FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: MICHELA RIVETTI

Michela Rivetti

LARGO AGLI ESORDIENTI

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore”, oggi, é Michela Rivetti. 

L’ho intervistata per saperne di più su di lei, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerla meglio.

Ciao Michela, e benvenuta nel mio blog. Parlami di te.

Ciao Filippo!

Dunque, mi chiamo Michela Rivetti e ho 26 anni.

Sono una studentessa di Archeologia presso l’università di Bologna. Dopo il diploma di maturità classica, ho conseguito la laurea triennale in Storia e Civiltà orientali.

La storia, la mitologia, le religioni, le filosofie e le arti figurative sono sempre state le mie materie di studio preferite. In particolare ho indirizzato i miei studi sull’India e la Persia antiche, con attenzione anche al mondo Mesopotamico, a quello classico e all’Egitto.

Oltre a quelli umanistici, i miei interessi da sempre sono la scrittura, la recitazione e il judo. Attualmente lavoro in due compagnie teatrali della mia città; una si occupa di commedie dialettali, mentre con l’altra (Il Fortunale) ci dedichiamo alle tematiche gotiche e neoromantiche, spaziando però in tutti i generi (per esempio nel nostro repertorio abbiamo un -Faust- molto lirico e drammatico e anche un –Dracula- comico e parodico).

Sono anche aiuto insegnante di recitazione in un corso per bambini.

Quando non sono occupata in studio, teatro o scrittura, adoro passeggiare per i parchi, stare con i miei nipoti, oppure giocare di ruolo con i miei amici.

Ovviamente anche la lettura è una delle mie grandi passioni, ma ormai fa talmente tanto parte di me che mi scordo di menzionarla.

Gli autori che mi hanno fatto maggiormente emozionare sono stati Salgari, Pirandello e Stevenson. È stato molto importante per me, non solo a livello letterario quanto filosofico, leggere Ennio Flaiano.

Dal 2012 l’India (o per meglio dire il Tamil Nadu, una nazione nel sud del subcontinente) fa parte della mia vita.

Durante il mio primo viaggio in quelle terre, mi sono stretta di amicizia con alcune persone e adoro andarle a trovare. Le atmosfere che ho trovato in Tamil Nadu mi hanno conquistata e non le ho sempre ritrovate in altre zone dell’India.

Accidenti! Una vita intensa, Michela, complimenti davvero. Allora vuoi parlarmi dei tuoi libri?

“La chiamata di Visnu” è l’ultimo libro che ho pubblicato.

Precedentemente avevo pubblicato due romanzi storici ambientati a Reggio Emilia sul finire del XIX secolo, si intitolano: “Sotto gli occhi del Crostolo” e “L’Amigh Zresa”.

I due romanzi storici sono in parte sentimentali e in parte gialli, benché le indagini non siano al centro della narrazione. In entrambi si trovano omicidi e misteri da risolvere, ma i protagonisti non sono poliziotti e, anzi, si ritrovano coinvolti a propria insaputa in congiure e complotti.

Le vicende narrate sono quasi tutte di fantasia, ma inserite in una cornice storica molto attenta e precisa e le vite dei personaggi da me inventati si intrecciano spesso con quelle di uomini realmente vissuti nella città e su cui ho dovuto raccogliere molte informazioni.

“La chiamata di Visnu” è invece un racconto fantasy, il genere in cui mi sono cimentata più spesso.

Non si tratta, tuttavia, di un fantasy classico, poiché l’elemento sovrannaturale è costruito sulla mitologia induista. Non si trovano dunque elfi, nani o maghi tradizionali, bensì creature come Naga (uomini serpenti), Gandharva (musici e guerrieri celesti), Rakshasa (sorta di orchi) e varie altre.

I protagonisti sono un’archeologa e alcuni frati che scoprono di essere reincarnazioni di personaggi di un antico poema e sono chiamati da Visnu (dio protettore del mondo) ad aiutarlo nella lotta contro l’antico asura (demone) Hiranykshva, fanatico della scienza, che intende liberare ogni creatura dalle catene menzognere di etica e morale.

I protagonisti capiranno presto che se vorranno avere la meglio in questo scontro, dovranno innanzitutto vincere le proprie battaglie interiori e superare antichi dolori, paure, incertezze e sensi di colpa.

La narrazione è poi di tanto in tanto alleggerita dalle schermaglie verbali tra un professore ateo e un frate nazionalista, del tutto ignari del pericolo che il Dharma sta correndo.

E a cosa ti sei ispirata?

Per i romanzi storici non ho avuto una vera e propria ispirazione.

L’idea iniziale era di un raccontino poliziesco di poche pagine da inviare ai concorsi; il voler dare un’ambientazione storica però mi ha spinta a fare ricerche che hanno alimentato la mia immaginazione e hanno sviluppato le mie idee ben oltre le mie aspettative.

Ciò che ha dato il via all’intera narrazione, però, è stata una specifica scena che avevo in mente da alcuni anni e che vedeva due uomini intabarrati incontrarsi in una notte di nebbia nella piazza principale della città, finché uno non pugnala l’altro.

Era un’immagine che mi affascinava e volevo scrivere al riguardo, ma ho dovuto aspettare molto tempo, prima di avere la giusta ispirazione per elaborare una trama. Mi capita spesso di tenere in incubazione le idee per anni.

Anche “La chiamata di Visnu” è rimasta a lungo in incubazione nella mia testa.

Tutto iniziò nel 2010, quando scoprii la triste sorte di un personaggio del Mahabharata (testo epico induista) e sentii il bisogno di trovare la maniera di riscattarlo e dargli sollievo. Ho ipotizzato varie trame, ma nessuna mi convinceva.

Dopo il mio primo viaggio in Tamil Nadu cominciai a trovare qualche idea che mi soddisfacesse; infine, solo nell’autunno 2013 iniziai la prima stesura che ho rielaborato e arricchito per due anni.

Per questo romanzo sicuramente mi sono state di ispirazione la mitologia induista e le mie personali esperienze di viaggio, soprattutto per quanto riguarda le descrizioni dei luoghi e del modo di vivere.

Si riferiscono a fatti o episodi della tua vita, che ti hanno colpita?

Le vicende principali narrate, sia nello storico che nel fantasy, sono di pura invenzione, tuttavia alcune singole scene sono ispirate da episodi a cui ho assistito realmente.

Spesso si tratta di dialoghi, oppure di atteggiamenti che ho considerato particolarmente sagaci o che in un qualche modo sono riusciti a suscitarmi emozioni od incuriosirmi.

Per esempio, in “La chiamata di Visnu” ho riportato un brevissimo alterco tra un mio amico e un suo conoscente al quale fui presente; non ho mai saputo se tra di loro ci fosse realmente antipatia (non ho osato chiederlo) e mi è rimasto particolarmente impresso, tanto che ho formulato molte ipotesi per motivare una possibile rivalità tra di loro fino a renderla un elemento abbastanza importante per la caratterizzazione di uno dei protagonisti.

Mi lascio ispirare dalle mie esperienze personali soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, per creare momenti in cui possano mostrare tratti della propria personalità.

Non saprei dire se c’è una determinata categoria di fatti che mi ispira particolarmente, ma ogni tanto sono testimone di qualcosa che in un certo senso mi entra nell’anima e sento il bisogno di condividerlo, ma non cerco di inserirlo a forza nella narrazione, aspetto sempre che giunga il suo momento.

Mi capita spesso che siano le scene stesse ad “indicarmi” dove sia la loro giusta collocazione.

Perché hai scelto questi titoli?

I titoli sono sempre la parte più difficile per me e, anche se alla fine trovo qualcosa che mi soddisfa, probabilmente non sono efficaci come mi illudo.

La scena iniziale del primo romanzo storico è un omicidio ai piedi della statua che personifica il fiume di Reggio Emilia (che si chiama Crostolo) e dunque l’assassinio, così come il resto delle vicende, avvengono sotto il suo sguardo, da qui il titolo “Sotto gli occhi del Crostolo”.

“L’Amigh Zresa” è invece lo pseudonimo che usa un personaggio misterioso, fondamentale nel romanzo.

“La chiamata di Visnu” è invece un titolo molto diretto che spiega chiaramente il contenuto del libro, ossia il fatto che i protagonisti siano chiamati ad aiutare Visnu nella sua impresa di proteggere il mondo.

Per scrivere i tuoi libri hai avuto bisogno di approfondimenti?

Per i due romanzi storici ho dovuto fare moltissime ricerche in biblioteche e archivi storici; ho letto moltissimi giornali d’epoca e sono stata contentissima quando sono riuscita ad arrivare a capire la satira su personaggi politici della mia città, vissuti oltre un secolo fa.

Ho potuto consultare fascicoli della Pubblica Sicurezza, carteggi privati e vario altro materiale.

Ho anche avuto la fortuna di poter intervistare un anziano Conte, nipote di uno dei personaggi storici di cui ho scritto, che mi ha anche descritto sia l’esterno che gli interni del palazzo di famiglia, distrutto negli anni ’60.

Per “La chiamata di Visnu”, invece, è stato più semplice poiché mi sono basata su ciò che ho studiato per anni all’università e dunque, pur dovendo cercare qualche dettaglio in più, avevo già una preparazione più che buona sugli argomenti che ho trattato.

Per le descrizioni dei luoghi, poi, ho volutamente limitato paesaggi, ambienti ed esperienze a ciò che avevo vissuto io direttamente in Tamil Nadu, volendo trasmettere il sapore del racconto di viaggio, in cui l’occhio del visitatore prevale sulla realtà oggettiva.

Per i personaggi ti sei ispirata a qualcuno di reale e o sono frutto di fantasia?

Probabilmente è più semplice domandarmi quali personaggi sono stati totalmente creati ex novo.

La maggior parte dei personaggi che animano i miei scritti sono ispirati ad amici, conoscenti o persone che ho visto anche solo per pochi istanti ma che hanno particolarmente stimolato la mia fantasia.

Questo comporta non pochi problemi perché da una parte ho paura di eventuali reazioni negative da parte di persone il cui alter ego è stato troppo rielaborato od adattato alle esigenze narrative, dall’altra ci sono amici a cui non mi sono mai ispirata e che si lamentano (scherzosamente, per fortuna) del fatto di non essere stati ancora trasposti su carta.

Nei romanzi storici ho fatto agire anche uomini realmente vissuti e che ho cercato di conoscere tramite i loro scritti.

Attualmente sto scrivendo un romanzo in cui la maggior parte dei personaggi non sono ispirati da persone reali, ma sinceramente non trovo ci sia differenza per me tra usare personaggi originali o ispirati.

Quando prendo persone reali come modello, generalmente considero due o tre caratteristiche che mi hanno particolarmente colpita e che stimolano l’immaginazione e poi li rielaboro a seconda delle esigenze

Quanto c’è, di te, nei tuoi libri?

Moltissimo.

Definire cosa ci sia di mio è difficile, mi verrebbe quasi da dire che c’è tutto di mio.

Da una parte ho la sensazione che le idee sorgano da sole nella mia mente e si aggreghino tra di loro da sole, infatti cerco sempre di non sforzarmi e di lasciare che i pensieri seguano il proprio corso coi propri tempi; allo stesso modo alcuni personaggi disattendono le mie aspettative e si comportano in maniera differente da quanto da me ideato e dunque devo modificare alcuni fatti successivi.

Dall’altra parte, però, sento che i concetti, i valori e gli ideali sono i miei, così come le emozioni che sento vibrare quando, scrivendo, mi immedesimo nei miei personaggi.

Ci sono le mie idee, le mie opinioni, i miei studi e le mie esperienze, eppure allo stesso tempo c’è stato qualcosa di spontaneo che le ha amalgamate.

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Le mie esperienze si sono limitate a piccole case editrici, con cui ho avuto buoni rapporti, sebbene i servizi offerti fossero in un certo senso limitati.

Mi sono trovata supportata in molti aspetti, ma la pubblicità ha sempre lasciato a desiderare.

Credo che questo sia un problema di molti autori, il fatto di doversi promuovere da soli, dover cercare gli spazi dove potersi presentare, senza il sostegno dell’editore.

Io, nonostante la mia attività teatrale, sono molto timida e fatico a pubblicizzarmi, solo in questi ultimi mesi sto cercando di impegnarmi ed essere un po’ più “rompiscatole” per trovare la maniera di far parlare dei miei romanzi.

Nel complesso non so valutare la situazione editoriale in Italia.

Sicuramente ci sono molti editori che vogliono approfittarsi dall’entusiasmo e del desiderio degli esordienti (e questo spinge poi molti al self publishing), molti altri invece che pongono attenzione alla qualità e alle possibilità di vendita, pur non appartenendo ai “big”.


Sinceramente, quando ho concluso un manoscritto con tutte le varie revisioni, non so mai come muovermi, pur avendolo già fatto in passato, e cerco sempre consigli, rubriche e forum dove trovare consigli circa a chi potermi rivolgere e come.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Ho collaborato con due piccole case editrici “La Carmelina” e “Bibliotheka”.

Con entrambe mi sono trovata molto bene a livello di rapporto umano, attenzione e cura.

Le note dolenti, come ho già detto, riguardano meramente la pubblicità.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo a comprare “La chiamata di Visnu”?

Bella domanda.

Qualcosa di rapido e incisivo? Non è nelle mie competenze, ma farò un tentativo.

“La chiamata di Visnu” è un romanzo che può essere letto a più livelli, come una classica avventura fantasy, ma anche in chiave filosofica, dove si intrecciano riflessioni spirituali dell’India e dell’Europa.

Lascia un messaggio agli utenti del blog.

Non è facile essere scrittori, ma forse è più difficile ancora essere lettori.

Non è semplice trovare, tra le migliaia di romanzi esistenti, quelli più vicini al nostro essere.

Non è solo questione di argomenti affini ai nostri interessi o di un buono stile di scrittura.

Esistono letture piacevoli che sono come conoscenti con cui si beve un caffè di tanto in tanto, ma sono pochi i libri che ci entrano nell’anima e che desideriamo rincontrare come vecchi e cari amici.

Io auguro a tutti i lettori di incontrare molti libri che possano rimanere nella loro memoria, lasciando qualcosa di più che un piacevole ricordo.

Agli scrittori dico di scrivere innanzitutto per se stessi e per la propria anima, pensando solo in un secondo momento a pubblicazioni e soldi.

Dove possiamo contattarti?

Potete trovarmi sulla pagina facebook: https://www.facebook.com/MichelaRivettiLibri/

Oppure all’indirizzo email: michela.rivetti@studio.unibo.it

Potete anche guardare il mio blog “La soffitta del Bardo” dove troverete racconti brevi e “Sotto gli occhi del Crostolo”, pubblicato a puntate:
https://lasoffittadelbardo.com/

E con questo, salutiamo Michela Rivetti, augurandole di continuare floridamente la sua carriera di scrittrice.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a “Faccia a faccia con l’autore”, può contattarmi direttamente QUI.

 

 

 

 

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