COME SCRIVERE UNA STORIA

Scrivere una storia

GIUSTO QUALCHE CONSIGLIO 

In questo post vorrei proporre alcune riflessioni su come scrivere una storia.

Molti autori affermano che quando si mettono al lavoro, si lasciano trasportare dalla fantasia, ponendo poca attenzione alla trama, o altri dettagli, che vengono ripresi solo successivamente.

Insomma, libero sfogo alla creatività.

Niente di male, intendiamoci, ma da buon pignolo come sono, detesto tornare indietro continuamente, per modificare questo o quel paragrafo (se non interi capitoli), in virtù delle nuove idee maturate durante la scrittura.

Insomma, preferisco progettare la mia storia, anziché improvvisarla.

Alcuni grandi scrittori d’oltreoceano affermano di dedicare otto mesi alla progettazione, e soltanto due alla stesura del libro.

Saranno mica tutti pignoli come me?

NUMERI IMPORTANTI

Innanzitutto, una precisazione.

Si parla di:

  • Racconto lungo, quando il testo è inferiore alle 100 cartelle.
  • Romanzo breve, quando non supera le 100 – 150 cartelle.
  • Romanzo, quando va oltre le 150 cartelle.

Questo per dare una pallida idea di quello che stiamo scrivendo.

Nel dettaglio:

200 cartelle da 2000 caratteri ciascuna, rappresentano il limite minimo per essere accettati nelle collane della grande e media editoria.

Anche se non possiamo chiaramente sapere quanto sarà lunga la nostra storia, teniamo a mente questi parametri.

LE FONDAMENTA DELLA STORIA 

Ovvero l’idea.

Sì, perché scrivere un buon romanzo è un po’ come costruire una casa.

Si comincia dalle fondamenta, che devono esser solide e resistenti. Inutile tirar sù una reggia extra lusso, se non gode di buoni pilastri. Prima o poi la vedremo crollare rovinosamente.

Ecco perché dobbiamo essere sicuri della nostra idea. La base sulla quale poggerà l’intera costruzione della storia.

Se l’idea è solida e granitica, avremo buone possibilità di ricavarne un ottimo romanzo; al contrario, se sarà scivolosa e friabile, prepariamoci al peggio.

E ricordiamo sempre:

Una buona idea la riconosci quando, dopo averla messa sottochiave per un po’, la rispolveri e ti accorgi che è sempre buona. Allora vale davvero la pena scriverla. 

Filippo Semplici

L’IMPALCATURA DELLA STORIA 

Bene, abbiamo la nostra idea.

Le fondamenta sono buone, abbiamo fatto un ottimo lavoro.

Possiamo cominciare a costruire la casa.

Ma come ogni abitazione che si rispetti, non cominceremo certo dall’arredamento. Questo sarà l’ultimo. Prima occorrerà tirare sù i muri, gettare i pavimenti, progettare il tetto.

L’impalcatura che, attenzione, non potrà essere perfetta, ma rozza e grezza, perlomeno all’inizio.

Il tempo delle rifiniture arriverà, ma non è adesso.

Quindi cominciamo a scrivere la storia per come l’abbiamo pensata, progettata, immaginata. Prendiamoci il nostro tempo, perché questa sarà la struttura che più di ogni altra cosa dovrà rivelarsi robusta e convincente.

Tutto quello che verrà dopo, le ruoterà attorno.

Questo non significa scrivere basta sia, significa farlo con cognizione:

correggere, modificare, togliere, aggiungere, finche non siamo convinti di quello che stiamo dando alla luce, ma senza abbandonare la nostra pista.

Personalmente la ritengo la parte più laboriosa, perché è qui che tutto si deve incastrare alla perfezione, come le centinaia di ossa di un gigantesco fossile.

Attualmente, nella stesura del mio romanzo, mi trovo in questa fase.

Ho tirato sù metà impalcatura, so già come procedere con l’altra metà, ma manca un tassello che le sappia unire.

Che volete fare? Errori di progettazione.

E ora sto progettando quel maledetto tassello.

PRENDIAMOCI LE GIUSTE PAUSE

Anche questo è un punto essenziale.

Se la nostra storia si blocca e non sappiamo come continuarla, come allacciarla a quel grandioso finale che abbiamo in testa, meglio fare una pausa.

Non gettiamoci in una scrittura scriteriata solo per accelerare i tempi.

Non mi piace citare proverbi, ma in questo caso la fretta è cattiva consigliera.

Con molta probabilità ci ritroveremmo a cancellare, modificare, inveire, molto più di quanto non avremmo fatto se ci fossimo presi qualche settimana di pausa riflessiva.

Poniamoci degli obiettivi, delle scadenze (attuabili, naturalmente), ma a meno di non avere date improrogabili da rispettare (magari per un concorso) restiamo elastici.

Tanto per dirne una, il software che io utilizzo per la scrittura, è Ulysses.

Mi piace molto, perché permette di stabilire degli obiettivi, come quello del numero di caratteri che si vuole raggiungere.

Un altro obiettivo che mi sono posto, è finire il romanzo entro l’estate (senza specificare di quale anno!), in modo da farlo editare.

Cercherò di rispettare questa scadenza, senza però scalfire la scrittura.

Se mi accorgessi che sta diventando un’impresa disperata, posticiperò l’obiettivo senza problemi.

ARREDIAMO “CASA”

Orbene, la casa è pronta.

I muri sono alzati, abbiamo un pavimento, un tetto, tutto quanto, dobbiamo solo abbellirla e riempirla di quello che manca.

Possiamo finalmente dedicarci a colmare quei passaggi frettolosi o incompleti, soffermarci a descrivere meglio quella scena che lascia a desiderare, oppure aggiungere qualche battuta a quel personaggio secondario.

A questo punto non rischieremo più di veder franare la casa, ci troviamo all’interno di una struttura solida e imponente, che deve essere solo perfezionata.

É il momento delle rifiniture.

Personamente, durante questa fase, mi dedico agli aspetti più secondari e marginali, volutamente accantonati perché al momento non era necessario svilupparli alla perfezione.

Ma si parla pur sempre di dettagli, piccolezze che, se non trattate, non demoliscono il brano, ma possono solo migliorarlo:

descrizioni ambientali, dialoghi, incongruenze, anacronismi.

Scovare le frasi più banali e ricomporle in modo originale, livellare le dosi di tensione, aggiungere un po’ di pepe alle scene troppo mosce, e così via.

Cercare di abbellire la storia, darle quel taglio personale e soggettivo che deve rappresentarci.

Come una casa, appunto, deve rispecchiare la nostra personalità.

CONCLUSIONI

Queste sono le considerazioni che, ad oggi, mi sento di condividere con voi su come scrivere una storia.

Naturalmente, come detto all’inizio, non sono delle linee guida, ma quelle che personalmente sto adottando, e che ritengo valide.

Io mi muovo così.

E sarei davvero curioso di sapere come voi scrivete le vostre storie.

2 pensieri riguardo “COME SCRIVERE UNA STORIA

  1. io scrivo per un mese dopo averci pensato un sacco, poi mi blocco mi insulto penso che faccia schifo. poi lo rileggo mi piace un sacco e allora lo finisco.
    concordo col tuo pensiero. le idee vanno messe da parte e riviste dopo un pò.

    1. Non temere, anch’io attraverso le tue stesse fasi di fiducia/sfiducia, ma alla fine qualcosa combino sempre! Per fortuna!

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