FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: AURORA FLAVIA DE PADOVA

Aurora Flavia De Padova

LARGO AGLI ESORDIENTI

Ospite questa settimana di Faccia a faccia con l’autore é Aurora Flavia De Padova.

L’ho intervistata per saperne di più su di lei, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerla meglio.

Ciao Aurora, e benvenuta nel mio blog. Parlami un po’ di te.

Ciao Filippo.

Sono nata a Foggia. Ho studiato al liceo classico e mi sono laureata in Lettere Classiche con una specializzazione in Filologia Letterature e Storia dell’Antichità, presso l’Università degli Studi di Milano.

Dopo la laurea ho frequentato un master in editoria e comunicazione a Roma.

Mi sono avvicinata alla scrittura durante la prima adolescenza, cominciando con la poesia: la consideravo una forma di espressione più immediata e istantanea rispetto alla costruzione narrativa e drammaturgica che necessita un racconto o un romanzo.

Tuttavia non mi bastava.

Ho capito che era proprio quella complessità, quel lento diluirsi delle parole, il flusso degli intrecci, ad affascinarmi, ad attirarmi e ispirare la mia creatività. L’idea di plasmare degli “attori”, dar loro soffio vitale e consegnargli una storia da incarnare.

Insegno discipline umanistiche e non ho mai interrotto l’attività di scrittrice e la ricerca che vi si cela.

Molto interessante. Adesso parlami dei tuoi libri.

Ne ho pubblicati tre.

Il primo, nato dalla mia tesi di laurea, è un saggio di critica letteraria: si intitola “La follia del miele. La verginità nella tragedia greca”, ed è una disamina sul concetto, linguistico, semantico e sociale, di verginità nell’antica Grecia attraverso lo studio di tragedie scelte dei tre grandi tragediografi dell’età classica. È stato pubblicato nel 2011 da “I libri di Emil”, di proprietà Odoya, Bologna.

Il secondo, “Il profumo discreto del silenzio”, è un libro di “poesia visiva”: la poesia e la fotografia si supportano e si completano nelle pagine di questo libro, sono coniugate insieme e vicendevolmente si rappresentano, cosicché ad ogni strofa poetica corrisponda, per così dire, un’immagine incisa sulla pellicola fotografica, catturata e immortale.

Una medesima concezione della bellezza, insomma, cristallizzata attraverso due diverse forme artistiche. È stato pubblicato in self publishing, tramite la piattaforma Youcanprint, nel 2015.

E infine il terzo, il mio primo romanzo, “Recise le rose”. Un libro che ho considerato come un compagno, a volte come un figlio: la stesura è iniziata molti anni fa, in realtà, al termine del mio percorso scolastico.

Era stato concepito originariamente come un racconto, solo successivamente ho deciso di ampliarlo e di farne un romanzo.

Tuttavia la sua vita ha seguito la mia evoluzione come persona e come scrittrice e l’ha, in un certo senso, subita: ho modificato e interrotto la trama molte volte, negli anni, durante la carriera universitaria.

Nonostante, infatti, il nucleo narrativo di origine fosse lo stesso che avevo già delineato per il racconto, mi rendevo conto di non aver raggiunto ancora la maturità necessaria per l’organizzazione dell’intreccio e per la resa stilistica di cui aveva bisogno la storia.

Così, l’attesa per la stesura definitiva è durata più di dieci anni, nonostante questo fosse in realtà il primo libro che ho concepito.

E posso chiederti a cosa ti sei ispirata?

L’idea ha avuto origine dall’urgenza, per me, di raccontare l’amore: volevo definirlo, per quanto possibile, in tutte le sue forme, dai primi sintomi, all’euforia devastante, fino al distacco e alla tragicità del suo epilogo.

Ho assorbito le tecniche narrative dei grandi scrittori classici e moderni, e ho costruito la trama come un inesauribile flusso di coscienza nella mente della protagonista, che incarna anche la voce narrante.

L’intreccio dunque segue le connessioni del pensiero, e le ripropone sulla carta tessendo le diverse storie che vedono avvicendarsi altrettanti personaggi, ma che riconducono ancora alla protagonista.

Ho voluto descrivere la sintomatologia dell’amore a partire dai sensi, dall’ influenza delle ricezioni percettive del soggetto che ama e dall’alterazione di esse: le figure, i gesti, il tocco dell’altro, sono richiamate alla memoria attraverso il rincorrersi dei ricordi, e quasi riesumati sul corpo dalle ceneri del tempo. Il tempo che annulla e che dimentica.

Ho risposto alla volontà e quasi all’esigenza di raccontare tutte le tipologie di amore che ognuno di noi è chiamato potenzialmente a vivere nel corso della propria esperienza esistenziale: il peso dei limiti che la nostra mente definisce e impone sulle nostre coscienze, e l’urgenza naturale di spingerci oltre, per valicare quel confine e scoprire come avrebbe potuto essere, senza restrizioni e convenzioni sociali, al riparo dallo sguardo straniero dell’altro.

Si riferisce a fatti o episodi della tua vita, che ti hanno colpita?

Credo che nella stessa definizione di romanzo, come genere letterario e fine narrativo, si celi la risposta a questa domanda.

Il desiderio di indurre il lettore a provare le stesse emozioni della protagonista, affinché veda anche lui con quegli occhi, anche lui tocchi ogni pelle con le medesime mani e percepisca, il desiderio di indurre il lettore a “sentire” con lei e come lei, mi ha portato a servirmi delle mie esperienze con “l’altro”, e a plasmarle per assecondarle alle esigenze della trama.

Sicuramente l’influenza dei miei studi come classicista è presente nell’intero percorso evolutivo della storia e della stessa protagonista, tuttavia gli episodi narrati sono stati piegati e rimodellati per assolvere ai fini drammaturgici che mi ero prefissa.

Credo che non si possa scrivere senza vivere, e che non si possa romanzare senza raccontarsi.

Perché hai scelto questo titolo?

Il significato del titolo è spiegato all’interno del romanzo: ho voluto condurre il lettore lentamente, attraverso i capitoli e le storie, fino alla rivelazione delle ragioni di questa scelta, dunque non vorrei rischiare di vanificare il percorso intimistico che attende il lettore svelando più del necessario.

Ma posso confermare il valore metaforico che si cela dietro, che supera le parole e per così dire le sublima, concedendoci di riflettere su tutte le rose che abbiamo reciso nella nostra vita.

Per scrivere il libro hai avuto bisogno di approfondimenti?

Sì, per scrivere questo libro ho dovuto attingere a piene mani alla letteratura classica e moderna, ma la mia indagine non si è limitata al mondo della scrittura: ho infatti avuto bisogno anche di apporti dall’arte cinematografica e da quella musicale, passioni, queste, che ho imparato a coltivare già dall’infanzia.

Inoltre ho dovuto raccogliere documentazione in campo medico per portare a termine alcune descrizioni presenti nel romanzo, facendo appello alla mia esperienza di ricercatrice e alla necessità di analisi di cause ed effetti respirata in famiglia come figlia di medico.

Per i personaggi ti sei ispirata a qualcuno di reale o sono frutto di fantasia?

Ho attinto alle mie esperienze personali, e ho raccolto e assorbito quelle delle persone che hanno partecipato al mio percorso di formazione.

Ma così come per le storie, anche per i personaggi ho risposto alle esigenze della trama e del significato che volevo permeasse il romanzo: da qui la scelta di rivelare alcuni nomi e di lasciare invece altri personaggi nell’incertezza, una sorta di oscurità da cui trapelasse soltanto la loro intimità come unico elemento rilevante.

Quando c’è, di te, nel libro?

Questo romanzo è diventato, nel tempo, un’appendice del mio corpo.

Credo conservi intatte le mie passioni e tutto ciò che ha contribuito alla mia realizzazione interiore e lavorativa: c’è l’amore per la letteratura da cui si dipana lo stesso intreccio del libro, a partire dai pensieri della protagonista; vi è la dedizione verso i miei studi e l’attenzione per la parola maturata attraverso la ricerca universitaria.

Infine ho lasciato tra le sue pagine le attese e il desiderio di assecondare i sensi e respingere le restrizioni della mente, l’urgenza di vivere consapevolmente ogni respiro e “sentire” la reazione di ogni cellula.

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Mi sembra che l’editoria italiana sia a un punto di non ritorno, per certi versi.

Se è vero che da un lato oggi scrivono tutti e i canali editoriali sono “intasati”, è anche vero che dall’altro lato gli editori, nella smania di smaltire l’eccesso, dimenticano di soffermarsi, e di leggere.

Si investe solo su nomi già noti, quasi fossero fonti inesauribili, ignorando che ogni età costituisce un’occasione per scoprire arte nuova, fresca, e un potenziale futuro.

E credo che il punto morto sia proprio questo, “investire”, relegando così quella che dovrebbe principalmente essere una fabbrica di idee e di realtà alternative al mero ruolo di azienda commerciale produttrice di merce in serie.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Ho cominciato ad avere i primi contatti con l’editoria a diciassette anni circa, e a comprendere le dinamiche editoriali.

Il primo libro che ho scritto è stato pubblicato, come ho detto, da un editore di Bologna, “I libri di Emil”: trattandosi di un saggio di critica letteraria mi è stato chiesto un contributo in termini di acquisto di copie.

Tuttavia non ho riscontrato la trasparenza che mi aspettavo, e per il secondo libro ho deciso di affidarmi all’autopubblicazione, rispondendo così al piacere di concepire il libro non solo nelle parole ma anche nella sua fisicità.

E per questo romanzo ho ancora optato per il self publishing, tuttavia non escludo la possibilità di tornare a rivolgermi agli editori in futuro, nonostante sia consapevole di non rientrare in quei parametri commerciali che purtroppo spesso ispirano le aziende editoriali.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo a comprare il tuo libro?

Recise, conserviamo infinite rose, riposte al riparo della memoria, petali scarni ed essiccati tra le pieghe della nostra vita.

Molto intenso. Vuoi lasciare un messaggio agli utenti del blog?

Sono molto felice di far parte di questo blog, di condividere le mie esperienze e i miei libri.

Ringrazio quanti hanno letto questa intervista, e vi invito a leggere la recensione, presente anche qui sul blog, di “Recise le rose”.

Ringrazio inoltre Filippo Semplici per questa opportunità, per i consigli e per il lavoro che svolge come blogger.

Troppo gentile. Dove possiamo contattarti?

Potete contattarmi via e-mail tramite questo indirizzo di posta elettronica: auroraflavia.depadova@gmail.com.

Risponderò volentieri.

Inoltre potete seguire la pagina facebook del romanzo: Recise le rose.

E con questo, salutiamo Aurora Flavia De Padova, augurandole di continuare floridamente la sua carriera di scrittrice.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a Faccia a faccia con l’autore, può contattarmi direttamente ciccando QUI.

 

 

 

Un pensiero riguardo “FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: AURORA FLAVIA DE PADOVA

  1. Carissima Aurora.
    Mi piace poter lasciare un leggero commento … come l’aurora che arriva dentro dolcemente, come credo di averti interpretato. Complimenti dall’aurora al tramonto. Poi durante tutta la notte un sinuoso sonno tra le tue parole.

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