SI PUÒ VIVERE DI SCRITTURA?

Vivere di scrittura

FACCIAMO DUE CONTI

Me lo chiedo tutti i giorni.

Ovvero:

è possibile vivere di scrittura, cioè mantenersi scrivendo?

Gli esempi che ci arrivano dall’estero sono fin troppi, e non credo servano a qualcosa, se non a farci infuriare.

Sembra che fuori dall’Italia le cose funzionino sempre meglio, e i sogni nel cassetto si realizzino.

Ma in fondo è solo triste retorica.

In realtà, ogni nazione, ogni popolo ha i suoi problemi insormontabili.

Detto questo, alzi la mano chi di noi non vorrebbe arrivare un giorno a fare della scrittura il proprio mestiere.

Non a caso, il motto di Nero su bianco è Scrivere per vivere.

Ma è inutile fare congetture, se prima non ci rendiamo conto dove dobbiamo arrivare, in termini economici.

Mi sono messo quindi a fare due calcoli, e questo è quello che ne è venuto fuori.

Che dire?

Buona fortuna.

QUANTO GUADAGNARE?

La prima, sacrosanta, domanda.

Insomma, quanti soldi ci servono, mensilmente, per vivere dignitosamente?

Cercherò di immaginare una situazione tipo, in cui lo scrittore debba mantenere solo se stesso e non una famiglia intera, altrimenti il post finirebbe qui.

Quindi:

  • Una sola persona.
  • Un solo “stipendio”.
  • Un affitto? Perché no.
  • Bollette.
  • Spese varie.

Mettiamo che l’affitto ci porti via dai 400 ai 600 euro al mese.

Aggiungiamone altri 200, forfettari, di bollette e tasse comunali.

Sommiamone altre 300 per cibo e bevande, vizi esclusi.

E siamo già a una discreta somma:

più di mille euro solo per vivere.

Gli stipendi medi di oggi, in Italia, si aggirano intorno ai 1400 euro, stando alle statistiche.

Quindi proviamo a immaginare che la cifra da raggiungere sia questa.

Uno “stipendio” da 1400 euro.

Sì, lo so, è pazzesco, e non c’è niente da ridere.

QUANTI LIBRI VENDERE?

Qui cominciano i dolori.

Quanti libri dovremmo vendere per mettere insieme 1400 euro mensili?

Facendo riferimento alle mie esperienze editoriali, ad oggi, ho percepito diritti d’autore che oscillano dal 10 al 25% (netto) sul prezzo di copertina (cartaceo o ebook), e credo di essere nella norma.

Parlando in termini spiccioli (perché di spiccioli, effettivamente, si tratta):

ho guadagnato da un minimo di 0,74 centesimi, a un massimo di 1,35 euro a copia (netto).

Per comodità di conteggio, arrotondiamo tutto a 1 euro a libro, (sarebbero 1,04 euro, ma chi se ne frega).

E adesso ripeto la domanda:

se ogni libro venduto ci frutta un euro, quanti ne dobbiamo vendere per totalizzare la cifra che occorre per vivere?

Non c’è poi modo, in fondo, di sbagliare tanto i conti:

sono la bellezza di 1400 copie.

Al mese.

Più di 46 copie al giorno, considerando anche i festivi.

Io, con Ti guarderò morire, sto facendo fatica a venderne un paio al giorno, quando va bene.

Adesso avete smesso di ridere, eh?

QUANTI LIBRI SCRIVERE?

Altra domanda scottante.

Dobbiamo considerare che, nel caso di un cartaceo, l’editore offrirà una tiratura minima (che spesso resterà anche l’unica), che oscillerà dalle trecento alle cinquecento copie, tranne rari casi.

Quindi, anche ammettendo di venderle tutte, avremo totalizzato un massimo di 500 euro e stop.

Non al mese, badate bene.

500 euro in tutto.

A meno che l’editore non ci proponga una ristampa (caso ancor più raro), intascheremo il nostro bell’assegno e torneremo da dove siamo venuti.

Un po’ diverso il discorso per l’ebook, dove non abbiamo vincoli su copie fisiche, né tirature minime. Si parla quindi di un numero di vendite potenzialmente inesauribile.

Ma la sostanza non cambia.

Dovremo sempre venderne tantissimi.

Quindi, più libri scriveremo, più riusciremo a sommare le entrate, certo,  ma…

… è davvero così facile?

Pensiamoci bene:

quanti di noi riescono a sfornare due, tre libri l’anno, e piazzarli?

Se consideriamo i tempi medi di risposta degli editori seri, dobbiamo calcolare un periodo minimo di sei mesi di latitanza, al quale si aggiunge il rischio concreto che i nostri amici non rispondano mai.

Quindi un libro l’anno rappresenta già un miraggio nel miraggio, secondo me.

Sperare di arrivare a due, mi sembra proprio…

Come dite?

Non importa che vada avanti?

Come volete.

VA MEGLIO CON IL SELF PUBLISHING?

Be’, stando alle fonti Amazon, anche qui, non è tutto oro quello che luccica.

E’ vero che pubblicando in esclusiva con il grande colosso, si ottiene il 70% (lordo) sulle vendite, a patto che il prezzo sia compreso tra i 3,99 euro e gli 11,99.

Se le cose non sono cambiate, una volta, c’era da sottrarre una ritenuta del 4%, che saliva al 22% nel caso il libro fosse sprovvisto di codice ISBN.

Munirsi di questo codice, a sua volta, ha un costo non indifferente:

le tariffe parlano di 80 euro + IVA, a cui aggiungere la tassa di iscrizione di 30 euro + IVA.

Quindi, per poter mettere in vendita il nostro ebook, a 3,99 euro, ne avremo già spesi 110 + IVA, senza considerare i costi aggiuntivi per editing, impaginazione e tutto il resto.

Allo stesso modo, non trovo ragionevole alzare troppo il prezzo, perché siamo autori sconosciuti, non dimentichiamolo, e nel mercato degli ebook ci sono libri famosi anche a prezzi stracciati.

Perché un lettore dovrebbe acquistare il nostro racconto di 40 pagine (esempio), a 3,99 euro, quando per la stessa cifra, o qualcosa di meno, può aggiudicarsi un best seller?

Adesso non piangete, per favore…

CONCLUSIONI

Non so voi, ma tirare le conclusioni stavolta mi spaventa.

Facciamo così:

ognuno tiri le proprie, nel silenzio delle coscienze, calcolatrice alla mano e fazzoletti di carta per tamponare le lacrime.

Colgo l’occasione per spronarvi a correggermi, nel caso avessi scritto inesattezze (probabile), soprattuto sui costi di Amazon.

E ribadisco che i calcoli sono tarati, più o meno, sulla mia personale esperienza.

Proprio per questo, da domani cambio slogan:

SOGNARE di scrivere per vivere.

Che ne dite?

Lo trovo un tantino più azzeccato.

 

12 pensieri riguardo “SI PUÒ VIVERE DI SCRITTURA?

  1. Ebbene sì – anche i calcoli fatti da me a suo tempo non si discostano molto da queste cifre: nel mio caso, contando quanto mi spetta a copia (e tenendo conto del fatto che il prezzo è davvero basso), dovrei vendere sulle 212 copie quotidiane 😀

    Vabbe’, i sogni di gloria e ricchezza dovranno aspettare… ma continuiamo a provarci 🙂

    1. Carissimo Andrea, non vi resta che quello. Chiaramente, ho escluso l’ipotesi di ampliare il bacino di lettori magari traducendo il testo per il mercato estero. Quello sì, che sarebbe improbabile.

  2. Caro Filippo,
    La tua analisi, mi sembra molto precisa, e a leggere il commento di Andrea Torti, anche corretta, per me che ancora sono tra ” quei che stan sospesi” in attesa di una risposta che mi faccia vivere il momento in cui qualcuno mi dica ” sí, ti pubblichiamo” , questa e’ una doccia non fredda, Gelata!
    Ma si sa, meglio una brutta verita’, che una bella menzogna.
    Ti ringrazio per aver scritto un altro post utile ed interessante,anche se duro da digerire.

  3. E come darti torto? Ecco perché, perdonami, non condivido il titolo. Scrivere per vivere. Siamo poi sicuri che farne un lavoro, l’unico lavoro, non uccida l’anima poetica che è in noi? Ecco perché io preferisco “vivere per scrivere.” 😉

  4. Tempo fa leggevo un articolo di un giornalista affermato in cui si diceva che in Italia gli autori che vivono di scrittura sono meno delle dita di due mani. Magari un giorno, se avremo tanta capacità/fortuna/ostinazione da diventare autori conosciuti, potremmo avere dei buoni anticipi e vendere tante copie, ma (quasi sicuramente) sarà per un determinato periodo, cioè fin tanto che azzeccheremo il libro giusto al momento giusto. Non è un caso che tanti autori lavorino in scuole di scrittura.
    Dal mio punto di vista, non ci resta che migliorarsi in un continuo equilibrio tra sogno e realtà. In pratica direi che bisogna avere un lavoro che ci consenta di scrivere e non stancarsi mai di provare.

    “Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.
    Michael Jordan

  5. Caro Filippo, quanto descritto in questo tuo articolo è una realtà acclarata e verità assoluta. Tuttavia sostengo che scrivere, per chi come noi non ha fatto un percorso dedicato, debba essere una magnifica avventura, senza mai perdere l’obiettivo finale. Trovare un editore, cartaceo o digitale che certifichi il nostro lavoro. Tenendo in un cantuccio della mente i sogni di gloria e altro.

    1. Sì, è quello che in sintesi penso anch’io. Accontentiamoci di dove possiamo arrivare e poi… affidiamoci alla fortuna.

  6. Ciao Filippo,
    sono Pietro, il tuo post è interessante.

    Vorrei aggiungere qualche commento di mio. Io credo che vivere di scrittura sia possibile, e che con i soldi guadagnati ci si possa mantenere benissimo. Vero è che non tutti quelli che scrivono possono guadagnare grosse somme di denaro, ma se uno scrittore si accontenta si può vivere anche solo con la vendita di 20.000 copie di un libro e un incasso ragionevole di 20.000 euro su tale vendita.

    Ora il problema che uno scrittore/trice si pone è “come riuscire a vendere 20.000 copie del suo libro. Ma secondo me questo è un approccio sbagliato . Il problema, che a volte sfugge alla maggioranza di chi scrive un libro, è che per prima cosa bisogna confezionare “un prodotto di alta qualità e di alto interesse” per il futuro lettore e compratore .

    Se chi scrive non vuole fare un prodotto commerciale e vuole essere libero di scrivere ciò che ritiene più valido per lui/lei, ben venga, è una cosa buona. Ma deve stare molto attento a come si muove. Quando scrive di qualcosa “che può interessare soltanto a 300 persone” per esempio, poi non può pretendere di vendere 200.000 copie, perché ciò risulterà impossibile.
    Mentre se scrive qualcosa “che può interessare a 1.000.000 di persone” è probabile che le sue 20.000 copie le possa vendere con facilità. E’ questione di logica.

    A questo punto si entra nella questione della “qualità delle opere scritte”. Se si individua il settore dove si potrebbero vendere molte copie del libro, bisogna poi dare al lettore un prodotto di alta qualità editoriale. E questo è un altro punto dolente della questione. A volte si scrive e si confeziona un libro “solo attenendosi alla propria ispirazione e a quello che uno vuole scrivere e basta” pensando poco all’impatto che quello scritto possa o meno avere sul lettore”. E questo è un atteggiamento errato. Tutto quello che si scrive “deve” in qualche modo interessare al futuro compratore, altrimenti quel libro non si venderà mai. E mi fermo qui.

    Un altro punto è “scrivere più libri e non solo pochi o addirittura uno e basta”. Molti scrittori forse pensano di arrivare al successo scrivendo “un solo libro” e basta. Questo mi pare ovvio che sia un desiderio che posto in questa maniera mai si realizzerà, o che comunque sarà quasi impossibile che si realizzi. Lo scrivere più libri aiuta lo scrittore a migliorare i suoi scritti e poi allarga la possibilità di trovare più interessati ai suoi libri ora che sono diventati per esempio cinque di numero. Esempio: se con ogni libro trova 100 interessati scriverne uno solo gli procura solo 100 lettori, ma scriverne cinque arriva a 500 lettori, e su dieci libri ne arrivano 1.000 di lettori. E così via dicendo. questo è solo un esempio. Anche grandi scrittori/trici hanno iniziato in questo modo, vendendo poco con i primi libri e poi aumentando le loro vendite in modo evidente.

    L’argomento non si riduce a queste poche righe. Ma credo che i suggerimenti dati siano validi e da prendere in considerazione.

    Ti saluto.

    1. Ciao Pietro, la tua analisi è profonda e accurata, e risveglia un po’ la voglia di “crederci” ancora. Trovo particolarmente azzeccato il ragionamento di centrare l’argomento giusto, che possa raggiungere più lettori possibili, perché hai ragione, ogni tema ha il suo pubblico, ma se ti riduci a uno di quelli con un basso potenziale, finisci per vendere poche copia a una cerchia ristretta di lettori e basta.
      Grazie per il tuo edificante intervento.

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