FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: SARA CHIAPPARINO

Sara Chiapparino

LARGO AGLI EMERGENTI

 

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore”, oggi è Sara Chiapparino.

L’ho intervistata per saperne di più su di lei, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerla meglio.

Ciao Sara, e benvenuta nel mio blog. Parlami di te.

Certo!

Mi chiamo Sara Chiapparino, ho ventidue anni e sono di Bari.

Nella mia città di origine ho frequentato le scuole primarie e secondarie, ma subito dopo il diploma conseguito nel 2015 al liceo classico Socrate di Bari, mi sono iscritta alla facoltà di chimica di Venezia.

Mi dedico a numerose attività tra le quali ci sono il ballo che occupa gran parte del mio tempo libero, le serie TV di cui mi definisco una vera appassionata, ma anche il disegno, la lettura, e ovviamente, la scrittura.

Ho iniziato a scrivere raccolte di racconti quando ero bambina e avevo appena scoperto la gioia della scrittura, e da lì in poi non mi sono più fermata.  

Ottimo. Adesso parlami del tuo libro.

Ho pubblicato il mio primo romanzo, “Il timer”, nel 2018.

La storia vede come protagonista Rebecca, una ragazza di ventidue anni cinica e antisociale, rimasta orfana di entrambi i genitori all’età di quattordici anni.

La narrazione si ambienta in una dimensione diversa dalla nostra, in cui ogni persona nasce con un talento, ossia una particolare abilità attribuita alla nascita dai propri genitori.

Rebecca riporta sul polso un timer scandente le ore che mancano ad un evento di cui lei stessa non conosce l’entità. Così nella ricerca di risposte e di comprensione su cosa i suoi genitori possano aver desiderato per lei, la sua vita si intreccia con quella di altre persone, come Gaia, una 21enne che investe tutto il suo tempo nelle attività di volontariato, Riccardo, un eccentrico ragazzo di 24 anni appassionato di musica, e Leo, un tredicenne ricoverato nel reparto oncologico per un tumore al cervello.

L’intero romanzo si configura come un percorso di crescita non solo della protagonista, ma anche del lettore verso una nuova consapevolezza di sé stessi e la propria totale accettazione.

Attualmente sto lavorando al mio secondo romanzo, “Esseri umani perfetti”, una raccolta di racconti legati da un filo rosso che abbandona la dimensione fantastica per abbracciare un realismo del tutto nuovo e diverso.

A cosa ti sei ispirata?

È buffo in realtà perché quando ho iniziato a scrivere “Il timer” la storia che avevo intenzione di raccontare era del tutto diversa da quella che poi è stata raccontata.

È un po’ come se si sia creata da sola, come se i personaggi abbiano preso il controllo e raccontato le vicende mentre io non sono altro che uno strumento di cui si sono serviti.

L’intero romanzo è nato da una conversazione tra me e una mia cara amica, dalla riflessione “Ci pensi avessimo un timer che indica quanto tempo manca all’incontro con l’amore della nostra vita?”. Non soddisfatta di una semplice risposta, questo quesito ha solleticato la mia mente e stimolato la mia fantasia al punto da aver dato origine ad un vero e proprio libro.

In realtà poi “Il timer” è diventato tutt’altro, però non so se sarei mai stata capace di raccontare questa storia se non avessi avuto quella conversazione nel lontano dicembre 2015.

In fondo ho sempre pensato che l’ispirazione si tragga dal quotidiano, dalle esperienze che viviamo, dalle persone che ci circondano, dai racconti che ascoltiamo. 

Si riferisce a fatti o episodi della tua vita, che ti hanno colpita?

In realtà più che a episodi realmente accaduti, molti dei miei racconti nascono da episodi che sarebbero potuti accadere.

Sono una persona che vive molto di “E se”, ed è questa continua ricerca di scenari alternativi alla realtà che alimenta così tanto la mia creatività, che la spinge al limite.

Perché hai scelto questo titolo?

“Il timer” è stato un titolo molto combattuto.

All’inizio volevo chiamarlo in modo diverso e in effetti l’ho intitolato in svariati modi prima di arrivare ad una scelta definitiva.

Cercavo un titolo efficace, che fosse d’effetto, ma poco prima della pubblicazione ho capito che “Il timer” mi piaceva, che era riassuntivo, che premetteva già l’elemento più importante attorno a cui ruotava tutta la storia.

Per “Esseri umani perfetti” non ho mai avuto dubbi.

Non ho ancora terminato di scriverlo, ma sono sempre stata certa del titolo, semplicemente perché non esiste altro modo per descrivere i protagonisti dei vari racconti.

Per scriverlo hai avuto bisogno di approfondimenti?

Non molto in realtà, è un romanzo che si svolge nel quotidiano e che affonda le sue radici nella realtà comune.

Le uniche informazioni che ho dovuto reperire riguardavano il mondo del volontariato in quanto non avendone mai fatto parte non sapevo come funzionasse.

Per i personaggi ti sei ispirata a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?

Credo che fantasia e realtà siano troppo legate per riuscire davvero a comprendere dove finisce una e dove inizia l’altra.

Sicuramente i protagonisti de “Il timer” sono personaggi originali, con tratti nuovi, e a dire il vero non li ho mai dovuti inventare da zero, è più come se loro si siano raccontati a me e io abbia accettato l’incarico.

Ciò nonostante, c’è un po’ di tutta la mia realtà nei miei romanzi.

C’è parte di chi mi circonda, fosse anche solo un per un dettaglio, per un’abitudine particolare o un tratto specifico della personalità, così come c’è anche parte di me. 

Quanto c’è, di te, nel libro?

Direi abbastanza.

Ho sempre creduto che per conoscere davvero una persona che scrive non le devi parlare, ma devi leggere ciò che scrive. Vale per ogni forma d’arte.

Nulla potrà raccontare di un cantautore più dei testi che compone, neanche il cantautore stesso.

I miei romanzi non sono autobiografici, anzi, mi piace confrontarmi con personaggi diversi da me e con punti di vista differenti, tanto nella finzione quanto nell’esperienza di vita reale, ma ciò non toglie che la mia sensibilità e autenticità più profonde trovano libero sfogo solamente nella scrittura.  

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Se la cava, ma purtroppo non può garantire molte possibilità agli autori esordienti.

Fatta eccezione per rari casi, la maggior parte degli autori emergenti firma con case editrici medio piccole, e nessuna di queste dispone di possibilità economiche, di tempo ed energie sufficienti per investire in una promozione efficace per le opere di ogni singolo autore che prende sotto contratto.

Fanno quello che possono indubbiamente, ma in un contesto in cui esistono più scrittori che lettori, è necessaria una campagna promozionale molto studiata per ottenere credito.

In fondo, per quanto valido possa essere, un libro non promosso resta un libro sconosciuto.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Ho pubblicato il mio romanzo “Il timer” lo scorso anno con la Planet Book, marchio editoriale riservato agli autori emergenti della CSA Editrice, una casa editrice che distribuisce a livello nazionale.

Per alcuni aspetti mi reputo soddisfatta, per altri meno; nel complesso sono contenta della mia scelta e se potessi tornare indietro non la cambierei.

Ciò nonostante, proprio per i limiti imposti da una casa editrice, ammetto che in futuro potrei valutare l’esperienza del self publishing.

Confrontandomi con gli autori che hanno optato per questa via ho ottenuto pareri positivi e chissà, potrei decidere un giorno di provare anche io. 

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico, per convincerlo a comprare il tuo libro?

“Qualsiasi cosa accada, non smettere mai di vivere”.

È l’unica frase capace di descrivere “Il timer”.

Lascia un messaggio agli utenti del blog.

Ringrazio il blog per la piacevole esperienza e chiunque dedicherà il suo tempo alla lettura di questa intervista.

È sempre bello condividere i propri pensieri e le occasioni per farlo sono sempre troppe poche.

Spero che possiate interessarvi alla lettura del mio romanzo, acquistabile in tutte le librerie e online. 

Dove possiamo contattarti?

Sulla mia pagina Facebook, http://www.facebook.com/SaraChiapparino96autrice/

e sul mio profilo Instagram, http://www.instagram.com/sarachiapparino/?hl=it 

 

E con questo, salutiamo Sara Chiapparino, augurandole di continuare floridamente la sua carriera di scrittrice.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a “Faccia a faccia con l’autore”, può contattarmi direttamente QUI.

Un pensiero riguardo “FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: SARA CHIAPPARINO

  1. Non sono sicuro di aver capito il senso della domanda (cioe, e una domanda retorica?) ma azzardo una risposta, e mi scuso prima se ho preso fischi per fiaschi: nessun danno. E stato gia detto piu sopra: gli autori de ilmiolibro.it, nel dibattitto culturale italiano sono praticamente assenti. Vogliono pagare per pubblicare? E un loro diritto. Vogliono dirsi scrittori? E un loro diritto. Qui la questione e un altra, ed e il grande rimosso dell articolo dei 4 amici TQ: il ruolo dei lettori. Spendi 5000€ per farti pubblicare, vendi 20 copie, magari una di esse arriva a un lettore, che la legge, e la massacra sul proprio blog o al bar con gli amici. Punto, fine della storia. Dispiace, al massimo, per gli alberi abbattuti e per queieuro che potevano essere spesi meglio. Ma esiste anche il caso opposto: scrivi un bel libro, insomma, uno che si fa leggere volentieri, e per pubblicarlo vai in POD o in self-publishing digitale (che, ribadisco, sono due cose diverse tra loro e diverse dalla vanity press), e, come e successo a tanti autori in USA, vendi decine di migliaia di copie, se non centinaia di migliaia. Un romanzetto giallo, un romanzo rosa, una saga di vampiri, qualsiasi cosa. Si potra dire che e robaccia, ma intanto vende, e lo fa perche i lettori apprezzano sia il modello economico all interno del quale il libro e venduto sia il rapporto orizzontale con l autore. Se dunque e alla qualita che si bada, lo si faccia a partire da una definizione delle stessa che non eluda il problema del giudizio dei lettori. Il quale, naturalmente, non e il Verbo, ma non lo e nemmeno quello di una sedicente vera repubblica delle lettere.

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