ARRIVEDERCI ALL’INFERNO

Arrivederci all'inferno

LA RECENSIONE DI OGGI

Titolo: Arrivederci all’inferno.

Autore: Luciano Dal Pont.

Genere: horror.

Tipologia: romanzo.

Versione: cartacea – ebook.

Sono appassionato di horror fin da piccolo, e fino a qualche settimana fa ho sempre creduto di aver visto e letto tutto sull’argomento. 

Mi sbagliavo.

Non avevo ancora incontrato Luciano Dal Pont.

Solo quando ti trovi un libro così tra le mani, capisci che ci sono limiti che ancora non hai superato, che esistono scrittori capaci di scatenarti incubi anche se sei un veterano del genere, come me, che mi credevo ormai abituato a tutto.

“Arrivederci all’inferno” è un romanzo da prendere a piccole dosi. Il solo che abbia mai letto, che inizia con un avvertimento da parte dell’editore, che invita i deboli di stomaco a starsene alla larga.

L’autore, con una freddezza implacabile, ci cala nella mente malata, sporca e depravata di un feroce serial killer pedofilo, e ci obbliga a restarci fino alla fine della lettura. Non è facile andare avanti pagina dopo pagina, ogni tanto dobbiamo fermarci, riprendere fiato, passarci una mano davanti agli occhi, deglutire quella saliva ormai secca in bocca. E poi ripartire, pronti a scendere di nuovo nell’abisso, pronti a scoprire qualcosa di sempre peggio, che sembra non avere limiti.

Il mostro di questa storia è un essere privo di qualunque sentimento o pietà, e anche quando le efferatezze raggiungono il culmine e ci troviamo a pensare “Basta!”, come gridano le piccole vittime, eccoci di fronte a nuove crudeltà, ancora più tremende. 

Forse potrà non sembrare, ma questo è un libro difficile da scrivere. L’autore ha dimostrato una bravura e un talento straordinario, mantenendo il dovuto distacco emotivo dalla storia, e riuscendo davvero a eliminare ogni traccia di empatia. Ha vestito innanzitutto i panni del bimbo violato in giovane età, e successivamente quelli del mostro che egli diventa. Le descrizioni sono agghiaccianti, un pugno nello stomaco, e più di una volta ci troviamo a cercare un colore, un sentimento buono, positivo, nascosto da qualche parte, che tuttavia non c’è. Non esiste. Perché tutto è male.

E la cosa buffa è che, nonostante le efferatezze compiute dal killer, non sono mai riuscito a odiarlo fino in fondo, perché davanti agli occhi ho sempre avuto l’immagine di quel bimbo abbandonato, sottomesso, umiliato, violato che egli è stato in gioventù.

Nonostante il protagonista affermi il contrario, io sono certo che il male genera il male.

Questo è un libro estremo, che consiglio ai veri appassionati del genere, e non a quelli all’acqua di rose che provengono magari dal miglior Stephen King (con tutto il rispetto per il Re), e pensano di essere esperti di paura e angoscia.

Luciano Dal Pont è uno scrittore bravissimo, e sentiremo ancora parlare di lui, di questo sono convinto.

Alla fine della lettura, ci resterà in testa solo una domanda, la stessa che aleggia, inascoltata e disperata, tra le pagine del libro: “perché?”.

A ognuno di noi, l’ingrato compito di trovare una risposta. 

Chi volesse saperne di più, può andare QUI

 

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