FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: DARIO MORANDI

Dario Morandi

 

LARGO AGLI EMERGENTI

 

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore” oggi è Dario Morandi. 

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Dario, e benvenuto nel mio blog. Parlami di te.

Ciao a tutti. Il mio nome è Dario Morandi e sono un aspirante scrittore.

Ho sempre desiderato scrivere un libro e ho sempre invidiato quelli che ci riuscivano. Fino a qualche anno fa mi ero limitato a scrivere articoli per blog e qualche racconto breve, ma non mi ero mai cimentato con un libro vero.

Anche perché per tutta la mia vita ho svolto la professione di musicista – sono un batterista – e negli anni d’oro della musica dal vivo, non avevo né il tempo, né la testa per affrontare un lavoro così impegnativo che richiede un romanzo intero.

Ma per mia fortuna ho una qualità che il grande Stephen King ritiene imprescindibile per ogni aspirante autore di romanzi e cioè l’aver letto tanto. Amo la lettura e i libri da sempre, non potrei vivere senza e ne ho letti più di quelli che posso tenere in casa.

Mi piacciono i romanzi e le storie che sorprendono, con tanta suspense e azione, quelle trame che se anche sono le 2 del mattino e ti si chiudono gli occhi, non puoi fare a meno di iniziare il capitolo successivo per scoprire cosa succede.

Però mi piacciono anche le storie di crescita personale e di ispirazione, i libri di controinformazione e i saggi… insomma, cerco di mantenere uno spettro di scelte abbastanza ampio.

Che poi – ho scoperto – tutto serve quando è il momento di mettermi io ad affrontare la pagina bianca. 

Perfetto. Ora parlami dei tuoi libri.

Al momento ho avuto il piacere di pubblicare due lavori, un romanzo breve dal titolo “La terza elica” (Le Mezzelane editori) e “FLAT” (Anima Edizioni). 

In principio “La terza elica” sarebbe dovuto essere un saggio nel quale volevo mettere tutte le mie idee riguardo al mondo e alle dinamiche politiche, economiche ed esoteriche che lo governano, poi però una mattina ho avuto l’ispirazione per trasformarlo in una storia, con una trama di fantasia e personaggi di fantasia, così da rendere tutte quelle informazioni che volevo dare, più facilmente fruibili a un pubblico più vasto.

L’idea mi è venuta una mattina uggiosa, in auto mentre mi recavo al lavoro (la scuola dove insegno) e avevo il morale a terra perché non avevo voglia.

“Perché”, mi sono chiesto, “devo per forza andare a lavorare quando avrei voglia di fare altro?”.

La risposta automatica è stata che lo dovevo fare perché in primo luogo mi servivano i soldi per fare la spesa e per mangiare.

E allora ho iniziato a fantasticare su come sarebbe cambiata la mia vita se a un certo punto, come per magia, avessi potuto finalmente affrancarmi dal bisogno primario del cibo – che poi è quello che succede al protagonista del libro –  rendendomi di fatto un uomo veramente libero. 

“FLAT” è una parola inglese che significa piatto – nel senso di livellato, in piano – ed è il titolo del mio secondo lavoro.

Questo è un libro molto più strutturato del primo (il primo lo avevo scritto in prima persona, mentre questo è scritto in terza persona), con più personaggi e una trama più articolata.

Indubbiamente con “FLAT” ho voluto alzare l’asticella delle difficoltà. Non è un vero e proprio libro di fantascienza, anche se la trama si svolge 100 anni avanti nel futuro, e si ispira alla sempre più famosa teoria della “Terra piatta”, un argomento che ha suscitato molto scalpore negli ultimi anni e che probabilmente è destinato a crescere.

Personalmente non prendo una posizione ufficiale su questa idea e nel romanzo propongo una visione ulteriormente alternativa alle teorie più dibattute in rete. 

L’idea di base è che in un futuro dove un governo centrale, mondiale, controlla tutto, persino le invenzioni devono essere sottoposte al vaglio del “Ministero della scienza e dell’innovazione” e l’iniziativa privata è proibita e punita per legge, perché…

“Oggi come ieri, il potere trama di continuo per nascondere le sue menzogne al resto della popolazione, ma quando un geniale inventore e un imprenditore ambizioso, minacciano di svelare al mondo intero la vera natura della realtà nella quale viviamo, questo equilibrio rischia di spezzarsi per sempre”

A cosa ti sei ispirato?

Per “La terza elica”, mi sono ispirato alla presunta esistenza di certi particolari personaggi che vengono chiamati breatharians – respirariani in italiano – i quali sostengono di poter vivere senza mangiare, o, per essere più precisi, di nutrirsi di prana o dell’energia del sole.

Anche in questo caso, nel romanzo non prendo una posizione netta a riguardo, lasciando a ognuno la libertà di crederci o meno… ma il vantaggio di scrivere un’opera di fantasia, è che puoi far capitare al protagonista, tutto quello che vuoi senza limiti tecnici o scientifici, se non quelli della tua immaginazione.

“FLAT”, come ho già scritto, prende spunto dalle teorie sulla terra piatta, ma non solo.

Mi sono ispirato anche all’idea che le missioni lunari dal ’69 in poi, non siano mai avvenute nella realtà, ma che siano state girate all’interno di enormi teatri di posa – un po’ come si vede nel famoso film del 1978, “Capricorn one” – addirittura dirette dal famoso regista inglese, Stanley Kubrick.

L’idea di fondo è: se lo hanno già fatto nel XX° secolo con la luna, lo possono fare anche nel XXII° secolo con Marte… o persino già ai nostri giorni.

Si riferiscono a fatti o episodi personali, che ti hanno colpito?

Nessuno dei due libri ha riferimenti precisi con fatti o episodi particolari della mia vita, ma di certo le idee che li hanno partoriti, attingono a piene mani da quelli che sono stati i miei interessi fin da ragazzo.

È tuttavia vero che se non mi fossi posto certe domande sulla mia vita e sul mio futuro, “La terza elica” non sarebbe mai nato e se non fossi stato tanto affascinato dalle teorie sulla Terra piatta, “FLAT” sarebbe rimasto solo un incipit nel cassetto.

Perché hai scelto questi titoli?

Entrambi i titoli, sono nati con estrema facilità e naturalezza. “La terza elica” fa riferimento alle eliche del DNA. Notoriamente il nostro DNA si compone di due filamenti che si attorcigliano ad elica – come una scala a chiocciola – la terza elica che mi sono immaginato io, è quella qualità in più che fornisce al protagonista del romanzo, i suoi superpoteri, primo fra tutti, il poter vivere senza mangiare. 

Scegliere FLAT, è stato ancora più facile.

È un chiaro riferimento all’argomento del libro – la Terra piatta – e in più è coerente con la professione di uno dei protagonisti del romanzo, perché è un personal trainer nella sua palestra ed escogita un modo per realizzare il desiderio dei suoi clienti: tornare con un fisico in forma e un ventre piatto… per l’appunto.

E poi mi sono sempre piaciuti i titoli composti da una sola parola, li trovo efficaci, spesso d’impatto e di facile memorizzazione. 

Per scriverli hai avuto bisogno di approfondimenti?

Sì, per entrambi.

Dato che in principio “La terza elica” era nato come un saggio, durante la stesura della trama, ho dovuto cercare e raccogliere in rete molte informazioni per sincerarmi di essere il più preciso possibile.

Per “FLAT” il lavoro è stato meno tecnico, tuttavia visto che si fa menzione dei viaggi lunari, delle missioni su Marte… e anche su Kubrick, qualche riferimento l’ho dovuto cercare.

Per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?

I personaggi di entrambi i libri sono frutto della mia fantasia, ciò nonostante ci ho messo del mio.

Il protagonista de “La terza elica” si trova ad affrontare una nuova vita, quando si rende conto di non essere più legato al bisogno primario del cibo… a me non è mai capitato, ma mi piacerebbe tanto.

Mentre uno dei protagonisti di “FLAT”, lavora in una palestra e per raccontre le dinamiche di quel luogo, mi sono ispirato a quelle che ho potuto osservare io stesso nella palestra dove vado.

Quanto c’è, di te, nei tuoi libri?

Praticamente tutto.

Direi che il primo libro è un compendio di come io credo che debba essere il mondo e di come dovrebbero funzionare la politica, la scienza, l’economia e ogni altro aspetto della vita, del sapere e della produzione umana.

Il secondo è la mia idea di come credo potrebbe essere il mondo, inteso come realtà fisica che ci circonda.

Sostanzialmente ho trasferito in forma di romanzo, la mia idea del mondo, della vita e persino dell’universo.

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Una domanda di riserva?

Scherzi a parte, non credo di conoscere così bene la situazione dell’editoria italiana, tanto da trarne un giudizio esaustivo.

Tuttavia immagino che non sia molto differente da quella della discografia e della musica.

In entrambi i casi ho il sospetto che il mercato si sia ucciso da solo a causa dello stesso motivo: la ricerca del guadagno facile. 

Faccio un esempio; quando suonavo tanto – soprattutto negli anni ’90 – i locali e gli spazi per suonare, cercavano ancora musicisti di qualità, professionisti che potessero garantire uno spettacolo di un certo livello.

Poi però è successo che quegli stessi locali hanno cominciato a ingaggiare band di musicisti non professionisti, perché se anche la qualità della musica non era allo stesso livello, a loro interessava fare cassa con le ordinazioni, e se potevano pagare la band con un panino e una birra, per loro era tutto guadagno.

Ma le persone alla lunga si sono accorte che il prodotto non era più lo stesso e molti di quei locali hanno finito per chiudere.

Con l’editoria mi sembra che sia accaduta una cosa simile, forse fino a qualche tempo fa, c’era una selezione più severa e reale dei libri che poi sarebbero effettivamente finiti sugli scaffali delle librerie. Oggi, con le case editrici a pagamento e il self-publishing, c’è una saturazione dell’offerta che è andata persino oltre la domanda. 

Non sto giudicando, non ho nulla contro chi pubblica a pagamento (sono scelte) e capisco il desiderio di avere in mano il proprio libro, ma ho sempre rifiutato quelle proposte.

Mi ero dato un anno di tempo per riuscire a pubblicare, scaduto quel termine, se il mio romanzo non fosse stato abbastanza buono da meritare una pubblicazione vera, lo avrei caricato gratuitamente in rete.

Per mia fortuna (e tanto lavoro) ce l’ho fatta.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Molto poche.

A parte alcune presunte Case Editrici che mi hanno chiesto soldi per accettare il mio manoscritto, sono stato abbastanza fortunato.

Per il primo libro, ricordo che avevo fatto stampare a mie spese 20 copie e le ho distribuite agli stand che mi sembravano più adatti, alla Fiera del Libro di Milano, così è successo che una di loro era interessata, non chiedeva compensi o acquisti obbligatori di copie e ho firmato il contratto senza pensarci troppo.

Col secondo libro è stato ancora più facile perché nel frattempo mi ero fatto alcune conoscenze nel settore e quando ho raccontato la trama del nuovo libro al nuovo editore, lo ha trovato molto interessante e mi ha offerto di pubblicarlo con loro.

Per i pagamenti delle royalties, ne riparleremo quando e se cominceranno ad arrivare… ah ah ah!

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico per convincerlo ad acquistare il tuo libro?

Facile, con quelli che ho fatto mettere nella quarta di copertina. 

“La terza elica”: Un viaggio iniziatico attraverso una nuova condizione di esistenza e nuove potenzialità che emergono dal nostro DNA, trasformandoci in ‘Aviatori dello spirito’. Ha inizio, una rivoluzione ‘dolce’, che presto o tardi coinvolgerà tutti e costringerà molti a rivedere le proprie scelte e le proprie responsabilità.

“FLAT”: Il potere è sempre stato più furbo di quanto si pensi, magari ottuso alla base, ma furbo. Il mondo non è ciò che vi è stato raccontato o ciò in cui avete sempre creduto e gli Uomini, impigriti da una vita «facile» e ordinaria, avrebbero più facilmente rinunciato a cercare la Coscienza di sé. Il primo vero libro sulla terra piatta.

Lascia un messaggio agli utenti del blog.

In primo luogo voglio ringraziare tutte le persone che hanno avuto la pazienza di leggere questa intervista fino alla fine.

Credo che sia un privilegio raro.

Scrivere, lo sappiamo, è un atto intimo, bisogna essere da soli quando si scrive.

Ma poi, dopo che abbiamo scritto la parola “Fine”, desideriamo che quelle nostre parole siano lette da qualcuno, e allora quando quel qualcuno, dedica del suo tempo per leggere qualcosa che ho scritto io (magari in principio, solo per me stesso), lo considero un privilegio e un onore impagabile.

E questo vale per tutto, non solo per i libri già pubblicati, ma anche per i pensieri che metto su Facebook, i piccoli racconti che mi capita ogni tanto di pubblicare su qualche blog e anche per questa intervista.

Se non esistessero i lettori, i libri rimarrebbero dei diari… li scriverei lo stesso, ma non sarebbe altrettanto divertente e gratificante.

Quindi Grazie. 

Dove possiamo contattarti?

Principalmente sul mio profilo Facebook, Dario Morandi – Scrittore: https://www.facebook.com/Dario-Morandi-Scrittore-2280405232243034/

Ma anche sul mio canale You Tube, Dario Morandi:

https://www.youtube.com/channel/UC0cdpIQBr2FuAkPsOMLE_SQ?view_as=subscriber

Oppure presso la mia casa editrice, Anima Edizioni:

https://anima.tv/anima-edizioni/

E con questo salutiamo Dario Morandi, augurandogli di continuare floridamente la sua carriera di scrittore.

 

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