FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: PATRICH ANTEGIOVANNI

Patrich Antegiovanni

LARGO AGLI ESORDIENTI

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore”, oggi, é Patrich Antegiovanni.

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Patrich, e benvenuto nel mio blog. Parlami di te.
Ciao Filippo e grazie per l’ospitalità.
Ti parlo di me, ok… a questa domanda mi piace rispondere in un modo particolare.
Sono una parte del tutto.
La questione è chi sono per gli altri e questo è molto relativo… come il tutto.
Mi spiego, per mia moglie sono il marito con cui è cresciuta fin dall’università, per mia figlia di dieci mesi sono il padre, anzi per ora sono il giullare che la fa ridere e con cui giocare, per i miei genitori sono io il figlio oramai troppo cresciuto, per i nostri cinque gatti sono il distributore di cibo e coccole.
Nel lavoro sono un naturalista, un consulente ambientale e un collaboratore dello studio bibliografico di mia moglie.
L’ho lasciato per ultimo, ma per i lettori sono l’autore e spero l’amico che vorrebbe aiutarli a evadere dalla realtà e dallo stress, sperando di fornire spunti su cui ragionare.
Adoro leggere e ancora più scrivere.
Perfetto. Allora direi di parlare del tuo libro. 
“L’Altare dell’Abisso” è un libro a strati.
Il lettore, sfogliando le pagine virtuali o cartacee, ne sfoglia anche i livelli.
È un libro dove ognuno può decidere dove accomodarsi, il primo strato è il mistery thriller, ma ci si può riparare nell’amore, è anche un’opera di alchimia che tratta l’esoterismo con studio e cognizione di causa.
Il lettore può sostare nell’ambientazione contadina e storica del paesaggio umbro, nella natura, o nella vita godereccia ricca di ricette e di buon vino, può essere ammaliato dal livello musicale sia per quanto riguarda i brani citati che per la vera e propria musicalità del testo con cambi di ritmo e stile a seconda di dove si è nel processo di trasformazione del personaggio, fino ad arrivare alla narrativa pura, quella con cui confrontarsi.
In “L’Altare dell’Abisso” nulla è come sembra, né per il protagonista né per il lettore, che se ne rende conto entrando in una sorta di rito d’iniziazione.
Posso riassumere il libro così:
Fedro Soli è un trentenne di Parma insoddisfatto della sua vita.
Ha sposato Amalia e da lei aspetta un figlio che lo obbliga a essere responsabile, ma Fedro vuole solo scrivere e ciò provoca continue liti con la moglie.
Il protagonista non ha nemmeno un buon rapporto con la famiglia di origine per episodi del passato.
Da un anno Fedro e Amalia vivono a Bevagna, in Umbria, perché rimasti affascinati dal borgo medioevale, dalla campagna e dal vivere sano. Conosce dei vicini produttori di vino, i Cecagallina, e diventa molto amico di Saverio, il figlio del capofamiglia Vareno.
Saverio oltre a essere un ottimo vignaiolo ha la passione dell’archeologia e scava nelle campagne circostanti in cerca di reperti archeologici.

La trama si “slaccia” tra sogni onirici rivelatori e strani eventi, finché una notte un omicidio e una scomparsa daranno il via a una catena di avvenimenti che coinvolgeranno Fedro e il lettore in una serie di misteri, scomparse, riti alchemici, scontri di religioni e tradizioni legati agli antichi fasti degli Umbri e non solo. Fedro dovrà fare i conti anche con il suo passato.

Colpi di scena e sconcertanti verità accompagneranno Fedro nella sua catarsi.
E a cosa ti sei ispirato?
Un giorno d’inverno nella mia nuova casa di Bevagna ho avuto “un impeto letterario”, ho bloccato il lavoro e scritto mezza pagina.
Dopo un anno ho ritrovato la mezza pagina pulendo i file del computer.
Nel frattempo avevo studiato la storia locale e spesso avevo guardato fuori dalla finestra attratto dall’ambientazione.
Ma il catalizzatore è stato l’alchimia, grazie al suo studio la trama è emersa, me la sono fatta raccontare dai personaggi del libro, è un po’ come se avessi fatto da tramite.
La prima frase del libro è rimasta identica a quella che scrissi la prima volta.
Si riferisce quindi a episodi della tua vita, che ti hanno colpito?
Ho sempre scritto, ma non mi ero mai cimentato con un romanzo, mancava l’inspirazione.
Quando nel 2012 io, mia moglie e tre gatti ci siamo trasferiti a Bevagna spesso mi trovavo a guardare dal giardino, o dalla finestra la campagna che mi circondava.
All’inizio ho notato l’armonia, l’equilibrio e il lavoro nei campi, ma poi ho scoperto due luoghi interessanti a pochi passi da casa, due risorgive sconosciute ai più, una è un lago profondo tredici metri.
Proprio il Lago Aiso, tristemente famoso nella zona e in internet per le leggende, è circondato da un alone di mistero, ma è anche un SIC, ovvero un Sito di Interesse Comunitario dal punto di vista naturalistico ed è un po’ colpito dall’incuria.
L’altro luogo è l’Aisillo Fanelli, ovvero una piccola risorgiva che nasconde sotto le sue acque un luogo di culto romano e forse Umbro lasciato al buon cuore del proprietario.
La prima ispirazione è nata così, poi ci sono i libri antichi con cui lavoriamo e così dallo studio dell’alchimia antica ha preso forma l’idea di far diventare una campagna bucolica e idilliaca l’ambientazione di un thriller.
Perché hai scelto questo titolo?
Il Lago Aiso è citato nella cartografia antica a volte con il toponimo Aso proveniente dall’Umbro e sta per ara, altare, in altre carte come Abisso, come tutt’ora lo chiamano gli abitanti per la credenza che non ha fondo.
Per il titolo del romanzo ho preso spunto proprio dal gioco dei due toponimi.
Per scriverlo hai avuto bisogno di approfondimenti?
Non ho fatto altro che utilizzare conoscenze che avevo, come quella dei libri antichi, e approfondirne altre in modo che l’esperienza per il lettore sia la più reale e tangibile possibile.
Ho aggiunto uno studio capillare della storia locale, mi sono interessato di alchimia antica e moderna, senza dubbio collegata alle forze oniriche, Jung fu un grande alchimista, ma non nel senso che intendiamo noi.
L’alchimia è simboli.
Per mio interesse e per il libro ho studiato alcune religioni e l’India, posto che ho visitato poco più di un anno fa.
Per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?
Nel romanzo sono confluite le conoscenze, le mie passioni e le persone incontrate nella vita, ho preso spunti qua e là da persone realmente conosciute accentuandone alcune caratteristiche e mantenendo sempre l’equilibrio per farli sembrare reali.
Quanto c’è, di te, nel tuo libro?
Poco e tutto.
Poco perché dal punto di vista della trama l’unica cosa che c’è di me è che come Fedro, il protagonista, anche io sono finito a Bevagna per caso.
Tutto perché ogni parola passando attraverso di me viene modellata e incastrata a quelle successive e/o precedenti tramite le mie conoscenze, la mia esperienza, la vita vissuta fino a ora… ma questo credo che valga per ogni libro.
Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?
Si fa presto a lamentarsi del suo degrado e del fatto che in Italia non si legge, ma rispetto al passato le statistiche ci dicono che nel nostro paese si legge molto di più visto che è aumentata l’alfabetizzazione, solo che si pubblica anche molto di più, ci sono sempre più autori e in più si è aggiunto il selfpublishing (che poi in un’altra forma è sempre stato).
L’editoria vive delle logiche di mercato e il libro nell’era moderna è un prodotto come tanti altri standardizzato, a volte in fotocopia, ciò fa sì che ci sia poco spazio per l’introspezione e soprattutto per la sperimentazione.
Poi si possono aggiungere molti altri pregi e difetti dell’editoria moderna, ma secondo me passano in secondo piano rispetto a ciò che ho appena detto.
Quali sono le tue esperienze con l’editoria?
Dopo aver terminato di scrivere e riscrivere più volte “L’Altare dell’Abisso”, ho passato il testo direttamente a un editor professionista e ho iniziato la trafila di tanti, sicuramente non di tutti.
Ho spedito il mio romanzo, con soddisfazione ed entusiasmo, a qualche casa editrice e ad agenti letterari intasati dall’enorme mole di manoscritti che ricevono.
Per quanto riguarda gli agenti letterari, ho avuto 3 risultati: una parte non mi ha risposto, una gran parte mi ha chiesto soldi solo per leggerlo, facendomi capire che in Italia il loro principale guadagno non è la percentuale sul venduto ma la valanga di aspiranti scrittori che li contattano, e la terza tipologia di risposta è stata molto interessante.
Mi hanno detto: bello, ben scritto ma non rientra nello standard di romanzi che noi sponsorizziamo.
Dagli editori, invece, ho avuto quattro tipologie di risultato: i soliti che non mi hanno risposto, gli editori a pagamento che mi hanno esaltato il romanzo e chiesto allo stesso tempo molti soldi, editori a cui è piaciuto il romanzo, ma che non erano interessati perché, come per gli agenti letterari, non rientra nella tipologia che loro sono abituati a pubblicare (Mercato docet).
La quarta risposta è quella di chi ha creduto in “L’Altare dell’Abisso” e mi ha proposto un contratto di edizione che ho rifiutato.
Ebbene sì.
Non ho firmato.
Non perché mi proponessero le briciole, anche se è così, non perché mi dovessi sobbarcare la maggior parte del lavoro di promozione, non perché volessero i diritti a vita, anzi qualcuno mi promise di ridarmeli quando volevo.
Rifiutai perché, a fronte della limitazione della mia libertà di autore, non vedevo la convenienza di ciò che mi davano in cambio e avevo anche scoperto quanto era semplice autopubblicare.
Ho tentato di sperimentare e come autore lo posso accompagnare e pubblicizzare liberamente, per questo motivo alcune case editrici e agenti letterari, pur apprezzandolo, lo hanno ritenuto fuori standard e quindi rischioso.
Ma il lettore non va condizionato, deve poter differenziare e saggiare a sua scelta.
Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo a comprare il tuo libro?
Caro lettore ti prego di approcciarti a “L’Altare dell’Abisso” senza pregiudizi e di lasciarti trasportare dagli eventi con la speranza di toccarti nell’intimo.
Lascia un messaggio agli utenti del blog.
Se cerchi un libro da leggere tutto di un fiato che alla fine potrebbe lasciarti poco di sé e di te, lascia stare, altrimenti se cerchi un libro d’assaporare, un thriller molto diverso dai soliti dove percepirai che sotto si nasconde molto altro e ti farà venire la voglia di scavare, indagare e scoprire, prego, è il libro per te, ma attenzione al finale.
Ringrazio Filippo e Nero su Bianco per l’ospitalità.
Dove possiamo contattarti?
Potete trovarmi attraverso la mia pagina Facebook: https://www.facebook.com/PatrichAntegiovanniAutore/
O tramite la mail pat.antegiovanni@gmail.com
Mentre per scoprire l’Altare dell’Abisso questi sono i link:
Apple iBook store: http://apple.co/2jxgwXT

Google Play store: http://bit.ly/2jxnqvZ

Mondadori store: http://bit.ly/2igET9D

laFeltrinelli: http://bit.ly/2igvtv3
e tutti i maggiori store online.
Leggi la genesi del libro al link http://bit.ly/2javHIK
E con questo, salutiamo Patrich Antegiovanni, augurandogli di continuare floridamente la sua carriera di scrittore.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a “Faccia a faccia con l’autore”, può contattarmi direttamente QUI.

 

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