare che alcune di queste informazioni non emrgeranno nella storia, però preferisco definire la personalità dei protagonisti a priori e poi controllare che le loro azioni e reazioni nella storia siano coerenti con questo stabilito in principio.

    1. Molti grandi autori fanno proprio come te, Michela. Creano una specie di “carta d’identità” immaginaria e poi danno vita al protagonista. Quindi, direi che sei sulla buona strada!

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