FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: VIRGINIA LESS

Virginia Less

LARGO AGLI ESORDIENTI

Ospite di Faccia a faccia con l’autore, questa settimana é Virginia Less. 

L’ho intervistata per saperne di più su di lei, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerla meglio.

Ciao Virginia e benvenuta nel mio blog. Vorrei che mi parlassi un po’ di te.

Ma certo, Filippo!

L’ho fatto in altre occasioni, il “pezzo” mi viene ogni volta diverso.

Cambiano l’età e le circostanze, come anche la considerazione del sé e gli stati d’animo. Nella paginetta Chi sono del blog “Noi nonne” mi definisco una “tranquilla pensionata”.

Insegnavo storia e filosofia, materie che continuano a interessarmi, curo un piccolo oliveto, amo navigare a vela e “scribacchiare”, di solito gialli: in ciò mi ritengo una (semi)esordiente attempata.

Be’, le premesse sono buone. Vuoi parlarmi dei tuoi libri, adesso? 

”Devi orzare, Baal!” è il secondo pubblicato, ma costituisce il mio esordio.

Rendo omaggio alla vela, hobby prediletto, e ai giovani (o meno) che la praticano; quanto allo spunto, mi rifaccio ai gialli “tecnici”, come dirò più avanti.

Narra di regate amatoriali molto combattute, rese drammatiche da morti misteriose, e della storia d’amore di Paolo e Micaela. E mentre a bordo delle barche si muovono diversi personaggi, tra cui una splendida “tattica”, dà conto dell’evoluzione interiore del ruvido Baal, il maturo skipper del titolo.

Il primo libro pubblicato, da Autodafè di Milano, è “Mal di mare”, una raccolta di sette racconti, ancora gialli e marinareschi – ma con un marcato taglio socio-politico- accomunati dall’investigatore protagonista, il capitano dei carabinieri Osvaldi. Nel sito dell’editore recensioni e interviste.

Prima dell’inverno dovrebbe essere pronto il terzo, questa volta un mainstream, ambientato nel mio paese d’origine: Fondi nel Lazio. Protagoniste tre donne attempate, ognuna con il suo “segreto”.

E a cosa ti sei ispirata fino ad ora?

Molto alla larga, ai gialli scandinavi, spesso tutti giocati per mare, che però ho voluto quasi sempre benevolo e lieto, a onta degli eventi luttuosi.

E, come accennavo, a quelli che si collocano in un’area specifica, quando l’autore ha deciso di attingere in modo esplicito al proprio ambito di competenze.

Ne esistono infatti di ambientati nelle aule dei tribunali, nei laboratori biologici, nei locali delle autopsie e via elencando.

Forse scriverò prima o poi un giallo “scolastico”; per ora ho scelto l’attività sportiva e del tempo libero che conosco e amo.

E “Devi orzare, Baal!” si riferisce a fatti o episodi della tua vita, che ti hanno colpita?

Le gare che descrivo sono simili a quelle cui ho partecipato, con ovvi aggiustamenti narrativi.

L’incidente in cui incorre Baal all’inizio della regata di Cala Galera è “vero”; un amico si trovò anni fa in una situazione quasi identica. E le riflessioni sull’andar per mare, le sensazioni e i sentimenti che vi si provano fanno parte della mia esperienza: diretta o raccontata dai velisti che conosco.

Perché hai scelto questo titolo?

“Orzare” vuol dire stringere il vento, cioè avvicinare la prua alla direzione da cui proviene.

La barca tende a inclinarsi sul fianco e se ne ricava un’impressione di maggior sforzo e rischio.

Metaforicamente, affrontare le difficoltà, mettersi in gioco. Come decidono di fare Paolo e Baal per risolvere il giallo.

Per scriverlo hai avuto bisogno di approfondimenti?

Pur con anni di pratica dilettantistica alle spalle, mi sono preoccupata di controllare ogni termine nautico e la correttezza delle manovre.

Per fortuna ho un marito “capitano” da consultare alla bisogna: in particolare per il glossario a fine volume.

Poiché le regate toccano diverse località costiere, ho rinnovato la conoscenza dei luoghi, de visu o mediante fotografie e filmati.

E per i personaggi ti sei ispirata a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?

Sono frutto di fantasia, anche se – come credo capiti a ogni autore- finiscono per riprendere alcune caratteristiche fisiche e psicologiche di soggetti più o meno praticati nella vita.

Baal somiglia fisicamente all’amico velista dell’incidente, Paolo ricorda un po’ il figlio di una collega, un paio di ragazzi alcuni dei miei studenti.

Nessuno corrisponde a una persona reale

Quanto c’è, di te, nel tuo libro?

A parte la vela e qualche aneddoto, poco.

Tuttavia i personaggi, pur assumendo fisionomia propria, portano “fatalmente” in giro convincimenti, saperi, valori dell’autore.

Chi esprime, sia pure a margine, parte dei miei è l’avvocato padre di Micaela.

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Conosco meglio il settore della saggistica.

Quanto alla narrativa, poiché ho cominciato a scrivere tardi, il mio rimane lo sguardo di una lettrice cosiddetta forte, un po’ infastidita dal vedersi proporre dalla grande distribuzione – che com’è risaputo monopolizza il mercato – narrativa per così dire omologata.

Va anche “lamentato” che la ricerca di libri un po’ fuori dai soliti canoni è resa più difficile dal proliferare dell’offerta.

I piccoli editori sono davvero tanti e il self-publishing si presenta come un mare magnum nel quale si rischia di affogare.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Nel loro piccolo, abbastanza positive.

Il già citato approccio tardivo finora le ha rese per così dire distaccate e perciò serene.

Scrivo per divertimento, mi fa piacere di essere letta da una cerchia sia pur limitata di persone interessate ai temi che gradisco e propongo.

Autodafé, neonata ai tempi di “Mal di Mare”, mi ha consentito di fare una discreta esperienza quanto a editing e problematiche editoriali in genere.

Lettere Animate l’ho scelta perché adatta al target di questo romanzo, in quanto giovane e piuttosto nota nell’ambito digitale. Proprio nel periodo di lavorazione del mio testo, ha intensificato la produzione cartacea, per cui il libro è stato proposto in contemporanea nei due formati.

Lo staff ha dimostrato disponibilità e cortesia, la pubblicazione è andata in porto senza problemi di rilievo.

La terza esperienza è agli inizi, non sono in grado di pronunciarmi.

Mi sono intanto resa conto che gli impegni collaterali della scrittura (ricerca dell’editore, contatti, bozze ecc.) sono faticosi e rischiano di ridurne il “diletto”.

Ho diversi racconti da rivedere e una trama di romanzo già ben sviluppata da scrivere: sto pensando di procurarmi un (bravo) agente!

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico per convincerlo a leggere il tuo libro?

Mi viene in mente una citazione che apprezzai da lettrice per il legame con il mio “mestiere”.

Non ne ricordo l’autore e la riferisco in modo approssimativo: “Il senso del romanzo giallo consiste nell’avere a che fare con fenomeni visibili la cui spiegazione è nascosta; è questa, a ben pensarci, l’essenza di ogni filosofia”.

Aggiungo che, mentre lo sfido a trovarla, propongo al lettore un “contorno” divertente!

Lascia un messaggio agli utenti del blog.

Dedicandolo agli esordienti, Filippo ha avuto coraggio!

E soprattutto rende un bel “servizio” alla numerosa categoria…

Non solo perché ci informa, intervista e commenta, ma soprattutto quando consiglia di essere puntigliosi e pazienti. Non abbiate fretta, aspiranti autori, di “licenziare” il vostro testo, curatevi di farne il meglio di cui siete capaci.

Dove possiamo contattarti?

Nel mio blog https://virginialess.wordpress.com/ dove figura un indirizzo mail e nella pagina autrice https://www.facebook.com/virginialess21/.

E con questo, salutiamo Virginia Less, augurandole di continuare floridamente la sua carriera di scrittrice.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a Faccia a faccia con l’autore, può contattarmi direttamente ciccando QUI.

 

 

Lascia un commento