QUANDO UN LIBRO VA OLTRE LE PAGINE…

Oltre le pagine

… E ARRIVA AL CUORE

Questo è un post atipico, ve lo dico subito.

Non è il consueto articolo del sabato in cui discutere di scrittura, tecniche o confronti sull’editoria.

Oggi voglio parlarvi di un libro.

Sono un lettore onnivoro, leggo di tutto, e molti libri mi hanno lasciato un segno, ma qualche tempo fa ne ho letto uno che sinceramente mi ha lasciato un graffio.

E bello profondo.

Di quelli che guariscono, ma ti lasciano in eredità un marchio che ti resta per sempre.

Non si tratta di un best seller, si tratta dell’opera prima di un autore emergente che potrebbe essere il mio vicino di casa, o il vostro, ma con una storia molto forte da raccontare.

Una storia che secondo me vale la pena conoscere, approfondire, portare alla luce, e che alla fine induca a riflettere.

LA RIBELLE

Leonardo Guerriero, l’autore, ci racconta la storia vera della sua compagna, Francesca, giovane donna affetta dal disturbo borderline di personalità, che è arrivata a tentare il suicidio per cinque volte, e ha subito ricoveri in rianimazione e in psichiatria.

Il libro non è una passeggiata, ve lo dico subito.

Tuttavia non aspettatevi la classica vicenda dai contorni psichiatrici, consumata tra medici e istituti; in effetti succede anche questo, ma non solo questo.

La cosa che mi ha più colpito, al di là della forte tematica affrontata, è la potenza dilagante del sentimento che trasporta. Possiamo quasi sentire l’amore uscire dalle sue pagine.

A me ha fatto questo effetto.

Dire che Leonardo ama Francesca è quasi riduttivo.

Con il suo libro, con la sua testimonianza, Leonardo vuole schiudere un universo buio che la maggior parte di noi ignora o liquida facilmente, e che molto spesso miete vittime proprio nel mondo femminile.

Attraverso l’amore per Francesca, l’autore ama tutte le donne, e per lei, per loro, porta in dono questo libro.

Un libro sulla conoscenza e sul dolore, ma anche sull’indifferenza e il silenzio.

LEONARDO E FRANCESCA

Ma se Leonardo è l’autore, l’abile mano che traccia segni e parole, Francesca è il cuore della storia, la protagonista assoluta, che ha deciso di mettersi in gioco.

Di dire basta.

Di abbattere il muro di silenzio che troppo spesso si innalza prepotente nelle vite di chi è affetto da questo disturbo.

Attraverso le sue vicissitudini, ha deciso di portare la sua testimonianza al mondo.

Sono rimasto così colpito da questo libro, scritto in maniera semplice ma egregia, tanto che ho voluto contattare di persona l’autore per richiedergli un’intervista, pronto a sentirmi mandare al diavolo.

E ho ottenuto molto di più.

VI PRESENTO FRANCESCA

Leonardo e Francesca, nella vita vera, sono una coppia di innamorati.

Non ho avuto il pregio di conoscerli di persona, ma le telefonate intercorse tra noi, hanno stabilito un rapporto profondo (almeno per me), a dimostrazione del fatto che a volte, una voce lontana e sconosciuta, può darti più di una stretta di mano.

Così è stata Francesca a chiedere di essere intervistata, con mia grande e gioiosa sorpresa.

E io sono orgoglioso di presentarvela.

INTERVISTA A FRANCESCA

Ho conosciuto Francesca nel libro e l’ho trovata una persona fragile e impaurita, ma allo stesso tempo forte e coraggiosa. Quanto c’è, in te, della Francesca del libro?

Il libro parla da solo.

Sono esattamente come descritta.

Francesca è una donna abbandonata, fin da piccola. Sono nata in una famiglia disfunzionale, perché border non si nasce, si diventa. Non è un difetto genetico, legato al DNA.

Il punto chiave è proprio l’ambiente familiare. I primi accusatori sono loro.

Mia madre mi diceva che i miei erano solo capricci, che ero egoista. Quando veniva a trovarmi in psichiatria, mi dovevano sedare. Non mi ha mai chiesto perchè stavo così male.

Eppure sono sempre stata una persona solare, ma a forza di vivere in una famiglia disfunzionale, sono diventata border.

Mi hai detto che sei anche attiva socialmente. É così?

Esatto.

Sono amministratrice di un gruppo di mutuo aiuto. Gli iscritti sono novecento, e gli amministratori dieci. Io sono tra questi.

É un mondo pazzesco: ci sono persone che si tagliano continuamente, persone che si sentono abbandonate a loro stesse. Io non mi sono mai tagliata, nessun autolesionismo, ma c’è gente che si ferisce dalla mattina alla sera, perché così facendo si sente viva. Soffrendo. Attraverso il dolore fisico.

Forse non lo sai, ma l’ottanta per cento dei casi colpisce le donne.

Sembra una disfunzione al femminile.

Alcune di loro sono al limite.

Molte si uccidono.

Te lo sai spiegare, questo?

Posso darti una mia interpretazione personale: credo che le donne siano particolarmente più sensibili.

Non tutte, ma in gran parte sì.

Io non sono mai stata per le mezze misure. Non mi taglio. Vado dritta al punto:

mi ammazzo.

Non me la prendevo con le persone che mi hanno fatto star male, me la prendevo con me.

Cinque tentati suicidi, ricoveri, psichiatria.

Ci tengo a dirti che nonostante questo, sono una persona molto intelligente, laureata in giurisprudenza.

Tutte le donne border che conosco, sono dotate di un alto quoziente intellettivo.

Quando hai cercato di farla finita, era per punire te stessa, o per dare una lezione agli altri?

Sono molto credente.

Quando l’ho fatto, ti giuro, è stato perché davvero non vedevo soluzione.

Quando la croce che ti porti appresso è troppo pesante, preferisci la morte. Non vedi futuro, solo buio e dolore.

Come se tu fossi morta, ma viva.

E allora meglio morta, che una vita così.

Una delle frasi che più mi ha colpito nel libro, è il “Qui ed ora”. Qual è il tuo “Qui ed ora”?

Si tratta di una specie di formula, che viene applicata nella terapia cognitivo comportamentale.

É una terapia innovativa, non la classica analisi che scava nel passato, piuttosto invece orientata sul presente e sul futuro.

Parlare del passato non serve a niente, tanto non puoi cambiare le cose.

Ti danno dei piccoli compiti da svolgere durante la giornata, e poi ti chiedono alla fine come ti sei sentita.

Può essere tenere un piccolo diario, rispettare banali impegni quotidiani. In questo modo cercano di far emergere le tue potenzialità, e attraverso questi piccoli compiti, tu stessa capisci quali sono i tuoi problemi del momento, e come superarli.

Non affrontare la montagna che hai di fronte, ma la giornata.

E se non riesci a portarli in fondo?

Non ti devi disperare. Vuol dire che stai male.

Il mondo non finisce, se non hai completato i tuoi compiti.

Un detto dice più o meno così: “si prendono delle persone e si chiudono in una luogo isolato, per far credere a quelli fuori di essere normali”. Io penso che la normalità non esiste, che siamo tutti imperfetti. Qual è la tua opinione?

Come hai detto tu: la perfezione, come la normalità, non esiste.

Non ci sono trattati scientifici che lo possano definire. Non ci sono limiti o confini entro i quali sentirsi “normali”.

Chi è perfetto? Chi è normale?

A mio parere tutti abbiamo dentro paure e insicurezze, disturbi che possono essere celati e non manifestati apertamente. Come chi pulisce la casa tutto il giorno, o si lava le mani continuamente, gli ossessivi compulsivi.

Magari nella vita reale sembrano persone normali, ma ti sembrano poi così normali? Solo perché conducono una vita apparentemente in ordine, conforme ai dettami della società, vengono classificati “normali”. Poi, cosa c’è dentro di loro, chi lo sa.

Tutti noi abbiamo qualcosa che non va.

Le famiglie del Mulino Bianco sono veramente poche.

Come ti ha cambiato la vita, l’amore?

L’amore è la base di ogni cosa.

Ti fa sentire bene, compresa, accettata per quello che sei.

Non è solo un rapporto tra uomo e donna, è anche aiutare gli altri.

Se sostengo un malato, automaticamente sento l’amore. L’amore è donarsi. Non chiudersi nel proprio recinto, ma aiutare, condividere. L’amore che si da senza alcun fine, torna indietro e ti lascia una sensazione di benessere.

Questo libro è amore, perché è la mia testimonianza, che voglio donare a tutti.

E ti ha cambiato la vita, questo libro?

Moltissimo.

La diagnosi di borderline è talmente diffusa, che tu non ne hai idea, ma allo stesso tempo è nascosta.

Sai chi sono i primi a tenerla nascosta? I familiari.

Ti sei mai chiesta perche?

Penso che sia una sorta di rimozione, perché in realtà non sono in grado di accettare un figlio o una figlia problematica.

Sono amica di tanti border, e mi sento di dire che sono tutti nati da famiglie che forse era meglio non avessero figli.

Mio padre é un narcisista istrionico (ho rotto con lui), mia madre era una depressa (forse border anche lei), ma completamente dipendente da lui.

Questo libro mi ha cambiata moltissimo, spero che venga letto da più persone possibili, affinché questo velo venga tolto, affinché si possa dare parola e dignità a tutte le persone come me, che gli altri additano come pazze.

Il titolo del libro è moto forte e suggestivo. Ti domando: a cosa si sta ribellando Francesca?

Credo di avere già risposto.

Mi sto ribellando a tutto ciò che mi hanno fatto.

Al fatto che Francesca è stufa di vivere nascosta, e che adesso ha voglia di mettere finalmente i puntini sulle “I”.

Vuoi raccontarmi il momento peggiore della tua vita?

Risale al 2012, quando la mia patologia raggiunse il culmine.

Fino ad allora ero stata seguita dal primario di psichiatria, senza mai manifestare pensieri suicidi.

Ma nel 2012, l’ho fatto. Ho tentato di ammazzarmi.

Mi sono ritrovata in ospedale, in psichiatria.

Ho urlato per giorni: “Portatemi via!”.

Non puoi immaginare cosa significhi ritrovarsi in psichiatria.

E quello più bello?

Non è ancora arrivato.

Forse sarà il successo di questo libro.

Come ci si sente ad avere un libro dedicato? 

É una bellissima emozione, ma tieni presente che per scriverlo, alla sera, il mio compagno si sedeva qua, con carta e penna, e io dovevo risalire al 2012 e ancora più indietro, alla prima infanzia.

Piangevo ogni volta.

É stato scritto col sudore e con il sangue.

Una volta finito, l’ho letto e non l’ho più toccato. Mi fa male.

Che senso ha per me? Questa è la mia vita.

La conosco.

Prima di salutarci, vorrei mi lasciassi con una frase che credi ti rappresenti.

“Sento come uno specchio rotto nella mia anima. Nulla può ripararlo”.

Questo specchio spezzato, come lo aggiusti?

Chi sono io, quando il mio specchio è rotto? Cerco di riflettermici, e non ho la percezione di capire chi sia Francesca.

Quindi non so mai chi sono, perché lo specchio non è in grado di darmi un’immagine reale, ma solo deformata e rotta.

CONCLUSIONI

Ed eccoci alle conclusioni.

Come avrete letto, Francesca ha aperto il suo cuore al mondo e alla speranza.

Leonardo l’ha aiutata con questo libro, che indubbiamente va oltre le sue pagine.

Da parte mia non posso che ringraziarli per la disponibilità verso di me, e per l’autorizzazione a scrivere questo post, ma prima ancora, per il coraggio e la determinazione con cui portano avanti un tema così delicato e spesso dimenticato.

Credo che il minimo che ognuno di noi possa fare, per sostenere la loro battaglia, sia leggere il libro.

Chi fosse interessato, lo può trovare qui.

Mentre qui, trovata la pagina Facebook dedicata.

E ora non mi resta che salutare Leonardo e Francesca, e lasciare voi ai vostri pensieri e alle vostre considerazioni.

 

 

2 pensieri riguardo “QUANDO UN LIBRO VA OLTRE LE PAGINE…

  1. Forse l’unico commento che mi verrebbe è alzarmi in piedi rispettosamente ed augurare a Francesca tutto il bene che ancora può contenere il suo cuore.

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