FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: NICOLA TESTA

Nicola Testa

 

LARGO AGLI EMERGENTI

 

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore” oggi è Nicola Testa.

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Nicola, e benvenuto nel mio blog. Parlami di te.

Siccome sono pigro (e timido) riporto le note biografiche allegate al romanzo che svelano solo il giusto della mia vita:

Dopo una breve parentesi come soldato/cantoniere e la pratica da ingegnere edile, si reinventa consulente informatico e finisce a lavorare per la classica banca svizzera. 

Gli manca di fare il farmacista – ma la cosa non è esclusa – e l’astronauta (questo no: già patisce la guida della moglie, figuriamoci uno shuttle).

A proposito di sogni di bambino non realizzati, a carnevale non ha mai indossato il costume da indiano ma una volta da farfalla, peraltro rompendo un’ala quasi subito.

Scoperta tardivamente la passione per la scrittura, vi si dedica con puntiglio nel poco tempo a disposizione, ovvero dopo le dieci di sera, festivi esclusi.

Gli amici gli riconoscono un certo salutare distacco dalle umane sorti e gli rimproverano una eccessiva lentezza.

Lui risponde sostenendo senza fretta di essere in grado di cambiare idea in meno di un secondo.”

Parlami del tuo libro.

“La collera della Regina” è il mio primo romanzo.

Non avendolo mai fatto prima, non sapevo cosa ci volesse veramente per scrivere un romanzo e così durante la stesura ho collezionato una significativa serie di errori che, come si dice in questi casi, mi hanno aiutato a crescere.

La prima versione era basata sullo stile e condotta tutta in prima persona. La inviai anche a un importante premio nazionale per esordienti (il più importante, in effetti) i cui valutatori apprezzarono il “felice tocco dell’autore” ma misero anche in evidenza il fatto che come romanzo non fosse completamente riuscito. Avevano ragione: la trama non funzionava (o meglio poteva funzionare a livello logico, ma non come motore emotivo della narrazione).

Decisi che trattando il libro di leggende e abbazie avvolte nelle nebbie proprio la trama avrebbe dovuto esserne la base.

Mantenni l’ambientazione (la cosa migliore, mi sembrava), ripensai l’intreccio mantenendo gli elementi che mi sembravano imprescindibili, sfoltii i rami secchi e ricominciai a scrivere da zero.

Scrissi separatamente ognuna delle sei sottotrame di cui ora si componeva e poi le assemblai. Ma proprio qui capii che mi ero infilato in un problema. Il lavoro di taglia e cuci che avevo pianificato non era sufficiente. Le sei storie che, prese separatamente, sembravano funzionare, tutte insieme si ingolfavano.

C’erano ripetizioni, c’erano anticipazioni che bruciavano i possibili colpi di scena, la narrazione appariva frammentaria. Dovetti impegnarmi nello sforzo di amalgamare, montare e smontare, eliminare l’eccesso di informazioni che soffocava la prima parte del romanzo.

Per avere dei feedback sulla qualità del romanzo inviavo ogni anno il mio lavoro a un concorso nazionale per esordienti (il più frequentato, in effetti) ottenendo, poco per volta, commenti meno sarcastici e più rispettosi.

Alla fine, dopo l’ennesima revisione e una serie di interventi sullo stile, ebbi la conferma che i miei sforzi erano andati nella giusta direzione: al primo concorso nazionale Giallo Festival “La collera della Regina” ottenne tre nomination per le categorie Trama, Ambientazione e Personaggio non protagonista.

Finalmente la Regina poteva vedere la luce!

A cosa ti sei ispirato?

All’abbazia di Lucedio.

La visitai insieme a mia moglie una mattina di fine inverno in cui i programmi erano altri. Mi colpì subito l’aura funesta che circondava quel luogo, peraltro affascinante e bellissimo, in mezzo alle risaie nella campagna a sud di Vercelli.

Cercando su internet ebbi conferma che si trattava di un posto maledetto.

C’era una formidabile letteratura di leggende noir a corredo dell’abbazia, apparentemente sconclusionate e scollegate tra loro.

Lì per lì l’idea mi balzò in testa: era possibile trovare un fil rouge che le collegasse e in qualche modo spiegasse tutte?

Quello fu il germe di tutto.

Si riferisce a fatti o episodi particolari della tua vita che ti hanno colpito?

Che sappia io no, anche se, ovviamente, quando si racconta le esperienze che abbiamo vissuto ci spingono a scrivere cose che hanno fatto parte della nostra vita (risposta breve ed evasiva, tanto per prenderci una pausa).

Perché hai scelto questo titolo?

In realtà di pari passo alla estenuante opera di revisione del manoscritto, anche il titolo subiva la stessa sorte: il romanzo ha avuto diversi titoli.

Il primo fu “Il fascino del Babi”. Il babi è, in piemontese, il rospo e siccome la prima stesura era piena di rospi che tra le risaie sono parecchio popolari (tra l’altro da quelle parti c’è anche un bar dedicato alla simpatica bestiola), mi piaceva il fatto che anche un essere sgraziato come il rospo potesse risultare affascinante e a tal proposito ero pronto a riportare una citazione nientedimeno di Voltaire rubata (ahimé) a un bacio Perugina.

Poi i rospi scomparvero dal romanzo, un amico mi fece notare che la parola babi risultava incomprensibile ai più e il titolo venne cestinato.

Dopo la prima riscrittura il titolo divenne “Il volo immobile della libellula”: per chi leggerà il romanzo (su, datemi questa soddisfazione) il riferimento è a uno dei personaggi che lo animano, tanto appassionato alla vita di questi insetti da ritrarli continuamente.

Mi piaceva anche l’allitterazione nella frase, ma poi pensai che il titolo era poco adatto a un mystery e così virai verso il titolo attuale, che mi sembra promettere il giusto e dà spazio al vero motore della narrazione, la Regina.

Per scriverlo hai avuto bisogno di approfondimenti?

Oltre a doverne sapere di più sulle leggende che circondavano il luogo, dovevo documentarmi sulle vicende storiche dell’abbazia e del territorio.

Per questo mi procurai una serie di saggi storici che mi permisero di dare il giusto inquadramento alle vicende raccontate.

E poi dovetti approfondire vari elementi funzionali alla narrazione, tipo come funziona una centrale termoelettrica, come si presenta un meteorite, come è possibile raffreddare un oggetto oltremodo focoso…

Per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno in particolare?

Se ammettessi di essermi ispirato a persone reali c’è qualcuno che potrebbe vagamente offendersi (seconda risposta breve ed elusiva, poi basta).

Quanto c’è, di te, nel libro?

L’autore vive nei propri personaggi.

Considerato il numero di protagonisti del romanzo, una bella dimostrazione di schizofrenia senza dubbio.

Poi ce ne sono un paio in cui mi riconosco in modo particolare, ma non direi quali sono nemmeno sotto tortura (sotto tortura sì, ma alla vista di una vergine di Norimberga potrei tranquillamente dichiararmi marziano di origini vulcaniane).

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Potrei rispondere con la solita lamentela sul fatto che nel nostro Paese sono più gli scrittori dei lettori, che siamo in fondo a tutte le classifiche di vendita dei libri, che la maggior parte dei connazionali non legge nulla se non i quotidiani sportivi, eccetera eccetera eccetera.

Ma ho appena letto un articolo secondo cui nell’ultimo anno si è registrato un incremento nelle vendite di narrativa in Italia e in particolare degli eBook, dunque lasciamo aperta la porta alla speranza.

Quali sono le tue esperienze editoriali?

Come detto “La collera della Regina” è il mio primo romanzo, il primo pubblicabile, perlomeno.

Prima ho dedicato diversi anni ai racconti che rimangono la mia prima passione, perché ti permettono di esprimerti senza dover rispettare una gabbia narrativa.

Ho pubblicato racconti in quattro diverse antologie dell’editore Arpanet. Uno di questi era in effetti un racconto lungo, o per meglio dire un romanzo liofilizzato, ispirato da una chiesetta variopinta tra le colline di Langa, la cappella del Barolo.

I luoghi e in particolare le architetture sembrano essere una costante fonte di ispirazione per me e quasi sempre tutto parte dall’ambientazione.

Poi ho pubblicato un racconto nell’antologia del premio Lama e Trama, due in quella del premio Giacomo Rosini, un racconto nell’antologia “La chitarra blu” per l’editore Damster (lo stesso che ha pubblicato il romanzo) e due racconti in altrettante antologie del circolo letterario “Prima di mezzanotte”.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico per convincerlo a comprare il tuo libro?

“Tengo famiglia”.

A parte gli scherzi, non ho uno slogan in particolare ma se volete leggere una storia originale che unisce il medio evo ai giorni nostri, ha una trama complessa e un ventaglio di personaggi eterogenei che intrecciano le loro vicende fino al climax finale che li vede tutti protagonisti e soprattutto è costato una fatica da notevole a devastante al suo autore, beh, fatevi un giro sul kindle store di Amazon (https://www.amazon.it/dp/B083VV4N1S).

Tra l’altro è disponibile una corposa anteprima che vi permette di capire se il genere/stile si adatta ai vostri gusti ben prima del fatidico click sul pulsante di acquisto.

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Dove possiamo contattarti?

Il modo più semplice è su Facebook, il contatto è Nicola Testa, quello con l’immagine del pavone e l’isola di Orta san Giulio sullo sfondo.

E con questo, salutiamo Nicola Testa, augurandogli di continuare floridamente la sua carriera di scrittore.

VI RICORDO…

… che chi fosse interessato a “Faccia a faccia con l’autore”, può contattarmi direttamente QUI.

 

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