MEMORIE DI UN CYBORG

Memorie di un cyborg

LA RECENSIONE DI OGGI

Titolo: Memorie di un Cyborg.

Autore: Alex Zaum.

Genere: fantascienza.

Tipologia: romanzo.

Versione: cartacea.

Non ho mai letto troppi romanzi di fantascienza, perché il genere non mi affascina, ma questo libro ha saputo catturare la mia attenzione sin dall’inizio.

Forse proprio perché “digiuno” del genere, ho apprezzato molto l’idea del mondo che l’autore è andato a descrivere, che sa un po’ di protesta sociale, dove da una parte ci sono i “sopravviventi”, arresi a un’esistenza da reietti e costretti a bere acqua radioattiva, e dall’altra una popolazione di cyborg, ovvero persone apparentemente perfette grazie alla chirurgia.

La trama ben congegnata, insieme a una scrittura fluida e semplice, ti porta ad esplorare il libro pagina dopo pagina, con un certo grado di coinvolgimento.

I personaggi sono abbastanza buoni, ho trovato molto interessante Zeta, il terrorista, che cerca di sovvertire l’ordine mondiale per riscattare i sopravviventi.

La storia ci viene raccontata da più punti di vista, tanto che l’autore ci lascia quasi “scegliere” quello che più preferiamo.

L’unico punto debole, a mio avviso, è non riuscire ad entrare in contatto come si deve con Sean, il cyborg protagonista assoluto.

Se da una parte ho apprezzato questo “difetto” (poiché si tratta a tutti gli effetti di qualcosa di non umano), dall’altra ho avvertito un debole distacco, che non completa alla perfezione il processo di immedesimazione.

Tuttavia, penso che la buona volontà dell’autore nel raccontare una storia originale e in gran parte coinvolgente, vada premiato con la lettura del libro.

Lo consiglio a tutti gi appassionati di fantascienza in primis, ma anche a chi volesse scoprire per la prima volta, come me, questo genere narrativo, tutto da esplorare.

Non ne resterà deluso.

 

 

Un pensiero riguardo “MEMORIE DI UN CYBORG

  1. Trovo che la letteratura di ambientazione “futuristica” dia il meglio di sé proprio quando riesce a farci riflettere su dove andiamo oggi – forse alcuni autori calcano troppo la mano su scenari distopici, ma penso anche sia giusto mettere in guardia i lettori da un eccessivo “tecno-ottimismo”.

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