COME NON ESSERE SCRITTORI

E GUADAGNARE LETTORI 

In questo post vorrei fare giusto un paio di considerazioni, su come non essere scrittori.

Attraverso il mio blog ho avuto la possibilità di entrare in contatto con molti autori, alcuni meritevoli, altri meno, e così facendo, mi sono trovato coinvolto nel loro universo, e soprattutto nel loro modo di essere scrittori.

Uno scrittore cerca un lettore, inutile raccontarsi favole.

I nostri comportamenti, però, possono rappresentare l’ago della bilancia nella nostra minuziosa ricerca.

Sto dicendo che un autore può essere bravo quanto vuole, ma se si presenta al pubblico in maniera sbagliata, rischia di provocare un cataclisma, emettere in fuga i suoi potenziali lettori.

Proprio per questo, in base alle mie esperienze, ho deciso di stilare una classifica delle caratteristiche che uno scrittore non deveavere.

Secondo il mio parere, uno scrittore emergente non deve essere:

  • Arroganza.
  • Saccenza.
  • Perfezione.
  • L’indeciso.
  • Lo sfiduciato.

Diciamo che gli autori che ho conosciuto,  che riprendevano a uno o più di queste caratteristiche, non mi hanno affatto invogliato a leggere i loro scritti, anche se magari ne valevano la pena.

L’ARROGANTE

Pretende sempre di saperne più di te, e non solo:

vuole anche qualcosa da te.

Come se gli fosse dovuto.

Mi è capitato un paio di volte di conoscere tipi del genere, che mi hanno cercato per una recensione.

Il servizio è gratuito, ma i simpaticoni pretendevano che acquistassi il loro libro.

Come se io venissi a bussare alla vostra porta, per chiedervi un piatto di pasta (gratis), ma vi obbligassi prima ad acquistarla da me.

Spiegare la filosofia del mio blog, non è servito a niente.

Spiegare che proponendo servizi gratuiti mi impone a non sostenere spese, non è servito a niente.

Avrei dovuto acquistare il loro libro perchè meritava davvero, e non potevo lasciarmi sfuggire.

La mia controproposta:

“Ok, lo compro, ma il servizio diventa a pagamento”.

La loro risposta:

“Non ha senso, dici di voler aiutare gli autori esordienti, ma poi non fai niente per loro”.

Vi evito la mia risposta finale.

E a questo punto ci tengo a ricordare a tutti:

chi di voi fosse intenzionato a richiedermi una recensione, con annesso l’acquisto forzato del libro, sappia che mi trova pronto.

A mandarlo al diavolo.

IL SACCENTE.

Cerca di affascinarti, di stordirti, decantando la sua lunga esperienza di scrittore.

Il tipo in questione ti racconterà dei suoi trascorsi, pubblicazioni di un libro dopo l’altro, vittorie, inni, marce trionfali e che più ne ha, più ne metta.

Quando però inizi ad approfondire, scopri che il tuo interlocutore ha alle spalle una carriera che è la metà della tua, i suoi libri sono tutti auto pubblicati, e i consensi sono giusto cinque o sei recensioni su Amazon, magari da tre stelle.

Anche in questo caso, senza nulla togliere alla bravura di un autore, meglio volare bassi.

Nessuno mette in dubbio la vostra bravura, ma cercare di apparire ciò che non siamo, finisce per infastidire il lettore e farci risultare antipatici.

Io per primo, che comunque ho conseguito alcune vittorie, non mi definisco uno scrittore, bensì uno che “ci prova ad esserlo”.

Quindi, occhio.

Un lettore in fuga, è un lettore perso per sempre.

IL PERFETTO.

In tanti anni, ho capito una cosa:

che nessun testo è perfetto.

Possiamo rileggerli centinaia di volte, e ogni volta troveremo qualcosa da modificare, aggiungere, tagliare.

Quello che scriviamo è sempre migliorabile.

Ecco perchè gli autori che si rifiutano di mettere mano al testo, anche dopo il consiglio di un buon editor, proprio non li sopporto.

Questa sorta di onnipotenza, rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio, che può addirittura far naufragare una proposta di pubblicazione.

Quando il buon Luigi Boccia lesse Il Faro per la prima volta, mi disse chiaramente che gli era piaciuto molto, ma aveva dubbi sul finale. Mi resi subito disponibile a mettere mano al testo, se necessario.

Seguì un fitto scambio di mai, durante i quali proponevo finali alternativi, e lui li bocciava, tenendo fede al cognome :-).

Finché ne azzeccai uno che lo convinse.

Lo sviluppai, e il romanzo arrivò alla pubblicazione.

Quindi, ricordiamo sempre che non siamo infallibili, tutt’altro.

Anche quelli più bravi di noi hanno sempre qualcosa da imparare.

L’INDECISO

É l’opposto degli altri descritti finora.

Ti contatta mille volte per proporti il suo libro in lettura, o per una recensione, poi, inevitabilmente, ci ripensa.

E va avanti per mesi, adducendo i motivi più svariati:

il testo non è sufficientemente corretto, non è convinto di fare buona impressione, non crede nelle mie competenze, teme il plagio, ha una forte emicrania, predilige le notti di luna piena, etc…

Senza farla troppo lunga, al terzo mese di contatti fugaci e indecisi, la mia tolleranza è pari a zero.

Sono dell’opinione che sia meglio una scelta sbagliata, piuttosto che una scelta mancata.

E se non scegliete voi, scelgo io:

di nuovo, di mandarvi al diavolo.

LO SFIDUCIATO

Ti fa venire voglia di piangere, nel vero senso della parola.

Arrivi a provare pietà per lui.

Perchè non crede nella sua storia, non crede in una possibile pubblicazione, non credei di saper scrivere, non crede nel self publishing, e nemmeno nell’editoria.

Non è chiaro in cosa creda, ma ogni volta mi sorge una domanda:

Perchè cavolo hai deciso di fare lo scrittore?

Giuro, persone di questo calibro sanno come buttarti addosso la depressione più nera.

Se noi per primi non siamo convinti di ciò che scriviamo, perchè mai dovrebbe esserlo il nostro lettore?

Quindi, prima di lagnarci delle nostre incapacità, o sui nostri dubbi, teniamo a freno le nostre emozioni, nascondiamole bene sotto una faccia tosta, e sforziamoci di credere nel nostro lavoro, o perlomeno fingiamo di farlo.

Mai buttare le armi per primi, altrimenti è come arrendersi al nemico senza nemmeno aver provato a lottare.

CONCLUSIONI

6 pensieri riguardo “COME NON ESSERE SCRITTORI

  1. Definizioni davvero azzeccate, caro Filippo! Mi fanno inoltre sentire “virtuosa”… Scherzo, si capisce, un autore di buon senso dovrebbe riuscire a evitare atteggiamenti così sciocchi.
    Mi occupo un po’ di editing e in questa veste ho sperimentato alcuni saccenti/perfetti e un paio di indecisi. I più irritanti credo siano i perfetti: “perché mi hai mandato il tuo testo se è già un “capolavoro”?”

  2. Caro Filippo, come sempre i tuoi consigli sono preziosissimi. Devo dire che per fortuna non mi riconosco in nessuna delle categorie di scrittori che hai citato. Forse appartengo ad un ‘altra, chissà… tu sicuramente sarai in grado di capirlo meglio di me ; quando ti mandai due racconti per avere un tuo parere, mi consigliasti di rimetterci le mani, e avevi assolutamente ragione. Quindi, ti dico grazie ancora.

  3. Ottimo articolo, Filippo, mi hai ricordato una storia che forse può servire da insegnamento a qualcuno.

    Anni fa conobbi un tizio che aveva avuto la fortuna di essere citato da un scrittore conosciuto, da allora si era convinto di essere lui stesso uno dei grandi della letteratura italiana contemporanea.
    Passammo una serata insieme e mi resi conto che non sapeva nulla di letteratura straniera, né di letteratura di genere. Conosceva solo i romanzi di tre autori italiani. Diceva che erano suoi amici e non la finiva più di parlarne.
    Ero molto giovane e molto ingenuo e gli parlai di un racconto lungo che avevo scritto. Lui mi pregò di portarglielo per fare “uno scambio d’opinioni”.
    Lo rividi un’altra volta per farmi ridare il racconto e avere un’opinione a riguardo. Il tipo disse che non gli interessava quel genere e che comunque non aveva il manoscritto con sé. Quando insistetti per riavere il testo, cambiò discorso e mi confidò che uno degli scrittori che conosceva (che in seguito vinse anche il Premio Strega) gli voleva rubare la ragazza.
    Dopo quel giorno scomparve dalla circolazione. Gli chiesi il racconto indietro, pagine e pagine che avevo scritto con passione e sudore.
    Niente. Non rispose nemmeno.
    Qualche tempo dopo pubblicò per un piccolo editore. Non so cosa disse la critica ma i lettori diedero un giudizio univoco, il libro era illeggibile e spocchioso.
    Anni dopo, conobbi un blogger che aveva un sito di recensioni. Si parlava del più e del meno quando gli raccontai di questo “autore”, lui strabuzzò gli occhi e mi disse che lo stesso l’aveva assillato per mesi per scrivere una recensione positiva sul suo blog.
    – Uno stalker! – affermò ancora scosso dalla brutta esperienza, – mi mandava due email al giorno. Un pazzo, un megalomane. Non molla mai, a sentirlo è uno scrittore affermato, uno osannato anche in America. Si crede l’erede di David Foster Wallace…

    Ogni tanto lo ritrovo ancora in qualche forum, in commenti di blog, in pagine facebook.
    Scoprii anche che aveva usato l’idea del mio racconto per scriverne uno che aveva pubblicato in un’antologia…
    Oggi penso che mi abbia fatto anche bene conoscerlo, in seguito ne ho conosciuti altri, quelli come lui sono tutti uguali, li riconosci dalle battute taglienti, l’ego spropositato e le presunte amicizie altolocate.

    Racconto questa esperienza perché spero che altri non cadano negli stessi errori. Tornando all’articolo di Filippo, gli altri tipi sono fastidiosi, ma il “saccente” può danneggiare voi e la vostra gioia di scrivere.
    Buona giornata

    1. Grazie Stefano per il tuo intervento, direi utilissimo e pertinente. Purtroppo di persone come hai incontrato tu, è pieno il mondo, e servono ad inquinare quello che di buono c’è davvero. Chissà se dietro a qualcuno dei MIEI rompiscatole non si nascondesse proprio lui!

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