FACCIA A FACCIA CON L’AUTORE: EDOARDO RIBALDONE

Edoardo Ribaldone

 

LARGO AGLI EMERGENTI

 

Ospite di “Faccia a faccia con l’autore”, oggi è Edoardo Ribaldone.   

L’ho intervistato per saperne di più su di lui, le sue passioni, i suoi libri.

Andiamo a conoscerlo meglio.

Ciao Edoardo, e benvenuto nel mio blog. Parlami di te.

Mi chiamo Edoardo Ribaldone e sono critico cinematografico e scrittore.

Ho già pubblicato due libri, “In terra di tramontana” (2017) per Pagine in Movimento Edizioni e “INCVBI” (2020) per Argento Vivo Edizioni.

Perfetto. Ora parlami del tuo ultimo libro.

Il mio nuovo libro, “VELENO”, uscito a febbraio per LFAPublisher, è una raccolta di undici racconti dell’orrore, dalle più diverse sfaccettature, dal soprannaturale, al gotico a un orrore più concreto e quotidiano.

Rispetto a “INCVBI” (che sarà presto disponibile anche in formato kindle), ha tre racconti in meno e una decina di pagine in più: lo stile e la scrittura sono molto vicini al libro precedente, ma avere tre storie in meno ha giovato al libro perché mi ha lasciato più spazio per sperimentare e approfondire alcuni modi di raccontare, ampliando la struttura del racconto a quella della novella.

A cosa ti sei ispirato?

Alla mia fantasia, come sempre.

Non cerco mai l’ispirazione, né in me né tanto meno nella realtà. Quando mi viene in mente l’inizio di una storia, lascio che si formi e si sviluppi da sé e quando inizio a scriverla non ho la minima idea di come continuerà, tanto meno del finale.

Non faccio mai la scaletta (l’unica volta che ho provato è stata anche l’unica in cui non ho finito quel che avevo cominciato). Sapere già come andrà a finire una storia toglierebbe la voglia e l’interesse di scriverla.

Scrivendo, mi vengono in mente scene che in genere funzionano e così per il finale.

Non seguo un filo narrativo; anzi la logica narrativa non m’interessa, blocca la mia ispirazione. Procedo per sequenze molto libere, prive di un legame stretto fra l’una e l’altra.

I miei racconti non sono congegni a orologeria dove alla fine tutto deve per forza tornare.

Voglio che il lettore viva la storia mentre la legge, che si dimentichi di star leggendo una storia inventata e provi tutto quel che prova su di sé il protagonista; anzi, che diventi lui stesso il protagonista.

Si riferisce a fatti o episodi personali, che ti hanno colpito?

No, a nessuno in particolare.

Ovviamente devo essere simpatetico, in qualche modo, col protagonista e come il lettore io stesso divento protagonista della storia mentre la scrivo.

Ma è la mia fantasia a guidarmi, non il mio vissuto.

Poi all’ispirazione va data una forma letteraria, s’intende, ma anche questo mi viene spontaneo.

Sono abituato a pensare per immagini e queste sono già fissate in parole quando scrivo. Infatti correggo pochissimo.

Tutta la storia è già presente e formata, quindi scrivo piuttosto velocemente e senza ripensamenti.

Il difficile è cominciare, perché sono un accidioso cronico!

Perché hai scelto questo titolo?

Mi piacciono i titoli ad effetto, che abbiano un forte impatto sul lettore, come la copertina, che scelgo e curo sempre di persona.

Più un titolo è breve, più è efficace.

“VELENO” mi parso fin da subito quello più adatto, quindi non ho avuto dubbi in merito.

Per scriverlo hai avuto bisogno di approfondimenti?

No, anche qui ad ispirarmi è stata la mia fantasia.

Basta non cadere nel ridicolo involontario ed evitare errori marchiani, per il resto seguo la mia ispirazione e la do una forma letteraria, ma come accennavo sopra mi riesce piuttosto facile.

Per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno di reale, o sono frutto di fantasia?

Anche i personaggi sono frutti della mia fantasia.

Può darsi che molto alla lontana ricordino qualcuno che ho incontrato e conosciuto, ma nella storia sono trasfigurati e riplasmati dalla mia immaginazione.

In ognuno, comunque, c’è sempre qualcosa di me: non potrei scrivere di un personaggio che, per quanto in apparenza distante da me, nel profondo non mi somigliasse.

Lo stesso vale per i singoli personaggi: rileggendo il libro in fase di correzione, mi sono accorto di come i protagonisti di due racconti, che almeno in superficie non hanno nulla in comune, in realtà- ad un livello più intimo e profondo-, siano più simili di quanto sembri.

Quanto c’è, di te, nel libro?

Tutto, perché solo quando scrivo sono davvero me stesso, sono libero di esprimere quello che sono, nel bene e nel male.

Non mi riferisco soltanto alle trame e ai personaggi, ma al modo di raccontarli.

Un autore è riconoscibile non da quello che narra, ma da come lo fa: lo stile è quello che rende un autore tale, unico e diverso da ogni altro.

Per me l’aspetto più importante è il modo di descrivere e di narrare: non il “che cosa”, ma il “come”.

Quindi in tutti i miei libri il mio stile è sempre presente ed è in quello che ci sono io come autore. Non si può fingere quando si crede in quel che si fa.

E lo stile di un autore affiora sempre, altrimenti non è un autore.

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?

Mi sembra che, come tutte le altre arti: la musica, il cinema, le arti figurative, sia già da decenni in una situazione critica.

La perdita d’interesse per la lettura va di pari passo con quella per le altre arti di cui dicevo sopra.

Oggi concentrarsi nella lettura di un libro, nella visione di un film o di una mostra, nell’ascolto di un disco, richiede uno sforzo che pochi hanno voglia di fare.

Tutto è fatto per essere consumato e subito buttato, per essere sostituito da qualcos’altro che subirà la medesima sorte.

Quali sono le tue esperienze con l’editoria?

Molto difficili, perché oggi farsi conoscere da un settore di pubblico- anche ridotto-, che ti segue e ti apprezza per quello che sei, per il tuo stile, come dicevo sopra, è un’impresa quasi impossibile.

Gli editori, almeno i maggiori, puntano sui grandi nomi le cui opere garantiscono un ritorno economico sicuro, mentre la piccola editoria soffre i costi della promozione e della distribuzione.

O uno scrittore si uniforma al modo di scrivere dominante e più in voga; altrimenti, se possiede un proprio stile, fatica a trovare aperture di credito da parte dell’editoria e del pubblico.

Con quale slogan ti rivolgeresti al pubblico per convincerlo ad acquistare il tuo libro?

Non esiste antidoto contro “VELENO”!

Lascia un messaggio agli utenti del blog.

Grazie Filippo, per avermi dato la possibilità di parlare di me e del mio nuovo libro.

Aspettiamo l’uscita del tuo prossimo libro a giugno!

Dove possiamo contattarti?

Sulle mie pagine Instagram, Facebook e Twitter.

“VELENO” è già disponibile e ordinabile in tutte le librerie fisiche e in rete, oltre che sul sito della casa editrice; lo stesso per “INCVBI”, che come accennavo sarà a breve disponibile anche in formato kindle.

Inoltre, il prossimo 16 maggio presenterò VELENO a Milano e il 19 al Salone del Libro di Torino.

Quindi, vi aspetto!

E con questo salutiamo Edoardo Ribaldone, augurandogli di continuare floridamente la sua carriera di scrittore.

 

 

 

 

 

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