FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: EDOARDO RIBALDONE

Edoardo Ribaldone

 

LARGO AGLI EMERGENTI

 

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore” oggi è Edoardo Ribaldone  

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Edoardo, e benvenuto nel mio blog. Parlami di te.

Mi chiamo Edoardo Ribaldone, sono nato a Milano dove lavoro da alcuni anni come critico cinematografico per diverse riviste specialistiche.

Sono anche scrittore e ho già pubblicato due libri.

Perfetto. Ora parlami dei tuoi libri.

ll mio primo volume, “In terra di tramontana”, è uscito nel novembre del 2017 per Pagine In Movimento Edizioni.

Il secondo, “INCVBI”, una raccolta di quattordici racconti dell’orrore, è stato pubblicato da Argento Vivo Edizioni nell’ottobre scorso.

A cosa ti sei ispirato?

Semplicemente alla mia fantasia.

Non cerco mai ispirazione nella realtà e nella cronaca.

Tutte le mie storie sono mondi puramente fantastici, una sorta di universi paralleli al nostro che vivono di vita propria.

Quando scrivo, voglio creare una dimensione alternativa alla realtà quotidiana, dove tutto può accadere e non esistono regole o norme se non quelle che io stesso come autore creo e sono al contempo libero di trasgredire, perché in una storia fantastica può accadere tutto e il suo contrario.

La logica narrativa non mi è mai interessata; quello che conta quando scrivo è coinvolgere il più possibile il lettore nella realtà fittizia del racconto, farlo immedesimare e identificare nel protagonista, calarlo nelle ambientazioni come si trovasse davvero sui luoghi dell’azione.

M’interessa che il lettore viva in prima persona e in diretta quello che vive il protagonista, come in una soggettiva cinematografica.

Si riferisce a fatti o episodi personali, che ti hanno colpito?

No, a nessuno in particolare.

Alcune esperienze personali possono avermi segnato più di altre, ma non penso mai al mio vissuto quando scrivo.

Al contrario, la scrittura è per me una forma di distanziamento dalla quotidianità, bella o brutta che sia, il più delle volte noiosa.

Quando si parla di letteratura d’evasione – in questo caso dell’orrore – si tende spesso a screditarla in confronto a generi impegnati e quindi ritenuti meritevoli di maggior considerazione, senza comprendere che scrivere di un genere il più lontano possibile dalla routine quotidiana è già di per sé una scelta, un rifiuto della realtà stessa, almeno nella dimensione fittizia dell’invenzione artistica.

Scrivere riguardo a qualcosa di personale sarebbe impudico, oltre che come dicevo prima noioso: già siamo costretti a convivere con le nostre esperienze tutti i giorni, fissarle sulla pagina sarebbe davvero troppo!

Perché hai scelto questo titolo?

Perché è il più adatto alle storie di questo libro.

L’incubo non ha una logica, o se ce l’ha non la conosciamo: non si può comprendere con la razionalità; anzi, è il contrario stesso della ragione, della logica diurna che governa la nostra vita e alla quale ci aggrappiamo quando ci sentiamo vacillare.

L’incubo è la dimensione dell’ignoto, dell’imperscrutabile, dell’inspiegabile.

Al contempo è sfuggente: svanisce presto dalla memoria, ma qualcosa di suo, come un vago malessere, spesso ci accompagna anche da svegli, quando ormai abbiamo dimenticato quanto abbiamo visto e vissuto in sogno.

Proprio come vuole l’etimologia: l’incubo è qualcosa di misterioso che incombe sopra di noi; non sappiamo spiegarci che cosa sia, eppure è lì con noi, annidato nella parte più impenetrabile della nostra mente, e non vuole lasciarci.

Uno di questi racconti (ovviamente non dirò quale), è davvero ispirato a un incubo che ho avuto.

Quindi fin dall’inizio non ho avuto esitazioni sul titolo.

Per scriverlo hai avuto bisogno di approfondimenti?

No, quando scrivo non cerco mai fonti sulle quali documentarmi.

Anche la trama ha un’importanza secondaria per me: quello che importa davvero è la forma, il modo di raccontare le storie.

Quando comincio a scrivere ho solo un’idea molto vaga dell’inizio e il più delle volte non so nemmeno come finirà il racconto.

Il soggetto è soltanto un punto d’avvio, come un sentiero che non so ancora dove mi porterà. Poi, man mano, la storia si delinea sempre più nettamente nell’atto stesso della scrittura: per me conta soprattutto l’immagine.

Quando scrivo, ho davanti agli occhi la scena nei minimi dettagli: gli ambienti, i personaggi, ogni dettaglio che conferisca il massimo livello di realtà alle singole scene e alla storia nel suo complesso.

L’immaginazione visiva e la sua traduzione in parola sono insieme alla forma l’aspetto più importante della mia scrittura, quello che mi sta più a cuore e al quale dedico maggior attenzione, per costruire un mondo diegetico tanto vivido da renderlo vero, almeno nell’atto della lettura.

Per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?

Anche in questo caso, è tutto frutto della mia fantasia.

I personaggi non sono l’elemento centrale dei miei racconti e soprattutto non m’interessa presentarli al lettore per poi entrare nel vivo dell’azione.

Al contrario, i personaggi devono svelarsi da sé nel corso della storia, rivelare via via alcuni tratti del loro carattere e del loro aspetto nello svolgersi stesso della narrazione: solo così acquisiscono un’identità sfaccettata e definita, che almeno nel contesto del racconto li rende persone e non personaggi fittizi.

Quanto c’è, di te, nel libro?

Tutto.

Nel senso che quando scrivo sono completamente sincero, sono me stesso nel bene e nel male.

Anzi, la scrittura è il solo modo, l’unica forma espressiva dove sono completamente libero.

Il mio modo di scrivere, le storie e specialmente la forma, sono anarchiche, amorali, non sottostanno a nessuna costrizione, sono l’espressione più autentica di me.

Non intendo con questo che scriva di fatti autobiografici o simili; ma che raccontare una storia, e raccontarla in quel modo, significa lasciar parlare il mio mondo interiore, ovviamente non in chiave diaristica ma dandogli una forma letteraria.

La cosa più importante è crederci, credere in quello che si fa, perché il pubblico non è stupido e se un autore non crede nella propria opera non è un autore ma un mercenario, un impiegato e il pubblico se ne accorge, non si lascia circuire.

Poi bisogna sentirsi liberi: liberi di scrivere qualunque cosa e in qualunque modo si vuole, basta esserne convinti e consapevoli, senza porsi limiti e censure o chiedersi se piacerà o meno; sperimentare, inventare forme nuove,  continuare a sfidare se stessi.

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Penso che, virus a parte, la situazione sia molto negativa e già da parecchi anni.

La letteratura subisce la concorrenza di altre forme d’intrattenimento e anche questo già da un paio di decenni.

Oggi, e parlo per esperienza personale, riuscire a conquistarsi una fascia di pubblico, per quanto ridotta, è difficilissimo, perché la gran parte delle case editrici punta su nomi già noti al pubblico i cui libri garantisco un ritorno economico sicuro.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Col primo libro ho avuto una pessima esperienza sulla quale è meglio sorvolare.

Col secondo, ho trovato alcuni editori interessati e ho scelto Argento Vivo Edizioni.

La malasorte ha voluto che il libro uscisse due settimane prima della seconda ondata dell’epidemia, con le ripercussioni negative sulla promozione e la distribuzione che si possono immaginare.

Quindi ho potuto presentare il libro in diretta Facebook solo il mese scorso.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico per convincerlo ad acquistare il tuo libro?

“Aprire gli occhi non ti servirà, quando la realtà si dissolve in INCVBI!”.

Lascia un messaggio agli utenti del blog.

Grazie a Filippo che mi ha dato la possibilità di parlare del mio nuovo libro “INCVBI” sul suo blog, molto curato utile a tutti gli scrittori, esordienti e non.

E complimenti per il suo romanzo “I misteri di Borgoladro”!

Dove possiamo contattarti?

Sulle mie pagine personali Youtube, Facebook, Instagram e Twitter, dove potete vedere anche la presentazione di “INCVBI” e rimanere aggiornati sulle mie prossime pubblicazioni.

E sulla pagina di Argento Vivo Edizioni dove trovate la scheda del libro.

E con questo salutiamo Edoardo Ribaldone, augurandogli di continuare floridamente la sua carriera di scrittore.

 

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