FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: ROBERTA ANDRES

Roberta Andres

LARGO AGLI ESORDIENTI

Ospite di Faccia a faccia con l’autore, questa settimana é Roberta Andres. 

L’ho intervistata per saperne di più su di lei, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerla meglio.

Ciao Roberta, e benvenuta nel mio blog. Parlami un po’ di te, intanto.

Ciao Filippo!

Allora, ho 52 anni, sono madre di due figli, insegnante nella scuola media e in corsi di scrittura per adulti.

Sono nata da genitori napoletani in Sicilia, questa origine meridionale ha formato parte della mia identità. Anche se la vita poi mi ha portato più a Nord (ora vivo in Abruzzo, ho studiato a Bologna e per motivi personali frequento assiduamente Milano) sono visceralmente attaccata alle origini ed ho bisogno di mare, di sole, di colori e sapori mediterranei.

Il mio dialetto, quello in cui penso e mi esprimo quando sono molto spontanea, è il napoletano.

A quattro anni leggevo correntemente ed ho iniziato prestissimo a scrivere, perché in questo modo riesco a esprimermi meglio, in maniera più fluida, efficace, chiara.

Scrivere per me è una condizione normale: quando non scrivo vuol dire che non sto bene!

Quando parlo (sebbene sia abituata per il lavoro che faccio) tendo a divagare, a mantenere il filo con fatica, a perdermi nei particolari.

Oltre che leggere (tantissimo) e scrivere, mi piace molto cucinare e stare a casa in compagnia dei miei figli, del mio compagno e dei miei adorabili gatti.

Wow, Roberta, sei una scrittrice che sprizza entusiasmo da ogni parola. Vorrei allora che mi parlassi dei tuoi libri. 

L’ultimo che ho pubblicato, dopo “Le foto di Tiffany” edito da EEE nel 2015 e “Perfetto blu” con Rizzoli nel marzo scorso, è un romanzo a cui tengo moltissimo, edito da AMARGANTA.

Il titolo è “Flora la pazza” ed appartiene al genere narrativo, con alcuni inserti storici.

La storia è questa: Flora vive a Napoli, ha quarant’anni e da sempre ha problemi psicologici dovuti ad una madre manipolatrice e un padre assente. In una Napoli degli anni Duemila che mostra ancora tracce della Seconda Guerra mondiale, intreccia una relazione asimmetrica con Nino, che nel suo lavoro di chef e nell’usare la donna secondo il suo piacere trova un riscatto ai problemi di balbuzie e e di scarsa autostima. La storia con lui porta Flora all’acuirsi dei suoi disturbi: tormentata sempre più spesso da una Voce che la spinge a comportamenti autolesionisti e aggressivi, ferisce Nino e viene ricoverata in un ospedale psichiatrico. Qui Flora troverà la via per la guarigione, liberandosi dalla Voce, dai condizionamenti materni e dall’amore malato per Nino, in un percorso accidentato e faticoso ma vincente, che scioglierà i nodi del passato: l’adolescenza di Flora negli anni Settanta, quando l’abbandono del padre la lascia “ostaggio” della madre; i traumi della guerra che hanno segnato la madre per sempre e l’hanno resa egoista e instabile.

Sembra un libro molto intenso, che per fortuna è tra i prossimi che devo recensire. Posso chiederti a cosa ti sei ispirata?

Ci sono vari elementi di cui mi interessava parlare: il Sud e Napoli in particolare, terra d’origine dei miei genitori.

I disturbi psichici e il disadattamento dovuti ai traumi infantili e adolescenziali legati soprattutto alle figure genitoriali, come è il caso della protagonista del mio romanzo.

La possibilità di riscatto, la resilienza, che è in ognuno di noi e va cercata e potenziata per continuare a vivere dopo i traumi.

E infine, volevo dare voce ad alcuni ricordi del tempo di guerra di cui sono stata depositaria in lunghe conversazioni con mia madre, che al tempo della guerra era adolescente.

Si riferisce a fatti o episodi che ti hanno colpita?

Come ho già detto non riguardano la mia vita direttamente: gli episodi della guerra riguardano mia madre, sebbene anche nel suo caso non ci sia una rispondenza biografica assoluta.

Perché hai scelto questo titolo?

Volevo che al lettore arrivasse subito il problema di Flora, che non è tanto quello della follia, giacchè lei non è pazza, quanto piuttosto il modo in cui la considera chi le sta intorno, che utilizza questo appellativo per sminuirla e non considerarne la profonda sensibilità e i segni che lei porta su di sé a causa dell’insensibilità degli altri.

Per scriverlo, hai avuto bisogno di approfondimenti?

Sì, ho dovuto approfondire soprattutto la parte storica, raccogliendo notizie che ho poi inserito in appendice circa le Quattro Giornate di Napoli, l’esplosione della Caterina Costa nel Porto e il bombardamento del quattro Agosto del 1943 che rase al suolo mezza Napoli tra cui anche il Monastero di Santa Chiara.

Per quanto gli episodi narrati siano legati a fatti piuttosto noti della Seconda Guerra mondiale, si tratta pur sempre di storia locale e non è affatto scontato che chi non è napoletano ne sia al corrente.

Relativamente invece alla parte contemporanea ho studiato un po’ l’organizzazione delle cucine dei ristoranti e degli ospedali psichiatrici, soprattutto l’arredamento delle stanze e ciò che è interdetto ai ricoverati.

Per i personaggi ti sei ispirata a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?

Ho conosciuto una persona che ha avuto la stessa esperienza di adozione che ha vissuto Pablo, uno dei personaggi della seconda parte del libro.

E qualcosa di realmente accaduto a mia madre c’è nella storia della madre di Flora, Lena.

Quanto c’è, di te, nel tuo libro?

C’è sempre qualcosa di te in quello che scrivi: spesso non sono fatti realmente accaduti, ma sensazioni, pensieri, o possibilità magari non avverratesi ma potenzialmente verificabili.

A volte nei miei personaggi c’è quello che avrei voluto vivere, o scelte che non ho fatto.

Spesso i miei personaggi vivono l’altra storia che poteva accadere quando ho imboccato le “Sliding doors”.

Cosa ne pensi della situzioan editoriale italiana?

Il panorama è talmente vasto che c’è veramente di tutto, quindi si deve essere molto attenti, un po’ guardinghi e avere molto chiaro in testa quel che si vuole, senza rinunciare ai propri principi ma anche guardando il mercato.

Purtroppo esso è molto, troppo condizionato dalla TV per cui è pieno di libri senza alcun valore scritti da persone di spettacolo che pubblicano con grandi editori.

Non faccio nomi, ma a primavera mi è capitato di andare in libreria e sfogliare il libro di uno di questi sedicenti scrittori accorgendomi che le pagine erano praticamente bianche…no comment!

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Ho avuto esperienze nettamente positive.

La cosa per me molto chiara dall’inizio è sempre stata l’idea di non pubblicare a pagamento, anche a costo di lasciare nel computer un racconto o un romanzo. Se proprio vogliamo pubblicare allora piuttosto meglio il self-publishing o l’agenzia editoriale.

Dopo aver rifiutato alcune possibilità di questo tipo, ho conosciuto tramite un concorso per racconti la Edizione Esordienti Ebook di Torino, con cui ho pubblicato prima in antologia il mio racconto “Io resterò farfalla” e poco dopo il mio primo romanzo “Le foto di Tiffany”.

Una Casa editrice serissima, rispettosa degli autori e delle clausole del contratto, che si fa carico di quello che un editore deve fare per essere tale.

Poi l’arrivo in Rizzoli, di cui garantisce il nome.

E ora Amarganta, altro felicissimo incontro, sia per le caratteristiche contrattuali sia per l’impegno e la serietà con cui fa editing sui testi e con cui cura tutto l’apparato che sta intorno ad un libro: cover, promozione, ecc.

Tanto di cappello, Roberta. Mi fa piacere constatare che siamo almeno “colleghi” di editore, la Edizioni Esordienti Ebook. Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico per convincerlo a comprare i tuoi libri?

Con una frase di Jung:

“La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia”

Ottimo. Lascia un messaggio agli utenti del blog.

Chiedo loro di leggere la storia di Flora, perché è la storia di una donna completamente persa che poi si ritrova, e questo è un messaggio che può essere utile a chiunque.

Dove possiamo contattarti?

Sulla mia pagina autore di Facebook:
https://www.facebook.com/Roberta-Andres-1646353325583406/?ref=settings

E con questo, salutiamo Roberta Andres, augurandole di continuare floridamente la sua carriera di scrittrice.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a Faccia a faccia con l’autore, può contattarmi direttamente ciccando QUI.

 

 

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