FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: ANDREA PASQUALE

Andrea Pasquale

 

LARGO AGLI EMERGENTI

 

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore” oggi è Andrea Pasquale  

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Andrea, e benvenuto nel mio blog. Parlami di te.

Sono un molisano girovago.

Ho fatto il liceo classico e mi sono laureato in Relazioni Internazionali dapprima a Forlì e poi a Roma.

Nel mezzo e dopo il mio percorso di studi, sono stato studente Erasmus e muratore in Spagna, cameriere in Scozia e Giappone, impiegato in Uruguay e Belgio, guida turistica in Francia e turista incallito per svariati, spensierati e meravigliosi anni.

Nel 2010, sono atterrato in Cina e da allora lavoro lì come insegnante di italiano, spagnolo e inglese. 

Perfetto. Ora parlami del tuo libro.

Finora ho scritto due libri umoristici: “Le tribolazioni di un italiano in Cina” e “Il ragazzo che girava le viti sbagliate del mondo”.

Il primo è la storia vera e autobiografica dei miei primi tre mesi in Cina, quando lo stage che mi era stato prospettato si rivelò essere in realtà una grossa truffa ai danni delle università cinesi e italiane.

Il secondo è sempre una storia ispirata a fatti reali e parla di uno studente che si ritrova a lavorare nell’agenzia funebre del cognato con tutte le situazioni surreali che ne conseguono.

A cosa ti sei ispirato?

Penso che la comicità che emerge dai miei libri sia ironica e a volte un po’ cinica, ma sicuramente non manca una patina nostalgica di matrice fantozziana.

Ho sempre considerato serie americane come “Scrubs” o “How I met your mother” l’esempio verso cui tendere con i miei libri: alternare situazioni comiche con altre più profonde ed arrivare, tramite la risata e l’apparente leggerezza, a toccare determinate corde che non potrebbero essere pizzicate da una comicità puramente demenziale che adoro ma che non mi appartiene. 

Si riferisce a fatti o episodi personali, che ti hanno colpito?

Assolutamente sì, e questo vale per entrambi i miei libri.

“Le tribolazioni di un italiano in Cina” è una storia reale al 100%.

Un fatto curioso è che gran parte del libro è ambientato a Wuhan, città che nessuno conosceva quando l’ho scritto nel 2017 e che ora è invece sulla bocca di tutti a causa del Coronavirus.

Per quanto riguarda “Il ragazzo che girava le viti sbagliate del mondo”, invece, pur non essendo la cronaca esatta di un avvenimento, le storie e gli aneddoti al suo interno sono presi da fatti realmente accaduti nella mia vita.

Paradossalmente, si tratta di una storia molto più personale di quella del primo libro.

Perché hai scelto questo titolo?

Entrambi i titoli dei miei libri sono omaggi a grandi scrittori che mi hanno segnato.

“Le tribolazioni di un italiano in Cina” è un omaggio a Jules Verne, probabilmente la figura a cui devo più di tutte la mia passione per la lettura.

“Il ragazzo che girava le viti sbagliate del mondo” è invece un omaggio a un autore contemporaneo, il giapponese Murakami.

I nostri stili e libri non potrebbero essere più diversi, ma proprio per questo era una cosa che volevo fare.

La lettura, a mio modo di vedere, non segue la logica del tifo calcistico. Non ha e non deve avere limitazioni di genere.

La lettura è vita e libertà, in qualunque sua espressione.  

Per scriverlo hai avuto bisogno di approfondimenti?

Per “Le tribolazioni di un italiano in Cina” non ho avuto bisogno di approfondimenti particolari poiché si trattava di una storia vera che si è quasi “scritta da sola”.

Per “Il ragazzo che girava le viti sbagliate del mondo” invece ho dovuto fare parecchi approfondimenti sulla realtà della provincia romagnola e sul modus operandi delle agenzie funebri.

Uno sballo, proprio.

Ma voi non preoccupatevi. Il libro è comico e mi confermano dalla regia che fa ridere.

Per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?

Tutti i miei personaggi sono ispirati a persone assolutamente reali poiché io ho sempre avuto la convinzione che non serva spremersi più di tanto per creare un personaggio: basta guardarsi intorno.

Di materiale ce n’è in abbondanza.   

Quanto c’è, di te, nel libro?

Beh, tantissimo.

Entrambi i miei libri sono scritti in prima persona, quindi sono sicuro che chi li abbia letti adesso mi stimi un po’ di meno, eh eh eh.

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Ah, Filippo! Ti faccio una proposta.

Sulla situazione editoriale italiana, io scrivo un libro comico e tu un thriller, che ne dici? Secondo me, è la volta buona che sfondiamo.

Scherzi a parte, pur sapendo che non mancano case editrici serie, la situazione è avvilente.

Girano contratti e proposte ridicole da parte di gente di un’ignoranza abissale. Tra le tante cose, un tizio mi chiese 5000 euro per poter pubblicare con lui.

Ragazzi. Cinque. Mila. Euro.

Un altro, quando gli spiegai che il titolo del libro era un omaggio a Verne, affermò di non conoscerlo perché (cito testualmente) “Sai quanti scrittori passano sotto il mio naso ogni giorno? Mica posso ricordarli tutti!”

Devo aggiungere altro?

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Ho pubblicato “Le tribolazioni di un italiano in Cina” con la Booksprint perché, nonostante fosse una casa editrice a pagamento, accettarono il mio libro in tempi brevi e senza chiedere soldi.

Purtroppo, fu il classico sbaglio del principiante e di chi non sapeva come muoversi in questo mondo.

Mi sono trovato malissimo, nel senso che la loro attività consisteva solo nello stampare il libro e prendersi tutte le royaltes. Al resto ci dovevo pensare io.

Così, dopo un paio di anni li ho abbandonati e mi sono autopubblicato su Amazon.

Con gli stessi “servizi” almeno non finanzio dei nullafacenti. Senza contare poi le royaltes non pagate o pagate con un anno e più di ritardo, persone irraggiungibili via telefono, email a cui non rispondevano mai e mettiamoci pure una correzione di bozze fatta coi piedi.

Meglio che non vada avanti, altrimenti scrivo un altro libro.

Casa editrice sconsigliatissima con tutto il cuore.

Con “Il ragazzo che girava le viti sbagliate del mondo”, sono andato direttamente sul canale Amazon senza passare per le case editrici e non sono affatto pentito della mia scelta, mi trovo benissimo.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico per convincerlo ad acquistare il tuo libro?

Un lettore ha definito i miei libri come “canzoni degli 883, assimilabili a degli amici che non sapevi di avere ma che ti rendi conto di conoscere da sempre”.

Ecco, credo sia questo il motivo per cui qualcuno possa avvicinarsi ai miei libri: per passare qualche ora spensierata al pub, con una birra in mano e un amico con cui chiacchierare.   

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Non smettete mai di credere in quello che scrivete!

Sembra banale, ma se io non lo avessi tenuto a mente, probabilmente entrambi i miei libri non avrebbero mai visto la luce (considerato anche che non sono uno tenero con me stesso e tendo a flagellarmi di insulti, eh eh eh).  

Dove possiamo contattarti?

Sulla mia pagina Facebook Andrea Pasquale autore e sul mio profilo Instagram obipasquenobi! Ciao a tutti e a presto!

E con questo salutiamo Andrea Pasquale, augurandogli di continuare floridamente la sua carriera di scrittore.

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