HO SAPUTO CHE HAI SCRITTO UN LIBRO…

Hai scritto un libro

… E QUINDI?

Questa è la domanda più assidua che mi sono sentito rivolgere in queste ultime settimane:

Ho saputo che hai scritto un libro.

Mi è stata posta così tante volte, da persone così diverse, che sinceramente ho perso il conto.

Ma la cosa buffa non è la domanda in sé, peraltro più che lecita, ma quelle che ne sono seguite.

Ovvero le frasi più strane, assurde e (perché no?) imbarazzanti alle quali mi sono trovato a dover rispondere.

Ho deciso quindi di raggruppare le dieci frasi più divertenti (irritanti?) di cui sono stato vittima dopo l’uscita di “Ti guarderò morire“.

E ve l’ho detto, tutte cominciano più o meno con la stessa formula:

“Ho saputo che hai scritto un libro..”.

“…MA NON SAPEVO CHE SCRIVESSI. COME FAI?”

“Con il PC”.

Può bastare?

Oppure: “Mettendomi seduto e cominciando a battere sulla tastiera”.

Voglio dire: cosa dovrei rispondere?

come?

Se foste medici, come reagireste a un “Ehi, ho saputo che sei medico, ma come fai?“.

Ecco perché il primo pensiero che mi trafigge, ogni vota, colpisce duramente il mio ego, facendolo vacillare pericolosamente.

Sono così inadatto al ruolo di scrittore?

Forse non ne ho l’aria, o più semplicemente non ne dimostro le capacità.

Perché quel “Come fai?” alle mie orecchie diventa un “Come fa uno come te a scrivere?“.

Per fortuna poi arriva il secondo pensiero, a suggerirmi che evidentemente l’interlocutore che ho davanti ne sa poco di libri, editoria e simili, ed è comprensibile che faccia certe domande.

Così capisco che dietro quel quesito, apparentemente rozzo e bizzarro, il più delle volte si nasconde davvero un reale interesse, difficile da esprimere se non in quel modo.

O almeno ho cercato di auto convincermi di questo.

“... MA NON LO COMPRO, TANTO LEGGO POCO”. 

Evviva la sincerità.

Ma allora cosa cavolo me l’hai domandato a fare?

Se sapevi già che ho scritto un libro, e fin dall’inizio eri intenzionato a non comprarlo, avresti anche potuto evitare di parlarmene, no?

Così adesso non saresti sulla mia lista nera.

E comunque, meglio lettori interessati, piuttosto che acquirenti “di passaggio”, che magari acquistano senza un vero interesse.

Già.

Lo disse anche la volpe all’uva.

“… ALLORA ADESSO SEI FAMOSO?”

Questa domanda ha il potere, ogni volta, di irritarmi e farmi sorridere contemporaneamente.

Perché se da un parte dimostra l’ingenuità genuina dell’interlocutore (spero), dall’altra mette il dito nella piaga.

Forse all’estero essere scrittori significa fama e successo, ma in Italia significa solo fame, e perdonatemi la battuta.

Come ho già scritto in un precedente post, di scrittura non si vive, e neppure si sopravvive.

Anche in questi casi, trattenendomi dal mandare al diavolo, cerco di spiegare educatamente che ancora no, non sono famoso.

Ma lo diventerò.

Almeno così posso gustarmi le loro espressioni sorprese e incredule.

Che diamine, potrò sognare, anch’io, no?

 

“… UN EBOOK? AH, MA ALLORA NON É PROPRIO UN LIBRO!”

No, hai ragione, è un virus informatico.

Oppure un nuovo store online di prodotti cinesi.

Evidentemente siamo in milioni a scrivere dei “non libri”, che un pubblico ancor più stupido si ostina anche a comprare.

Al di là dell’amaro sarcasmo, comprendo benissimo questo punto di vista, di chi è avvezze al cartaceo insomma, e non vede di buon occhio l’ebook.

C’è poco da arrabbiarsi:

anche a me il libro elettronico non ha mai convinto fino in fondo, e finché potrò scegliere, sceglierò sempre quello di carta, però….

Però sentir vanificare così i propri sforzi, in nome di un gusto personale e basta (e tanta ignoranza, talvolta), può diventare davvero deprimente.

“… E IO COSA DOVREI FARE?”

Anche questa è una domanda che mette alle strette.

Perché io non ho chiesto di fare nulla, ho solo scritto il mio libro.

“Compralo!” potrei rispondere, ma mi trattengo, perché apparirei sfrontato e magari indurrei alla reazione opposta.

Ma anche qui, il più delle volte, la domanda ne nasconde un’altra, molto più accogliente, in verità:

“Cosa dovrei fare… per comprarlo?”.

Almeno per me, nella maggior parte dei casi, è stato così.

Persone poco avvezze alla lettura, ma anche appassionai lettori digiuni di internet, che non sanno come effettuare un acquisto online.

Per fortuna, a questo genere di cose, si rimedia facilmente.

... AH! BELLO!”

E poi restano lì, fermi, muti, a guardarmi.

E io non so cosa rispondere, perché non fanno altre domande. Forse si aspettano che sia io a iniziare a dare spiegazioni.

Così lo faccio.

Il problema è che appena comincio, li vedo che non mi ascoltano più, o fingono di farlo, mentre la loro attenzione vola altrove:

al tizio che passa, al cellulare, alla vetrina.

E d’un tratto, mentre sono sempre meno preso dai discorsi, salutano perché “devono andare”, però sono stato forte, eh, e “devi essere anche molto in gamba a scrivere”.

Il meglio che posso fare in momenti come questi, è rimuoverli dalla mente il prima possibile.

Perché costoro non compreranno mai il mio libro.

“... OK, MA LAVORI ANCHE?”

Chi fa questa domanda, deve aver preso la scrittura per un semplice hobby.

Al pari di una serena passeggiata col cane.

Talvolta è anche un hobby, certo, ma una frase espressa in questo modo fa capire che l’interlocutore non è uno stupido, e in qualche modo ha chiara la situazione:

di libri, non si campa.

Ecco perche si informa sulla mia realtà lavorativa.

Per scongiurare, un giorno, di vedermi bussare alla sua porta, a elemosinare qualche spicciolo.

“… OK, DAI, TE LO COMPRO, VA BENE?”

Non sono un ambulante o un venditore porta a porta (esistono sempre?).

Non voglio carità.

Non cerco elemosina.

Certo, se mi fai vendere una copia in più te ne sarò grato, ma non ti ho mai chiesto o pregato di farlo.

Perché quindi ti comporti come se lo avessi fatto?

Quando mi sento dire così, mi viene subito da guardarmi allo specchio perché temo di avere un’aria orribile.

Da cane bastonato.

E tutto questo mi fa venire in mente uno slogan che potrei anche decidere di usare:

“Destina l’otto per mille a salvare uno scrittore sconosciuto. Posso suggerirtene uno”.

Che ne dite?

“… UN EBOOK? NO, MI SPIACE, NON MI PIACCIONO GLI EBOOK”.

Una triste, amara verità, che ritorna.

E qui c’è poco da fare, cari miei.

Come detto prima, il libro digitale non ha ancora convinto tutti, e di conseguenza ci sono persone che proprio non riescono a leggerlo, intendo dire, anche fisicamente.

Per qualcuno, sfogliare un tablet, o un e-Reader, diventa come toccare le ortiche:

un’azione così fastidiosa da creare una vera e propria opposizione a questo tipo di lettura.

C’è poco altro da aggiungere, se non…

Pazienza.

“… E QUINDI? L’HAI COMINCIATO, E POI?”

Be’, l’ho scritto e…

L’ho finito.

Strano, vero?

Cioè… io capisco che chi fa queste domande non abbia la più pallida idea di come scrivere un libro, ma anche dare delle risposte garbate, gentili e soprattutto sensate, a volte diventa difficile.

Per citare il primo esempio che ho fatto:

cosa risponderebbe un medico che ha appena concluso un intervento, alla domanda: “E quindi? L’hai tagliato, aperto, e poi?”.

O si mette a descrivere per filo e per segno l’operazione, rischiando di far addormentare (o vomitare ) l’interlocutore, oppure minimizza con “Ho asportato il tumore e tutto è andato bene”.

Talvolta rimpiango un’isola deserta abitata solo da pappagalli parlanti.

Anzi, da pappagalli muti.

Anzi, senza pappagalli.

CONCLUSIONI

Queste sono le frasi più strane che mi siano state rivolte.

Naturalmente, e lo dico con sincerità, ho dato volutamente per scontata la buona fede dei miei interlocutori.

In caso contrario, dovrei considerare troppi fattori, quali invidia, arroganza, supponenza e via dicendo, che onestamente preferisco tralasciare e non prendere in considerazione.

Però adesso sarei curioso di conoscere le domande che hanno fatto a voi.

Perche tanto, lo so, anche voi ci siete passati.

Vero?

 

 

16 pensieri riguardo “HO SAPUTO CHE HAI SCRITTO UN LIBRO…

  1. E ma allora ti batto:
    Hai scritto un libro? Bello! Aspetto il film!

    Come no, siamo in due. Qualcuno è convinto che tutti i libri diventino film.

    Allora ne prendi di soldi!

    Come no! Ho il jet privato parcheggiato fuori!

    Ma lo hai scritto veramente tu?

    Grazie per avermi reputato un povero demente.

    Eeeeeee, mi piacerebbe tanto leggere, ma non ho tempo.

    Cosa devo fare? Te lo trovo io?

    Insomma, potremmo scriverci dei libri su queste uscite!

  2. La prima frase da te descritta, in effetti, ha un effetto davvero urticante. Ho notato che, molto spesso, le persone che ci conoscono tendono a darci per scontati e fanno fatica ad accettare che noi possiamo avere aspirazioni o sogni in grado di renderci diversi dall’immagine che si sono costruiti di noi.
    Alcuni estranei o gli amici si sono entusiasmati tantissimo quando ho raccontato loro le mie velleità da scrittrice, dando per scontato che dalla mia penna non possano che nascere capolavori ma alcuni familiari, e ti parlo di persone che mi hanno vista crescere, mi hanno fatto cadere le braccia. Una mia parente alla frase: “Sto scrivendo un libro!” ha risposto perplessa:”Ma chi, tu? Ma non bisogna essere laureati per scrivere libri?”.
    Comunque, al di là di tutte le idiozie che ti dicono, secondo me sei un bravissimo scrittore e hai tutte le carte in regola per farti notare. Ti serve solo un colpo di fortuna ma la vita è così imprevedibile che potrebbe verificarsi anche quello!

    1. Chissà perché, a volte, le persone più vicine, finiscono per diventare anche quelle più ignoranti. Hai proprio ragione, Rosanna. Per il resto… spero proprio nell’imprevedibilità della vita!!!

  3. Ho scritto 2 raccolte di poesie in cartaceo.
    “Che bello hai scritto due libri, li voglio! Dove li posso comprare?”
    Sembrano bambini davanti a una vetrina di giocattoli. Pronti a superare qualsiasi ostacolo per la curiosità di sapere cosa una come me abbia mai potuto scrivere. “Te li posso vendere io, se vuoi”
    “Si, va bene, qualche volta lo compro …” Ma, a prescindere che non devi accendere un mutuo per acquistarli,ma chi ti ha chiesto nulla.

  4. Scusate ma mi trovo nelle piene facoltà mentali di interlocutori. Probabile che venda una copia di uno dei miei libri. A dopo.

  5. Si. Venduta. Devo dire che domande cosi non mi sono mai state poste, tranne quella potente che si usava una volta: “Va a lavurer. C’le mei ” credo che possa bastare. O forse no.
    Io le risposte le ho date e continuo a darle in punta di piedi. Tipo. “Credo che ognuno possa sentirsi di provare a fare tutto ciò che desidera”

  6. “Ah, però… eh, ma chissà quanto hai speso per pubblicare un libro…”
    Per fortuna quella volta ero in compagnia di altre persone che mi hanno trattenuto, altrimenti adesso sarei in carcere a scontare vent’anni per omicidio volontario 😠

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