FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: DOMENICO SCIALLA

Domenico Scialla

 

LARGO AGLI EMERGENTI

 

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore” oggi è Domenico Scialla  

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Domenico, e benvenuto nel mio blog. Parlami di te.

Sono sempre stato curioso, lungimirante, libero, sognatore e poco con i piedi per terra.

E ora più che mai penso di avere seguito la strada giusta: la mia.

Questo modo di essere e il mio amore per il viaggio, le altre culture, la letteratura, l’arte e la musica, mi hanno portato a svilluppare una certa fantasia e un mio linguaggio.

Devo molto anche a mia madre che mi ha sempre invitato a parlare e poi scrivere un italiano corretto, mi spiegava nel modo più semplice possibile anche le regole della sintassi e della grammatica.

Mi ricordo quando mi faceva coniugare i verbi, in seconda, terza elementare forse, di quanto ci tenesse a farmi notare la bellezza del congiuntivo; mi ha letto tante fiabe e poi, dalle scuole elementari le ha lasciate leggere a me.

Mi faceva ascoltare anche tante fiabe lette da narratori professionisti. La lettura, sopratutto di narrativa, è importante per aprire la mente, per farti vedere oltre, per farti capire che non esiste solo quel contesto in cui sei nato e vivi, ma e anche bellezza; e proprio non comprendo chi mi dice che non gli piace leggere o che non ha tempo per farlo.

Poi ho letto i primi romanzi per ragazzi, Robinson, Le ventimila leghe sotto i mari. 

Le prime storie le ho iniziate a scrivere alle scuole elementari, e alle scuole medie già ne scrivevo di complete e organizzate. Questo mi permetteva di dare anche una certa originalità ai temi, a volte capita a volte meno, ma erano i miei scritti, non degli scritti con frasi fatte, privi di autenticità, oppure  scopiazzati dai temari.

Poi per caso ho iniziato a fare il giornalista, ho scritto prima di cronaca – poche settimane – e poi di musica, spettacolo e letteratura – nove volte inviato al festival di Sanremo –, una bellissima esperienza che mi ha arricchito, ma il giornalismo non fa per me: io amo scrivere solo di quello che mi suggeriscono alcuni miei pensieri e amo farlo quando ne ho voglia, niente metodo, niente scadenze.

Posso scrivere  20 ore al giorno per tre mesi, ma posso farlo anche un’ora a settimana, come posso stare mesi senza scrivere.

Faccio le cose che mi piacciono, quando mi va di farle, tranne in circostanze davvero rare in cui  sono costretto ad agire diversamente. Ora sto mettendo giù gli appunti per parlare della mia vita in un prossimo romanzo, ho delle belle idee, vedremo che succederà, se si concretizzerà questo libro o resteranno appunti.

L’importante è fare le cose bene, scrivere i libri che senti tuoi e se ce ne saranno  altri  ne sarò felice, ma se dovessi fermarmi a “Camminando verso l’oceano”,  il mio ultimo romanzo, nato da un’avventura on the road e mentale, va benissimo anche così.

Ci sono scrittori che hanno pubblicato cento libri, altri solo uno o due – penso a Pirsig -, l’importante non è la quantità ma la qualità, l’autenticità.

Perfetto. Ora parlami dei tuoi libri.

Divido la mia produzione letteraria in due parti: quella dell”immaturità”    alla quale appartengono “Le mie Prime …Anta… pagine”, una raccolta di racconti del 1997, “Senza Titolo” del 2007, raccolta di pensieri, “Lettere a Bruno Pietro” del 2008, il mio primo romanzo e “A Ruota Libera” del 2009, una raccolta di versi scritti in modo istintivo e senza regole – e quella della maturità che è rappresentata da “Camminando verso l’Oceano”.

Queste sono le opere pubblicate ma c’è tanto di non pubblicato.

Alle opere dell’immaturità sono molto affezionato e sono state necessarie per arrivare alla mia maturità letteraria.

A cosa ti sei ispirato?

Per le prime opere alle mie esperienze di vita in generale.

Per “Camminando Verso l’Oceano”, invece, mi sono ispirato in particolare al cammino che io e la mia amica Gabriella abbiamo fatto dalla Francia all’Oceano di Finisterre in Spagna ma anche al mio viaggiare in generale, sia fisico che soprattutto mentale,  ma anche al  mio essere così istintivo e libero.

E ho colto l’occasione per mettere insieme nel modo più equilibrato e armonioso possibile tutti gli  elementi che caratterizzano la mia esistenza. 

E poi ho avuto l’idea della  probabile scomparsa di un protagonista cha fa da filo conduttore, direi.  Non si tratta affatto di un giallo, intendiamoci, il romanzo è quello che ho descritto prima, poi…   la scomparsa di un individuo può avvenire in tanti modi :-).

Non dico altro, perché non voglio svelare nulla ma voglio tentare solo di incuriosire.

Volevo sicuramente creare qualcosa di particolare, non solo il solito racconto di viaggio che può essere qualcosa di bello se scritto bene ma non era questo il mio intento.

Si riferisce a fatti o episodi personali, che ti hanno colpito?

Sì quelli del cammino, come avevo detto prima, ma soprattutto a quelli degli ultimi momenti di questo viaggio. 

Perché hai scelto questo titolo?

Perché il cammino che abbiamo fatto ha come meta l’Oceano Atlantico di Finisterre  ma soprattutto perché camminare verso l’oceano è di per sé una meta,  un viaggio mentale parallelo a quello fisico.    

Per scriverlo hai avuto bisogno di approfondimenti?

Ho trattato anche argomenti che prevedono degli studi specifici che ho fatto a prescindere da questo romanzo ma per interesse personale.   

Per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?

Nel  romanzo ci sono personaggi reali e inevitabilmente di fantasia, leggendo il romanzo si capirà perché ho usato il termine “inevitabilmente” 

Quanto c’è, di te, nel libro?

Tutto; io prendo tutto dalla mia vita, dal mio modo di essere.

I pensieri sgorgano spontanei, dal mio profondo o dalle mie esperienze e quando io mi ci sento in sintonia li colgo. 

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Lasciando stare gli editori a pagamento che non li prendo in considerazione, credo che di Veri Editori  ne siano rimasti davvero pochi.

Il vero editore è quello che valuta un manoscritto e se è di valore e  nelle sue corde,  ci scommette su, lo produce e promuove con impegno e serietà.

Molti non fanno questo, anche se fanno un buon lavoro iniziale di valutazione ma è solo per mettere nel proprio catalogo titoli, poi tutto viene lasciato al caso e l’autore, se non è fortunato e si innesca un processo di passaparola e altre situazioni legate al caso, non vedrà mai girare il proprio libro e dovrà lui preoccuparsi di fare promozione e allora meglio il self publishing.

Fenomeno molto interessante: un autore distribuisce in tutto il mondo e gestisce tutto il processo in modo diretto.

E vedo che il self dà ottimni risultati, se gestito bene.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

La mia prima opera del 1997 l’ho fatta stampare a mie spese, poche copie, per parenti e amici, poi l’ha letta anche qualche estraneo, e mi ha fatto da “editore morale” il direttore del giornale per cui scrivevo di cultura, spettacolo e musica.

Le altre le ho pubblicate con boopen un ottimo editore che al tempo ha lavorato bene, devo dire.

Mentre, “Camminando verso l’Oceano” l’ho pubblicato in self publishing,  avendo dei Marchi di qualità alle spalle come StreetLib  e Il Narratore  – che ha realizzato la versione audiolibro, una realizzazione che mi ha soddisfatto molto anche per la magistrale interpretazione di un Grande Massimo D’Onofrio.

Non credo che per il futuro vorrò un editore nel senso classico del termine, a meno che non mi dia delle garanzie più che forti.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico per convincerlo ad acquistare il tuo libro?

Leggerlo non deluderà, ascoltarlo sarà un’esperienza davvero particolare, leggerlo e ascoltarlo in contemporanea sarà sublime.   

Lascia un messaggio agli utenti del blog.

Mi piacerebbe leggessero “Camminando verso l’oceano” e avere con loro un  dialogo che è sempre qualcosa di molto costruttivo. 

Dove possiamo contattarti?

Tramite il sito o scrivendomi a camminandoversoloceano@gmail.com 

E con questo salutiamo Domenico Scialla, augurandogli di continuare floridamente la sua carriera di scrittore.

 

 

3 pensieri riguardo “FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: DOMENICO SCIALLA

  1. I grandi camminatori mi ispirano sempre un “arcano” sgomento, anche se amo passeggiare in montagna e fare sci di fondo. Peraltro mi capita di sorgere qualcosa di simile nelle facce di chi non naviga a vela, il mio hobby prediletto, quando ne parlo.
    Domenico mi incuriosisce più di altri, forse per la sicurezza con cui presenta il suo libro (“leggerlo e ascoltarlo in contemporanea sarà sublime”). Lo cercherò.

    1. Grazie Virginia; è sempre bellissimo leggere i pareri altrui. Per quanto riguarda il testo la mia sicurezza nasce soprattutto dalle sensazioni positive che mi comunica il mio istinto e io dò molta fiducia al mio istinto. Queste sensazioni sono sgorgate dopo tanto lavoro che ho fatto su “Camminando Verso l’Oceano”; di solito è il contrario: ho sensazioni di imperfezione che mi fanno continuare a lavorarci su su un testo. Per quanto riguarda l’interpretazione, la mia sicurezza nasce dal fatto che Massimo D’Onofrio, grande professioniste del settore, è una vera garanzia. La sua interpretazione rende davvero vivi i testi. Leggere e ascoltare in contemporanea, invece, dico con certezza che è sublime, non solo per esperienza personale, ma perché è stato ampiamente dimostrato che queste due esperienze insieme oltre a facilitare l’apprendimento fanno anche bene alla mente.

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