IL CUCCIOLO

Il cucciolo

E’ già più di un quarto d’ora che sono chiuso qua dentro.
Il tempo scorre lento, e la poca luce che filtra dalla grata indica l’arrivo del tramonto.
Dannazione!
Eppure Cristina me l’ha ripetuto mille volte che la porta della cantina era difettosa e andava sistemata al più presto.
E io come le rispondevo?
Certo, certo, domani.
Domani.
L’ho detto anche poco fa, prima di rimanerci chiuso dentro. Ho provato ad aiutarmi con utensili vari, ma non è servito a niente. Sembra proprio che la maledetta serratura abbia deciso di collassare questa stessa sera.
In ogni modo, la situazione non é così grave; basterà aspettare mia moglie al rientro dal lavoro, verso le sette. Una cosa é certa: non scenderò mai più qua sotto a prendere le scorte di birra, e la maledetta porta l’abbatterò io stesso, per sostituirla con una nuova. Al diavolo tutto.
Sento Fiocco strusciarsi amorevolmente alla gamba. Il pelo grigio risplende in modo innaturale al chiarore della sera. Probabilmente il gattino dev’essere sceso con me prima che la porta si richiudesse inaspettatamente alle nostre spalle. Così, eccoci entrambi prigionieri di queste quattro mura scrostate e annerite dagli anni.
Respiro aria umida e marcia, compressa in un’area di venti metri quadrati, in compagnia d’insetti che scorgo nella penombra.
Ah, ma verrà anche il loro turno, certo. Dopo l’odiosa porta, gli insetti. Continua a leggere

TOMTOM

Tomtom
“Sei un bastardo, ecco cosa!”.

Sbraitò Sofia, visibilmente infuriata.
Sergio capiva perfettamente come doveva sentirsi, ma non poteva farci nulla. Era stato colto in fallo.
“Mi dispiace, Sofia” provò a rimediare. “Davvero, non volevo”.
“Ti dispiace? E’ tutto quello che sai dire, verme? Ti scopi un’altra e l’unica cosa che riesci a blaterare é Mi dispiace? Ma vaffanculo!” e lo colpì con un pugno sulla spalla.
Sergio restò sulle sue, simulando costernazione e vergogna, ripensando ai fatti della sera prima.
Sofia aveva mille ragioni per avercela con lui. Dopo sei mesi di relazione a gonfie vele, l’aveva tradita. Colpa di Stefano, che lo aveva convinto a farsi una birra in quel pub. L’aveva invitato a bere qualcosa al Due Stelle, il locale più “in” di Firenze e lui, naturalmente, aveva accettato.
Ma dopo cos’era successo?
Dio, non lo ricordava perfettamente. L’alcool gli aveva dato alla testa. Però rammentava la cameriera mulatta, la chioma corvina, le curve da sballo, lo sguardo sexy. Gli aveva servito un cocktail, e poi? Continua a leggere